Il primo giorno di scuola media dei gemelli

In breve: un casino. Sì, avevano solo due ore e mezzo di lezione (inglese e spagnolo Cecilia, arte e inglese Jacopo). Solo che dovevano entrare da due ingressi separati dai due lati, che per come è fatta Milano significa trecento metri di distanza. Non essendo io un esperto di bilocazione, alle 10:58 ho lasciato una Cecilia terrorizzata da sola all’ingresso sul cortile e ho portato uno Jacopo che faceva lo spavaldo all’ingresso principale (no, non si è neppure girato quando è entrato), per tornare al cortile, vedere che i ragazzini erano ancora lì a fare l’appello, mettermi in punta di piedi per farmi vedere da Cecilia (il passaggio è sull’ex alveo della Martesana, quindi abbassato rispetto al piano stradale) e mostrarle che non l’avevo abbandonata. Poi ho scoperto che non avevo stampato il Patto di Corresponsabilità (che dovrei anche spiegare loro) e che questa scuola non fornisce il diario (che così abbiamo comprato al volo ieri sera). Sembra facile :-(

Nice try

Da Natale i gemelli hanno un tablet (senza sim), e quindi passano il tempo che noi gli concediamo lì attaccati. Ovviamente sono sempre lì a chiedere che noi installiamo loro nuove app: per il momento il filtro famiglia resiste ancora ai loro sforzi.
Stasera Jacopo è arrivato chiedendomi trafelato di approvare una bellissima app per fare gli sfondi. Era il filtro famiglia per la Nintendo Switch :-)

Arruffianamento filiale

Stamattina, mentre li portavo a scuola, Cecilia era insolitamente loquace: magari l’essere per una volta in orario e non in ritardo, e quindi camminare a passo normale, ha aiutato. Ad ogni modo, ha cominciato a indicare la fila di alberi a fianco dei binari del tram dicendomi “che bei colori!”, al che ho naturalmente concordato. Poi mi chiede “ma come fanno i pittori a disegnare così bene? Sono andati a scuola?” e io “Certo, sono andati a imparare da altri pittori”. “E tu conosci qualche pittore?” “Purtroppo no”.

Fin qua nulla di strano. Però ha proseguito con “E invece i quadri di arte astratta?” al che ho cominciato ad arrampicarmi sugli specchi, e ho replicato “Eh, l’arte astratta è una cosa molto complicata da capire. Bisogna essere davvero bravi a fare un quadro astratto e non dei semplici scarabocchi: per esempio io non ci riuscirei affatto”. E lei “Ma non è vero, papà! Tu sei bravissimo!”

Nove anni e già bravissima a fare la ruffiana :-)

Il giorno e la notte

Stamattina ho portato il duo in stazione, perché partivano per il centro estivo Tim. Non che si siano girati dopo che li ho lasciati al gate, ma questo è normale. Nel pomeriggio poi hanno chiamato dalla struttura per dire che sono arrivati. Cecilia: “Ciao papà! siamo arrivati! Abbiamo anche visto un film sul pullman! Ho già due amiche, e dormiamo tutte in stanza insieme!” Jacopo, voce funebre: “Ciao, papà.” Io: “Tutto bene?” Lui: “Sì :-(” “Hai visto il film sul pullman?” “Era una schifezza :-(”

Nota a latere: l’altro giorno cercavo tra i miei ravatti una vite per sostituire quella che teneva ferma la luce della bicicletta e che si era spaccata. Cecilia come al solito stava a guardarmi, e io le avevo spiegato che mi serviva una vite di un certo tipo ma l’unica che avevo trovato aveva la testa troppo spessa e quindi non funzionava. Ieri sera arriva con due viti: “Guarda, sono come quelle che cerchi, le avevamo nella nostra stanza!” (immagino che Jacopo avesse distrutto qualcosa e tenuto le viti). Stamattina provo quella vite e vedo che funziona: allora oggi le ho detto “sai che la vite che mi hai trovato andava proprio bene? Grazie!” e lei, testuale: “È stata proprio una bella fortuna!”

L’utilità dei bagnini

Ieri eravamo in spiaggia, io e Anna sulle sdraio e il duo sugli scogli del frangiflutti, a una trentina di metri dalla spiaggia. Per un po’ se ne sono stati a disturbare un povero pescatore, poi sono scesi più in basso. A un certo punto sento degli alti lai con una voce che riconosco: era Jacopo che strillava come un ossesso perché era scivolato e si era ferito al torace (nulla di profondo, solo tanta scena come si vede dalla foto). Io non sarei stato di nessun aiuto, ammesso che fossi riuscito a nuotare fino a là, così Anna è andata a prenderlo e a convincerlo a rientrare nonostante il dolore dell’acqua salata sulla ferita: dopo un po’ si è scocciata, è ripartita e il giovyne l’ha seguita mesto a ruota. (Non preoccupatevi, oggi era di nuovo in acqua).

In tutto questo è brillato il ruolo del bagnino. Non dico che sarebbe dovuto andare lì, in fin dei conti c’era mia moglie. Ma magari chiedere se c’era bisogno di qualcosa, una volta che sente le urla di qualcuno, magari sì (la sua postazione era alla nostra stessa distanza). Invece niente di niente. A che diavolo servono allora?

giovani geometre

ceci-rombi Ogni tanto Cecilia viene a vedere cosa faccio al computer. Ieri sera stavo scrivendo per il mio nuovo libro, e a fianco del pc c’era un foglio dove avevo fatto uno schizzo dei due rombi di Penrose che tassellano il piano in modo aperiodico, come nella figura qui a fianco.
Cecilia li guarda e mi chiede come mai li ho disegnati: io le rispondo che era una prova che avevo fatto per fare poi un disegno al computer. Lei li guarda ancora, completa il rombo BCE’ e dice “Guarda papà! Ho disegnato un cubo!”
Posso essere fiero di lei?

Il primo giorno di scuola (dell’infanzia)

Oggi Jacopo e Cecilia hanno iniziato a frequentare l’asilo la scuola materna (umph) la scuola dell’infanzia. In due classi differenti, il che significa con due genitori differenti a gestirli, visto che il primo giorno bisogna stare in classe con loro. (ehm… chissà come mai degli altri tredici bimbi inseriti oggi c’erano tredici mamme).
C’è stato un attimo di tensione a metà mattinata, quando Cecilia si è presentata nell’aula dove eravamo io e Jacopo strillando “dov’è Jacopo!”, ma per il resto tutto bene… tranne quando è suonata la campanella. In genere si sentono storie di bambini che piangono quando i genitori li lasciano a scuola; Anna e io abbiamo due figli che piangono perché non vogliono andare via da scuola…

Morso papà

In questi giorni Cecilia ha un’irritazione dovuta al pannolino. L’altra sera, mentre la cambiavo, mi diceva che le faceva male; mentre prendevo la crema, mi dice “qui morso papà”. Naturalmente questo di per sé non è un problema: anche se fossero passati quelli del Telefono Azzurro avrebbero notato che di morsi non c’era traccia e che il motivo di quegli arrossamenti è tutt’altro. Però mi chiedo cosa succederebbe se avesse un livido perché correndo ha sbattuto da qualche parte e a domanda rispondesse in quel modo. Come farei a dimostrare che non sono stato io, che notoriamente i bambini li mangio e quindi potrei benissimo picchiarli?