The Future of Graphic Design (ebook)
[Disclaimer: Ho ricevuto il libro grazie al programma Early Reviewer di LibraryThing]
Leggendo il libro ho avuto la netta impressione che fosse scritto usando molto pesantemente l’IA. I brevi testi nelle singole pagine hanno una prosa generica che potrebbe essere tranquillamente applicata a concetti qualunque, quello che io chiamo “effetto oroscopo”. Le immagini del libro sono naturalmente creato con l’IA, ma dato che quella è la tesi del libro non ci trovo nulla di male. Ma prendiamo per esempio il concetto del Green-T. leggendo il libro scoprite che l’IA può aiutare a fare bellissimi progetti, che Adobe Firefly ha dei problemi con il testo nelle immagini (pagina 97), ma l’autore non indica quali sono le caratteristiche belle e brutte dei porgetti mostrati: come si può imparare qualcosa semplicemente guardando le immagini? Un altro esempio è il workflow di pagina 120. È corretto, o almeno penso che lo sia, ma non dà esempi di cosa fare in pratica. Il portfolio con i progetti creati da Soubra mostra che sa fare tante belle cose; ma ancora una volta non spiega nemmeno in una piccola parte perché ha fatto le scelte che ci presenta. Alla fine c’era qualcosa che corrispondeva a quello che mi aspettavo dal libro: ma ero ormai a pagina 183, un po’ troppo tardi.
Nader Soubra, The Future of Graphic Design, 2026, pag. 234, € 2,9, ASIN B0H423Z7S3 – come Affiliato Amazon, se acquistate il libro dal link Bezos mi dà qualche centesimo dei suoi utili
Voto: 2/5

Norton Juster era un architetto e professore universitario. Ma ha anche scritto libri per bambini: The Phantom Tollbooth, praticamente sconosciuto in Italia anche se Giunti ha pubblicato la traduzione Il casello magico mentre nel mondo anglosassone è famosissimo, e questo libriccino, che è stato anche reso in versione cinematografica diretta da Chuck Jones e che ha vinto l’Oscar nel 1965 (lo trovate
Veniamo assediati dai numeri. Come possiamo capire se sono davvero importanti oppure no? Blastand e Dilnot in questo saggio mostrano cosa possiamo fare per capire se siamo di fronte a “una tigre” (qualcosa di davvero pericoloso, a cui quindi dobbiamo fare attenzione) oppure a qualcosa che non lo è affatto. Direi che il “riassunto dei riassunti” nell’ultima pagina del libro dà un’ottima idea dei temi. Eccolo qua, con una rapida mia spiegazione. Buona lettura del libro!
Un disegno vale mille parole… il che significa che lo si può fare sbagliato in mille modi diversi, dove per “sbagliato” intendo dire che dà un’idea diversa da quello che dicono i dati. Ma Alberto Cairo spiega in questo libro che non è così semplice: un grafico non può mostrare contemporaneamente tutto, e quindi la scelta di cosa far vedere è in un certo senso politica. Poi naturalmente ci sono i grafici che mentono davvero: i capitoli del libro sono dedicati a come possono mentire. Abbiamo così i grafici che mentono perché sono progettati male, perché mostrano dati dubbi oppure insufficienti, perché nascondono o rendono più confusa l’incertezza, oppure perché suggeriscono pattern fuorvianti. Sapere cosa può esserci di sbagliato è ovviamente utile per accorgersi che un grafico “puzza”: da questo punto di vista il testo è ottimo. C’è anche una postfazione che riguarda il Covid, visto che la prima edizione del libro era uscita subito prima dell’inizio della pandemia.
[Disclaimer: Ho ricevuto il libro grazie al programma Early Reviewer di LibraryThing]
È notizia di questi giorni (settembre 2026) che l’ONU ha approvato una risoluzione – che non ha nessun valore pratico, a dire il vero – per far sostituire la proiezione cartografica di Mercatore con quella denominata “Equal Earth”, che mantiene la proporzione tra le superfici dei continenti. Per la cronaca, la risoluzione è passata con 164 sì, sei astenuti e un voto contrario, quello degli USA che hanno affermato che la risoluzione era “superflua”. Ma qual è il problema che impedisce di avere una mappa perfetta? Gilberto Bini in questo agile libretto ce lo spiega da un punto di vista matematico, scomodando il grande Gauss: la Terra è intrinsecamente diversa da un piano, a differenza per esempio di un cilindro che è sì curvo ma non troppo. Bini fa una storia della cartografia e spiega perché certi tipi di mappe siano più utili in certi casi anche se in altri diventano scomode: è vero che per esempio la mappa di Mercatore dà un vantaggio visivo all’Occidente, e questa è la ragione per cui ha resistito così a lungo: ma per i navigatori del Seicento e del Settecento aveva il grande vantaggio di permettere loro di seguire la rotta nel modo più semplice possibile. La matematica della cartografia insomma non è solo politica ma anche pratica: leggere questo libro permette di capire che le mappe non sono solo esercizi di stile.
Il sottotitolo del libro è “critica matematica della ragione politica”. E bisogna dire che un po’ di matematica nel libretto ce n’è, come quando Odifreddi fa notare che la separazione dei poteri è un assioma, non un teorema, oppure la dimostrazione dei teoremi di Arrow sull’impossibilità di una scelta “naturale” quando abbiamo almeno tre alternative e quella del teorema di Balinski e Young sull’impossibilità di una ripartizione dei seggi che sia proporzionale e monotonica. Il livello della matematica presente è quello giusto, così come la spezzettazione del testo in tanti brevi capitoletti, uno per concetto legato a quella che potremmo definire educazione civica.
Leggere oggi un libro sui blog pubblicato nel 2014 può essere visto come esercizio di necrofilia. È vero che si diceva già nel 2008 che i blog fossero morti, ma adesso i blogger sono davvero una specie in via di estizione, perché la gente preferisce di gran lunga scrivere nei social network: rimaniamo in pochi dinosauri. Io però ho voluto prenderlo in prestito dalla biblioteca perché volevo vedere come la storia dei blog in Italia veniva vista dall’esterno, e ho scoperto che era completamente diversa da come la vedevo dall’interno. I pionieri del 2000 non li ho mai filati, e non sapevo nemmeno esistessero: in compenso ho solo trovato qualche nota sull’onda del 2001 (quella dove sono arrivato anch’io), il che mi sa che vuol dire che la mia bolla era proprio una bolla. Ammetto poi di avere solo dato una rapida scorsa alla seconda parte del libro, quella che parla di “modellamento sociale dei blog”, e “relazioni sociali”; è chiaramente una parte di una tesi di laurea magistrale, ma non sono riuscito a capire cosa tutto quello abbia a che fare con i blog. In definitiva, un’occasione sprecata.