ILVA

No, non aggiungo il mio pensiero su cosa fare dell’ILVA. Non ho assolutamente le competenze non dico per dare una soluzione, ma neppure per parlare con cognizione di causa. Tutto quello che posso fare è notare alcune cose.
– Ho letto che l’ILVA vale l’1,5% del PIL italiano, quindi circa 29 miliardi l’anno. Il suo fatturato 2016 era di 2,2 miliardi: anche considerando l’indotto e un ipotetico raddoppio della capacità produttiva siamo ben lontani.
– Scudo penale: siamo abituati a leggi che cambiano artatamente i limiti, chi ha la mia età si ricorda certo dell’atrazina e anche chi è più giovane dovrebbe ricordarsi della ThyssenKrupp. La fregatura è che mentre in quest’ultimo caso la (mancata) sicurezza era nei confronti degli operai, l’inquinamento dell’ILVA è per tutta la zona intorno: insomma, rimane la scelta su quanto morire. Ciò detto, non sono riuscito a capire quanto tempo ci voglia per rientrare in parametri accettabili di inquinamento nel caso si facessero davvero questi lavori: la mia preoccupazione è che quello dello scudo sia un modo per non fare nulla e risparmiare soldi.
– Occupazione: è il solito ricatto “preferite morire di fame o di cancro?” che abbiamo visto tante volte. Premesso che non credo in una riconversione post-industriale della zona – soprattutto in tempi brevi – non ho proprio idea di quale sia la scelta meno peggiore nel breve termine. Il vero guaio è che mi pare che non lo sappia nessuno.

Scusate se per una volta non ho fatto lo scodellatore di soluzioni :-)

so’ ppiú fforte da’a Treccani!

Lunedì ho postato le solite statistiche del sito, immaginando non le leggesse nessuno. Invece Ferdinando Traversa non solo ha guardato anche quel post, ma è andato alla caccia della parola “eupnoico” su Google, mostrando che in effetti il mio blog è il primo risultato, davanti persino alla Treccani (che però ha il sostantivo “eupnea” e non l’aggettivo); l’unica voce davanti è quella del dizionario che però è un po’ più difficile da capire, anche se c’è la parola “normale”. Ma in effetti leggere “Proprio dell’eupnea: respiro e., regolare. • Di farmaco analettico del respiro.” (Per la cronaca, “analettico” significa “che eccita”). A questo punto è chiaro perché ci sono sempre così tante visualizzazioni di quel post. È un circolo virtuoso, o vizioso se preferite: è in cima alla pagina di ricerca, quindi tanta gente ci clicca, quindi Google pensa che sia importante e lo lascia in cima alla pagina.

Vedete il piccolo problema? Per quanto io possa avere scritto un post chiaro e comprensibile, non ha senso che la mia rendita di posizione si perpetui. Notate che non avevo applicato nessuna tecnica SEO, anche perché non me ne farei nulla: è proprio un portato dell’algoritmo di Google. Ma quello che è peggio, questo mostra come le persone non solo non superino la prima pagina dei risultati, ma spesso si fermino al primo e ci clicchino su. Google aveva evidentemente ragione quando ha messo il tasto “mi sento fortunato” nella pagina di ricerca – c’è ancora, ho controllato – ma questo mostra che il suo potere è ancora maggiore di quanto si potesse immaginare, perché siamo noi a darglielo. Non solo spostare un risultato oltre i primi dieci annulla le probabilità che sia visto, ma anche solo toglierlo dalla prima posizione dà un durissimo colpo alla visibilità. Devo dire che la cosa preoccupa persino uno come me che generalmente pensa positivo…

Siti che chiudono per il weekend

È un po’ che cerco di domiciliare il bollo auto, così non mi dimentico di pagarlo. Ci avevo tentato l’anno scorso senza risultato: così a fine maggio, dopo averlo pagato ancora una volta in ritardo, scrissi a infobollo@lombardia.aci.it e a inizio luglio (luglio, non giugno) ottenni la risposta sui vari modi possibili oltre a quello che avevo tentato inutilmente. Domenica sera finalmente mi sono deciso a ritentare la sorte, e ho provato ad andare nella pagina della Regione Lombardia e compilare il modulo di “DomiNciliazione bancaria” (guardate il titolo della pagina) da spedire in formato cartaceo. Metto i dati della macchina di Anna, e mi arriva un messaggio “Targa non esistente – si prega di contattare l’Assistenza ACI” (senza nemmeno un’email o un numero di telefono). Lunedì mattina alle 7 riapro la pagina, dico che sto facendo la cosa per conto terzi… e miracolosamente la targa viene (ri)trovata, cosa di cui non avevo dubbi poiché tutti gli anni ci arriva la notifica di pagamento. L’unica ipotesi plausibile è che la base dati sia una fan di Luigi Di Maio e la domenica resti chiusa.

