Datemi una mappa e navigherò il mondo! (libro)
È notizia di questi giorni (settembre 2026) che l’ONU ha approvato una risoluzione – che non ha nessun valore pratico, a dire il vero – per far sostituire la proiezione cartografica di Mercatore con quella denominata “Equal Earth”, che mantiene la proporzione tra le superfici dei continenti. Per la cronaca, la risoluzione è passata con 164 sì, sei astenuti e un voto contrario, quello degli USA che hanno affermato che la risoluzione era “superflua”. Ma qual è il problema che impedisce di avere una mappa perfetta? Gilberto Bini in questo agile libretto ce lo spiega da un punto di vista matematico, scomodando il grande Gauss: la Terra è intrinsecamente diversa da un piano, a differenza per esempio di un cilindro che è sì curvo ma non troppo. Bini fa una storia della cartografia e spiega perché certi tipi di mappe siano più utili in certi casi anche se in altri diventano scomode: è vero che per esempio la mappa di Mercatore dà un vantaggio visivo all’Occidente, e questa è la ragione per cui ha resistito così a lungo: ma per i navigatori del Seicento e del Settecento aveva il grande vantaggio di permettere loro di seguire la rotta nel modo più semplice possibile. La matematica della cartografia insomma non è solo politica ma anche pratica: leggere questo libro permette di capire che le mappe non sono solo esercizi di stile.
Gilberto Bini, Datemi una mappa e navigherò il mondo!, MateinItaly 2024, pag. 183, € 16, ISBN 9791298516212
Voto: 4/5

Il sottotitolo del libro è “critica matematica della ragione politica”. E bisogna dire che un po’ di matematica nel libretto ce n’è, come quando Odifreddi fa notare che la separazione dei poteri è un assioma, non un teorema, oppure la dimostrazione dei teoremi di Arrow sull’impossibilità di una scelta “naturale” quando abbiamo almeno tre alternative e quella del teorema di Balinski e Young sull’impossibilità di una ripartizione dei seggi che sia proporzionale e monotonica. Il livello della matematica presente è quello giusto, così come la spezzettazione del testo in tanti brevi capitoletti, uno per concetto legato a quella che potremmo definire educazione civica.
Leggere oggi un libro sui blog pubblicato nel 2014 può essere visto come esercizio di necrofilia. È vero che si diceva già nel 2008 che i blog fossero morti, ma adesso i blogger sono davvero una specie in via di estizione, perché la gente preferisce di gran lunga scrivere nei social network: rimaniamo in pochi dinosauri. Io però ho voluto prenderlo in prestito dalla biblioteca perché volevo vedere come la storia dei blog in Italia veniva vista dall’esterno, e ho scoperto che era completamente diversa da come la vedevo dall’interno. I pionieri del 2000 non li ho mai filati, e non sapevo nemmeno esistessero: in compenso ho solo trovato qualche nota sull’onda del 2001 (quella dove sono arrivato anch’io), il che mi sa che vuol dire che la mia bolla era proprio una bolla. Ammetto poi di avere solo dato una rapida scorsa alla seconda parte del libro, quella che parla di “modellamento sociale dei blog”, e “relazioni sociali”; è chiaramente una parte di una tesi di laurea magistrale, ma non sono riuscito a capire cosa tutto quello abbia a che fare con i blog. In definitiva, un’occasione sprecata.
Io ho passato tutte le estati da bambino e ragazzo a Sacile, con giri in bicicletta che sconfinavano spesso nel trevisano; e ho continuato a passarci fino a pochi anni fa: insomma la pianura dell’alto Veneto mi è ben nota. Da questo punto di vista posso assicurarvi che non ho trovato nulla di strano nelle scene del
Non posso certo definirmi un esperto di enigmistica classica, ma un minimo la conosco. Di matematica ne conosco un po’ di più. Insomma, avevo buone aspettative da questo libretto, che parte dalla raccolta dell’enigmistica matematica pubblicata per qualche decennio su Archimede; devo dire che sono rimaste deluse. La prima parte, con la spiegazione di come funzionano i giochi enigmistici, è ben fatta, e anche la terza, con esempi di giochi enigmistici a tema matematico pubblicati da chi non ha una formazione matematica specifica, è buona, soprattutto perché non viene data semplicemente la risposta ai giochi ma c’è una spiegazione contestuale utile per chi non ne sa. La parte centrale, quella con i giochi veri e propri, soffre però del fatto che gli autori, prima di essere enigmisti, sono matematici: capisco che il vincolo di un lessico matematico negli esposti dei rebus (grafici e testuali) e nelle frasi bisenso è molto rigido, ma garantisco che non sono riuscito a trovare quasi nessuna soluzione. Molto meglio la parte degli indovinelli e dell’enigmistica moderna (nel senso enigmistico del termine, gli schemi dove le parole da trovare sono all’interno del testo scritte come xxxxxxx), dove c’è più libertà e quindi i risultati sono migliori. L’appendice con le somiglianze tra matematica ed enigmistica non mi ha detto molto, ma lì potrebbe essere stato un mio problema.
