Google e la direttiva copyright: chi l’avrebbe mai detto?

Immaginate una felice città in cui si trovano varie panetterie e un grande supermercato che tra gli scaffali vende anche il pane di queste panetterie. A un certo punto i panettieri si accorgono che nessuno viene più in negozio da loro, perché è più comodo fare un unico giro al supermercato, e quindi si accordano per stabilire che il supermercato deve pagare loro il pane più di quanto loro lo facciano pagare ai loro clienti. Il direttore del supermercato ascolta le lamentele dei negozianti e risponde “Capisco. Vorrà dire che da domani venderò solo pane confezionato industriale”, al che i panettieri gridano allo scandalo perché il supermercato vuole intimidirli.

Ecco a grandi linee cosa sta succedendo in Francia. Ve la ricordate tutta la storia sulla direttiva europea riguardo al copyright, e per la precisione sull’articolo 15 (ex 11) che introduceva un nuovo diritto d’autore su chi raccoglie e ripubblica gli estratti (“snippets”) delle notizie presentate dai giornali. Di per sé i vari stati membri dell’Unione Europea hanno due anni di tempo per implementare nelle leggi nazionali la direttiva, ma i francesi evidentemente avevano fretta – d’altra parte uno degli europarlamentari più attivi a favore della direttiva è stato Jean-Marie Cavada – e quindi a luglio hanno già emanato la legge al riguardo, che copia pedissequamente il testo della direttiva e quindi non richiederà procedure di infrazione. Google ha preso atto della cosa e ha deciso di rispettare la legge alla lettera: se una testata giornalistica vuole esercitare i propri diritti, basta che lo indichi nel file robots.txt del proprio sito, o nei singoli file o addirittura in porzioni specifiche del testo, e loro si limiteranno a riportare il titolo della notizia senza estratti.

Risultato? Diciamo che gli editori non l’hanno presa troppo bene. Qui potete leggere le prime righe del commento di Carlo Perrone (GEDI, ex Secolo XIX); qui potete vedere di come un’agenzia (che il mio amico Federico mi dice essere vicina all’UE) grida al latrocinio da parte di Google che vuole bypassare i diritti dei media. Beh, su: non è proprio così. Capisco che tutta la narrazione che i giornali hanno propinato in quest’anno abbondante si basa sul fatto che Google News ruba loro i proventi senza fare alcun lavoro se non raccogliere automaticamente i loro testi. Potremmo discutere all’infinito se sia vero o falso: non solo l’abbiamo già fatto fino allo sfinimento, ma soprattutto non è un mio problema, non essendo io né Google né un media. Però non possiamo pensare che Google sia obbligato a fornire un suo servizio (quello degli snippet) solo perché gli editori vogliono essere pagati: a Mountain View avranno fatto i loro conti e avranno deciso di forzare la mano. Perché sì, in un certo senso è vero che c’è un ricatto: come avrete notato, Google non ha scelto di bloccare a priori gli estratti, ma costringe le singole testate ad autobloccarsi, immagino per far partire una guerra tra poveri. Epperò resta il punto di partenza: se gli editori sono davvero convinti che le rassegne stampa automatiche toglievano loro ricavi, a questo punto avranno comunque dei soldi in più anche se non arrivano da Google, no? (Come, “no”? Volete forse dire che non ho capito nulla della loro posizione?)

Non mi stancherò mai di ripeterlo: c’è indubbiamente un problema di raccolta pubblicitaria legata alla fruizione delle notizie, ma la soluzione non può essere peggio del problema. È probabile che molta gente si accontenti dei titoli o poco più – gli snippet, insomma – e quindi non vada a leggere le notizie sui siti dei singoli giornali, nonostante i tentativi di clickbaiting di molte testate. Ora, se le notizie di base sono comunque le stesse tra i vari giornali mettere una tassa da far pagare alle terze parti è controproducente: o questi trovano qualcuno che comunque accetta di lasciarle libere, oppure chiudono baracca e burattini e la gente di cui sopra andrà avanti lo stesso senza finire sui siti delle singole testate. Un accordo diretto su modi migliori per mandare i lettori dai motori di ricerca ai siti dei giornali sarebbe stato più furbo: non so se le due parti l’abbiano mai davvero perseguito, ma sicuramente un obbligo ope legis porta alla prevaricazione da chi comunque ha il coltello dalla parte del manico. La chiusura di servizi come Google News può sembrare a prima vista un lose/lose, ma guardando i numeri chi ci perde davvero è solo una delle due parti, per quanto l’altra poi possa piangere. Mi aspetto sempre una confutazione che non sia a base di slogan, ma non trattengo certo il fiato.

Cosa cambia tutto questo per Wikipedia? Al momento nulla. Noi infatti non usiamo estratti degli articoli, perché li riformuliamo sempre; il nostro problema con l’articolo 15 è legato al titolo delle notizie, che per noi è un dato bibliografico ma di per sé risulta tutelato. Il fatto che Google non lo ritenga tale non significa molto, se non per vedere il risultato di un’eventuale contesa legale: ma noi dobbiamo restare sul sicuro e ci atterremo a un’interpretazione il più ampia possibile dei limiti. Per il momento, quindi, aspettatevi che quando la direttiva sarà legge anche in Italia troverete con ogni probabilità un dato in meno sulle fonti (ma il link resterà, non preoccupatevi: non dobbiamo certo fare ripicche.)

