pipponi 2026

i miei pipponi del 2026

pipponi, pipponi 2026

Paolo Giordano e il luddismo anti-IA

Paolo Giordano ha deciso: scriverà il suo nuovo romanzo su un computer non connesso alla rete, salverà il tutto su una chiavetta USB e lo consegnerà così alla sua agente, che dovrà fare lo stesso con la casa editrice. Per il momento ha tolto dall’altro computer tutte le “migliorie IA”, compreso il filtro che catalogava le mail che arrivano (ma vivaddio, non puoi filtrare mailing list e simili con un indirizzo email specializzato?) Il tutto perché non si fida delle IA che gli prendono tutto quello che scrive (presumbilmente vero) per farne chissà cosa. Le fa da controcanto Chiara Valerio, che dice di avere imparato a a non guardare il riassunto IA di Google quando lei fa una ricerca. (Anche qui, vivaddio, basta aggiungere un nuovo motore di ricerca che appende alla stringa di ricerca il codice magico &udm=14 e il riassunto IA sparisce automaticamente).

Vi dirò: non riesco proprio a capire queste prese di posizione. Un tassonomista come me capisce perfettamente il concetto di avere tutte le versioni del proprio manoscritto: in genere non lo faccio ma solo perché sono pigro. Posso anche capire il non voler mettere nel cloud il proprio testo, per la serie “non si sa mai”; ma credo che se un agente IA riesce a penetrare nei nostri hard disk i manoscritti sono l’ultimo dei problemi, considerando quello che teniamo. Ma quello che mi chiedo è se uno scrittore è preoccupato perché un’IA potrebbe pubblicare prima di lui un libro con le idee che ha faticosamente raccolto; perché se il problema è semplicemente non volere che l’intelligenza artificiale si appropri delle idee, credo che tutti concordino che il giorno dopo che un libro è uscito questo accade, legalmente oppure no. E poi, sia Giordano che Valerio hanno una formazione scientifica, con un curriculum anche maggiore del mio: se loro hanno queste idee, cosa devono fare gli umanisti? Andare in una comunità amish?

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OPAS di Poste su Tim. E ora?

Terminati i tempi supplementari dell’OPAS di Poste su Tim i risultati non sono poi stati così eclatanti come penso Del Fante sperasse. Poste infatti detiene ora l’85,86%  delle azioni Tim: ben oltre la maggioranza dei due terzi necessaria per le assemblee straordinarie, ma meno del 90% necessario per fare il delisting e quindi togliere Tim dal mercato azionario, come era la sua idea iniziale. In teoria sarebbe possibile acquistare azioni in Borsa, ma non mi pare che Poste sia così interessata, tanto che in due settimane le azioni Tim hanno perso quasi il 15% del loro valore e quindi probabilmente non ci crede neppure il mercato. A questo punto non mi stupirei se Poste passasse al piano B e operasse una fusione per incorporazione, con la società madre (improbabile) o con un’altra azienda non quotata del gruppo / una NewCo (più facile), per togliersi dai piedi anche il resto del flottante. Naturalmente dal punto di vista di noi dipendenti il delisting sarebbe stato abbastanza trasparente. Il top management viene probabilmente buttato fuori con una più o meno alta buonuscita, ma in basso non cambia nulla. La fusione sarebbe invece un bagno di sangue: è vero che generalmente si fa un accordo “di armonizzazione”, ma si perde sempre qualcosa e soprattutto si creano lavoratori di serie A – quelli attualmente in azienda – e di serie B – i nuovi assunti.

Poi è noto che io non capisco un tubo né di politica né di economia, e quindi potrei sbagliarmi di grosso. Vedremo tra qualche mese; per il momento non sta succedendo nulla di particolare. Sì, è partito ufficialmente l’esercizio delle attività di direzione e coordinamento: ma cosa pensate si stia facendo da un anno a questa parte?

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Caro musei

Nella nuova sede delle Pastiglie Leone, pardon di Leone 1857, a Collegno (dietro la tangenziale, per me quella è Savonera…) è stato anche allestito un percorso museale, “La fabbrica della felicità“, Bella cosa, considerando che l’azienda ha quasi 200 anni di vita, essendo stata fondata nel 1857. Ma d’accordo che ti danno degli assaggi, ma 20 euro per una visita libera non sono un po’ tantini? (Torino Today dice 27, ma non è vero) La visita con laboratorio costa 35 euro, e a questo punto è quasi conveniente… Le caramelle più che dolci così sono amare.

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Pensavo che Poste non potesse peggiorare

L’altra settimana l’inquilino della casa di Monza scrive ad Anna dicendo che dava la disdetta del contratto e aveva mandato la raccomandata, che però doveva essere ritirata all’ufficio postale. Il piccolo problema è che noi non avevamo ricevuto niente: gli chiediamo se aveva spedito all’indirizzo corretto e se poteva mandarci qualche foto, e lui ci ha inviato lo screenshot delle schermate dell’app di tracciamento e la foto del bollettino di spedizione. Con quest’ultimo siamo andati in posta e siamo riusciti a recuperare la raccomandata.
Perché non solo il postino non si è preso la briga di citofonare quando è arrivato con la lettera – sono certo che in quel momento ero a casa, perché sono poi uscito venti minuti dopo per accompagnare Cecilia a comprare dei fogli da disegno in cartoleria – perché ovviamente si fa fatica a far scorrere i nomi finché non arriva il nostro, ma non ha nemmeno pensato di mettere in buca delle lettere l’avviso di mancato recapito, perché evidentemente cercare tra venti caselle la nostra gli avrebbe fatto perdere troppo tempo prezioso. Vedremo come riusciranno a peggiorare in futuro!