Direi che l’idea di base di questo libro è che non si può dire che tutto il mondo è in realtà fisica (il riduzionismo forte, ma anche quello più debole) per l’ottima ragione che non lo è nemmeno la fisica stessa! Cartwright, filosofa della fisica con tanti amici (almeno a giudicare tutta la gente che ringrazia all’interno del libro!) mostra come non solo il riduzionismo di tutte le scienze alla fisica non è possibile, ma nemmeno la fisica stessa è tutta riconducibile a un unico principio: i metodi in un sottocampo sono diversi di quelli di un altro sottocampo. Nella prefazione Cartwright scrive «Vedo la scienza e il suo funzionamento come un gigantesco set di Meccano, con gli scienziati simili a una rete di costruttori esperti e operosi che lavorano insieme in squadre diverse su progetti diversi»: un qualunque esperimento richede una serie di ipotesi che a loro volta hanno altre ipotesi alla base, come appunto in un enorme set di Meccano. (Ah, mi chiedo solo se i più giovani sanno cosa sia il Meccano… potrei dire Lego, ma non è la stessa cosa). La sua visione del mondo è che è qualcosa di “screziato”, dove non ci sono leggi sempre valide al 100% ma ci sono sempre eccezioni perché ogni caso è leggermente diverso. Le leggi fisiche si ricavano cercando di costruire un “piccolo mondo” eliminando per quanto possibile tutti gli effetti collaterali: fa l’esempio del test della Gravity Probe B per verificare la relatività generale. Questo non significa che la conoscenza scientifica sia intrinsecamente impossibile! Nella conclusione infatti spiega «la scienza per me opera in maniera diversa: produce risultati affidabili non scoprendo i segreti più profondi della natura, ma imparando, faticosamente, a produrre quei risultati in modo affidabile.» Compito anch’esso improbo, ma forse più vicino agli uomini. Ottima la traduzione di Alessio Bucci, che mantienne la piacevolezza di un testo che secondo me mostra la filosofia nella sua luce migliore, qualcosa che ci costringe a pensare e rivedere i nostri pre-giudizi.
Questo libro, anche se formalmente ancora a catalogo Electa, non pare essere acquistabile: io l’ho preso in prestito in biblioteca. Come tutte queste strenne, oltre che avere un peso non indifferente, il libro ha delle bellissime immagini delle varie chiese. La parte che mi è piaciuta di più è la sezione sulle chiese che non esistono più, dove evidentemente le uniche fonti che ci sono rimaste sono quelle scritte e i disegni dell’epoca salvo in qualche caso più fortunato in cui c’è stata la possibilità di fotografare la chiesa prima della distruzione; molto bella anche la storia delle singole chiese, con le spiegazioni di come si sono modificate nel tempo; il tutto con dovizia di rimandi ad altre fonti, se proprio si è interessati a una singola chiesa. L’altra faccia della medaglia è che spesso i testi sono scritti per addetti ai lavori, e ho fatto spesso fatica a capire di cosa si parlava.
Io sono fermo ai supereroi Marvel degli anni ’60, massimo ’70. Ho qualche idea del casino che ha fatto Marvel in questi decenni, a partire dal multiverso che permette di fare reboot a iosa, e della quantità di supereroi e supercattivi che è stata aggiunta. Aggiungete il fatto che non ho visto i tre film precedenti di questa linea temporale, e potete immaginare quanto io abbia capito della trama di