Leggo sul Post che finalmente è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto semplificazione che tra le altre cose avrebbe tolto la scadenza di validità alla carta di identità per gli ultrasettantenni. Sarebbe tutto bellissimo, considerando che dovrò rinnovare la carta d’identità proprio il giorno del mio settantesimo compleanno.
Poi vado a leggere il testo del decreto, e scopro che «Resta ferma la facoltà per l’interessato di chiedere il rinnovo della carta d’identità dopo dieci anni dal suo rilascio, ai fini della validità del certificato di autenticazione di cui all’articolo 1, comma 1, lettera g), del citato decreto del Ministro dell’interno 23 dicembre 2015.» Traduzione: se io voglio usare davvero la carta d’identità, e quindi autenticarmi in rete, non cambia assolutamente nulla: quando avrò ottant’anni, ammesso che io sia ancora vivo e sufficientemente capace di intendere e volere, dovrò rifarmi la coda in anagrafe, pagare, e aspettare la raccomandata con la mia nuova carta d’identità.
Attenzione: io capisco che il certificato digitale inserito nella carta abbia necessariamente una scadenza. Non capisco, ma mi adeguo, perché la CIE non abbia previsto la possibilità di aggiornare il certificato: ok, sarebbe sempre stato necessario fare l’operazione, ma non necessariamente spostarsi da casa. Quello che proprio non capisco è lo strombazzare la durata illimitata della carta, che all’atto pratico non è vera.
Ultimo aggiornamento:: 2026-07-30
“Non capisco, ma mi adeguo, perché la CIE non abbia previsto la possibilità di aggiornare il certificato
Non mischiamo i flussi. Il certificato digitale viene inserito su di una carta fisica, o per dirla matematicamente c’è una relazione biunivoca tra carta fisica e certificato digitale.
Questa biunivocità è richiesta espressamente dalla normativa comunitaria per garantire l’identità digitale. Senza questa, eIDAS|CIE|SPID dir si voglia si squaglia come neve al sole (se aggiorni il certificato senza cambiare documento rendi possibile l’identity forging).
La Soluzione Corretta sarebbe fare i modo che al raggiungimento della soglia di età ti venga data una carta di identità a scadenza protratta nel tempo (15 anni? 20?).
Come viene realizzata questa corrispondenza biunivoca? C’è una grande base dati oppure la parte digitale riesce a trovare qualcosa dalla cartella fisica?
Sulla carta è scritto il certificato E sul DB del ministero c’è la coppia id carta – certificato. Ci deve essere il match su entrambi.
Quindi in linea di principio si possono cambiare certificato e combo.
No, perché puoi scrivere sulla carta solo una volta
Dato che la possibilità di non imporre una scadenza alla carta d’identità dopo una certa età è prevista dalle norme europee e dato che in teoria ci dovrebbe essere l’interoperabilità fra tutti i paesi europei per il riconoscimento tramite cie per gli accessi ai servizi e sistemi della PA, ho cercato di capire cosa fanno gli altri paesi.
Ho scoperto una cosa molto interessante: in Spagna la durata del certificato sulla carta è biennale e il rinnovo è fatto, sulla stessa carta, da self service su speciali totem. Quindi riscrivono la carta e uno se lo fa da solo quando gli pare (arriva una mail che ti ricorda la scadenza). Da un lato non hanno neanche tutti i torti a pensare che forse per l’algoritmo di crittografia 10 anni sono tanti. E poi in campo Atm/self service bancario gli spagnoli hanno una lunga tradizione e abitudine (dato che usavano tantissimo i libretti di risparmio, avevano spostato su atm la lettura/scrittura dei libretti di risparmio su atm già negli anni ‘90). INeffabili.
Ah, sappi una cosa: l’Italia è il paese in UE più avanzato nell’implementazione dell’eIDAS (il meccanismo di autenticazione digitale). No, non sto scherzando: la PA italiana è quella che è andata più in fondo di tutti.
Io sono terrificato che da un qualsiasi totem ti rinnovi il certificato: pensa all’italiano di turno che con la ruspa si prende il totem, se lo porta a casa e si fa uno scrittore di card a costo zero. Non ho parole.
Non servirebbe prendersi il totem: per rinnovare il certificato serve l’impronta dell’indice del proprietario. (So bene dell’eIDAS: quando vogliamo, ci sappiamo ancora fare. Guarda anche nel sistema dei pagamenti, dove il bonifico istantaneo è stato sviluppato e guidato da Bankit, ABI e NEXI e tuttora l’infrastruttura a livello europeo è gestita in Italia. Non ho però mai sentito nessuno dire che è un’eccellenza italiana)
Anche nella carta di identità c’è l’impronta, anche se noi non la usiamo. In generale per accedere alle informazioni della carta occorre un token (che può essere una chiave crittografica come da noi od il match di impronta). In generale posso dire che è più sicura la chiave crittografica, dato che è relativamente semplice riprodurre una impronta che un lettore può leggere. Ripeto, noi italiani nel trucco e nell’inganno siamo maestri e giustamente sono state messe contromisure in rapporto.
Non usano la parola “eccellenza” ma quando deve essere pienamente riconosciuto che è tutto made in Italy lo dicono eccome.
Per esempio il Consiglio per la stabilità finanziaria nel “G20 Roadmap for Enhancing Cross-border Payments. Consolidated progress report for 2025” scrive
“The Eurosystem is pursuing a comprehensive strategy to enhance the efficiency of cross-border payments. At the core of this strategy is its TARGET Instant Payment Settlement (TIPS), the FPS developed and operated by Banca d’Italia on behalf of the Eurosystem“.
https://www.fsb.org/uploads/P091025-1.pdf