_Tutto, e di più_ (libro)

Partiamo dal principio. La nuova copertina della nuova edizione del libro (David Foster Wallace, Tutto, e di più: Storia compatta dell’infinito [Everything and more], Codice 2017 [2003, 2005], pag. 262, € 21, ISBN 9788875786984, trad. Giuseppe Strazzeri e Fabio Paracchini, link Amazon) è favolosa. La traduzione è quella corretta (ma lo era già nelle ristampe del 2011), salvo gli eventuali svarioni di DFW e due o tre tecnicalità di cui non vi accorgerete se non sapete già di che si sta parlando. Ma la cosa più bella del libro è la sua genesi. L’edizione originaria faceva infatti parte di una collana “Great Discoveries”, pubblicata da Norton, nata come serie di biografie tecniche di scienziati. DFW non era un matematico, anche se aveva studiato abbastanza per poterne parlare con cognizione di causa, e questo lo si vede dal modo in cui approccia il tema, con una forte componente metafisica che in genere viene trascurata quando si arriva all’Ottocento. Ma era per l’appunto DFW, il che significa che il testo non è per niente lineare e parte per la tangente con le note NCVI (“Nel Caso Vi Interessi”, in originale IYI, If You”re Interested) che naturalmente sono imprescindibili, e una serie di rimandi incrociati. Poi lo stile è al solito scanzonato, il che darà al lettore la falsa impressione che tutto sia facile nonostante i mille caveat nel testo. Diciamo che non credo che nessuno imparerà qualcosa sull’infinito leggendolo, ma tanto non era quello il suo scopo.

Prezzolatori

Con la storia del blocco di Wikipedia, in tanti hanno scritto insinuando che siamo stati pagati da Google per diffondere falsità. Evidentemente nel mio caso devono avere mandato i soldi al mio omonimo che ha la voce nell’enciclopedia.

l’operosità dei bauscia

Stanotte è esondato il Seveso. In effetti stamattina l’ingresso alla via dove abito era bloccato da una macchina dei vigili (ma io stavo andando a prendere la metro perché pioveva). Però oggi sono dovuto tornare a casa in pausa pranzo causa la famosa videointervista con i russi, e alle 14, mentre tornavo a casa, c’erano i mezzi dell’AMSA che pulivano le strade con gli idranti. Bel lavoro!

Se questo è un articolo

[NOTA: Questo post rappresenta unicamente le mie opinioni, e non ha nulla a che fare con Wikimedia Italia né tanto meno con Wikipedia in italiano]

In questi giorni, come potete immaginare, sono stato subissato di chiamate per interviste e partecipazioni radiofoniche a proposito dell’oscuramento di Wikipedia. Tra le tante chiamate c’è stata quella di Emanuela Minucci della Stampa, che si è anche detta “a favore di Wikipedia”. Martedì avrò ricevuto cinque telefonate da lei, in cui mi è stato chiesto di tutto, da quanti accessi unici giornalieri ha Wikipedia in italiano (da qui si vede che sono sui cinque milioni) a una mia foto. Il maggior problema, quello per cui mi ha chiamato ancora alle sette di sera col suo caporedattore alle spalle, era però sapere a che titolo parlavo per Wikipedia. Gli è che nessuno ha più titolo di altri di farlo: banalmente noi di Wikimedia Italia facciamo il “fan club ufficiale” e abbiamo un’esperienza che manca a tanti altri. Vabbè, alla fine ho tirato fuori che siamo “i promotori di Wikipedia”, che fa tanto “informatori del farmaco” ma tant’è.

Veniamo a ieri. L’articolo è stato pubblicato (è dietro paywall), e a vederlo nella struttura della pagina sembra anche una bella cosa. Certo, in taglio basso c’è subito il controcanto di Ricardo Franco Levi, ma si sa che sono le regole del gioco e che un quotidiano che è lì che come tutti gli altri aspetta con la bava alla bocca che Google paghi per poter mettere i link ai suoi articoli non può fare altro. Mi limito a segnalare che in Italia il copyright è la base delle libertà degli editori (se avete un libro in casa apritelo e vedete di chi è il copyright: l’autore lo cede all’editore in cambio di una royalty sulle vendite) e che le leggi attuali tutelano perfettamente il copyright; sono pronto a scommettere il 10% delle mie royalty di un anno – tanto sono ben pochi soldi – che anche se passa la direttiva non ci sarà nessuna cancellazione delle copie piratate dei miei libri.

Per ragioni facilmente comprensibili non ho avuto tempo fino a sera per leggerlo: quando l’ho fatto mi è partita l’incazzatura. Certo, l’unica parte col mio nome è la mia affermazione che l’oscuramento non è fatto solo per Wikipedia ma per la rete, cosa che potevano direttamente recuperare dal testo che avevo mandato all’Ansa; alla fine vi garantisco che è meglio così.

Peccato che tutto il resto dell’articolo sia una tirata contro di noi, dalle affermazioni di Perrone (che quando Wikipedia ripartirà scoprirete essere stato il padrone del Secolo XIX prima della fusione con La Stampa e quindi ora essere azionista GEDI) con le nostre affermazioni “smentite una a una” dagli editori europei; visto che io le informazioni le do, vi lascio la copia marcata “Europarlamentari PD” (con le nostre controaffermazioni che purtroppo non riusciranno ad avere la stessa visibilità). Evidentemente si rischiava che qualcuno non leggesse l’articolo sotto e rimanesse con l’opinione “errata”.