(Ora devo solo trovare un francobollo, e non garantisco sarà impresa facile)

“mittenti” dello spam

È un triste segno dell’età avanzante che i messaggi di spam “Enlarge Your P-nis” stiano lasciando il posto a quelli “Nuovo rimedio per la Prostata”. Però è buffo vedere che il nome scelto casualmente per il mittente sia “Alessandro Gilioli”…

statistiche del sito per ottobre 2019

Ottobre ha visto una leggera risalita nel numero di visitatori, ma un calo ancora maggiore nel numero di accessi e pagine. Ci sono stati 15.067 visitatori per 33.783 visite, le pagine accedute sono state 80.148 e gli accessi 188.571. La Top 5 è sempre asfittica: spicca la presenza di un vecchi

  1. Eupnoico: 476 visite
  2. Codice bianco all’Ikea: 306 visite
  3. Amazon non vuole la mia recensione di Baricco!: 287 visite
  4. Instapaper: 266 visite
  5. Google e la direttiva copyright: chi l’avrebbe mai detto?: 265 visite

Degni di nota i 289 accessi a un’immagine dagli Archivi di .mau., i 229 alla pagina dei libri e i 195 alla prova del nove.

Quizzino della domenica: divisione del quadrato

Siete in grado di dividere il quadrato mostrato qui in figura in due parti della stessa area, usando i tre segmenti lì mostrati che hanno la stessa lunghezza del lato del quadrato? I segmenti non possono ovviamente essere spezzati né sovrapposti in tutto o in parte, né uscire dai bordi del quadrato: possono però incrociarsi.

(un aiutino lo trovate sul mio sito, alla pagina http://xmau.com/quizzini/p414.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Problema di Serhiy e Peter Grabarchuk, da WSJ Brain Games.)

_I teoremi di incompletezza_ (libro)

[copertina] A Lolli piace parlare dei teoremi di incompletezza di Gödel, principalmente perché sa che vengono mal compresi. In questo ultimo suo libretto (Gabriele Lolli, I teoremi di incompletezza, Il Mulino 2019, pag. 153, € 12, ISBN 9788815283689) non parla però proprio dei teoremi, quanto di tutto quello che sta loro intorno. A me per esempio è molto piaciuta la parte sugli “anticipatori”: conoscevo naturalmente i paradossi di Berry e di Richard, ma non sapevo che Post fosse andato vicino all’esposizione – e non avevo mai sentito parlare di Finsler. Un altro punto di forza è la considerazione di quei teoremi dal punto di vista della computabilità: in effetti la tesi di Church-Turing semplifica parecchio il contesto del teorema, e permette una via più semplice alla dimostrazione. Ah, dimenticavo: Penrose e (il secondo) Wittgenstein vengono blastati, come si suol dire.
Le osservazioni di Lolli non sono mai banali, e quindi la lettura è piacevole: l’unico problema che ho trovato è quando parte con il formale, perché assume una serie di conoscenze tecniche, anche a partire dal formalismo, che non sono banali. Io per esempio non riesco a recuperare tutto. Il lettore è avvisato.

Troppa grazia, sant’ATM!

Ieri mattina la tratta della metropolitana gialla tra Maciachini e Comasina era bloccata perché un mezzo per il lavaggio gallerie si è bloccato nella notte, e fino a mezzogiorno non sono riusciti a toglierlo dai binari. A volte capita: bisogna dire che la comunicazione è stata completa: a parte il sito, venivano diffusi messaggi più o meno ovunque nelle stazioni della metropolitana, e alle fermate della metropolitana c’era un esercito di uomini ATM. Ieri ero a casa in solidarietà e dovevo andare ad Affori, portandomi dietro i bambini; quindi ho visto la situazione in diretta, essendo partito verso le 10:30.

Non ho dubbi sui 50 bus messi sul percorso: per dire, ne era partito uno mentre eravamo arrivati, siamo saliti su quello dopo che è partito dopo neanche due minuti. Però erano le 10:30, appunto: il bus dove eravamo noi era praticamente vuoto. Inoltre l’asse Imbonati – Pellegrino Rossi – Astesani è un imbuto, con auto che parcheggiano in mezzo alla strada: in pratica gli snodati andavano a passo d’uomo e spesso si fermavano per far passare i bus in direzione opposta. Aggiungiamo il vecchietto che è salito a Dergano senza guardare la scritta M3 e si è lamentato perché il bus non ha fatto la fermata della 70 (oggettivamente, visto che tanto si andava avanti a passo d’uomo, ATM poteva anche dire agli autisti di fare quelle fermate; chiaramente senza un ordine specifico l’autista non l’ha fatto). Insomma, cinquanta bus avevano senso alle 8 del mattino, ma forse si poteva rimodulare il servizio a metà mattinata…