Se avete figli o nipoti tra i quattro e i dodici anni, probabilmente sapete cos’è PAW Patrol: un cartone animato canadese che ha come protagonisti una squadra di polizia formata da cuccioli di cane, e guidata da un bambino. Anche in Italia la serie ha avuto un grande successo, con il conseguente merchandising. Bene: il New York Times segnala che ci sono state proteste contro il cartone, perché “raffigura i poliziotti come brave persone”, pardon “esseri senzienti”. L’articolo specifica che queste proteste dovrebbero essere scherzose, ma continua con azioni reali, come gli attori che hanno ufficialmente rinunciato ai compensi da loro avuti per apparire come (buoni) poliziotti in un episodio di qualche serie TV, oppure LEGO che dice ai suoi negozi di smettere di pubblicizzare i suoi set di costruzioni legate alla polizia. (Qui apro una parentesi. Probabilmente l’articolo di Toybook inizialmente diceva che LEGO aveva smesso di vendere quei set. Quando l’ho letto stamattina, però, nella prima parte dell’articolo è stato inserito l’aggiornamento con la dichiarazione del portavoce LEGO che spiega cosa è stato effettivamente fatto. Il giornalismo che mi aspetto nel ventunesimo secolo è anche questo.)
Quello che mi preoccupa in genere è questo contrasto bianco-nero che diventa sempre più estremo. Uno può apprezzare che le statue degli schiavisti vengano buttate in mare, anche se apprezzo la battuta del mio amico Mix che propone una targa di aggiornamento tipo “dopo duecento anni abbiamo scoperto che era una testa di c***o”. Chi non fa ridere è HBO Max, che toglie momentaneamente la fruizione di Via col vento “per preparare una disamina del suo contesto storico e una denuncia di quelle rappresentazioni”. Il punto è che questa iconoclastia come sempre serve a evitare di pensare, perché è facile buttare a mare – anche letteralmente… – tutto senza capire cosa si sta davvero facendo. Per me il problema è che Edward Colston era raffigurato solo come un filantropo e non come uno schiavista. Se elimini la sua statua, non saprai più nulla di Colston e quindi saprai di meno dello schiavismo. Tutto qua.

È naturale che sia stata Quodlibet, che ha una lunga tradizione al riguardo, a pubblicare questo libro (Stefano Tonietto,
Ivana Bartoletti, Technical Director per la privacy di Deloitte, autrice del libro appena uscito An Artificial Revolution: On Power, Politics and AI (di cui non lascio volontariamente un link), intervistata su La lettura del 31 maggio, alla domanda di Luigi Ippolito “Ma non è un caso che l’assistente virtuale sia sempre una donna…” risponde come indicato nel riquadro qui sopra: