09.05.08
Giro d'Italia   [varie]

Il Giro d'Italia inizia domani, e già oggi c'è il primo squalificato per doping. Bisogna dire che le cose le fanno bene.
In compenso, dopo il successo dell'anno scorso con il Tour, Guillaume Prébois triplica, e si fa Giro, Tour e Vuelta sempre senza aiutini chimici. In bocca al lupo!

[copertina] Bisogna sempre darsi degli orizzonti ampi. E non si può dire che il giornalista Bill Bryson non se li sia dati. Una volta che decise di voler sapere (quasi) tutto sul nostro pianeta, si è imbarcato in una ricerca che l'ha portato a scrivere questo librone (Bill Bryson, Breve storia di (quasi) tutto [A Short History of Nearly Everything], Tea 2008 [2003], pag. 589, € 9, ISBN 9788850215492, trad. Mario Fillioley) che spazia dalla fisica alla cosmologia alla geologia all'evoluzione per vedere come siamo potuti arrivare ad esistere. Lo stile è forse un po' troppo americano per i miei gusti, quando ad esempio comincia a dire degli esperti che ha incontrato descrivendoli fisicamente, e soprattutto verso il fondo mi pare che l'editing non sia stato dei migliori, con frasi riscritte quasi uguali a distanza di alcune righe: il traduttore ha opportunamente consultato molti esperti ma si è poi dimenticato di spiegare che i trilioni e quadrilioni sono da intendersi all'americana. Ma complessivamente il libro è scritto in maniera davvero accattivante, e i pettegolezzi su come sono state fatte le varie scoperte scientifiche - comprese quelle che oggi crediamo vere ma non lo sono affatto - permettono di capire come le scoperte scientifiche sono sempre frutto di più idee e come non sia detto che il nome che noi associamo a una scoperta sia quello della persona che l'ha fatta davvero. Una lettura che vale la pena.

08.05.08
malato!   [io]

Per la prima volta da quando sono a Milano, sono in mutua. Due giorni (mai esagerare), per una faringite. Si direbbe la maledizione di Torino, visto che sabato dovrei andare alla Fiera del Libro: altro che il Museo Egizio!

Il teorema di Pick   [matematica_light]

[Figura 1]Quando andavo alle medie, tra le ore di lezione c'erano quelle di "applicazioni tecniche". Non so se e cosa ci sia ora; alcuni anni dopo la materia era stata rinominata "educazione tecnica" e se non sbaglio maschi e femmine la facevano insieme. Ai miei tempi, invece, c'era ancora una divisione sessista, forse perché si pensava che una donna dovesse fare i "lavori da donna", ed è già tanto che non fosse ancora chiamata "educazione domestica" come una volta. In queste ore di lezione, tra le varie cose che ci facevano fare mi è rimasto impresso nel mio cervello - anche se fortunatamente non nelle mie dita - il mettersi a piantare chiodi su una tavoletta di compensato in un reticolo rettangolare, tendendo poi opportunamente alcuni elastici intorno ad essi per costruire delle figure. Sono cose forse divertenti: credo però che se il professore mi avesse raccontato del teorema di Pick io sarei stato molto più interessato e mi sarei subito lanciato a cercare di dimostrarlo, perché è davvero qualcosa a prima vista incredibile. Non ci sarei magari riuscito, ma volete mettere la soddisfazione di provarci?

Immaginiamo di avere un piano cartesiano e di evidenziare al suo interno il reticolo di punti a coordinate intere: o più banalmente prendiamo un foglio a quadretti. Il teorema di Pick afferma allora che l'area di un qualunque poligono semplice i cui vertici sono punti del reticolo è data dalla formula

[1]      I + (P/2) - 1

dove I[Figura 2] è il numero di punti del reticolo interni al poligono (quelli indicati in blu nella Figura 1 qui a fianco) e P il numero di punti sul suo perimetro: i vertici, indicati in rosso, ma anche i punti indicati in verde che si trovano all'interno dei lati. In questo caso, abbiamo 32 punti blu e 18 tra rossi e verdi, quindi l'area del poligono è di 40 quadretti. Come si vede, il poligono non deve necessariamente essere convesso perché valga il teorema di Pick; più precisamente, la definizione di "poligono semplice" significa infatti che esso non deve avere buchi al suo interno, lati ripetuti o incrociati come negli esempi della Figura 2 per cui il teorema per l'appunto non vale. Anche con queste restrizioni il teorema ha a prima vista qualcosa di magico, pensando a tutti i possibili lati storti; d'altra parte Georg Alexander Pick, il matematico austriaco che dimostrò il teorema nel 1899, oggi non sarà molto famoso però è stato lui a presentare Gregorio Ricci Curbastro a un certo giovincello (Albert Einstein) che aveva bisogno di un esperto matematico per i conti della teoria della relatività. Insomma, Pick non era proprio l'ultimo arrivato.

