_Making History_ (libro)

Tornare indietro nel tempo per ammazzare Hitler è un topos comune nella letteratura ucronica. Stephen Fry in questo suo romanzo (Stephen Fry, Making History, Arrow 2004, pag. 575, Lst 9,99, ISBN 9780099457060, link Amazon) parte da un punto di vista leggermente diverso: il protagonista, che sta per ottenere il dottorato con una tesi sulla storia di Hitler fin da prima della sua nascita, trova un sistema per rendere sterile il padre Alois. Quello che succede è che naturalmente l’universo si riassembla, e Michael si ritrova americano (Mikey…) anziché britannico, in un mondo dove Hitler non c’è ma il nazismo è rimasto, anzi è diventato ancora più forte. Non si può “fare la storia”: essa in un modo o nell’altro tenderà a ripresentarsi allo stesso modo, come Michael capirà dopo che gli è stato rivelato il segreto di Auschwitz e della Soluzione Finale. Proprio per questo però ci sarà la possibilità di tornare più o meno al passato.
Comprendo la logica di Fry nello scrivere la parte iniziale, ma resto convinto che le prime 150 pagine potevano essere 50 senza grandi problemi; se sopravvivete a un inizio che non sembra andare da nessuna parte, però, poi la storia prende l’abbrivio. Le parti scritte come un copione vanno anche bene: in fin dei conti ti lasciano la possibilità di cambiare passo al testo.

Il giorno e la notte

Stamattina ho portato il duo in stazione, perché partivano per il centro estivo Tim. Non che si siano girati dopo che li ho lasciati al gate, ma questo è normale. Nel pomeriggio poi hanno chiamato dalla struttura per dire che sono arrivati. Cecilia: “Ciao papà! siamo arrivati! Abbiamo anche visto un film sul pullman! Ho già due amiche, e dormiamo tutte in stanza insieme!” Jacopo, voce funebre: “Ciao, papà.” Io: “Tutto bene?” Lui: “Sì :-(” “Hai visto il film sul pullman?” “Era una schifezza :-(”

Nota a latere: l’altro giorno cercavo tra i miei ravatti una vite per sostituire quella che teneva ferma la luce della bicicletta e che si era spaccata. Cecilia come al solito stava a guardarmi, e io le avevo spiegato che mi serviva una vite di un certo tipo ma l’unica che avevo trovato aveva la testa troppo spessa e quindi non funzionava. Ieri sera arriva con due viti: “Guarda, sono come quelle che cerchi, le avevamo nella nostra stanza!” (immagino che Jacopo avesse distrutto qualcosa e tenuto le viti). Stamattina provo quella vite e vedo che funziona: allora oggi le ho detto “sai che la vite che mi hai trovato andava proprio bene? Grazie!” e lei, testuale: “È stata proprio una bella fortuna!”

C’è gente molto maleducata

Anche oggi la mia grande azienda mi ha lasciato a casa. Sono qui a fare editing nel manoscritto di mio nipote, quando squilla il telefono fisso, dal numero 0219956388. Ben sapendo cosa sarebbe successo, alzo il telefono e sento in sottofondo il solito call center. Poi arriva una voce maschile. Ecco la conversazione avvenuta.

(voce) Pronto?
(io) Pronto.
(voce) Parlo con Maurizio Codogno?
(io) Sono Maurizio Codogno. [Nota per chi è arrivato per caso a leggere questo post: mai rispondere “sì”. Non si sa mai come la telefonata possa essere tagliuzzata]
(voce) La chiamo per la sua linea Telecom….
(io) Scusi, lo sa che sono un dipendente Telecom?
(suono di occupato)

Ora, già io ho poca stima di chi lavora in questi call center per cercare di spillare soldi agli ignari utenti. Ma non ho nessuna stima di chi butta giù così le chiamate nell’illusoria speranza di guadagnare dieci secondi (dire la classica bugia “oh, mi scusi, i nostri sistemi devono avere dei dati errati” non costa molto più tempo) per fare prima la chiamata successiva.