Ma sarei ancora passato sopra questo se non ci fosse la frase – che posso ancora postare, in futuro non si sa – «i giganti del web temono di venire sconfitti in aula e il sito italiano dell’enciclopedia on line gioca quest’ultima carta». Sapevàtelo: la comunità dei wikipediani italiani che ha deciso l’oscuramento dell’enciclopedia è in realtà la longa manus di Amazon, Apple, Dropbox, Facebook, GitHub e Google, tutti in rigoroso ordine alfabetico. Non ve ne eravate mai accorti? Male. D’accordo, non ho difficoltà a immaginare che ci siano stati ordini di scuderia al riguardo per cercare per quanto possibile di anestetizzare la protesta; ma allora non rompetemi le palle e scrivetevelo tutto da soli, che se vi servono le frasi ufficiali pagate apposta le agenzie per avere il diritto di copiarle. E non prendetemi così per i fondelli.

Un risultato comunque quell’articolo l’ha avuto. Ho accettato di essere intervistato da RT, così oltre che al soldo di Google e amici si potrà dire che mi paga anche Putin. Stay tuned.

The day after

[hasta la wikipedia siempre]

Grazie a Salvatore Mulliri per l’immagine!

Qui invece potete trovare il podcast di Caterpillar di ieri, dove ho parlato del blocco di Wikipedia, mentre qui (in fondo) brani del mio intervento a Radio Popolare.

maoisti forse, seguaci di Di Maio no

Quando uno tra i tanti giornalisti che oggi mi ha telefonato per avere informazioni sull’oscuramento di Wikipedia mi ha detto che c’era chi ci considerava grillini sono caduto dal pero. Poi ho scoperto questo articolo del Foglio (o almeno le prime righe che si possono leggere prima del paywall).

Tanto per essere chiari: Di Maio ha detto di essere contro la link tax, anche se non penso che un qualsivoglia governo potrà andare contro la direttiva quando verrà approvata. Perché l’ha fatto? Non lo so. Tra i contributori a Wikipedia ci sono pentastellati? Immagino di sì, e anche parecchi, non foss’altro che per banali ragioni statistiche. Essere a favore della direttiva così com’è un loro diritto: in fin dei conti il gruppo liberale ALDE la approva, anche se a me pare strano. Ma pensare che Wikipedia assecondi Di Maio (o qualunque altro politico, se per questo) mi sembra davvero incredibie.

D’altra parte potrei sbagliarmi, ma non credo proprio che al Foglio abbiano cercato qualcuno non dico di Wikimedia Italia ma di quelli che hanno discusso sulla possibilità di oscuramento. Non ha quindi molto senso entrare nel merito del loro testo, no?

Perché Wikipedia in italiano è oscurata

da https://meta.wikimedia.org/wiki/File:Ep_strasbourg_9.jpgStavolta mi è andata meglio di sette anni fa, quando ho scoperto che Wikipedia in italiano era oscurata perché mi avevano telefonato dal Corriere. Ieri notte un’anima pia mi ha messaggiato dicendo che in mezz’ora sarebbe scattato l’oscuramento.

Ricordo solo alcune cose che avevo già raccontato. La direttiva è sul “Copyright in the Single Digital Market”, copyright nel mercato unico digitale. Il copyright nacque per tutelare chi creava qualcosa di nuovo; ora invece aggiunge paletti a favore dei “vecchi” attori abbarbicati a un modello che non funziona più.

Per dare un esempio positivo, pensate a cosa ha fatto Repubblica. I lanci fondamentali sono ad accesso libero, la parte di approfondimento è invece stata inserita in una sezione a pagamento – Rep: – di cui si possono leggere solo le prime righe. Gli aficionados del “tutto e gratis” mugugnano, ma è giusto che il lavoro venga rimunerato. Torniamo ora alla link tax. Se il tuo articolo di giornale è una semplice rimescolatura del lancio Ansa, e quindi bastano le prime quattro righe per sapere di che parli e nessuno clicca da Google News sulla tua pagina, perché vuoi che Google ti paghi per la rimescolatura? Se invece i lettori sanno che andando avanti troveranno cose utili, ci cliccheranno eccome. Ovviamente mettere tutto l’articolo nel proprio sito è violazione di copyright già adesso, come è giusto: qui si va a toccare il diritto di cronaca. Il controllo preventivo e automatico degli upload è poi infattibile a livello di testi, non foss’altro che perché occorrerebbe avere da qualche parte una copia digitale di tutti i testi accessibile da tutti i siti, con tutti i problemi del caso. Paradossalmente il caso di YouTube e della sua tecnologia per riconoscere i video è l’esempio di quanta potenza di fuoco ci vuole; in pratica si vuole far sì che solo chi ha tanti soldi possa pubblicare materiale. Di nuovo, eliminare a posteriori i contenuti sotto copyright è cosa buona e giusta, ma non mi pare che sia tanto implementata a giudicare dagli alert che mi arrivano tutte le settimane con i nomi di siti dove scaricare i miei libri. Probabilmente Wikipedia potrebbe essere esentata da tutto questo, almeno per il momento: ma noi vogliamo la libertà per tutti, non delle esenzioni ad personam.

Un’ultima cosa: la discussione è partita da venerdì (la si può leggere) e non è insomma un ukase.