Poveri professori

Mio figlio Jacopo (terza media) doveva fare un compito di inglese, parlando di un parco nazionale statunitense a sua scelta. È arrivato tutto gongolante col suo furbofono, dove aveva chiesto a ChatGPT di parlargli di questo parco e aveva avuto come risposta un malloppazzo di roba.

Ho avuto buon gioco a fargli notare che se avesse provato a scrivere quelle cose la sua professoressa lo avrebbe immediatamente sgamato, visto che non sapeva nemmeno cosa significassero in italiano; così si è rimesso all’opera, usando quel testo più o meno come noi facevamo ai nostri tempi con opere tipo “Il libro delle mie ricerche” (e qui si vede quanto io sono anzyano). Ma direi che è indubbio che gli insegnanti dovranno farsi molto più furbi per trovare un modo per capire di quale sacco è la farina dei compiti a casa. Posso dire che vedo la cosa piuttosto preoccupante?

Sicurezza di sé

Ieri Cecilia è andata a scuola con una gonna lunga plissettata che era di Anna (e che probabilmente tornerà ad essere di Anna l’anno prossimo, se Cecilia cresce ancora). La sera ci ha rraccontato che le hanno detto che stava molto bene e che lei ha risposto “Certo, lo so”.

Nativi digitali

Oggi Jacopo mi ha detto di avere finito i giga del telefono (che sono trenta per un mese: tenete conto che per una settimana è stato senza telefono perché il vecchio si era rotto, e in questi giorni era comunque a casa e non in giro). Gli chiedo “ma scusa, col nuovo telefono non hai messo il wifi?” La sua risposta: “Sì, ma visto che funzionava male l’avevo tolto perché tanto ero a casa e quindi non avrei consumato giga.” Signori della corte, ho terminato.

etica peculiare

I gemelli stanno guardando The Good Place. Sono arrivati all’episodio in cui Michael tira fuori il dilemma del tram: un tram sta per uccidere cinque persone legate sui binari, ma noi possiamo farlo deviare e farlo finire su un altro binario dove c’è una sola persona. Cosa facciamo?

La risposta di Cecilia è stata “è la stessa cosa, tanto prima o poi muoriamo tutti”.

Chi ha tempo non aspetti tempo

Ieri i gemelli hanno compiuto 12 anni. Stamattina hanno ricevuto la prima dose di Pfizer.
Il duo era prenotato per il 30 agosto a Milano, ma abbiamo sfruttato l’ambulanza del progetto Gulliver che stamattina sostava sul lungomare e gli accordi di reciprocità che regione Liguria ha stretto con Lombardia, Piemonte ed Emilia. Tutto tranquillo, a parte gli otto minuti per convincere Cecilia a farsi iniettare il vaccino…

Il primo giorno di scuola media dei gemelli

In breve: un casino. Sì, avevano solo due ore e mezzo di lezione (inglese e spagnolo Cecilia, arte e inglese Jacopo). Solo che dovevano entrare da due ingressi separati dai due lati, che per come è fatta Milano significa trecento metri di distanza. Non essendo io un esperto di bilocazione, alle 10:58 ho lasciato una Cecilia terrorizzata da sola all’ingresso sul cortile e ho portato uno Jacopo che faceva lo spavaldo all’ingresso principale (no, non si è neppure girato quando è entrato), per tornare al cortile, vedere che i ragazzini erano ancora lì a fare l’appello, mettermi in punta di piedi per farmi vedere da Cecilia (il passaggio è sull’ex alveo della Martesana, quindi abbassato rispetto al piano stradale) e mostrarle che non l’avevo abbandonata. Poi ho scoperto che non avevo stampato il Patto di Corresponsabilità (che dovrei anche spiegare loro) e che questa scuola non fornisce il diario (che così abbiamo comprato al volo ieri sera). Sembra facile :-(

Nice try

Da Natale i gemelli hanno un tablet (senza sim), e quindi passano il tempo che noi gli concediamo lì attaccati. Ovviamente sono sempre lì a chiedere che noi installiamo loro nuove app: per il momento il filtro famiglia resiste ancora ai loro sforzi.
Stasera Jacopo è arrivato chiedendomi trafelato di approvare una bellissima app per fare gli sfondi. Era il filtro famiglia per la Nintendo Switch :-)

Arruffianamento filiale

Stamattina, mentre li portavo a scuola, Cecilia era insolitamente loquace: magari l’essere per una volta in orario e non in ritardo, e quindi camminare a passo normale, ha aiutato. Ad ogni modo, ha cominciato a indicare la fila di alberi a fianco dei binari del tram dicendomi “che bei colori!”, al che ho naturalmente concordato. Poi mi chiede “ma come fanno i pittori a disegnare così bene? Sono andati a scuola?” e io “Certo, sono andati a imparare da altri pittori”. “E tu conosci qualche pittore?” “Purtroppo no”.

Fin qua nulla di strano. Però ha proseguito con “E invece i quadri di arte astratta?” al che ho cominciato ad arrampicarmi sugli specchi, e ho replicato “Eh, l’arte astratta è una cosa molto complicata da capire. Bisogna essere davvero bravi a fare un quadro astratto e non dei semplici scarabocchi: per esempio io non ci riuscirei affatto”. E lei “Ma non è vero, papà! Tu sei bravissimo!”

Nove anni e già bravissima a fare la ruffiana :-)