In questi giorni sembra che su Facebook e altri social media sia di moda il meme #tenyearsafter, associato a postare foto di sé stessi risalenti al 2009 accanto a quelle di adesso. Come tutte le cose fondamentalmente inutili ma che costano poco e potrebbero essere divertenti, sono in tanti a postare le foto di allora. Solo che c’è qualcuno che si preoccupa: questo articolo di Wired (USA) (i diversamente anglofoni possono leggere qualcosa di simile qui) insinua che sia tutta una manovra pensata da Zuckerberg e amici per avere una grande quantità di dati relativamente “puliti” – ci sarà sempre qualcuno che si divertirà a mettere foto che non c’entrano nulla, ma saranno in pochi – da usare per addestrare gli algoritmi di intelligenza artificiale a riconoscere le persone a distanza di anni.
Io personalmente sono scettico. Non che creda che sia impossibile addestrare le macchine, figuriamoci; ma molto più banalmente i grandi OTT hanno già una massa enorme di immagini taggate da noi, immagini che sono più che sufficienti per addestrare il tutto. Poi è chiaro che un po’ di materiale in più non fa mai male, ma se pensate di boicottare l’iniziativa solo per questo mi sa che forse dovreste ripensare tutto il vostro modo di frequentare i socialcosi e smettere di scrivere.
Archivi autore: .mau.
Lampioni non più lampeggianti
Ricordate il mio post sui lampioni milanesi lampeggianti? Stefano aveva indicato nei commenti un sito per le segnalazioni.
In realtà quando sono tornato dal mare il lampione vicino a casa mia era stato aggiustato (dopo qualche settimana…), quindi non avevo fatto nulla. Però venerdì sera, mentre tornavo a casa, mi sono accorto di un lampione lampeggiante in via Budua. Mi sono fermato, ho controllato il numero del lampione, sono arrivato a casa e ho debitamente compilato il modulo. Lunedì sera mi è capitato di ripassare di lì e il lampione funzionava perfettamente. Puro caso oppure ottimo lavoro da parte di A2A? Lo scoprirò al prossimo lampione malfunzionante :-)
Wikipedia è maggiorenne!
Sono passati diciott’anni da quando nacque ufficialmente Wikipedia, cioè il 15 gennaio 2001. Diciotto anni sono tantissimo nel mondo informatico, ed è un mezzo miracolo che Wikipedia esista ancora e se la spassi piuttosto bene nonostante tutto quello che sentite dire in giro. Fateci caso: gli alti lai arrivano sempre a proposito di personaggi, aziende, eventi contemporanei. Le informazioni su di loro si possono insomma reperire tranquillamente anche se non le si trovano su Wikipedia, quindi i fruitori non hanno una grossa perdita. (I personaggi in questione presumo di sì, ma non è un mio problema. Io mica ho una voce su Wikipedia!)
Se volete festeggiare anche voi e siete dalle parti di Roma oppure Milano potete unirvi alla comunità wikipediana!
Carnevale della matematica #125: GOTO Math is in the air!
Ridendo e scherzando, siamo arrivati a un ottavo del millesimo carnevale. Festeggiamo questo anniversario con Math is in the air che – con il tema “Matematica [eè] libertà” – ha persino inserito un poema in endecasillabi danteschi. Che volete di più dalla vita?
per i Veri Mattinieri
Domani sarà il compleanno di Wikipedia (e ho già un post commemorativo pronto). Scrivo adesso solo per significare che intorno alle 6.10 (zzzz…) sarò intervistato a Radio1 al riguardo. Abbiate pietà per i pensieri sconnessi che riuscirò a tirare fuori a quell’ora.
Aggiornamento: sarà intorno alle 6:20, avrò più tempo per svegliarmi…
E chi sarebbero i “fruitori”?
Nelle vacanze di Natale siamo stati una settimana a Chiavari, a prendere un po’ d’aria più pulita di quella milanese (e visitare con Jacopo il pronto soccorso di Lavagna… ma quella è un’altra storia, finita comunque bene). Vicino a casa avevano messo una di quelle isole ecologiche che vanno tanto di moda, e in effetti nella buca delle lettere c’era un volantino la cui prima pagina è riprodotta qui.
Il marchingegno ha un lettore che viene attivato “con tessera sanitaria oppure QR code”, ma di codici non v’è traccia alcuna. La tessera sanitaria – che come saprete ha anche il codice fiscale salvato nella banda magnetica – è ormai il mezzo di identificazione più usato in Italia, funziona anche per i distributori automatici di sigarette… cosa che ha dell’umoristico, se ci pensate. Il problema era semplice: io non sono un residente a Chiavari, e questo è chiaro; ma come faccio a indicare che sono un “fruitore del centro storico”? Una rapida ricerca in rete non ha contribuito a fugare i miei dubbi: sul Levante, il sindaco aveva detto che questo era un passo per far pagare di più chi consuma di più, e quindi noi foresti non dovremmo avere diritto di gettare rumenta; ma nello stesso articolo l’assessore afferma che così si sarà «più vicini alle esigenze dei nostri concittadini e turisti».
Essendo io uno sperimentale, ho provato a strisciare la mia tessera sanitaria… e ho potuto conferire i miei rifiuti. Può darsi che questo funzioni solo adesso perché l’apparecchiatura è in versione sperimentale, ma intanto me la sono goduta :-)
Quizzino della domenica: tre cerchi
Nella figura qui sotto ci sono tre cerchi inscritti in un rettangolo e tra loro tangenti. I diametri dei tre cerchi sono rispettivamente 3 cm, 4 cm, 6 cm. Quanto è lungo il segmento AB?
![[I tre cerchi]](https://i0.wp.com/xmau.com/wp/notiziole/wp-content/uploads/sites/6/2019/01/q357a-1.png?resize=499%2C298)
(un aiutino lo trovate sul mio sito, alla pagina http://xmau.com/quizzini/p357.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Problema tratto da Mind our Decisions.)
_Everybody Lies_ (ebook)
[Nota: esiste la traduzione italiana, La macchina della verità, che però non ho letto] Seth Stephens-Davidowitz si è inventato un nuovo campo di studi: usare Google Trends (ma anche YouPorn…) per studiare i comportamenti della gente evitando l’intermediazione dei sondaggi dove non è detto che chi risponde dica la verità, anche se protetto dall’anonimato, mentre se deve cercare informazioni è costretto a indicare cosa vuole. Nel libro (Seth Stephens-Davidowitz, Everybody Lies: Big Data, New Data, and What the Internet Reveals About Who We Really Are, Dey St. 2018, pag. 357, € 8,82, ISBN 9780062390875, link Amazon) vengono fatti alcuni esempi sfruttando i dataset ottenuti da Google… e PornHub. Il merito maggiore del libro a mio parere non è tanto il mostrare come le risposte che storicamente abbiamo dai sondaggi sono spesso errate: in fin dei conti non è che tutti noi abbiamo a disposizione i dati da lui usati, e comunque la metodologia è necessariamente grossolana essendo il risultato di un’osservazione indiretta. Molto più utile è il ricordarci la grandissima quantità di dati a disposizione di pochi player (dati probabilmente per loro neppure anonimizzati) e la possibilità per domande secche del tipo preferenza A/B di avere un’analisi molto più puntuale di quello che si può ottenere con un sondaggio. Insomma, un libro che porta a farci domande che non ci sarebbero mai venute in mente.