Questa storia di Navier-Stokes
Se persino il Corsera ieri mattina parlava della risoluzione da parte di OpenAI delle equazioni di Navier-Stokes (altri italici quotidiani non pervenuti). Quelle equazioni intendono modellare il comportamento dei fluidi viscosi (quindi reali), ed è stata trovata e verificata formalmente una soluzione alle equazioni che parte da una condizione normale e arriva in un tempo finito ad avere un comportamento che esplode, il che significa che come modello non possono essere davvero corrette.
Se volete una spiegazione più dettagliata ma comprensibile, vi consiglio il post dei miei amici di MaddMaths!, che oltre alla storia delle equazioni e della loro importanza (sono uno dei sette Problemi del Millennio) racconta di tutto quello che ci sta dietro oltre alla matematica. Due matematici spagnoli, Diego Córdoba e Luis Martínez-Zoroa, avevano avuto qualche anno fa un’idea promettente che aveva portato ad alcuni nuovi risultati nel caso in cui veniva aggiunta energia al sistema in modo non fisico; l’anno scorso Tristan Buckmaster della New York University e Levent Alpöge di Anthropic (!) hanno cominciato a lavorare sul problema e ad agosto avevano formalizzato il caso di energia “naturale” ma senza viscosità con una nuova tecnica assistita dall’IA; a quel punto a OpenAI hanno sentito delle voci che Anthropic aveva una soluzione e si sono buttati a pesce con un attacco a forza bruta (si calcola che hanno speso l’equivalente di 22 milioni e mezzo di dollari, ai prezzi di computazione correnti) per arrivare per primi alla soluzione. Ma quello che è peggio è che Buckmaster afferma che gli avevano telefonato da OpenAI dicendo che gli lasciavano la paternità dell’articolo se affermava che il lavoro era stato completato da un modello OpenAI… e non avesse indicato Alpöge come coautore, essendo della concorrenza.
Il sospetto è che OpenAI abbia recuperato le informazioni che Buckmaster e Alpöge si sono scambiati con OpenAI Codex. Il comunicato di OpenAI è piuttosto fumoso: afferma che gli esseri umani non hanno guardato quelle informazioni (probabilmente vero), né l’hanno fatto gli agent AI (e qua avrei qualche dubbio, visto come stanno facendo: vedi il caso HuggingFace), ma non possono escludere che nel materiale di addestramento del loro nuovo modello possa esserci stata qualche informazione anonima sul tema (vedete il loro naso che si allunga?)
Alla fine della fiera, il risultato pratico è che il teorema è stato dimostrato ma è partito un casino tale che sembra di essere tornati alle disfide matematiche del Cinquecento, con la differenza che le dimostrazioni dei risultati ottenuti sembrano troppo oscure per portare avanti la ricerca matematica. E comunque l’IA è brava, ma solo se la si sa indirizzare.
Ultimo aggiornamento: 2026-09-10 11:13






Un’ultima curiosità: il quadrato qui a fianco (l’immagine è dall’articolo di Lee Sallows pubblicato sulla rivista Abacus) è alfamagico in latino. Però mi sa che Sallows abbia barato: almeno per le mie conoscenze di latino il numero 97 non si dice “septem et nonaginta” ma “nonaginta septem”…