Ma bando alle ciance, e vediamo una possibile dimostrazione del teorema: non garantisco sia la più semplice, soprattutto perché me la sono trovata io e le mie contorsioni mentali sono peculiari, ma dovrebbe essere sufficientemente chiara da poterla seguire senza sbattere la testa contro il muro. Iniziamo con una classe di poligoni molto semplice: i rettangoli [Figura 3]i cui lati sono paralleli al reticolo, come quello della Figura 3. In questo caso i conti sono alla portata di tutti: basta stare attenti a non sbagliare a contare i puntini, ricordando che se i punti sono a distanza 1, un segmento di lunghezza 10 ne conterra undici! Se i lati del rettangolo sono a e b, la sua area è ab. Il perimetro conterrà 2(a+b) punti e l'interno ne contiene (a-1)(b-1), vale a dire ab-(a+b)+1; quindi la formula in questo caso è corretta.

Passiamo adesso al punto fondamentale della dimostrazione: mi occorre un teorema ausiliario che afferma che se abbiamo due poligoni per cui vale la formula [1] e che hanno in comune parte di un lato (almeno due punti), allora anche per il poligono risultante vale la [1]. Attenzione: non sto affatto dicendo che la formula sia vera! Per fare un esempio pratico, pensiamo di avere delle confezioni di caramelle con indicato il loro peso, e che ci venga detto che la formula per il costo delle caramelle è data dal prodotto di un euro per il numero di etti del loro peso; è chiaro che prendendo due confezioni [Figura 4]basta sommare il loro peso in etti e moltiplicarlo per un euro. Ma la stessa cosa varrebbe se il costo fosse di due euro l'etto, o cinquanta centesimi: quindi non possiamo sapere il costo. Peggio ancora, magari ci sono caramelle confezionate in una bella scatola di latta, il cui prezzo è un euro l'etto più un euro per la scatola; se prendiamo una confezione normale e una inscatolata, fare la somma non serve a un tubo. Quest'ultimo esempio, riportato ai nostri poligoni, ci ricorda che per il momento sappiamo solo misurare rettangoli, e già un triangolo ci darebbe problemi. Ma facciamo un passo per volta.

Nella Figura 4, siano A e B i due poligoni e C quello ottenuto unendoli; il segmento comune sia s. Per A, abbiamo Ia punti interni e Pa punti sul perimetro; similmente per B ci saranno Ib punti interni e Pb punti sul perimetro. [Figura 5]I punti interni di C saranno quelli interni di A, quelli interni di B e quelli interni di s (nella figura ce n'è uno, indicato con un cerchietto blu); quelli perimetrali saranno la somma dei perimetrali di A e di B, togliendo due volte i punti interni di s (nei poligoni separati contavano doppio, in quello unito non ci sono) e una volta i due punti estremi di s (indicati in figura con un cerchietto verde: nei poligoni separati contavano doppio, in quello unito sono singoli). Ma guardando la formula [1], il peso dei punti interni di s tolti dal perimetro è esattamente uguale al peso dei punti aggiunti all'interno di C. Abbiamo quindi tolto solo i due punti estremi di C, che contano per una unità: proprio quella che dovremmo togliere in più, visto che nella somma di A e B ci sono due addendi che valgono -1 mentre in C ce n'è uno solo.

Prima di continuare, faccio notare che il teorema ausiliario funziona anche alla rovescia, "in sottrazione". Se noi siamo certi che per il poligono B [Figura 6]valga la nostra formula, allora possiamo affermare con sicurezza che "se la formula vale per A, allora varrà anche per C; viceversa, se vale per C allora varrà anche per A". Questo sarà il grimaldello per terminare la dimostrazione.

Passiamo ora a dimostrare che il teorema di Pick vale per i triangoli rettangoli con i cateti paralleli al reticolo. Il trucco, come si vede nella Figura 5, è di metterne insieme due per ottenere un rettangolo. I due triangoli sono assolutamente identici, quindi con le notazioni precedenti possiamo dire che Ia=Ib e Pa=Pb; è questo fatto che ci permette di ricavare la formula, suddividendo come nel caso precedente i punti interni al rettangolo ma che stanno sulla diagonale, e quindi devono essere tolti dal totale degli interni e associati ai perimetri dei due triangoli. Fortunatamente i punti perimetrali valgono solo un mezzo, e quindi la suddivisione è perfetta... se non fosse per i due estremi della diagonale del rettangolo, che danno giusto un'unità in più. Nel nostro esempio pratico, abbiamo un triangolo rettangolo di cateti 4 e 12; il rettangolo ha 33 punti interni (di cui 3 sulla diagonale) e 32 punti perimetrali; i due triangoli hanno ciascuno (32/2)+1=17 punti sui cateti, 3 all'interno della diagonale e (33-3)/2=15 punti interni. Come potete vedere, i conti tornano perfettamente.

