Cosa volete che siano 30000 euro?

(Sono in ferie e ho tempo di leggere qualcosa di non immediato)
Le parole sono importanti, e quindi l’attuale governo non parla di “condono fiscale” ma di “pace fiscale”, termine che piace tanto alla destra. Una decina di giorni fa, il ministro delle Infrastrutture si è sentito in dovere di dare il suo parere al riguardo. Il “leGGittimato” sicuramente non è farina del suo sacco ma del titolista ignorante di Repubblica, ma il resto dovrebbe rispecchiare il suo pensiero. Cito il virgolettato:

Gli evasori totali per me possono andare in galera e si può buttare la chiave; ma se qualcuno ha un problema fino a 30mila euro che si trascina da anni, chiudiamo la questione. Gliene chiediamo una parte e azzeriamo tutto il resto

Non so per voi, per il suddetto ministro sicuramente sì, ma per me 30000 euro non sono certo pochi. Qualcuno potrebbe dire “sì, ma con i redditi dichiarati in media dagli autonomi ci vanno anni per guadagnarli”, al che io rispondo “certo, ma ci vanno decenni per avere un contenzioso così’. Ma immaginiamo pure che le cifre si siano gonfiate negli anni per interessi e more, e immaginiamo anche che vogliamo per l’ennesima ultima volta dare una mano ai poveretti che non hanno pagato le tasse. L’unica proposta che potrei ritenere accettabile è dire “Bene. Non consideriamo le more ma solo gli interessi legali (perché con l’inflazione a questi livelli pagare in ritardo vuol dire guadagnare soldi), e riduciamo così il totale. Chi vuole aderire a questa pace fiscale avrà uno sconto di 3000 euro (fissi, qualunque sia il totale del contenzioso) che verranno immediatamente cancellati; il resto dovrà essere pagato in un certo numero di anni (ma non settantacinque). I numeri magari possono essere affinati: ma per farlo bisognerebbe avere una statistica sui contenziosi, per capire quante sono effettivamente le somme piccole che sono più un aggravio per lo Stato (e sapendo che in buona parte i soldi di quelli davvero grandi non li vedremo più). Ah sì: e poi cominciamo a controllare di più chi è stato indultato in questo modo.

Però ho come il sospetto che questa idea non verrà considerata…

Alain Elkann e i lanzichenecchi

l'articolo di Elkann L’articolo di lunedì su Repubblica di Alain Elkann (padre dell’attuale direttore proprietario di Repubblica, se ve lo foste scordati), su un suo viaggio in treno dove si è trovato circondato (nonostante fosse in prima classe!) da un gruppetto di “giovani lanzichenecchi”, ha generato una quantità incredibile di commenti, dalle parodie di tutti i tipi alla presa di posizione del CdR di Repubblica agli sberleffi degli altri quotidiani, soprattutto di destra (Il GiornaleIl TempoLiberoIl Foglio). Sono ragionevolmente convinto che Elkann padre si sia trovato in treno con un gruppo di giovani, si sia arrabbiato per qualcosa, e quindi abbia deciso di scriverci su un pezzo che ovviamente gli è stato immediatamente pubblicato. Ma…

Ma è interessante notare come l’occhiello “Un racconto d’estate” sia stato tagliato da tutti i ritagli che ho visto in giro, quasi come se si volesse far sì che il testo venisse letto come un reportage. Beh: io ho dei forti dubbi che per quanto bollito possa essere Alain Elkann, descrivendo quei giovani non avrebbe mai scritto «Nessuno portava l’orologio.» È ovvio che nessuno portasse l’orologio: lo facciamo solo noi boomer per abitudine, ma tanto con un furbofono sempre in mano non abbiamo bisogno di avere uno strumento per vedere che ora è. E a differenza di frasi come «tutti con un iPhone in mano» che fanno tanto “ah, signora mia, in che tempi viviamo!”, avere o no l’orologio non importa proprio nulla a nessuno. Insomma per me Elkann ha voluto fare il pezzo a suo parere arguto: non ci è riuscito per niente, come abbiamo visto, ma la gente lo ha sbertucciato per il motivo sbagliato.

Ottant’anni fa

votazione OdG Grandi

da https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Votazione_odg_Grandi.jpg

Ottant’anni esatti fa (la riunione cominciò alle 17 del 24 luglio, ma la votazione fu intorno alle 2 del mattino del 25) il Gran consiglio del fascismo votò l’OdG Grandi che pur senza dirlo esplicitamente sfiduciava Benito Mussolini, chiedendo al re di assumere il comando dell’Italia. Poche ore dopo, il re tentenna per una volta non tentennò e fece arrestare Mussolini, dando nel contempo al maresciallo Badoglio l’incarico di capo del governo.

Non sono convinto che il fascismo sia finito quel giorno: anche senza considerare la RSI, fino a Cassibile formalmente il PNF continuava a essere il partito unico. Però come data simbolica è direi la migliore. Chissà se oggi in Parlamento se ne parlerà.

scuole aperte (ma volontariamente)

settimane di vacanze estive Il ministro Valditara ha tirato fuori uno dei topoi classici dei ministri dell’Istruzione anche quando non le era stato unito il Merito: aprire le scuole – su base volontaria, mi raccomando! – per «le famiglie di lavoratori che ne fanno richiesta, perché sì, il problema c’è e non è certo un problema secondario». E subito arriva chi twitta mostrando che è vero, che noi italiani abbiamo le vacanze scolastiche estive più lunghe di Europa.

