La scienza vista da una filosofa (libro)
Direi che l’idea di base di questo libro è che non si può dire che tutto il mondo è in realtà fisica (il riduzionismo forte, ma anche quello più debole) per l’ottima ragione che non lo è nemmeno la fisica stessa! Cartwright, filosofa della fisica con tanti amici (almeno a giudicare tutta la gente che ringrazia all’interno del libro!) mostra come non solo il riduzionismo di tutte le scienze alla fisica non è possibile, ma nemmeno la fisica stessa è tutta riconducibile a un unico principio: i metodi in un sottocampo sono diversi di quelli di un altro sottocampo. Nella prefazione Cartwright scrive «Vedo la scienza e il suo funzionamento come un gigantesco set di Meccano, con gli scienziati simili a una rete di costruttori esperti e operosi che lavorano insieme in squadre diverse su progetti diversi»: un qualunque esperimento richede una serie di ipotesi che a loro volta hanno altre ipotesi alla base, come appunto in un enorme set di Meccano. (Ah, mi chiedo solo se i più giovani sanno cosa sia il Meccano… potrei dire Lego, ma non è la stessa cosa). La sua visione del mondo è che è qualcosa di “screziato”, dove non ci sono leggi sempre valide al 100% ma ci sono sempre eccezioni perché ogni caso è leggermente diverso. Le leggi fisiche si ricavano cercando di costruire un “piccolo mondo” eliminando per quanto possibile tutti gli effetti collaterali: fa l’esempio del test della Gravity Probe B per verificare la relatività generale. Questo non significa che la conoscenza scientifica sia intrinsecamente impossibile! Nella conclusione infatti spiega «la scienza per me opera in maniera diversa: produce risultati affidabili non scoprendo i segreti più profondi della natura, ma imparando, faticosamente, a produrre quei risultati in modo affidabile.» Compito anch’esso improbo, ma forse più vicino agli uomini. Ottima la traduzione di Alessio Bucci, che mantienne la piacevolezza di un testo che secondo me mostra la filosofia nella sua luce migliore, qualcosa che ci costringe a pensare e rivedere i nostri pre-giudizi.
Nancy Cartwright, La scienza vista da una filosofa : [A Philosopher Looks at Science], [], pag. 199, € 22, ISBN 9791254500866, trad. Alessio Bucci – come Affiliato Amazon, se acquistate il libro dal link Bezos mi dà qualche centesimo dei suoi utili
Voto: 5/5

Questo libro, anche se formalmente ancora a catalogo Electa, non pare essere acquistabile: io l’ho preso in prestito in biblioteca. Come tutte queste strenne, oltre che avere un peso non indifferente, il libro ha delle bellissime immagini delle varie chiese. La parte che mi è piaciuta di più è la sezione sulle chiese che non esistono più, dove evidentemente le uniche fonti che ci sono rimaste sono quelle scritte e i disegni dell’epoca salvo in qualche caso più fortunato in cui c’è stata la possibilità di fotografare la chiesa prima della distruzione; molto bella anche la storia delle singole chiese, con le spiegazioni di come si sono modificate nel tempo; il tutto con dovizia di rimandi ad altre fonti, se proprio si è interessati a una singola chiesa. L’altra faccia della medaglia è che spesso i testi sono scritti per addetti ai lavori, e ho fatto spesso fatica a capire di cosa si parlava.
Io sono fermo ai supereroi Marvel degli anni ’60, massimo ’70. Ho qualche idea del casino che ha fatto Marvel in questi decenni, a partire dal multiverso che permette di fare reboot a iosa, e della quantità di supereroi e supercattivi che è stata aggiunta. Aggiungete il fatto che non ho visto i tre film precedenti di questa linea temporale, e potete immaginare quanto io abbia capito della trama di
La prima enciclica di papa Leone XIV è stata presentata come basata sull’intelligenza artificiale. In realtà non è affatto così: l’IA è sicuramente presente in molti punti, ma il vero scopo dell’enciclica è quello di aggiornare il mondo sullo stato della dottrina sociale nella Chiesa. D’altra parte non è un caso che Prevost abbia scelto come nome quello del suo predecessore che scrisse la Rerum Novarum.
