Da Fidèl a Smart

Un esempio di confezione Smart (dal sito esselunga.it)

Chi frequenta i supermercati Esselunga conosce bene i prodotti della linea Fidèl. Nata come linea a basso prezzo, e quindi nascosta in cima o in fondo agli scaffali, ha perso sempre più importanza: per dire, Esselunga a un certo punto ha deciso di fare prodotti a marchio “Esselunga Top”, proprio per scegliere un posizionamento diverso.
È possibile che questa scelta non abbia portato chissà quali risultati, a differenza per esempio di quello che fa Coop con i suoi prodotti private label “Fior da fiore”; o magari qualcuno ha deciso che ora che Castro è morto e sepolto occorreva modernizzare anche quel brand. Così da qualche mese possiamo trovare sugli scaffali tanti prodotti della linea “Smart”, caratterizzati da una confezione color giallo pugno-nell’occhio, indicazioni minimali sulle etichette – praticamente solo il nome e quanto richiesto per legge – e un prezzo concorrenziale anche rispetto ai discount. Potete trovare una disanima più tecnica sulla scelta markettara qui, mentre se volete trovare un confronto con i prodotti marchiati Esselunga c’è questa disamina del Fatto Alimentare, che mostra come la qualità almeno nei prodotti alimentari sia nettamente inferiore, ed è probabilmente per questo che Esselunga ha scelto di non associare esplicitamente il nome della catena a questi prodotti. Io nel mio piccolo ho fatto un rapido controllo sui prodotti a base di latte, e la materia prima per tutti arriva dalla Germania o dall’Austria: d’accordo che Esselunga è concentrata nel nord Italia, ma mi chiedo quanto poco costi il latte lì per rendere economico il trasporto fino da noi…

10 comments

  1. Leggo in giro: «In Italia si producono, in media, tra 10,5 e 11 milioni di tonnellate di latte l’anno (…) Poiché il consumo complessivo di latte e derivati nel nostro Paese corrisponde a circa 18 milioni di tonnellate in equivalente latte, (…) significa che la nostra produzione copre attorno al 60% del fabbisogno nazionale, mentre il resto viene importato».
    Se calcoliamo che molti prodotti DOP/IGP/ecc sono legati all’uso di materie prime italiane o addirittura di solo certe zone d’Italia, ovvio che il latte di produzione italiana costi di più.

    https://mangimiealimenti.it/articoli/452-il-latte-in-italia-i-numeri-sulla-produzione

    • Attenzione, però. È vero che molti prodotti devono usare latte italiano o addirittura di zone specifiche per il disciplinare, ma per esempio il latte fresco potrebbe non essere italiano eppure tutti mettono ben chiaro che il loro latte è solo italiano…

      • Esatto, trovo logico che un latte economico sia estero, vista la xenofobia italiana in campo alimentare, che attribuisce ad un latte un plus anche solo per essere sgorgato da italiche mammelle di italiche vacche!

  2. L’articolo da Lei richiamato è a pagamento, e mi stupisco che Ella sia abbonato a RetailWatch

    • eppure io l’ho letto (ok, magari due mesi fa, ma l’ho letto)!

    • in effetti pare che retailwatch blocchi gli articoli dopo un po’ di tempo, e io sia riuscito a leggerlo prima del blocco.
      Comunque il succo era che in questo modo Esselunga puntava ad avere un’offerta verticale per tutti i tipi di consumatori, e quindi trattenerli da loro.

    • guarda, è ancora peggio di quanto pensi. Stavo scrivendolo, e sapendo la mia incapacità congenita di mettere le m e le n a posto mi sono detto “beh, deriva da esame, quindi ci va la m”… col risultato ivi esposto.

  3. Però nell’articolo del fatto alimentare non si parla di latte tedesco!

    Detto questo, la cosa colpisce ancora di piú perché in Germania il latte tedesco (che costa ca. 30c/litro) è fuori mercato a causa del latte dell’Europa orientale.