Siamo ormai verso la fine. Con il nostro teorema ausiliario applicato al più tre volte ai triangoli rettangoli esterni nella Figura 6, possiamo affermare che il teorema di Pick è valido per un qualsiasi triangolo, come quello all'interno della figura stessa. A questo punto possiamo finalmente tornare alla nostra figura iniziale. Potrei tranquillamente dire "visto che ogni poligono semplice è triangolabile, basta suddividerlo in un insieme di triangoli, e siamo a posto". Peccato che io non sia mica così certo che sia banale dimostrare che ogni poligono semplice è triangolabile: visto che tanto abbiamo già fatto un lavorone, tanto vale andare fino in fondo. Il trucco è rendere convesso il poligono: si cercano due lati consecutivi che formano un angolo più grande che piatto e per cui il segmento che unisce gli altri due vertici è tutto all'esterno del poligono, e si sostituisce il nuovo segmento ai due originali. In pratica si è sommato un triangolo (per cui il teorema vale), e si è ottenuta una figura con un numero di vertici inferiore di uno. Prima o poi continuare sarà impossibile, e si giungerà a un poligono convesso: a questo punto si può fare lo stesso giochetto della Figura 6 e rettangolare il poligono, riuscendo finalmente ad applicare il teorema in un caso noto: a questo punto, basta tornare indietro passo passo e sappiamo che la cosa vale anche per il poligono iniziale.

Il tutto visto scritto così sembra una faticaccia immane, lo ammetto. Ma credo che la cosa più difficile sia mettere in forma scritta i vari passaggi, nessuno dei quali è particolarmente complicato. Inoltre il ragionamento segue esattamente quello che ho fatto io per riuscire a dimostrare il teorema, e quindi può dare un'idea di come ci si possa muovere quando si vuole fare una dimostrazione matematica. Mica come le dimostrazioni dei libri, che sono fatte a posteriori!

07.05.08
Notazione polacca inversa   [informatica]

Paolo Beneforti potrà finalmente vedere che non ce l'ho solo con Repubblica.it. Il Corsera ha appena pubblicato questo articolo, scopiazzat^W tratto da Wired (a onor del vero, il link ce l'hanno messo), dove si parla della prima calcolatrice meccanica in grado di fare moltiplicazioni, e si termina con la frase «Nel 1972, grazie al contributo di queste (e altre) grandi intuizioni, nascerà poi la Datamah, la prima calcolatrice tascabile prodotta da Texas Instruments.».
Ok, la serie di calcolatrici sarebbe la Datamath, ma bisogna dire che la traduttrice ha fatto una ricerchina, visto che il nome non c'era nell'articolo ufficiale. L'errore di battitura non lo computo certo. Il fatto è che se Wired ha deciso di fare una marchetta a TI, non è bello copiarla: la prima calcolatrice elettronica tascabile è stata la HP35 (vedi anche qua). Mi sa tanto che la signora Di Pasqua ai tempi non era ancora nata :-)

Silvio IV   [politica]

Diamo atto a Silvio non solo di avere presentato il governo a tempo record (sì, lo so che per la Costituzione il PresConsMin propone i nomi al Presidente della Repubblica, bla bla) ma soprattutto di avere davvero solo dodici ministri con portafoglio, come da legge non rispettata né da Silvio II, né da Silvio III, né da Prodi II. Lo so, le donne - tranne la Prestigiacomo e la per me ignota Gelmini - sono lì a fare tappezzeria o calendario, ma non mi aspettavo nulla. Sì, il Guardasigilli non c'entra un tubo, ma su questo - e su tante altre cose - ha scritto meglio Leibniz*, di cui linko anche i giudizi monoriga sui ministri (ma Zaia non è uno sconosciuto, è quello pescato a 192 all'ora in autostrada).
E ora? boh. L'unica cosa che mi viene in mente è che potrò chiamare Calderoli "Simpli(fi)cio".