8 comments

  1. Il vero test sarà in Germania, con Springer da una parte. I francesi fanno i ganzi a casa loro ed in sede legislativa ma contano poco ai fini reali. Io penso anche che Springer si lamenterà ma in ordine sparso si metterà d’accordo con bigG.

    • in Germania la legge c’era già da qualche anno, e Springer alla fine si era accordato per una licenza gratuita.

  2. Umm, il punto di partenza è l’irrilevanza dei giornali, più che i problemi di raccolta pubblicitaria. Una volta molti facevano a botte per avere il controllo di un giornale, anche se sarebbe stato perennemente in perdita, perché era rilevante, serviva concretamente per obiettivi politici e industriali. Poi i giornali sono diventati annessi della televisione e, oggi, surrogati dei social per i pochi vecchietti senza smartphone.

    Siccome i giornali sono sprofondati nell’irrilevanza le mosse seguenti sono automatiche:
    – dimostrare ai politici che invece sono tanto influenti (e sono anche pronti ad offrire i loro servigi);
    – chiedere ai politici di tutelarne l’influenza (anche perché gli altri mezzi sono in vendita a prezzi più elevati o richiedono competenze che il politico non ha nello staff di fedelissimi);
    – chiedere ai politici di bloccare le fonti non approvate e di ristabilire il monopolio che le tecnologie hanno annullato.

    Finché vedrò che i cattivi pubblicano le fake news sui social e i buoni erogano piccole mance comprando pagine pubblicitarie sui giornali cartacei direi che la teoria dell’irrilevanza è dimostrata e le reazioni dei giornali sono scontate ed obbligate.

    • Potrebbe essere un ragionamento valido per l’Italia, ma non per la Francia o la Spagna. Il giornale (nazionale, quello locale va ancora bene) è meno importante perché i lettori diminuiscono per i motivi più vari, molti dei quali non sono elencati sopra. Il rapporto col tempo direi che è la Questione (poco tempo per leggere, poca “sostanza”).

      • Sì, sono andato rapido e l’analisi sulla discesa nell’irrilevanza è approssimativa.
        Il tempo per leggere (io direi il “massimo tempo di attenzione”) è sicuramente una delle causa del declino, così come lo sono i penosi tentativi di rincorsa dei “nuovi” media.
        Però quelle che vedo come mosse attuali dei giornali (anche in altre nazioni) sono tipiche ed indicative del tentativo di riemergere (o di non affondare ulteriormente) attraverso, per dirla alla neoliberista, l’alterazione dello scenario competitivo tramite interventi legislativi.

        Mi pare interessante come Snowden nel suo libro vede i giornali. E’ ottimista e effettivamente ha trovato delle persone di alta professionalità. Io al massimo penso che quella del rigore sarebbe anche stata una strada possibile per combattere il declino, ma le pressioni sui legislatori mi dicono che non è stata la scelta fatta.

  3. Il giorno fatidico è ampiamente passato e mi sembra che in https://news.google.com/?hl=fr&gl=FR&ceid=FR%3Afr non sia cambiato granché per l’utente (versione archiviata: https://web.archive.org/web/20191018064301/https://news.google.com/?hl=fr&gl=FR&ceid=FR%3Afr ). Ho provato anche da un indirizzo IP in Francia ed è uguale.

    Le Figaro ha optato per un “max-snippet:300, max-image-preview:standard, max-video-preview:6”, Liberation per “max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:10”, Le Parisien “max-snippet:160, max-image-preview:large, max-video-preview:-1” ecc. Le Monde tace ma è incluso comunque?

    Come previsto ci sarà forse un po’ piú spazio per i blog e i giornali “d’area”, ma tutto sommato il servizio all’utente è uguale. Possono ridurre le dimensioni di titoli e immagini ma ciò ridurrà solo i clic che ricevono (in ogni riquadro con Le Monde, c’è sempre anche un altro giornale cui puntare).

    • parlando dal punto di vista dei giornali, è chiaro che la proposta di Google “se qualcuno mi lascia usare gli snippet, io li uso e quindi gli utenti finiranno tutti lì” li mette in pericolo. Ma a guardare meglio, chi ci perde sono i quotidiani “di mezzo”. Visto che link e titoli continuano a esserci, se io mi fido di Le Monde o di Liberation più che di altri giornali ci cliccherò su comunque. La domanda insomma si sposta: i siti dei giornali pensano di essere autorevoli?

      • Penso che sappiano benissimo che i lettori non sono più fidelizzati. Comicamente, alcuni (come L’Espresso fino a qualche mese fa) pensano o pensavano di usare l’app di Google News come modo per mantenere relazioni coi lettori.

        Correggo un mio errore sopra: la data veramente finale pare essere il 24 ottobre. Fra le poche testate che non si siano “piegate” al max-snippet c’è… Yahoo News. https://www.journaldunet.com/media/publishers/1459188-droit-voisin-pour-la-presse-les-editeurs-francais-plient-devant-google/ (Che poi potrebbe pure essere esente in larga parte, dato che è a sua volta un aggregatore con licenze non esclusive, se leggo l’art. 15(2)(2) correttamente.)