Ladri di libri gratuiti (KISS Library)

Io non mi sono mai preoccupato più di tanto di sapere che ci sono siti dove si possono scaricare i libri che ho scritto. Mi limito a segnalare che se sono mesi che Scimmie digitali è “disponibile”, quando nemmeno noi autori abbiamo una copia digitale del testo, forse non c’è molto da fidarsi di parecchi di questi siti.

Però mi sono molto arrabbiato a scoprire che i bielorussi di KISS Library (avranno anche un numero di telefono americano, ma l’indirizzo è di Minsk) vendono a 5,99$ Matematica liofilizzata e Quizzini della domenica. Questo per due ragioni: i libri sono liberamente scaricabili (li potete trovare rispettivamente a http://xmau.com/mate/liof/ e http://xmau.com/bipunto/quizzini.html) e hanno una licenza CC-BY-NC, cioè non possono essere venduti.

Lo so, nessuno passerà mai da lì a comprare i libri. Però il tutto mi pare davvero vergognoso.

Il Sole-24 Ore e i flicks

Loris Marcovati mi ha segnalato questo articolo del Sole-24 Ore (versione archiviata) che racconta come Facebook abbia “ridefinito il tempo” (e passi, sappiamo tutti che i titoli non sono rappresentativi del contenuto). Ma quando si legge «In termini matematici, 24 Fps (Frame per second) vuol dire che ogni fotogramma ha una lunghezza approssimativa di 0.0416666666666666 secondi o 4,166666666 nanosecondi» ci si chiede se qualcuno ha idea che (a) un nanosecondo è un miliardesimo di secondo, non un centesimo; (b) se decidi di usare il punto anziché la virgola decimale continui a farlo anche due parole dopo; (c) che mettere un po’ di numeri 6 a caso – sono anche diversi tra i due – non dà nessuna idea al lettore – io per esempio avrei scritto “0,041666… con il 6 periodico”. Il tutto in un articolo della sezione “scientifica”.

Capisco che al Sole-24 Ore siano abituati ai numeri interi o al limite ai centesimi, ma sarebbe poi bastato tradurre la prima frase dell’articolo originale, come Lele Forzani nota, per far capire qual è l’idea del flick: la più piccola unità di tempo maggiore di un nanosecondo per cui i formati audio e video comuni siano tutti formati da un multiplo intero di (mille) flick in modo da poter fare i conti in aritmetica intera e non a virgola mobile, che porta spesso a inesattezze di arrotondamento.

Ah, no: in effetti Luca Tremolada deve averlo tradotto, l’articolo. Matt Weinenberg scrive infatti su Business Insider (quello vero americano, non la versione de noantri) la frase «at a nice, even number», e qui abbiamo «un numero pulito, pari, senza virgole». Il caso è chiuso.

_Numeri immaginari_ (libro)

L’idea di questo libro (Michele Emmer, Numeri immaginari : Cinema e matematica, Bollati Boringhieri 2011, pag. 246, € 18, ISBN 9788833922454, link Amazon) sarebbe quella di parlare di come la matematica e i matematici sono stati rappresentati nella storia del cinema, il tutto colto dall’occhio di un matematico figlio di un cineasta e cineasta anche lui e che decide di permettersi giudizi molto personali a tutto campo. Tutto questo sarebbe andato benissimo: nessuno vorrebbe un saggio asettico con una semplice serie di date e nomi. Il guaio è che la realizzazione – non quella grafica, che è inappuntabile – non è affatto all’altezza. Posso anche accettare il culto della personalità, con la didascalia della figura 1 che recita “Michele Emmer in una scena tratta dal film Camilla. Per gentile concessione di Michele Emmer”. Ma trovarsi più e più volte ripetuto dopo mezza pagina il medesimo concetto sul film di cui sta chiacchierando è segno come minimo di una mancata rilettura del testo. Anche sulla parte più strettamente matematica gli svarioni non mancano. Passi il chiedersi perché 1 non è un numero primo, anche se dev’essere l’unico a continuare a definirlo tale; ma Emmer non può dire che Gödel dimostra nel 1928 che l’idea hilbertiana di dimostrabilità dell’aritmetica è falsa. Il logico austriaco aveva sì partecipato al Convegno dei matematici del 1928, ma inizialmente era convinto della validità dell’approccio, tanto che la sua tesi di dottorato l’anno successivo fu precisamente la dimostrazione che il calcolo dei predicati del primo ordine era completo: i teoremi di indeterminazione vennero dopo.
Il risultato finale non è dunque molto più di una lista di film sul tema: davvero un po’ poco, date le premesse.

_Alla caccia del teatro_

Marica Mastromarino e Claudio Pellerito,
i due attori di Alla caccia del Teatro

Sabato abbiamo portato i gemelli al Piccolo a vedere Alla caccia del teatro, uno spettacolo con due attori, Marica Mastromarino e Claudio Pellerito, che fanno un’archeologa e il suo aiutante un po’ tonto che con i bambini esplorano il teatro per scoprire un tesoro nascosto al suo interno. Spettacolo non convenzionale, insomma, vista l’interazione tra attori e pubblico, ma pur sempre spettacolo teatrale. (E gli attori sono bravi, lo si vede anche alla fine quando rappresentano una scena de Gl’innamorati di Goldoni).