Il problema delle statistiche non è (solo) che sono spesso fatte male, ma che possono essere manipolate in buona o malafede. In questo libro, Joel Best si dedica alle statistiche sociali, quelle che riempiono spesso le pagine dei giornali anche da noi, e racconta tutti i modi in cui le cose possono andare male: dalla difficoltà di avere numeri corretti di partenza, ricordando che anche le decisioni alla base del raccogliere i dati in uno specifico modo sono di solito nascoste, all’incomprensione di alcuni dati, che vengono poi presi come bibbia da chi trova un vantaggio a usarli così, anche se magari si riferivano a casi diversi: ma purtroppo quando una statistica errata viene pubblicata è praticamente impossibile eliminarla. Best segnala soprattutto che gli attivisti di ogni tipo sono sempre pronti a scegliere i numeri che fanno loro più comodo. Come avrete intuito, il problema non è la matematica – non ce n’è poi molta nel libro – ma tutto quello che le sta attorno.
Stefano Tonietto è noto – o almeno io lo conosco – per le sue parodie letterarie. Anche in questo caso, a parte la cornice dove un sedicente editore Stelvio La Faina cerca di pubblicare testi evidentemente falsi, troviamo una serie di parodie; ma forse il fatto stesso che il volume sia per buona parte una raccolta di quanto pubblicato in precedenza, e quindi manchi di un’unità reale, lo rende molto debole. Per dire, ho saltato quasi tutto il Canzoniere di Laula, ho letto giusto le ultime tre poesie quando è arrivata la madre; Una nuova isola per Pantagruele è probabilmente troppo lungo, così come le ristesure del Pinocchio. Non mancano però brani interessanti: tra i falsi leopardiani, il dialogo tra Messalina, Agrippina e Ottavia non è male, così come quello tra il cacciatore di unicorni e la donzella, soprattutto per il twist finale inaspettato come anche in La pizzeria di Babele. Anche Si fa ma non si dice e Che avrebbe scritto Dante da vecchio sono ben fatti e divertenti. In definitiva un libro per i fan di Tonietto.
A Trieste la SISSA organizza da una decina d’anni un festival del libro scientifico, Scienza e Virgola. Nel 2019 sono andato a presentare il mio Numeralia al Caffè san Marco, mica albicocche artiche. Detto questo, per il decennale del festival hanno pensato di fare un libriccino fuori commercio che raccoglie alcuni “suggerimenti emozionali di letture scientifiche” (500 battute al massimo) chiesti agli autori che hanno presentato un libro nella rassegna. Tra i suggerimenti c’è così anche il mio, per un libro quando sei solo/a (tema assegnato a caso). Per i curiosi, ho scelto come libro Gödel, Escher, Bach, che è stata una delle mie opere di formazione. Quello che non sono però riuscito a capire è se il libro, che è in CC BY-NC-ND, sarà anche disponibile in formato ebook…
Il pensiero che in Olanda ci sia il concetto di “numeracy correspondent” di un sito di news online (De Correspondent) ci fa capire quanto noi siamo indietro. In questo libretto Sanne Blauw, l’Inviata nel mondo dei numeri in questione, racconta di come non basti avere i numeri anche corretti, ma sia sempre opportuno capire osa vogliono davvero dire. Parte così dagli assiro-babilonesi (e Florence Nightingale con le sue prime infografiche…) e prosegue con alcuni casi tutti molto bene documentati, sfuggendo alla facile divulgazione a livello di curiosità ed entrando invece a mostrare cosa è davvero successo al di là della narrazione usuale. I capitoli che ho trovato più interessanti sono quelli sul rapporto Kinsey, e soprattutto sul fatto che avesse chiesto l’aiuto di tre statistici che si sono messi le mani nei capelli, e quello su come i produttori di tabacco hanno anche assoldato Darrell Huff, l’autore di “How to Lie with Statistics” che mostrò in pratica come si potesse intortare la gente. La traduzione di Suzanne Heukensfeldt Jansen mi pare scorrevole, anche se non sarei in grado di leggere l’originale e quindi non ho davvero un’idea. Ah: il titolo originale olandese si traduce più o meno con “Il libro più venduto (con questo titolo) : come i numeri ci guidano e ci fanno sbagliare strada”. Molto più carino, non trovate?