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The Tiger That Isn’t (ebook)

copertina Veniamo assediati dai numeri. Come possiamo capire se sono davvero importanti oppure no? Blastand e Dilnot in questo saggio mostrano cosa possiamo fare per capire se siamo di fronte a “una tigre” (qualcosa di davvero pericoloso, a cui quindi dobbiamo fare attenzione) oppure a qualcosa che non lo è affatto. Direi che il “riassunto dei riassunti” nell’ultima pagina del libro dà un’ottima idea dei temi. Eccolo qua, con una rapida mia spiegazione. Buona lettura del libro!

Le grandezze devono essere suddivise (in qualcosa di dimensione umana) / I numeri sono puliti, la vita no (e quindi i numeri possono solo essere un’approssimazione) / Contare fa venire il mal di schiena (e quindi nelle scienze sociali si hanno sempre approssimazioni) / Il caso è sempre nascosto (quindi dobbiamo sempre tenere conto che quello che vediamo è frutto del caso) / Le strisce non sono tigri (non dobbiamo fare inferenze senza verificare che siano corrette) / Gli alti e bassi capitano (quello che sembra un trend potrebbe essere una fluttuazione) / Non confondete media con metà (la metà è più spesso la mediana, per esempio) / Non su può vedere il tutto dal buco di una serratura (un solo numero, media o mediana che sia, non può raccontare tutta la storia) / Rischio = gente (il rischio è sempre da considerare rispetto a noi stessi, non come numero astratto) / Molti conteggi non lo sono (ma si è solo preso un campione) / No data, no racconto (i numeri possono essere cattivi, ma averli cattivi è sempre meglio che non averli affatto) / Non lo sanno neppure loro (spesso abbiamo dei numeri raccolti male, e quindi dobbiamo fare attenzione a usarli) / I numeri scioccanti sono spesso sbagliati (o perlomeno richiedono prove molto forti per crecere loro) / Mi spiace, ma non sei un giorno di primavera (i confronti impossibili li può fare solo Shakespeare, non mischiamo mele con pere) / A causa B… forse (correlazione non significa causalità)

Michael Blastland e Andrew Dilnot, The Tiger That Isn’t : Seeing Through a World of Numbers, Profile Books 2010, pag. 240, € 9,35 (carttaceo: 14,24), ISBN 9781846681110 – come Affiliato Amazon, se acquistate il libro dal link Bezos mi dà qualche centesimo dei suoi utili
Voto: 4/5

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Coyote vs. Acme (film)

locandinaComincio subito con un’affermazione che vi stupirà: capisco perché Warner Bros aveva deciso di non mandare nelle sale (o in tv, o in streaming) questo film. La storia è troppo debole, e soprattutto ricorda troppo Chi ha incastrato Roger Rabbit? (più che Space Jam). Tanto per dire, prendiamo la scena del ritorno ad Albuquerque dopo l’audizione al Congresso. È chiaro che gli sceneggiatori non avevano un’idea per terminare il film, dato che Wile non poteva catturare il Road Runner ma non poteva neppure perdere del tutto la faccia. Ma la scena davanti allo studio legale non ha nessun senso. Lo stesso si può dire per il ruolo di Titti, che sembra piazzato a forza. Paradossalmente venderlo alla Ketchup, da cui ci si aspetta di meno, è stata una buona mossa.

Per il resto, l’arringa di Kevin Avery che spiega come il Coyote dovrebbe essere un esempio per tutti per la sua capacità di non arrendersi mai è toccante; ma confesso che mi sono sentito più vicino a Foghorn Leghorn che spiega che è proprio la resilienza dei cartoni e il loro essere indistruttibili il motivo per cui la ACME (A Company Making Everything, vi ricordo il retronimo) li tortura per far funzionare meglio i prodotti per gli umani. Daffy Duck probabilmente non sarebbe d’accordo, così come non lo è il whistlebrower (poco) segreto, ma quella è un’altra storia. Ciò detto, il film è comunque piacevole da vedere, soprattutto per chi ha la mia età e conosce praticamente a memoria le dinamiche; ma credo appunto lo sia soprattutto per noi vecchietti, anche se a mia figlia diciassettenne è comunque piaciuto.

