_Cacciatori di numeri_ (ebook)

Mettiamola così. Se a voi piace Giacobbo e Voyager, probabilmente apprezzerete questo libro (Igor e Grichka Bogdanov, I cacciatori di numeri, Piemme 2014, pag.234, ISBN 9788856633313, trad. Franca Genta Bonelli). È vostro diritto, ci mancherebbe altro. Io personalmente sono arrivato in fondo per pura tigna. Perlomeno ho preso l’ebook in prestito bibliotecario – tra l’altro non lo vedo nemmeno più in vendita elettronica – quindi non ho perso né soldi né spazio in casa, solo un paio d’ore suddivise in tante pause riunione. Posso anche credere, come Luís González-Mendez scrive nella postfazione, che i due Bogdanov siano bravissimi fisici teorici. Ma il testo è un banale misticismo da quattro soldi, con questi “numeri di Dio” (qualunque sia il significato che si voglia dare a quelle tre lettere) che non vengono per nulla spiegati se non con la banale frase “se fossero anche solo un poco diversi l’universo non esisterebbe”. D’accordo, io su queste cose sono un bayesiano puro e duro, e il mio pensiero è “se non ci fosse l’universo non ci sarei neppure io”. Io al limite avrei parlato delle costanti, non di quesii scienziati che facevano grandi chiacchierate insieme. Ma se le trasmissioni di Giacobbo hanno un pubblico così vasto è chiaro che quello in torto sono io. Nulla da dire sulla traduzione di Franca Genta Bonelli: ha fatto onestamente il suo lavoro, non poteva certo riscrivere il libro.

I grandi guadagni delle royalties

Con Matematica in relax, tra le ultime copie dell’edizione Vallardi e il 50% della parte sopra il minimo garantito di quella Hachette, l’anno scorso ho guadagnato ben 203,57 euro (lordi, si intende). Vabbè, tanto è ben noto che non scrivo i libri per diventare ricco (o famoso, ma quella è un’altra storia). Un’unica cosa: quando SIAE e FIMI se la prendono con i cattivoni wikipediani al soldo di Google e Facebook che vogliono togliere i sudati guadagni all’autore, ricordatevi di quali cifre si parla per il grosso degli autori.

La cosa più divertente è però che ieri mattina mi è arrivata la notifica della banca con l’accredito, e solo ieri pomeriggio la nota dell’editore, da un indirizzo e con un testo che farebbe pensare a una mail di phishing (fortuna che già i rendiconti mi erano arrivati da quel dominio)…

L’account Facebook può passare agli eredi

È chiaro: non potrei fare l’avvocato o tanto meno il giudice. Ci sono cose che proprio non capisco, come i sei anni necessari per arrivare alla corte suprema (tedesca, non è un problema nostrano) e vedere deciso che l’account Facebook di una ragazza morta sotto un treno quando aveva 15 anni fa parte dell’eredità e quindi la password deve venire consegnata ai genitori.

Avrei forse capito un po’ di più la linea di difesa di Facebook – il contratto d’uso era stato fatto con la ragazza, e quindi alla sua morte esso termina automaticamente – se si fosse trattato di una persona maggiorenne. Per quanto riguarda un minorenne non c’era storia: non dico che non è tutelato per la sua privacy, ma sicuramente un concetto di patria potestà esiste. Più che altro mi chiedo perché Zuckerberg abbia cercato in tutti i modi di evitare la consegna dell’account. Che possano accedere a tutti i profili degli utenti è così ovvio che non credo pensassero di cavarsela dicendo che era impossibile; il precedente che si è creato è per utenti defunti, che tanto pubblicità non ne vedono più e soprattutto non si lamentano. Mistero.