Non garantisco che i due ottenni abbiano capito più di tanto come funziona il teatro, anche se è stato divertente sentire Jacopo dire a Claudio, quando ci eravamo divisi in due gruppi e quindi era lui che doveva spiegare le cose, “Ma allora non sei stupido come dice la prof!”. Mi sa che dovremo un po’ lavorare sul concetto di “magia” del teatro. Ma devo confessare che portare i bambini è stata una scusa per poter vedere in lungo e in largo lo Strehler, passando dagli uffici per arrivare alla sartoria e giù nel magazzino dove sono conservati gli oggetti di scena. Non so se per quest’anno ci sono ancora posti disponibili (l’iniziativa chiude l’11 febbraio), ma se sì fiondatevi!

“Difendere le spiagge libere”

Giovedì scorso mi arriva un messaggio su Facebook dal testo «Ciaooo ti devo chiedere un favore super enorme…mi aiuti a far crescere la pagina “Difendere le spiaqgge libere” inoltrando questo messaggio? Tu che hai tanti amici mi servono almeno 20 voti.Grazie [faccina]» Non che delle spiagge libere mi importi più di tanto (odio il mare), ma essendo un tipo buono ho messo un like e ho risposto all’amico dicendo che io di amici ne ho ben pochi. (Ovviamente mi sono guardato bene dall’inoltrare quel messaggio). Ieri mi arriva lo stesso testo (compreso lo “spiaqgge” di cui non mi ero accorto prima di scrivere questo post) da un altro amico che fa parte di una mia bolla completamente diversa: visto tra l’altro che nessuno dei due tipicamente commenta quello che scrivo, è improbabile che si siano amicati a vicenda.

Ora ho cancellato il like, ma spero che non ci sia qualche strana funzione di Facebook che abbia mandato quel messaggio ai miei contatti.

_Weapons of Math Destruction_ (libro)

Cathy O’Neil, nota in rete come MathBabe, dopo la laurea in matematica e un inizio di carriera universitaria è passata al settore privato nel campo dell’economia, e si è trovata in mezzo alla crisi del 2008. Il risultato della sua rivisitazione di quello che è successo l’ha portata a scrivere questo libro (Cathy O’Neil, Weapons of Math Destruction, Penguin 2017 [2016], pag.272 , $16, ISBN 9780553418835, link Amazon) che trovate anche in edizione italiana, sulle “armi di distruzione matematica” (ADM). Chi è allergico alle formule non tema, perché qui non ce ne sono per nulla. Quello che viene spiegato in teoria ed esemplificato in vari modi è il concetto di cui al titolo: in poche parole si tratta di modelli matematici complessi, spesso legati ai big data o comunque a dati che non nascono direttamente per quella ragione, che risultano oscuri agli esseri umani e soprattutto sono fatti in modo da non accettare feedback a posteriori. Quest’ultima è la vera caratteristica che secondo O’Neil li rende pericolosi, a differenza per esempio dei modelli matematici nel baseball che possono sempre venire raffinati una volta visto cosa è successo. L’autrice mostra come invece nel caso delle ADM si giunge quasi naturalmente a un circolo vizioso nel quale chi parte svantaggiato dal modello lo sarà sempre di più, anche se magari in partenza la sua situazione reale era positiva e solo la scelta dei dati del modello non lo faceva sembrare tale. L’unica pecca che ho visto è che nonostante i suoi sforzi divulgativi temo che ci sarebbe voluto ancora qualcosa in più per evidenziare i concetti statistici di base: dal mio punto di vista erano chiari, ma io ho un background matematico.

Come si forma il consenso

Come forse non sapete, il contratto delle telecomunicazioni è stato prorogato di tre anni e mezzo, nel senso che era scaduto tre anni fa e dopo un’impasse aziende e sindacati hanno deciso di far finta di nulla, lasciare intatta la parte normativa e dare un tozzo di pane (50 euro lordi al mese al quinto livello, non tutti assieme perché sennò saremmo andati a folleggiare, e con dieci di questi euro che non finiscono nemmeno nei minimi ma in una voce che non entra per esempio nel conteggio del TFR). Io sono un tipo pragmatico, parto dal principio che altrimenti non avremmo avuto nemmeno quel tozzo di pane e che non abbiamo perso nessun diritto, e quindi ho votato a favore, come del resto ha fatto la maggior parte dei lavoratori.

Guardando i risultati delle votazioni qui in Lombardia ho però notato che il voto era tutto tranne che univoco: c’erano sedi dove i SÌ hanno stravinto e altre dove a stravincere sono stati i NO. Per curiosità, ho chiesto al mio sindacalista di riferimento se questa differenza dipendesse dai reparti (chessò, noi impiegati eravamo a favore mentre i tecnici contro) oppure dall’orientamento dato dai rappresentanti sindacali locali; la risposta è stata “entrambe le cose”. Ecco. A pensare a come una singola persona, probabilmente nemmeno ferrata in tecniche di comunicazione e/o manipolazione, può dirigere il consenso mi sono sentito ancora più scoraggiato nel pensare alle prossime elezioni politiche.