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How Charts Lie (ebook)

copertina Un disegno vale mille parole… il che significa che lo si può fare sbagliato in mille modi diversi, dove per “sbagliato” intendo dire che dà un’idea diversa da quello che dicono i dati. Ma Alberto Cairo spiega in questo libro che non è così semplice: un grafico non può mostrare contemporaneamente tutto, e quindi la scelta di cosa far vedere è in un certo senso politica. Poi naturalmente ci sono i grafici che mentono davvero: i capitoli del libro sono dedicati a come possono mentire. Abbiamo così i grafici che mentono perché sono progettati male, perché mostrano dati dubbi oppure insufficienti, perché nascondono o rendono più confusa l’incertezza, oppure perché suggeriscono pattern fuorvianti. Sapere cosa può esserci di sbagliato è ovviamente utile per accorgersi che un grafico “puzza”: da questo punto di vista il testo è ottimo. C’è anche una postfazione che riguarda il Covid, visto che la prima edizione del libro era uscita subito prima dell’inizio della pandemia.
Nota: esiste anche una traduzione italiana, Come i grafici mentono, edita da Raffaello Cortina, tradotta da Giancarlo Carlotti e con una breve prefazione per i lettori italiani: gli ho dato una rapida scorsa e mi sembra ben fatta.

Alberto Cairo, How Charts Lie : Getting Smarter about Visual Information, W.w.Norton 2020², pag. 234, € 10,03, ISBN cartaceo 9780393358421 – come Affiliato Amazon, se acquistate il libro dal link Bezos mi dà qualche centesimo dei suoi utili
Voto: 4/5

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A Day in the Life (ebook)

[Disclaimer: Ho ricevuto il libro grazie al programma Early Reviewer di LibraryThing]
Un NPC è un Non-Player Character, cioè un personaggio in un gioco di ruolo che non è controllato da un giocatore umano. L’idea dietro questa collezione di racconti è vedere cosa fanno davvero questi personaggi, magari interagendo con il SISTEMA o arrabbiandosi perché sono visti dai veri giocatori come semplici punti di racconlta informazioni che non si preoccupano del loro sentimenti. Il libro non è partito bene due dei primi tre rcconti non li ho proprio capiti. Poi però si riprende bene ed è interessante: vale insomma la pena di leggerlo. Menzione particolare per Barry the [Bush], probabilmente il migliore dei racconti. Commenti minimali:
▪ J.R. Wright, An Easy Day: Non l’ho capito. Sembra l’inizio di una storia più lunga, ma così non sta in piedi. 2/5
▪ Aztoroid Destroyer, Mistress of the Red Pour: È questo che mi aspettavo, un NPC con emozioni! 5/5
▪ David Nielsen, The Mare and Maiden: ??? Sono arrivato in fondo senza capirci nulla. N/A
▪ Pope Pug, The Garden for a Ghost: triste ma carino. 5/5
▪ Eura Abrams, Red’s Path Unlocked: fantastico. È tutto sbagliato, e questo è il bello della storia. 5/5
▪ Abruptly Mystic, Outstanding: è carino che un NPC veda i suoi limiti, ma mi pare manchi qualcosa. . 3/5
▪ Kim Smuga-Otto, My Boyfriend’s the Hero: non sono così sicuro che parli di NPC, e probabilmente è un capitolo di un libro; ma è comunque divertente. 4/5
▪ T. T. Reynolds, Exclamation Point: parte lentamente, ma acquista spessore man mano si va avanti. 4/5
▪ Kyle Burkett, Barry the [Bush]: un nuovo livello per gli NPC! 5/5
▪ IJ, Respawn and Chill: cerca di fare di tutto, ma senza una vera trama. 2/5

AA.VV., A Day in the Life : An NPC LitRPG Anthology, Riverfolk Books 2026, pag. 225, € 13.34, ISBN 9781959531128 – come Affiliato Amazon, se acquistate il libro dal link Bezos mi dà qualche centesimo dei suoi utili
Voto: 3/5

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Datemi una mappa e navigherò il mondo! (libro)

copertina È notizia di questi giorni (settembre 2026) che l’ONU ha approvato una risoluzione – che non ha nessun valore pratico, a dire il vero – per far sostituire la proiezione cartografica di Mercatore con quella denominata “Equal Earth”, che mantiene la proporzione tra le superfici dei continenti. Per la cronaca, la risoluzione è passata con 164 sì, sei astenuti e un voto contrario, quello degli USA che hanno affermato che la risoluzione era “superflua”. Ma qual è il problema che impedisce di avere una mappa perfetta? Gilberto Bini in questo agile libretto ce lo spiega da un punto di vista matematico, scomodando il grande Gauss: la Terra è intrinsecamente diversa da un piano, a differenza per esempio di un cilindro che è sì curvo ma non troppo. Bini fa una storia della cartografia e spiega perché certi tipi di mappe siano più utili in certi casi anche se in altri diventano scomode: è vero che per esempio la mappa di Mercatore dà un vantaggio visivo all’Occidente, e questa è la ragione per cui ha resistito così a lungo: ma per i navigatori del Seicento e del Settecento aveva il grande vantaggio di permettere loro di seguire la rotta nel modo più semplice possibile. La matematica della cartografia insomma non è solo politica ma anche pratica: leggere questo libro permette di capire che le mappe non sono solo esercizi di stile.
Gilberto Bini, Datemi una mappa e navigherò il mondo!, MateinItaly 2024, pag. 183, € 16, ISBN 9791298516212
Voto: 4/5