Come nota a latere, sarebbe molto interessante sapere come quel call center sappia che il mio numero di casa è intestato a me, visto che il mio numero non è in elenco. Tanto per dire, mentre stavo scrivendo ha chiamato un’altra persona che mi ha chiesto se ero il signor XXX (quello che esce fuori da una ricerca con il mio numero) e ha continuato con “quindi non abita nemmeno in via YYY” (come sopra). Non so se volesse vendere qualcosa oppure no – propendo per la seconda ipotesi – ma appunto la conversazione è stata tranquilla.

Israele è uno stato unicamente ebraico

Per capire esattamente cosa dicesse la legge approvata ieri sull’ebraicità di Israele, ho pensato bene di andare su Haaretz, che è fonte un po’ più diretta pur essendo contro il governo Netanyahu. In effetti c’è scritto «The draft bill the Knesset voted on is fundamentally different form the version the coalition had sought to advance in the past decade. Its main clauses were moderated following pressure within the coalition ranks and beyond.» Certo che ci sono punti piuttosto pesanti. Non tanto che Gerusalemme è capitale unica e indivisibile, perché credo sia semplicemente la ripetizione di quanto Israele afferma da una vita (Tra l’altro, quanta parte di Gerusalemme est è qualcosa tipo Nova Gorica, nata dopo la divisione del 1948?); oppure la definizione dello Shabbat come giorno festivo. Quello che mi preoccupa di più è l’ebraicizzazione forzata, togliendo l’arabo come lingua ufficiale e “dando un valore nazionale allo sviluppo delle colonie”. Risulta sempre più lontano il sogno del 1948 :-(

Ho e le edicole

La campagna di lancio di Ho (il gestore telefonico low-cost di Vodafone) ha una particolarità: le sim si possono prendere in edicola, o almeno nell’edicola vicino a casa mia che frequento. Per due volte la scorsa settimana mi sono trovato davanti clienti che stavano attivandosi un numero; ieri ho chiesto all’edicolante come andavano le cose e mi ha risposto “bene, ma sarebbero ancora andate meglio se in questi due giorni non avessi finito le sim; non me ne hanno ancora portate di nuove”.

Certo, un singolo punto vendita non è una base statistica valida: trovo però interessante questa tendenza a riciclare le edicole, o almeno quelle sopravvissute, come punti di contatto. Per esempio mi pare che IBS abbia fatto un accordo per consegnare i libri ordinati presso un’edicola. Sul vantaggio o no per Vodafone di spostare molti clienti su un altro brand (o magari di recuperarli da altri gestori) non ho abbastanza dati per discuterne :-)

Forse ci vuole davvero la Link Tax


Questo è un titolo nella home page odierna di Repubblica. Testo: “Se la vittima si è ubriacata volontariamente, la violenza sessuale resta ma non c’è aggravante”. Catenaccio: Per la Cassazione l’aumento di pena è giustificato se”a somministrare l’alcol è stato l’autore dell’abuso”. E via con l’indignazione da social.

Poi può capitare che per sbaglio qualcuno legga il testo dell’articolo, e scopre due cose. La prima è che la Cassazione ha sentenziato che c’era stata violenza (mentre in appello primo grado era stata accolta la tesi dei difensori degli stupratori, che «aveva sostenuto che non vi fosse stata condotta violenta da parte dei due, né riduzione ad uno stato di inferiorità, dato che la ragazza aveva bevuto volontariamente». Essersi ubriacata significa che la ragazza non aveva dato il consenso all’atto sessuale, e quindi quella era violenza sessuale: senza se e senza ma. Quello che ha poi aggiunto è che visto che la ragazza aveva bevuto di sua volontà non si poteva aggiungere alla condana l’aggravante aggiunta in adell’articolo 609-3 comma 2 del Codice penale: se cioè l’atto è stato compiuto “con l’uso di armi o di sostanze alcoliche, narcotiche o stupefacenti o di altri strumenti o sostanze gravemente lesivi della salute della persona offesa”. Non sono stati gli stupratori a farla ubriacare, quindi non hanno usato sostanze alcoliche. Tutto qui.