Non miei - anche se il mio raffreddore sta esplodendo sempre più - ma per le nostre gatte che ormai hanno una certa età. A parte la banalità che un esame standard costa 70 euro, la cosa più difficile è sempre recuperare Ariel e Momo.
Azione, scena prima: portare su dalla cantina i trasportini e montarli fuori dalla porta di casa. Entrare in casa. Cercare dove si sono nascoste le gatte (oggi non è stato difficile, avevano così fame per essere state a digiuno da stamattina che non hanno seguito le più elementari norme di sicurezza felina). Infilare una gatta per volta nel proprio trasportino. Sperare che Momo non se la faccia addosso. Sopportare gli strazianti miagolii di Momo. Sollevare Ariel, sette chili abbondanti di gatta in stile tappetino. Infilarle in macchina. Cercare di non tamponare uno in coda al semaforo. Sopportare di nuovo gli strazianti miagolii di Momo. Trovare parcheggio. Aspettare in sala d'attesa. Sopportare ancora una volta gli strazianti miagolii di Momo. Entrare. Tenere ferma prima una gatta poi l'altra mentre la veterinaria le rasa via il pelo e le prende il sangue. Rimettere le gatte nei trasportini. Sopportare gli strazianti miagolii di Momo. Tornare a casa. Dare due croccantini giusto per premio. Scoprire che la pappa buonissima e carissima data in seguito viene schifata.

Allora: io non mi sogno di boicottarla, a meno che il raffreddore che ho in questi giorni sia palestinese e mi butti a terra del tutto. Sono anche riuscito a guadagnare abbastanza punti moglie (© come mi insegna Momo). Questo significa che sabato dovrei fare lo slalom tra le varie manifestazioni dei centri sociali (ma non di Rifondazione, che credo abbia paura che manifestino contro di loro) e trovarmi al Lingotto. Sapevàtelo.
Aggiornamento (9 maggio): antibioticato, ma ce la faccio. Sarà proprio toccata e fuga, col treno di rientro alle 18 e quello di arrivo alle 13 o alle 11 se mi sveglio presto...

La presente notiziola serve a ricordarvi di passare da proooof se volete che lui pubblichi un puntatore al vostro contributo matematico (di ogni tipo, scritto su blog, diciamo da metà aprile), e di ricordarvi che se il blog non ce l'avete basta chiedere!

06.05.08
Shutdown Day   [curiosita']

Leggendo in giro, ho scoperto che il 3 maggio è stato lo Shutdown Day, dove la gente doveva dimostrare di essere in grado di stare un'intera giornata senza il proprio computer.
A dire il vero io ho spento il mio PC la mattina del primo maggio e l'ho riacceso nel pomeriggio del 5, visto che avevo altro da fare. Sarà andato bene lo stesso? :-)

Che gentile!   [informatica]

Qualche giorno fa - ma non essendo stato al PC, l'ho vista solo ieri - Mattia mi ha inviato un simpatico esempio di phishing, tanto per cambiare contro PosteItaliane.
Gli anonimi spammatori comunicavano con gioia che il sito poste.it aveva una nuova funzionalità... il filtro antispam. Inutile dire che le istruzioni per attivare il filtro si sarebbero trovate a casa del phisher! (per la cronaca, il sito era http://061093009137.ctinets.com/~fx/ che in questo momento non esiste più)
Tra l'altro, mi è venuto in mente di dare un'occhiata alla mia casella @poste.it. C'erano quattro messaggi, tutti di phishing: nessuno però di poste.it. Almeno su quello sono bravi!

TypeRacer   [link]

L'idea di TypeRacer è banale: bisogna digitare un testo il più velocemente possibile. Ogni errore deve essere corretto prima di andare avanti, non ci sono penalità esplicite - non siamo più ai tempi delle macchine da scrivere, dove sbianchettare era un segno di sciatteria - ma la correzione ti fa comunque perdere del tempo. Si può scegliere se allenarsi da soli, oppure fare una gara con chi al momento sta perdendo tempo... ehm, sta allenandosi a digitare documenti in un tempo minore di quello abituale.
Nelle varie prove che ho fatto, tendo a scrivere 45 parole al minuto, e mi chiedo come sia possibile che qualcuno sia riuscito a superare le 200 parole al minuto...
(via proooof, che è un pelo più veloce di me)

Ieri era il mio compleanno (non lo sapevate? credo che non morirà nessuno, ma garantisco che era abbastanza facile scoprirlo). Ho ricevuto tanti messaggi di auguri, e Ciò È Bello. Quello che non è bello - per me, mica per loro - è che due persone mi hanno mandato un SMS per farmi gli auguri, e io non so assolutamente a chi corrisponda quel numero telefonico che evidentemente non ho in rubrica.
Ho un'ipotesi (legata alla presenza di una faccina...) sul proprietario del numero 335.461xxx, ma il 333.6937xxx - che mi ha addirittura scritto sul numero Vodafone, che non conosce praticamente nessuno) mi è proprio ignoto. Ergo, mi scuso con loro e li invito a farsi vivi anche privatamente, così potrò farmi perdonare!