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La democrazia non esiste (ebook)

copertina Il sottotitolo del libro è “critica matematica della ragione politica”. E bisogna dire che un po’ di matematica nel libretto ce n’è, come quando Odifreddi fa notare che la separazione dei poteri è un assioma, non un teorema, oppure la dimostrazione dei teoremi di Arrow sull’impossibilità di una scelta “naturale” quando abbiamo almeno tre alternative e quella del teorema di Balinski e Young sull’impossibilità di una ripartizione dei seggi che sia proporzionale e monotonica. Il livello della matematica presente è quello giusto, così come la spezzettazione del testo  in tanti brevi capitoletti, uno per concetto legato a quella che potremmo definire educazione civica.

Il vero problema per me quando ho letto il libretto è stata l’ormai abituale vena polemica di Odifreddi, che secondo me allontana molti potenziali lettori: va bene fare il polemista, ma se hai come scopo quello di spiegare bene un tema alla gente mi sa che non riesci a catturare lettori…

Piergiorgio Odifreddi, La democrazia non esiste, Rizzoli 2018, pag. 207, € 9,99 (cartaceo: 18), ISBN 9788858692240 – come Affiliato Amazon, se acquistate il libro dal link Bezos mi dà qualche centesimo dei suoi utili
Voto: 2/5

Ultimo aggiornamento: 2026-09-06 21:41

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The Blog up (libro)

Leggere oggi un libro sui blog pubblicato nel 2014 può essere visto come esercizio di necrofilia. È vero che si diceva già nel 2008 che i blog fossero morti, ma adesso i blogger sono davvero una specie in via di estizione, perché la gente preferisce di gran lunga scrivere nei social network: rimaniamo in pochi dinosauri. Io però ho voluto prenderlo in prestito dalla biblioteca perché volevo vedere come la storia dei blog in Italia veniva vista dall’esterno, e ho scoperto che era completamente diversa da come la vedevo dall’interno. I pionieri del 2000 non li ho mai filati, e non sapevo nemmeno esistessero: in compenso ho solo trovato qualche nota sull’onda del 2001 (quella dove sono arrivato anch’io), il che mi sa che vuol dire che la mia bolla era proprio una bolla. Ammetto poi di avere solo dato una rapida scorsa alla seconda parte del libro, quella che parla di “modellamento sociale dei blog”, e “relazioni sociali”; è chiaramente una parte di una tesi di laurea magistrale, ma non sono riuscito a capire cosa tutto quello abbia a che fare con i blog. In definitiva, un’occasione sprecata.

Elisabetta Locatelli, The Blog up : Storia sociale del blog in Italia, Franco Angeli 2014, pag. 224, € 35, ISBN 9788820458508 – come Affiliato Amazon, se acquistate il libro dal link Bezos mi dà qualche centesimo dei suoi utili

Voto: 2/5

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Le città di pianura (film)

locandina del filmIo ho passato tutte le estati da bambino e ragazzo a Sacile, con giri in bicicletta che sconfinavano spesso nel trevisano; e ho continuato a passarci fino a pochi anni fa: insomma la pianura dell’alto Veneto mi è ben nota. Da questo punto di vista posso assicurarvi che non ho trovato nulla di strano nelle scene del film, che ho visto nella sala cinematografica dell’alta val Brembana mentre ero in vacanza. Le battute del conte, che rivolgendosi a Giulio dice con nemmeno troppo velato disprezzo “ma lui parla meridionale!”, oppure degli altri due protagonisti Doriano e Carlobianchi che alla domanda “E Rovigo?” rispondono “Rovigo non esiste!” mi paiono del tutto normali, così come le cadenze degli attori  (Roberto Citran/cavalier Fadiga ha esattamente l’accento di mio zio). Però non sono davvero riuscito a capire il significato di un film come questo: probabilmente sono uno senza cuore. Ah: le “musiche originali di Krano” mi hanno dato l’effetto “mettiamo qualche accordo a caso per dire di essere innovativo”. Mi spiace, ma non fanno per me.

Ultimo aggiornamento: 2026-08-30 13:26

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