Non entro nel merito delle condizioni all’interno delle scuole nell’estate, né del vedere la scuola come un parcheggio: non ho le competenze in merito. Ho qualche competenza in più, fatta di prima mano coi miei figli, sui danni di stare lontano da scuola per tutto questo tempo; ma tanto non è di quello che parla Valditara. Sui numeri però qualcosa posso dire. Questa tabella mostra soltanto una parte della realtà: se uno va a spulciare le statistiche UE (pagina 13 e 14 del documento) scoprirà che il numero di ore scolastiche per “anno figurativo” in Italia è tra i più alti d’Europa. (Poiché ci sono nazioni come l’Italia in cui c’è un anno di scuola in più, si divide il numero totale di ore di istruzione nella carriera scolastica per il numero di anni, in modo da avere un numero confrontabile) È vero che anche questo numero non è perfetto, perché non tiene conto del numero di ore di scuola per giornata; ma è comunque più rappresentativo del numero di settimane di vacanze estive.

Insomma, all’estero si fanno meno vacanze estive e più periodi di vacanza durante l’anno; le famiglie di lavoratori nel resto dell’Europa hanno dunque più problemi di gestione dei figli rispetto a quelle italiche. Detto in altre parole, Valditara cerca di spostare l’attenzione dai problemi della gestione dei figli – problemi che a dire il vero non sarebbero nemmeno imputabili alla scuola – alle sue Grandi Idee che con buona probabilità non funzioneranno per mancanza di volontari; ma soprattutto abbiamo un certo numero di persone pronte a plaudire allé Grandi Idee senza nemmeno fare i conti.

Quizzino della domenica: Numeri paladini

Un numero intero n si dice paladino se il numero dei suoi divisori positivi è uguale al numero delle sue cifre. Evidentemente l’unico numero paladino di una cifra è 1, e i numeri paladini di due cifre sono quelli primi (che hanno come divisori 1 e il numero stesso). Quanti sono i numeri paladini di tre cifre? E qual è il più piccolo numero paladino di quattro cifre?


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(trovate un aiutino sul mio sito, alla pagina https://xmau.com/quizzini/p653.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Problema dalla Olimpíada Paulista de Matemática, 2011, prima fase.)


The Beatles Yellow Submarine (libro)

Il mio amore per i Beatles nasce il giorno di Capodanno 1972, quando Yellow Submarine venne trasmesso per la prima volta in Rai. Più precisamente, nasce alla visione (e all’ascolto) di Eleanor Rigby. Lo so, i Beatles c’entrano poco con i disegni del film: ma non importa. Questo volume ridisegna sulla carta il film. Il mezzo è diverso, e quindi anche le scelte grafiche lo sono, senza contare che la colonna sonora manca; ma la magia resta, e sono tornato bambino nel gustarmi le tavole… oltre ad aver finalmente capito qualche gioco di parole che mi ero perso anche quando da adulto avevo rivisto il film in lingua originale. Consigliatissimo.

(Bill Morrison, The Beatles Yellow Submarine, Titan Books 2018, pag. 112, € 22,12, ISBN 9781785863943)
Voto: 4/5

Chissà se Spartaco Casavecchia esisteva davvero

Incuriosito da Luca, ho preso in prestito dal circuito bibliotecario milanese la ristampa della Piccola storia della matematica di Egmont Colerus, pur sapendo che oltre ad essere datata (la prima edizione Einaudi è del 1939, l’anno di morte di Colerus) è anche quella tradotta originariamente da “Spartaco Casavecchia”.

Quello che ho scoperto è che però non v’è traccia di Spartaco Casavecchia se non come traduttore di questo specifico libro. Sapendo che almeno in passato c’era l’abitudine di fare traduzioni in casa editrice e indicare un nome di traduttore fittizio, mi chiedevo se anche questo è il caso…

(poi vi dirò com’è il libro)

Patrik Zaki libero

foto di Zaki

(da https://commons.wikimedia.org/wiki/Image:Patrick_Zaki.jpg )

Beh, è ovvio che la grazia concessa a Zaki deriva da un do ut des politico, e che probabilmente è il risultato di un tira-e-molla che durava da mesi: se non ho capito male, il presidente egiziano tradizionalmente le concede per il capodanno islamico, in stile “Gesù o Barabba?”, e possiamo immaginare che gli ultimi rinvii del processo a suo carico dipendessero proprio dal voler fare emettere la sentenza in concomitanza con la festività. È anche ovvio che il governo si è preso il merito della grazia, ma questo l’avrebbe fatto un qualunque governo. La domanda è “che gli abbiamo dato in cambio?”
Non sono certo l’unico a pensare che Zaki era stato arrestato come merce di scambio nel caso Regeni, perché gli italiani non rompessero le palle con la richiesta di estradizione dei componenti dei servizi segreti egiziani implicati nel rapimento e uccisione: e di questo ce ne accorgeremo presto, o meglio ce ne accorgeremo se non si sentirà più parlare della richiesta di estradizione. È uno scambio equo? Non lo so. Sicuramente giustizia non è fatta nel; caso Regeni, e soprattutto non sapremo mai la verità storica – e cosa c’entrano gli inglesi nel caso; ma purtroppo la politica è spesso il cercare di ottenere quel poco che si può.