Triangolo trirettangolo   [povera_matematica]

Eugenio Scalfari parla sempre di tutto e di più: ormai ha la scusa che è vecchio e quindi non gli si può dire nulla, e poi sono sicuro che ha qualche carta nascosta che costringe quelli di Repubblica a pubblicare tutte le domeniche la sua omelia.
Ma sono certo che lui non possa ricattarmi, e quindi è mio dovere morale fare notare a tutti la frase che ha scritto domenica scorsa nel pippone "Il potere blindato della destra zuccherosa". Ecco qua il testo incriminato: «Berlusconi rappresenta il vertice del Triumvirato-Quadrumvirato: un tavolo a tre gambe, un triangolo retto che è sempre uguale a se stesso su qualunque lato venga poggiato».
Come chiunque si ricordi un minimo di geometria euclidea sa, un triangolo rettangolo (l'espressione "triangolo retto" Scalfari se l'è inventata sul momento) ha un angolo retto, e quindi non può essere uguale a sé stesso a seconda del lato su cui è poggiato: per quello ci vuole un triangolo equilatero. È vero che spero nessuno prenda per oro colato quanto scritto dal barbuto ex-direttore, però magari qualcuno potrebbe anche crederci...
(e non rompetemi con la geometria riemanniana come da titolo del mio post: mi rifiuto anche solo di credere che Scalfari abbia mai udito il termine)

Domenica Anna e io siamo andati da Chiavari a Genova: in treno, perché nessuno aveva voglia di impazzire a cercare parcheggio. Guardando gli orari, la soluzione più comoda sembrava essere un treno locale che ci metteva un'ora e un quarto a fare i quaranta chilometri, ma almeno non sarebbe dovuto essere in ritardo rispetto all'intercity che sarebbe partito mezz'ora dopo e arrivare un quarto d'ora dopo. Siamo arrivati in stazione, comprato i biglietti e saliti sul treno, che era uno di quelli nuovissimi, con tanto di monitor LCD che dava tutte le informazioni possibili, dalla velocità alla temperatura interna ed externa ("ext." con la x, sì) alla possibilitàdi usare la toilette. Tutto è andato bene fino a Bogliasco, quando nel fermarsi in stazione il treno ha un piccolo scossone che mi ha un po' stupito; manco a dirlo, a questo punto il treno si è fermato. Dopo una decina di minuti passa il controllore, gli chiedo che cosa è successo e lui fa "boh, il macchinista ha detto che c'è qualcosa che non va". Il tutto mentre naturalmente il monitor continuava allegramente a scrivere che la fermata successiva sarebbe stata Genova Nervi e che il treno era assolutamente in orario. Vabbè, a un certo punto il macchinista ha deciso di fare control-alt-del, il treno si è spento per un attimo, e poi finalmente si è mosso. Solo che poi a Quinto si è dovuto fermare di nuovo... per far passare l'intercity. Insomma, la tecnologia è interessante, ma ha ancora parecchie pecche e soprattutto manca di coordinazione con l'elemento umano. Arrivando a Genova Brignole, dagli altoparlanti interni ci hanno comunicato che il treno aveva maturato (sic) un ritardo di tredici minuti, mentre il monitor ne dava diciassette. Ma tanto il risultato è il solito: treni in ritardo, e informazioni zero.

05.05.08
gravità relativa   [politica]
Giusto per capire di quali tutti sarà presidente della Camera Gianfranco Fini, basta leggere quanto ha sentenziato: «Tolleranza zero» contro chi ha ammazzato Nicola Tommasoli, ma «molto più gravi» le contestazioni dei giorni scorsi della sinistra radicale contro la Fiera del libro di Torino. Per mettere le cose in chiaro: so perfettamente che quando Fini ha pronunciato quelle frasi Tommasoli non era ancora ufficialmente morto. E ritengo quelli che hanno bruciato le bandiere israeliane affermando «Un gesto forte lo sappiamo ma noi pensiamo che ben più forti, più clamorose siano le morti, ormai quotidiane, di civili palestinesi, tra cui anche bimbi di pochi mesi, sotto il fuoco israeliano» siano dei perfetti imbecilli, a meno che qualcuno mi dimostri che con la loro azione diminuiranno i civili palestinesi morti (e notate che taccio sui civili israeliani morti, che ovviamente per Askatasuna sono semplicemente danni collaterali, immagino). Detto questo, qual è per voi la gravità relativa di bruciare una (qualunque) bandiera e di pestare a sangue una (qualunque) persona? Se, come me, pensate che il secondo sia ben peggiore del primo cominciate a prepararvi a quello che ci capiterà. Se, come Fini, pensate il contrario allora mi piacerebbe sapere perché mai mi state leggendo. Spero sia stato solo per sbaglio.
Redditi online   [pipponi]

