Tra una decina di giorni – sempre che la zona rossa lo permetta – io dovrei avere una visita oculistica di controllo: visita che era prevista a maggio ma è stata rimandata causa lockdown 1. Purtroppo quando l’ho prenotata l’unico posto possibile era il poliambulatorio di via Baroni: ho smadonnato un po’, essendo in zona Gratosoglio (estremo sud di Milano) quindi dalla parte opposta a dove abito, ma era una situazione di prendere o lasciare.
Lunedì ho controllato sul fascicolo sanitario regionale quand’era la visita, e ho visto che c’era l’icona della geolocalizzazione. Ci clicco – via Baroni non è una via ma un insieme di strade e stradine, il piano regolatore credo del 1953 ha fatto davvero danni – e scopro che dovrei andare in zona Corvetto, cioè sud-est. Bene, mi dico, per fortuna che ho fatto un controllo. Poi però mi sorgono dei dubbi: controllo e scopro che effettivamente il poliambulatorio è al Gratosoglio. E la cartina, allora? Semplice: una rapida verifica e mi accorgo che la via indicata non è via Baroni ma via Barzoni.
D’accordo. In una regione in cui la sanità è conciata così male che si è ufficialmente rinunciato a fare contact tracing questa è davvero una minuzia. Ma è una spia di come vengono fatte le cose.


Vabbè, il titolo ufficiale di questo libro (Carlo Toffalori,
Ultimo volume della raccolta dei racconti di Clarke, qui (Arthur C. Clarke, Terra e spazio vol. 4, Urania Collezione 200, pag. 373, € 6,90, trad. vari) partiamo dal 1960 in poi, stranamente non in ordine cronologico. La vena scientifica appare al massimo: pensate a Vento solare, con le navi spinte dalle vele che catturano la pressione del sole, o La creatura degli abissi, dove si propone di generare elettricità dalla differenza di temperatura tra l’acqua marina superficiale e quella dei fondali (beh, in effetti questa idea non è ancora stata proposta in pratica). Oramai la Luna conta poco, e si può andare su Marte o addirittura su Giove (“Incontro con Medusa”), se non addirittura verso le stelle (“Il continuum del filo”, non mi aspettavo un racconto così bello scritto da Clarke nel 1997). Certo che se in quarta di copertina si parla del racconto “Gli anelli di Saturano” uno può chiedersi quale possa essere la cura nella progettazione; a parte le traduzioni di Abramo Luraschi dove ogni tanto la grammatica salta, come fa Enzo Verrengia a tradurre “for each pound of payload” (presumo) con “per mezzo chilo di carico utile”? Lui compra le cose a mezzi chili?