Quattro ipotesi sull’origine del linguaggio (libro)
Per chi ha fretta: le quattro ipotesi indicate nel titolo si trovano solo a pagina 148. Sono il protolinguaggio lessicale, con parole isolate senza sintassi; il protolinguaggio gestuale che poi è virato nel parlato; il protolinguaggio musicale, un po’ come nei grandi mammiferi acquatici; il sistema simbolico, con un aumento dell’astrazione che fa passare dalle cose all’indicare le cose e finalmente al generare simboli per indicare gli indici. Nelle pagine precedenti abbiamo un Superquark in formato testo: è incredibile come si possano fare decine di ipotesi a partire da pochissimi resti, soprattutto su un tema, quello del linguaggio, che evidentemente non può lasciare tracce almeno fino a quando non si arriva anche alla scrittura. Il guaio è che arrivati alla fine del libro si torna al punto di partenza: non abbiamo nessuna certezza su come possa essere nato il linguaggio e perché ce l’abbiamo solo noi umani, anche se molte specie animali sembrano in grado di avere un pensiero simbolico: quello che pare mancare loro è l’idea di raccontare storie, cioè parlare di qualcosa che non esiste, oppure di essere fuori dal qui-ed-ora. Diciamo che con questo libro possiamo sapere di non sapere.
Lorenzo Pinna, Quattro ipotesi sull’origine del linguaggio : Dalla comunicazione animale alla parola, Codice Edizioni 2024, pag. 207, € 19, ISBN 9791254501153 – come Affiliato Amazon, se acquistate il libro dal link Bezos mi dà qualche centesimo dei suoi utili
Voto: 4/5


Norton Juster era un architetto e professore universitario. Ma ha anche scritto libri per bambini: The Phantom Tollbooth, praticamente sconosciuto in Italia anche se Giunti ha pubblicato la traduzione Il casello magico mentre nel mondo anglosassone è famosissimo, e questo libriccino, che è stato anche reso in versione cinematografica diretta da Chuck Jones e che ha vinto l’Oscar nel 1965 (lo trovate 
Veniamo assediati dai numeri. Come possiamo capire se sono davvero importanti oppure no? Blastand e Dilnot in questo saggio mostrano cosa possiamo fare per capire se siamo di fronte a “una tigre” (qualcosa di davvero pericoloso, a cui quindi dobbiamo fare attenzione) oppure a qualcosa che non lo è affatto. Direi che il “riassunto dei riassunti” nell’ultima pagina del libro dà un’ottima idea dei temi. Eccolo qua, con una rapida mia spiegazione. Buona lettura del libro!
Comincio subito con un’affermazione che vi stupirà: capisco perché Warner Bros aveva deciso di non mandare nelle sale (o in tv, o in streaming)
Un disegno vale mille parole… il che significa che lo si può fare sbagliato in mille modi diversi, dove per “sbagliato” intendo dire che dà un’idea diversa da quello che dicono i dati. Ma Alberto Cairo spiega in questo libro che non è così semplice: un grafico non può mostrare contemporaneamente tutto, e quindi la scelta di cosa far vedere è in un certo senso politica. Poi naturalmente ci sono i grafici che mentono davvero: i capitoli del libro sono dedicati a come possono mentire. Abbiamo così i grafici che mentono perché sono progettati male, perché mostrano dati dubbi oppure insufficienti, perché nascondono o rendono più confusa l’incertezza, oppure perché suggeriscono pattern fuorvianti. Sapere cosa può esserci di sbagliato è ovviamente utile per accorgersi che un grafico “puzza”: da questo punto di vista il testo è ottimo. C’è anche una postfazione che riguarda il Covid, visto che la prima edizione del libro era uscita subito prima dell’inizio della pandemia.
[Disclaimer: Ho ricevuto il libro grazie al programma Early Reviewer di LibraryThing]