Ci sono voluti alcuni giorni, ma finalmente domenica qualcuno si è acorto qual è il problema fondamentale della pubblicazione online dei redditi 2005 di tutti gli italiani: una delle tante polpette avvelenate che il governo Prodi II ha lasciato ai successori. La privacy, tanto invocata da chi probabilmente non sa nemmeno cosa sia, non c'entra assolutamente un tubo: gli elenchi erano già pubblici, e su questo Visco ha ragione. Tutto bene, allora? Per nulla. La legge permette di fare domanda al Comune per esaminare le dichiarazioni di una persona: quindi si sa chi ha chesto di chi. Con gli elenchi in linea si sarebbe potuto tranquillamente fare una cosa del genere.. data una definizione opportuna di "tranquillamente". Si sarebbe dovuta sviluppare un'interfaccia alla base dati, autenticare il richiedente, e definire quali tipi di ricerca si potessero fare. Troppo complicato, probabilmente, per quelli dell'Agenzia delle Entrate.
Il punto che però sembra sfuggire a tutti è che il vaso di Pandora è stato aperto, e che le liste circolano. Toglierle dal sito ufficiale significa semplicemente lasciare le copie in giro su eMule, o in vendita per chi smanettone non è proprio; peggio ancora, significa che non ci vuole nulla a fare un po' di poisoning delle liste, cioè mettere in circolazione delle liste "leggermente" diverse nei valori senza poter sapere quali sono vere e quali no... il che potrebbe persino essere peggio per le persone che si vedono additate con redditi farlocchi, in più o in meno. Chiudere la stalla dopo i buoi sono scappati è insomma inutile e pernicioso: chissà quando Qualcuno Lassù In Alto si accorgerà della cosa.
(beh, dovrei anche parlare del Codacons che ha annunciato una richiesta danni di venti miliardi di euro al ministro. Però che pretendete da Renzi? Se i dati non fossero stati diffusi, avrebbe fatto una richiesta danni di non so quanti miliardi perché il ministro ci aveva negato il diritto a conoscere i redditi delle persone con cariche pubbliche. Non è una battuta, l'ha detto lui stesso medesimo che abbiamo questo diritto. Ribadisco: che pretendete da Renzi?)

Inversione di tendenza?   [curiosita']

Sabato mattina ho comprato La Stampa, e poi mentre al bar prendevo un caffè ho scorso gli articoli principali de Il Giornale. Non solo i temi erano gli stessi - cosa che non è comunque così scontata, non crediate - ma anche il modo in cui erano affrontati le notizie della divulgazione delle dichiarazioni dei redditi degli italiani e del discorso di Prodi alle assise dei radicali erano molto simili, e ben diversi da quelli che si potevano leggere ad esempio su Repubblica. Sono abbastanza abituato ai cambi di rotta dei vari quotidiani, ma confesso che questo non me lo sarei aspettato, soprattutto in maniera così repentina. Vorrà dire che mi toccherà vedere Filippo Facci che prenderà il posto del "Buongiorno" di Massimo Gramellini...