Abbiamo insomma un articolo che spiega correttamente le cose, un titolista che invece che scrivere “anche se ti sei ubriacata da sola è sempre violenza” (che è quello che ha detto la Cassazione) preferisce il titolone a effetto (aumento di pena “giustificato”? Tecnicamente è forse corretto, ma la parola ha una connotazione molto forte. Bastava scrivere “si ha quando”) e due esponenti politiche che evidentemente non sapevano assolutamente di che cosa si stesse parlando e hanno preso il titolo per oro colato. Sto cominciando a rivalutare la Link Tax che l’Europarlamento ha momentaneamente stoppato. Visto che con ogni probabilità Google deciderebbe di non dare più il suo servizio di news riusciremmo a ridurre la diffusione di questi titoli fuorvianti (se non faziosi, come suggerisce mfisk).

Aggiornamento: (17:00) ho corretto il testo iniziale, perché l’assoluzione è stata in primo grado mentre l’appello aveva sentenziato una condanna con aggravante che è stata tolta (giustamente, per le mie conoscenze di diritto) dalla Cassazione.

barconi d’antan

italiani più ripuliti La strategia politica di Matteo Salvini è più o meno la stessa che Silvio Berlusconi aveva ai suoi tempi: campagna elettorale permanente, considerando irrilevante il fatto di essere al governo – anzi, essere il governo, visto che pare occuparsi di tutto. Le maggiori differenze sono due: l’usare molto di più i social media, sfruttando il fatto che i media tradizionali seguono (leggi, “copiano”) a ruota, e la scelta di nemici esterni all’Italia anziché i “comunisti”, anche perché a definire comunisti quelli del PD non ci riesce più nessuno. (Nota: che le campagne siano sue o del suo Social Media Manager è irrilevante. Gli SMM nascono per essere invisibili, e non è un caso che da quando Rocco Casalino ha più spazio la comunicazione M5S sia peggiorata di brutto)

Ecco dunque che anche i mondiali di calcio diventano un pretesto per scagliarsi contro il nemico, in questo caso i Cattivi Francesi, e twittare Forza Croazia alla vigilia della finale. Vince poi la Francia? Nema problema: siamo pronti con il nuovo tweet che dice che “i veri campioni” sono quelli della staffetta 4×400 maschile che ha vinto ai mondiali U20 a Tampere e che ha anche avuto il buongusto di non inserire nessun nero in squadra a differenza delle omologhe ragazze ai Giochi del Mediterraneo. Certo che uno che si chiama Klaudio Gjetja è quasi certamente di etnia albanese e i suoi genitori sono probabilmente sbarcati con i barconi, ma ormai è tutto passato in prescrizione; e soprattutto, volete mica che qualcuno se ne accorga?

Quizzino della domenica: errori

Corinna, Quarto, Fiorenza e Pio hanno sostenuto un test, di quelli a cui bisogna scegliere la risposta esatta. Una risposta esatta vale un punto, una errata zero. Dopo la consegna dei risultati – non proprio eclatanti – i quattro hanno fatto i seguenti commenti:
Corinna: In media abbiamo ottenuto la metà dei punti possibili.
Quarto: Io ho fatto tre errori.
Fiorenza: Io ho risposto correttamente a nove domande.
Pio: Io ho fatto undici errori.
A quante domande ha risposto correttamente Corinna?
errore!

(un aiutino lo trovate sul mio sito, alla pagina http://xmau.com/quizzini/p326.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Problema da Varsity Math; immagine di sixsixfive, da OpenClipArt.)