Sembra facile moderare i commenti

Cosa fare con i commenti in rete? Non c’è una risposta univoca, questo è chiaro. Il guaio è che ci sono tendenze opposte: molti grandi siti sfruttano i commenti per costruire a spese degli utenti la loro offerta – pensate a Facebook e Twitter, tanto per dirne due – e quindi devono tenerli; ma la natura umana porta spesso a trascendere, e quindi il costo per eliminare i commenti più ingiuriosi sta crescendo sempre più.
Qui nelle mie notiziole il traffico è così limitato che posso permettermi ciò che sta diventando un lusso: non moderare se non automaticamente. Dal 2001 avrò cancellato al massimo cinque commenti che potevano avere conseguenze penali; per il resto lascio anche quelli che non portano alcuna nuova informazione ai miei ventun lettori. In altri posti evito direttamente di leggere i commenti, se non una volta al mese o giù di lì per ricordarmi com’è la gggente. Resta però una nicchia di siti in cui la discussione è generalmente civile e quindi ogni tanto indulgo a leggere e magari scrivere. Qui nascono i problemi.
Qualche giorno fa Massimo Mantellini ha parlato della direttiva copyright dai miei amici del Post. Ho commentato subito, poi mi sono dimenticato di controllare. Ieri, pungolato da Disqus, ho visto alcuni altri commenti interessanti e ho risposto. Solo che il Post modera i commenti, quel post è relativamente vecchio (gli ultimi commenti erano di due giorni prima) e così in questo momento quanto ho scritto è “pending”. Capisco che ci vogliono risorse per verificare quanto scritto da gente di tutti i tipi, ma a questo punto forse conviene applicare la famosa tecnica “qui e ora” e chiudere i commenti dopo un certo tempo. Almeno risparmio la fatica di scrivere :-)

Capire di essere anzyani

Ieri in pausa pranzo ho fatto una videointervista per la questione Wikipedia oscurata. Mentre ci si preparava e io raccontavo un po’ di cose fuori onda, siamo arrivati al problema dei maturandi che si sono trovati improvvisamente senza la loro fonte primaria. Io ho detto “beh, ai miei tempi dovevi arrangiarti in altro modo”, al che il cameraman mi ha chiesto di che anno sono. Alla mia risposta, lui ha commentato “come la mia mamma!”
La cosa fa un certo effetto.

Come pagare due volte il bollo ACI

Tre anni fa abbiamo acquistato la nostra automobile di seconda mano: era un’auto aziendale immatricolata in Spagna per cui ci hanno fatto un prezzaccio. Sono andato a una sede ACI distaccata, ed essendo giugno ho pagato il mio bel bollo con scadenza maggio. Tutto bene per due anni: a fine maggio-inizio giugno Regione Lombardia scriveva ad Anna per ricordarle di pagare, io andavo al bancomat e pagavo.

Quest’anno non è arrivata la lettera. Io non mi ero ricordato di far partire la richiesta di pagamento via addebito su conto, e quindi non mi sono preoccupato più di tanto della cosa. Solo che quando sono andato a fine mese al bancomat per pagare, mi è arrivata una pernacchia e mi è stato detto di andare direttamente a pagare. Oramai giugno era terminato; quindi con un po’ di calma venerdì scorso sono andato alla sede distaccata ACI per pagare. Mi si dice che a inizio anno la regione ha riordinato tutte le scadenze del bollo, e quindi la scadenza per la nostra auto non è più maggio (immatricolazione in Italia) ma marzo (prima immatricolazione in Spagna). Vabbè, pago il bollo auto: ci sono sei euro di mora, il che mi pare corretto visto che la “mia” scadenza l’ho saltata. Il problema pratico è però che io ho pagato fino a marzo, e quindi due mesi sono pagati doppi. Forse (forse) se vado alla sede centrale ACI di via Durando potrò fare qualcosa, ma quella è una bolgia dantesca: non so se valga la pena di perderci almeno una mattinata per una sessantina di euro. Il tutto non è una bella cosa, non trovate?

Statistiche del sito per giugno 2018

La crescita di maggio è stata un’illusione. Giugno ha segnato un nuovo abisso: I visitatori unici sono 17.979 con 40.563 visite; le pagine 93.470 e gli accessi 239.478. Ecco la top 5:

  1. _Ritorno al giurassico_ (mostra): 822 visite
  2. Eupnoico: 764 visite
  3. _Ragazze con i numeri_ (libro): 631 visite
  4. Centro Operativo Postale: 620 visite
  5. _Contro le elezioni_ (libro) : 566 visite

Non credo ci sia mai stato un mese con tre recensioni tra le cinque pagine più visitate! Per il resto, interessanti i 19 accessi via twitter a Daniele Manca e il copyright