Pungolato da Anna, e dai cinque minuti del V2 Day che hanno trasmesso giovedì ad Annozero - magari hanno mostrato anche altri spezzoni, ma dopo qualche minuto la coppia Santoro-Sgarbi ci ha convinto che sarebbe stato meglio spegnere la tv - provo a raccontare cos'è che non mi piace di beppegrillo™, anzi per la precisione del Grillo politico. In effetti, a differenza della maggior parte dei suoi detrattori, non ho nulla contro il comico; né mi infastidiscono i milioni di euro del suo reddito o il fatto che nel suo blog venda i dvd dei propri spettacoli. Fa solo bene, e chi non è d'accordo mi sa tanto che sia solo invidioso. Anche sulla sua vita privata non metto becco; l'ipocrisia è una merce fin troppo comune al giorno d'oggi e io sono ormai disposto ad accettarla, fintantoché ci sia perlomeno un vantaggio a seguire ciò che qualcuno fa pubblicamente.
Sarò stato sfigato nei cinque minuti che ho visto, in cui beppegrillo™ se l'è presa con Franzo Grande Stevens, ma credo proprio di no. Le battutine sul nome dell'avvocato, ben diverse da quello del suo avvocato, le capisco: hai da tenerti attente 50000 persone, sei costretto a trucchetti di questo tipo. La battuta sulla parola "Equity swap", strabuzzando gli occhi e dicendo qualcosa tipo "una volta si parlava di furto, adesso c'è l'eeequiti ssssuop!" già mi sta molto meno bene, per la banale ragione che Grillo non ha affatto spiegato cosa diavolo sia un equity swap e quindi ha turlupinato le masse in ascolto, che continueranno a non sapere nulla ma crederanno fermamente che sia un Male Assoluto, "perché l'ha detto beppegrillo™". Ma il peggio è stato l'attacco a Grande Stevens perché con l'equity swap avrebbe ridato la Fiat agli Agnelli, pagando le azioni cinque euro invece di otto, e togliendo così i soldi dalle buste paga degli operai. Io non so se l'operazione fatta dagli avvocati degli Agnelli sarà sanzionata penalmente (qualche milione di euro di multa se la sono presi), e concordo che non sia stata per nulla onesta: ma gli operai non c'entrano un tubo.
Cosa era successo? C'era un prestito in scadenza da parte di un pool di banche che stava per essere convertito in azioni; dopo la conversione la quota della finanziaria di famiglia, l'Ifil, sarebbe scesa sotto il 30% e quindi Fiat sarebbe stata scalabile. Di soldi per comprare azioni, di per sé, ne aveva, visto che in quel momento il titolo veleggiava a poco più di cinque euro per azione contro gli otto del valore del prestito. Però se avessero preso le azioni prima o dopo la scadenza del prestito sarebbe scattato l'obbligo di OPA su tutte le azioni, e tutti quei soldi gli Agnelli non ce li avevano. Grande Stevens e soci hanno così pensato di fare un accordo con Merrill Lynch, perché comprassero le azioni in borsa e poi gliele scambiassero in contemporanea alla conversione del prestito. Risultato: Ifil è rimasta a una quota di sicurezza e non ha dovuto fare l'OPA.
Le buste paga degli operai non c'entrano proprio un tubo, insomma; al limite i soldi sono stati rubati alle banche. Col senno di poi, le scelte successive degli Agnelli hanno risollevato la Fiat a tal punto che ci hanno guadagnato tutti, le banche e gli stessi operai; ma quello non conta. Quello che conta è che Grillo ha scientemente manipolato i fatti, perché dire "Grande Stevens ha rubato i soldi alle banche" non gli sarebbe servito. E questa è una cosa che non sopporto.
Ma non è tutto qui. Beppegrillo™ è un esperto indubbio nella pars destruens, ma per quanto riguarda la pars construens non fa nulla. Prima che torme di grillini vengano a ricordarmi più o meno gentilmente che ci sono i meetup: lo so che ci sono, grazie. Peccato che nonostante tutti i proclami del nostro, la loro visibilità sia praticamente nulla. Guardate il blog: ogni giorno c'è il pippone politico, in italiano inglese e presumibilmente giapponese. Non ci vorrebbe troppo ad avere anche ogni giorno una notizia di un'azione concreta di uno dei tanti meetup, no? Perché allora non ci sono? Certo, saranno iniziative locali, e a Piazza Armerina quello che fanno a Pizzighettone non importa direttamente: ma vedere che c'è chi sta facendo qualcosa secondo i dettami del vate inviterebbe a fare qualcosa. Di nuovo, sono queste le cose che a me non piacciono per nulla. Non che la cosa cambi molto, lo so: ma del resto ho l'idea che quarantamila dei presenti in piazza san Carlo a Torino fossero lì più che altro che per gustarsi uno spettacolo gratuito di Grillo, quindi non cambia molto nemmeno per loro.

04.05.08

Scheda:
autori: Beretta-Del Prete - Celentano
anno: 1967
edizione: Clan Celentano
tonalità: la maggiore
tempo: 4/4
struttura: Intro - Ritornello - Strofa - Strofa - Middle8 - Strofa - Ritornello - Strum. - Middle8 - Strofa - Ritornello

Non penserete mica che Adriano Celentano abbia iniziato a fare il predicatore con gli show televisivi del terzo millennio, vero? Macché! Già a metà degli anni '60 alcuni dei suoi brani erano già contro quello che non gli piaceva, che in genere era tutto cio che non era fatto come lui avrebbe voluto. Torno sui miei passi è del 1967, ed uscì come lato B di La coppia più bella del mondo. Il testo è dei fidi Luciano Beretta e Miki Del Prete; la musica è del nostro Molleggiato, e in effetti si vede la differenza nella varietà - meglio, nella mancanza di varietà - degli accordi rispetto a quanto Paolo Conte aveva composto per l'altra faccia del 45 giri. D'altra parte, il brano è divertente sia nel testo che nella melodia, con il suo rifiuto di accettare il beat e la scelta di " tornare sui suoi passi", vale a dire fare rock. Peccato che poi abbia smesso...

