Viadotti a rischio

Io sono una persona fondamentalmente buona e sarei anche stato dell’idea che il ponte Morandi sia crollato per una serie di ragioni non così facilmente predicibili. Vedere però che dopo un anno e quattro mesi né Autostrade per l’Italia né altri concessionari come i Gavio abbiano pensato di fare un controllo accurato e completo dei viadotti nelle tratte autostradali da loro gestite mi fa capire che forse non è proprio così e l’unico interesse che hanno è ciucciarsi i soldi dei pedaggi e fare meno del minimo indispensabile per la manutenzione. Insomma, forse è venuto davvero il momento di revocare le concessioni per mancato rispetto del contratto di servizio.

Però non è tutto così semplice. Perché mai lo STato ha sempre delegato i concessionari e non ha mai fatto controlli per conto suo fino ad adesso?

Radici e buchi

Qui a sinistra – e non ho capito come mai sia venuta così piccola – c’è l’immagine del buco che ha lasciato l’albero caduto domenica in piazzale Maciachini: quello mostrato qui, insomma.

Lì sotto passa la metropolitana, e quindi le radici non possono scendere più di tanto: ma trenta centimetri scarsi mi sembrano davvero poche per una pianta così grande, e mi chiedo se gli altri alberi sono sicuri oppure no. Secondo voi?

sono arrivato ultimo

Nelle elezioni per il consiglio di istituto nella scuola dei gemelli che si sono tenute domenica e lunedì sono arrivato assolutamente ultimo. Insomma, anche se non ci fosse stata la lista che si era presentata senza che i proponenti avessero firmato (cosa che non hanno fatto perché “frutto di incompetenza”, l’hanno detto loro stessi) non ci sarei comunque stato.

Non so come dirvelo, ma la cosa non mi riempie esattamente di lacrime…

Devo le mie scuse a Enzo Mazza

Un anno fa, mentre la direttiva europea sul copyright stava arrivando al dunque, ho partecipato a un panel di persone tecnicamente interessate per una ragione o per un’altra alla direttiva. Io ero naturalmente presente con il cappellino di Wikimedia Italia, e nel mio intervento ho tra l’altro detto che ci mancava ancora che la direttiva vietasse di usare liberamente l’URL di un articolo di giornale, perché in tal modo si romperebbe Internet. Enzo Mazza, che ha parlato dopo di me, ha subito zittito il “ragazzino” affermando che lo stesso si diceva per la musica gratuita, ma alla fine il mercato discografico è riuscito a far valere le proprie (giuste, neh) ragioni e ora si può legalmente ascoltare musica in streaming pagando il giusto compenso. D’accordo, il paragone non c’entrava nulla, perché io non stavo dicendo che si potevano liberamente copiare gli articoli di un giornale, ma non impuntiamoci sui particolari.

Ora, Enzo Mazza è da decenni ai vertici della FIMI, l’associazione dei discografici italiani, e quindi lo pagano – spero per lui bene – per dire queste cose, anche se probabilmente le pensa anche. Nessuno invece mi paga per dire le mie cose, e quindi ho l’inestimabile libertà di poter cambiare idea se mi accorgo di avere sbagliato, e la mia affermazione di allora aveva almeno due errori. Il primo è che avrei dovuto dire “web” e non “Internet”. Il secondo è che quello che romperebbe il web non sono le URL non libere, ma il DNS. Senza DNS non puoi arrivare da nessuna parte (no, non basta l’IP con HTTP/1.1), mentre senza URL libere non cambia molto in assoluto, perché il sito può implementarsele internamente. Quindi Mazza aveva ragione e io torto.

Perché racconto tutto questo solo ora? Beh, mi è tornato in mente leggendo questo articolo di Prima Comunicazione dove si legge che la commissaria alla concorrenza Vestager sta controllando con i francesi il modo in cui Google ha ottemperato alla direttiva copyright (ne avevo parlato, ricordate?) affermando che «può verificarsi un problema di biopotere se un gigante […] impone i propri termini e le proprie condizioni non in linea con ciò che è stato previsto dalla nuova legislazione sul copyright» e quindi pensa a una possibile modifica della direttiva. Nell’attesa che qualcuno mi illumini sul significato di biopotere in quel contesto, mi permetto di suggerire alla commissaria la modifica definitiva. La direttiva specifica già il concetto di ‘press publication’. Basta pertanto emendare l’articolo 13 togliendo i commi dal secondo al quarto (le eccezioni alla richiesta di soldi per fare i link) e per sicurezza aggiungendo un comma che stabilisce una somma minima per questo “ancillary copyright” creato dalla direttiva, in modo che Google e amici vari non possano applicare la loro forza di mercato. Più una regola è semplice, più è difficile trovare dei cavilli; a questo punto gli editori potranno essere certi che Google finalmente smetterà di inventarsi scappatoie e smetterà di indicizzare le loro pagine, e sicuramente il mercato saprà autoregolarsi e trovare qualcun altro pronto a prendere il posto della Grande G.

