È naturale che sia stata Quodlibet, che ha una lunga tradizione al riguardo, a pubblicare questo libro (Stefano Tonietto, Letteratura latina inesistente, Quodlibet 2017, pag. 194, € 15, ISBN 9788822900838). Tonietto, con l’aplomb che contraddistingue i migliori burloni, scrive una storia della letteratura latina che a prima vista può sembrare del tutto verosimile ma in realtà è completamente inventata. Certi punti sono più che altro goliardici, a partire dall'”asino chi legge” pre-latino; poi però Tonietto va avanti con le parodie, tipo quella dei cantautori dell’antica Roma. Troviamo per esempio un tale Faber che scrive “Amat aliquis ludendi causa / amat aliquis ut artifex / Rhodostoma neutra raione / amabat illa cupiditate”; oppure un non meglio identificato Parnassus che nella sua Elegia de elephante racconta del giovane schiavo che “videbat threnum comitatum lictoribus”, con la chiosa che spiega come threnus in greco significa “carro funebre” ma che Parnassus lo usa per estensione come corteo, non necessariamente funebre. Ma abbiamo anche Equizio che allunga i riassunti delle opere di Eutropio, Volpilio che scrive etimologie al cui confronto Varrone è la perfezione, o filologi moderni come Giorgio Alvise Borghese che, “tranquillitate et gypso”, dedicò tutta la sua vita a cercare di ricostruire l’Eneide usando solo suoi frammenti citati in altre opere. Alcuni punti cercano un po’ troppo la risata per la parolaccia; ma in generale la lettura è godibilissima.
lo prendo di sicuro. La materia mi affascina. Al liceo avevo l’abitudine di inventare critici letterari e critici d’arte inesistenti, per dare importanza alle mie idee e alle mie impressioni. In storia dell’arte, citavo sempre “il Pascutti”. Il professor P., del tutto ignaro di sport, dopo un po’ mi chiese notizie di questo autore che non conosceva. Non fu facile spiegargli che era l’ala sinistra del Bologna. Ma apprezzò l’artificio.