Struttura armonica
Intro

      |La  |   |   |   |Mi7  |   |   |   |
La:    I                V

A dirla tutta, l'introduzione, più che un rock, a me ricorda i brani orchestrali dei primi anni '50, probabilmente a causa dello stile orchestrale con una frase molto breve. Le otto battute dell'introduzione terminano con una cadenza che secondo me non c'entra un tubo con l'arrangiamento orchestrale dietro, né con il prosieguo del pezzo... ma tant'è. In effetti anche al termine del brano, dopo l'ultima ripetizione del ritornello, viene suonato un accordo di la6/9 che è una classica chiusa rock, ma di nuovo stona con il resto dell'arrangiamento. Chissà come mai c'è stata una scelta simile

Ritornello

      |La  |    |    |    |Mi  |    |(La)  |    |
La:    I                   V         (I)

Il ritornello è cantato da un coro, e la ripetizione della parola iniziale di ogni strofa ("Passano, passano... Cambiano, cambiano... Nascono, nascono...") dà come l'idea che i nostri coristi siano lì a minacciare con il dito puntato il nostro Molleggiato. Sono anche disposto a perdonare l'evidente affronto alle leggi della musicalità perpetrato sballando tutti gli accenti tonici, per la risposta seguente di Celentano ("Come farò a stare a galla non so"), cantata mentre tutti gli strumenti tacciono di colpo. Musicalmente, le otto battute rafforzano ancora più la tonalità, con un passaggio I-V-I (quest'ultima solo teorica, visto che gli strumenti appunto non suonano). Notate come fino a questo momento gli accordi usati nella canzone sono solamente due.

Strofa

       |La  |    |    |    |Re7  |    |La   |    |Mi7 |    |(La)  |    |
La:     I                   IV          I          V          (I)

La strofa, dove Celentano esprime il suo manifesto rocchettaro, musicalmente è un classico twelve-bar blues. Presente Rock Around the Clock? Ecco, è esattamente la stessa cosa. Quattro battute sulla tonica, due sulla sottodominante (nella variante con l'accordo di settima minore, quello che dà una dissonanza blues: nel nostro caso il do naturale del re7 cozza con il do diesis nella tonalità di la maggiore), due di nuovo sulla tonica, due sulla dominante e le ultime due sulla tonica. A dire il vero, queste ultime due battute sono cantate senza accompagnamento, come le ultime due del ritornello, e in effetti c'è la stessa frase musicale che così fa da collante al brano. L'altro collante, se si vuole, è dato dall'accentazione musicale sempre separata da quella tonica: fortunatamente "rock'n'roll" e "beat" sono parole tronche, ma pas-SI e stra-DA sono indubbiamente accentate sull'ultima sillaba. L'intermezzo strumentale è simile alla strofa, ma rimane fermo sull'accordo di mi7 nelle ultime quattro battute; d'altra parte, essendo un intermezzo non c'è nulla di male a non farlo terminare sulla tonica.

Middle8

       |Do#7  |    |Fa#7    |    |Si7  |    |Mi7  |    |
La:     III          VI           II          V

Sempre per restare in tema di assoluta aderenza agli schemi classici, il Middle8 è composto di... otto battute. Esse formano un'unica frase, con un continuo giro di quinte discendenti; in pratica il classico concetto di cadenza V-I è portato all'estremo, visto che partiamo dalla "quinta della quinta della quinta della quinta della tonica" e man mano togliamo una matrioska. Questo trucchetto non è certo nato con Celentano: per fare un esempio beatlesiano, Cry for a Shadow usa lo stesso giochetto (come? non conoscete Cry for a Shadow? Beh, non è così strano visto che è stata incisa nel 1961 mentre i Beatles suonavano come session men del famosissimo Tony Sheridan). In Italia posso ad esempio citare la parte finale della strofa di Sotto questo sole di Francesco Baccini ("prendi la bici, andiamo, dai, si va...") oppure il middle 8 di Bimba se sapessi di Sergio Caputo ("È sempre più difficile tirare avanti questo show...").
Una struttura di questo tipo crea inevitabilmente un'aspettativa, che è poi rinforzata dal testo con le triplici ripetizioni delle parole chiavi (guardati, levati: sempre con doppio accento musicale sulla prima e sull'ultima sillaba), e soprattutto dal terzinato finale, un altro vecchio trucco per creare un'aria di attesa al termine di una struttura musicale.

Due parole finali
Come avete visto da questa analisi, non possiamo certo dire che la canzone fosse una novità rivoluzionaria nemmeno quarant'anni fa quando è stata incisa: rigidamente ancorata ai cliché del rock, e con un testo che faceva già presagire in nuce la svolta predicamentale di Celentano. Però non mi vergogno a dire che a me piace. Fosse per me, cambierei un po' introduzione e chiusura, ma per il resto me la tengo stretta: forse perché a differenza del nostro, io la sento quasi come una presa in giro.

oggi festeggiamo...

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