Votare è pericoloso

[foto dei VVF, http://www.vigilfuoco.it/sitiVVF/milano/]

Oggi si votava per il rinnovo del Consiglio d’Istituto nella scuola dei bambini. Verso le 11:25 Anna e io siamo usciti, abbiamo preso al volo un tram che passava – la domenica mattina ce n’è uno ogni quarto d’ora – siamo arrivati in piazzale Maciachini e svoltato verso l’ingresso laterale della scuola, mentre mi lamentavo di come avessero fatto da cane il marciapiede davanti alla scuola quando la metropolitana arrivò a Maciachini. votato e scambiato due chiacchiere con gli scrutatori, visto che tanto non c’era nessuno. Usciti verso le 11:45, abbiamo guardato dopo quanto tempo sarebbe passato il tram. La palina indicava quattro minuti di attesa: visto che era un momento in cui non pioveva, non valeva la pena di aspettarlo per fare una fermata, massimo due e poi scendere. Direi che abbiamo fatto bene, visto cosa è successo cinque minuti dopo.

(per la cronaca, noi avremmo preso il tram nell’altra direzione, e probabilmente saremmo partiti un minuto prima della caduta dell’albero, quindi non preoccupatevi)

Quizzino della domenica: palline da ping pong

In Matelandia, come ben sapete, tantissimi oggetti iperuranici sono presenti in quantità infinita. Tra questi oggetti con disponibilità a piacere ci sono delle palline da ping pong con impresso un numero intero positivo, da #1 in su. (Nel caso vi chiedeste come mai c’è anche un cancelletto, è perché era il modo più semplice per distinguere il 6 dal 9. Il cancelletto si mette sempre prima del numero). Supponete ora di prendere un numero finito di palline, numerate come volete, e metterle in un contenitore parecchio ampio. A ogni mossa prendete a caso una pallina, guardate il numero che ha, la togliete e aggiungete un numero qualunque (finito) di palline, con l’unica regola che il numero presente su queste palline deve essere strettamente minore di quello della pallina tolta. Questo significa che se estraete una pallina #1 non potete aggiungerne nessuna, ma con una pallina #666 potete rimetterne un milione di #42, e magari un paio di #314 così per sport. Dimostrate che prima o poi svuoterete il contenitore.

[pallina]

(un aiutino lo trovate sul mio sito, alla pagina http://xmau.com/quizzini/p417.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Problema di Raymond Smullyan)

_Zerologia_ (libro)

Confesso che mi aspettavo qualcosa di più da questo libro (Claudio Bartocci, Piero Martin, Andrea Tagliapietra, https://amzn.to/36GYZUZ : Sullo zero, il vuoto e il nulla, Il Mulino 2016, pag. 194, € 14, ISBN 9788815260420) dove un matematico, un fisico e un filosofo parlano dell'”assenza” nei loro rispettivi campi. Il risultato finale è però un po’ deludente. Da un lato non ci sono molte interazioni tra le tre sezioni: in effetti non sarebbe così facile inserirle, ma i rarissimi esempi mi sembrano più forzati che altro. Le parti che ho trovato interessanti sono state la lunga disquisizione sullo zero nell’antica India, fatta con un taglio diverso da quello che si trova in giro; nella parte fisica il passaggio verso le varie definizioni di vuoto, anche se mi sarei aspettato qualcosa in più sul vuoto quantistico; nell’ultima sezione l’inizio che tendeva ai giochi di parole e la bibliografia sterminata, anche se solo accennata. Però alla fine della lettura mi pare non mi sia rimasto nulla… e questo non è un gioco di parole.

“Impossibile aggiornare la partizione del sistema riservata”

Ho un nuovo PC di laboratorio, e sto cercando di farlo funzionare. Mi è arrivato con una licenza Windows 10 Pro… del 2015, e Windows Update dà un errore 0x80240fff che immagino sia a tutti chiarissimo. Vabbè, dico, provo a partire dal sito Microsoft. Tutto bene, parte l’update, scarica qualcosa e poi si ferma dicendo “Impossibile aggiornare la partizione del sistema riservata”. Il problema, come spiegano tanti siti, è che non c’era abbastanza spazio. Un paio di botte di un gestore di partizioni e tutto è tornato a posto. Però mi chiedo perché Microsoft non ha pensato di aggiungere quella minima riga di spiegazione in “ulteriori informazioni”. Forse perché immagina che è meglio che l’utente comune non tocchi le partizioni?

Poi naturalmente tutto questo non bastava, ed è arrivato l’errore “Modern Setup Host has stopped working”. Altro giro, altro sito. E tutto l’upgrade serviva perché il PC (un HP) non vedeva il monitor esterno (un HP vecchiotto). Secondo l’assistenza HP il monitor non era supportato; ma chissà perché mentre aggiungevo man mano i driver a un certo punto è apparsa l’immagine anche là… (risposta cattiva: perché l’assistenza sperava che io comprassi un nuovo monitor?)