Mentre stavo tornando pedalon pedaloni dalla palestra in ufficio, ho visto su Viale Tunisia una nuova insegna: “CASA DEL SÌ”, un chiaro temporary store per il prossimo referendum costituzionale. Guglando ho poi scoperto che è stata inaugurata un mese fa: considerando che ci devo essere passato davanti almeno cinque o sei volte in questo mese, mi chiedo come io abbia fatto a non notarla prima.
Ma quello che mi chiedo davvero – e l’avrei fatto anche per un’ipotetica “casa del NO”, anche se lì forse qualche ragione in più magari c’è – è: ha senso una cosa del genere? A che può servire un luogo fisico? Faranno dei corsi accelerati per spiegare come funziona un referendum? Organizzeranno animati dibattiti? Consegneranno scarpe sinistre? Tranne che per quest’ultimo caso, sono tutte cose che si possono fare molto meglio sui media, e nel caso di un referendum senza nemmeno troppi costi visto che immagino che gli spazi televisivi vengano forniti con gioia e fregandosi le mani al pensiero degli spazi pubblicitari che possono vendere. Insomma, dov’è il vantaggio?