_Uses of Infinity_ (libro)

Nei primi anni ’60 del secolo scorso ci fu un fiorire di libri che trattavano la matematica moderna: piccole monografie su argomenti che non venivano trattati nelle scuole superiori ma non richiedevano conoscenze troppo elevate. Io da bambino ne avevo letti (tradotti, claro…) alcuni della versione britannica Open University, e da ragazzo altri della versione americana MAA (di livello un po’ più elevato), tutti tradotti dalla Zanichelli. Per curiosità ho preso questo libro del secondo gruppo (Leo Zippin, Uses of Infinity, MAA 1962, pag. 151, ISBN 9780394015637), ma ne sono rimasto deluso. A parte un paio di punti, tutto il resto mi è parso pesante, più legato al testo di un corso che a un modo per raccontare cose per i curiosi. Soprattutto il libro non parla poi così tanto di infinito quanto uno potesse aspettarsi.

Sergio Marchionne

Diciamolo alla Fantozzi: è stato un lup. mannar. gran figl. di putt. Non si è fermato davanti a nulla, operai, sindacati ma anche Confindustria. Romiti in confronto a lui era un mollaccione (avrei detto “agnellino”, ma non mi pareva il caso di fare battute).

Finanziariamente era però un genio. Dal farsi dare soldi da General Motors per non essere comprati ad acquistare Chrysler coi soldi che Obama ha dato per le commesse immediate, ha fatto capire che la “finanza creativa” non era quella di Colaninno, Tronchetti Provera e Tronchetti Provera (ripetizione voluta) che compravano Telecom coi soldi di Telecom. Tutto il resto è cine, come si diceva a Torino quando ero ragazzo: il pullover era solo l’equivalente dell’orologio portato da Giuanin Lamiera sopra il polsino.

Non credo sapremo mai cosa è successo davvero in quest’ultimo mese, ma in verità quella è una cosa privata.

Sono stato dimesso

O meglio ho la lettera di dimissione ma sono ancora in ospedale aspettando che Anna possa prendermi.
Continuo a non usare Facebook, se vi chiedeste perché non rispondo là. Per un po’, ancora niente post o quasi.

Avviso

Sono in ospedale e domani mi operano all’occhio. Quindi per un po’ – a parte i post programmati per sabato e domenica – non leggerete nulla.

Per una volta avrei dovuto seguire il dottor Google

Mercoledì scorso ho cominciato ad avere qualche problema con la visione periferica. Se puntavo l’occhio vedevo bene, ma mi restava una strana situazione. Una guglata I aveva detto “possibile distacco della retina”. Vabbè. Venerdì ero a casa in solidarietà; ho portato i bimbi in stazione perché partivano per la colonia, passo dall’ottico sotto casa che mi fa immediatamente chiamare un oculista. Gli descrivo i sintomi: mi dà un appuntamento per mercoledì dicendomi però di andare al pronto soccorso se mi fosse capitato di vedere lampi di luce.

Sabato dopo cena un paio di punti luminosi mi fanno decidere:Anna mi porta al pronto soccorso dell’oftalmico. Arrivo per le 22: al triage l’infermiera mi fa “guardi che c’è una lista di attesa lunghissima”, al che replico “aspetterò”; mi dà un codice bianco con una diagnosi paraculista al massimo. Con santa pazienza aspetto fino all’una passata, quando finalmente arriva il mio turno e l’oculista di guardia conferma che c’è un distacco della retina in corso, mi dice di tornare lunedì mattina in reparto per stabilire la data dell’operazione, mi intima di stare il più possibile sdraiato e mi cazzia per non essere andato prima. Mi fa uscire con la richiesta di ticket, poi mi richiama e mi rifà il referto in codice verde, o più precisamente l’ossimoro “urgenza differita”.

Noticina: non mi avrebbe cambiato la vita pagare i 25 euro, e fosse per me farei pagare prima ed eventualmente rimborsare poi per scremare; e ad ogni modo non ho idea di quale sia la differenza logica tra codice bianco e verde (se bianco è “non saresti dovuto venire al pronto soccorso” mi chiedo perché il triage non mi abbia messo un verde che al più sarebbe stato declassato dal medico). Ma il vero punto è un altro : possibile che per una volta avrei dovuto seguire i consigli della rete?