Quando ero ragazzo, ma anche dopo, c’erano file di persone che andavano a riempire bottiglie, bottiglioni e finanche damigiane d’acqua alla fontanella torinese di piazza Rivoli, che le leggende metropolitane favoleggiavano essere direttamente collegata alle sorgenti del Pian della Mussa (effettivamente una delle fonti di approvvigionamento municipali, ma non credo con tubazioni separate). In questi anni è invece invalsa, almeno in Lombardia, l’usanza delle case dell’acqua: luoghi dove l’acqua del rubinetto viene raffreddata, eventualmente gassata e lasciata a disposizione dei cittadini. Davanti all’Ikea di Carugate è teoricamente ottenibile usando la tessera IkeaFamily, ma l’ho anche presa senza tessera; a Milano per evitarw abusi occorre usare la tessera sanitaria e vengono erogati 6 litri al giorno per persona.
Anche qui a Chiavari ho scoperto esistono le “case dell’acqua”: solo che siamo in Liguria e quindi l’acqua la paghi (5 centesimi il litro, si possono inserire monete oppure acquistare una tessera a scalare). A parte le battute, non sono intrinsecamente contrario al fatto che il servizio abbia un costo per l’utente: mi limito a osservare che – siamo pur sempre in Liguria – non mi è mai capitato di vedere nessumo prendere l’acqua, il che significa che si sono sprecati soldi per mettere il distributore
_Golf on the Moon_ (libro)
Devo dire che avevo più apprezzato il precedente volumetto di problemi di Dick Hess. In questo caso però (Dick Hess, Golf on the Moon : Entertaining Mathematical Paradoxes and Puzzles, Dover Publications 2014, pag. 153, $6.95, ISBN 978-0-486-49738-9) mi è rimasta l’impressione che molti dei problemi siano risolvibili solo mettendosi al calcolatore e facendogli fare i conti, cosa che io aborro (Ok, aborro più fare i conti io, ma anche farli fare al computer non è così divertente). Ma forse il mio vero guaio è la sezione dei problemi di fisica, dove io fallisco clamorosamente di trovare una qualunque risposta… Ci sono comunque svariati problemi alla portata di chiunque, e considerando il prezzo davvero irrisorio del libro (santa Dover…) può comunque valere la pena di acquistarlo.
asseriamo Cazzate

Questo paginone si trova nel numero di questa settimana dell’Espresso. Penso risulti chiaro il motivo per cui è diventato un supplemento obbligatorio di Repubblica, costringendo il lettore a sborsare un euro in più per un inserto davvero ben curato.
(confesso che io non ci avevo fatto caso quando Anna me l’ha mostrato, ma non dovevo fare il controllo qualità)
Quizzino della domenica: animali
Tutti i miei animali tranne 2 sono gatti; tutti i miei animali tranne due sono cani; tutti i miei animali tranne due sono uccelli. Quanti animali posseggo?

(un aiutino lo trovate sul mio sito, alla pagina http://xmau.com/quizzini/p266.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Problema tratto da Dick Hess, Golf on the Moon; immagine di alexanderalexander, da OpenClipArt)
_Un anno Lercio_ (ebook)
Lercio è un esperimento che continua a essere valido dopo anni, il che non è affatto scontato per un sito satirico. Questo libro (AA.VV., Un anno Lercio, Rizzoli 2014, pag. 273, € 6,99, ISBN 9788858673003) è la raccolta degli articoli del 2014, messi in ordine di argomento. Rileggendoli tutti insieme, mi è risultato chiaro che la forza maggiore era e continua a essere la creazione dei titoli: la cronaca italiana vista con un lente deformante che rivela la parte umoristica delle notizie e ti costringe a pensarci su. Il testo degli articoli tende invece spesso a scadere nella battuta volgare per ottenere facili risate: non so se è perché è più difficile trovare uno stile diverso.
La leggerezza dei quotidiani
Io compro ormai i quotidiani solo quando sono in vacanza. Più che un bisogno è quasi un vezzo, ma non è questo il punto. Quello che ho invece notato è che il numero di pagine si è molto ridotto. Repubblica, per esempio, non raggiunge le 48 pagine, mentre anche solo qualche anno fa superava agevolmente le 64.
Quando ero bambino, credo che La Stampa avesse 16 pagine (anche se di formato più grande), e mi sa che il numero di copie allora vendute fosse pari se non superiore a quello odierno. È poi seguita una bulimia che a quanto pare è ora terminata. Immagino che la ragione principale sia il calo delle inserzioni pubblicitarie: ero convinto di avere fatto una statistica alcuni anni fa, ma non la trovo nel blog e quindi non ho dati di raffronto. Resta il fatto che anche questo è un segno della crisi dell’editoria. (Che ci siano pagine e pagine sul tema del giorno è invece il risultato del proliferare di notizie a tutte le ore, che ha comportato lo slittamento dei quotidiani verso un’analisi più sfaccettata)
_Fate il nostro gioco_ (libro)
La dipendenza patologica dal gioco d’azzardo è una malattia vera e propria, anche se spesso non viene creduta tale. Paolo Canova e Diego Rizzuto hanno pensato di rendere la cosa la più chiara possibile con una serie di conferenze in tutta Italia che hanno portato a questo libro (Paolo Canova e Diego Rizzuto, Fate il nostro gioco, ADD 2016, pag. 254, € 14, ISBN 9788867831128). L’unica pecca che ho trovato è l’insistenza sulla retta del bilancio di un gioco, retta che va inevitabilmente verso il basso al passare del tempo; comprendo la necessità della semplificazione da un lato e del dare un’immagine forte dall’altro, ma il mio essere matematico mi avrebbe fatto preferire che venisse mostrata la regione dove ci si troverà nel 95% dei casi. A parte questo, il tono del libro è molto leggero, anche se il duo è stato bene attento a iniziare con le definizioni precise di cosa ricaviamo con il gioco e a far notare come le formulazioni che si leggono sono scelte apposta per sviare l’attenzione. Tra gli esempi di vincite sono rimasto stupito da quella al Tic-Tac-Toe, un bellissimo caso di applicazione della matematica. Ma in generale la parte sui trucchi (legali, perché si limitano a sfruttare la psicologia umana) di chi crea i giochi merita di essere letta da tutti: tanto non è matematica…
Vitalizi
Nella Amaca odierna, Michele Serra se la prende con Sposetti contrario alla legge sull’abolizione dei vitalizi ai parlamentari, argomentando che “se l’indicazione, per tutti, è andare verso un sistema pensionistico proporzionale ai contributi versati, non si vede perché mai i parlamentari dovrebbero fare eccezione in maniera così vistosa”. Parole sacrosante. Però a quanto mi consta le pensioni attuali dei parlamentari sono calcolate con il metodo contributivo: ci sono delle differenze a loro vantaggio rispetto a noi volgari cittadini, ma sono legate all’età pensionabile e alla quantità di contributi necessari. Il disegno di legge vuole invece ricalcolare i vitalizi del passato. Tutto è possibile, intendiamoci: mi chiedo solo se Serra sarebbe d’accordo – per equità – a vedersi ricalcolata anche la sua (futura) pensione.