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Non solo RaiScuola, ma anche Rai Radio3 Classica

Da qualche giorno vedo appelli contro la chiusura sul digitale terrestre del canale RaiScuola a partire dal primo ottobre prossimo. Io personalmente ho dei dubbi sull’utilità di un canale televisivo di questo tipo (che tanto da due anni trasmetteva solo repliche). Avrebbe molto più senso che le produzioni fossero disponibili on demand. Certo, ufficialmente Rai Cultura ha affermato che è nato il progetto “Rai Play Scuola e Learning”: peccato che leggendo nemmeno troppo tra le righe non si parla di nuove produzioni ma solo della disponibilità di quelle già esistenti. Per amor di carità taccio sul canale “Italiana” che prenderà il suo posto: evidentemente qualche dirigente doveva avere la sua bella poltroncina.

Quello che invece non ho visto sono i commenti su cosa sta succedendo a Rai Radio Classica, l’ex canale V della filodiffusione che diffonde musica classica a ciclo continuo. A fine 2021 improvvisamente la pagina del sito Rai con i palinsesti sparì: ne parlai sulle Notiziole qui e qui. Le proteste furono tali che venne approntato un servizio davvero on demand: ogni settimana io e non so quanti altri ricevevamo un messaggio da Maria Graziella Ceracchi, responsabile di RAI Radio3 Classica, con i palinsesti. Questo fino al cinque agosto scorso, quando con i palinsesti (eccezionalmente di due settimane anziché una) è arrivato questo messaggio:

Cari Ascoltatori,
fra pochi giorni andrò in Pensione.
No so quando i colleghi riprenderanno il servizio di invio dei Palinsesti dettagliati.
Il Canale proseguirà con alcune repliche fino al 7 novembre, poi – probabilmente cambierà la programmazione.
Grazie per aver ascoltato con interesse Rai Radio3 Classica; è stato più facile, per me, lavorare sapendo che all’ascolto c’erano persone appassionate di musica.
Un caro saluto e buon futuro
Gabriella

Ovviamente i palinsesti di questa settimana non sono arrivati, e non so se arriveranno mai; peggio ancora, temo molto quel “probabilmente cambierà la programmazione”. Chissà, avremo solo italica musica classica?  Sì, ce ne sarebbe tanta a disposizione ma sarebbe comunque una perdita.

Quello che mi pare di avere capito è che in questi ultimi anni abbiamo potuto sapere cosa veniva programmato sul canale solo perché una persona si era volontariamente presa la briga di creare una mailing list, dando un significato pratico al termine “servizio pubblico”.

Ultimo aggiornamento: 2026-08-28 10:33

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tasse sulle tasse

Da quando a luglio è entrata in vigore la tassa europea di 3 euro sugli acquisti da fuori UE sotto i 150 euro ho smesso di comprare le robette da poco da Aliexpress: la tassa infatti è sul singolo oggetto e non sulla spedizione. Mi chiedo come mai i cinesi non si siano inventati un passaggio con un “bundle acquisti” per avere un solo pacco spedito, visto che tanto li mettono già insieme, ma non è un mio problema. [A dire il vero ho poi visto che le “offferte a pacchetto” dicono che con tre o più oggetti non si pagano i dazi…] L’altro giorno però mi serviva uno zainetto leggero, e anche con la tassa mi conveniva prenderlo lì; così ho fatto l’acquisto, e ho scoperto che le spese doganali erano… 3,66 euro.

Perché non tre euro? Ci ho pensato un attimo e ho capito che ai tre euro veniva aggiunto il 22% di IVA. Avrei dovuto immaginarmelo, visto che succede la stessa cosa con le accise sulla benzina. Ma continuo a non capire. Cinquant’anni fa, quando avevamo l’IGE, quella era un’imposta generale sulle entrate, e quindi non era illogico metterla sulle tasse. Ma l’Iva è un’imposta sul valore aggiunto: che valore si aggiunge mettendo un dazio?

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Immerdificazione e le nuove competenze necessarie

Qualche tempo fa mi si era rotta una lampadina. Avevo ancora la scatola, e così sono andato su Amazon cercando il modello con il codice prodotto (che è un numero, nulla di trascendentale). Amazon riconosce il codice prodotto ma mi propone un’altra lampadina, di un’altra marca, nemmeno tanto compatibile in realtà: magari sarà prodotta da qualcuno che ha pagato una tangente per finire più in alto nei risultati.

Il guaio è che ormai le ricerche, non solo attraverso Google e amici ma anche nei singoli siti, funzionano tutte così, nel senso che non funzionano. Un classico caso di enshittification: siamo costretti a vederci una quantità di pubblicità che non c’entra nulla con il nostro risultato, tanto che spesso preferisco fare una ricerca chiedendo al chatbot e sperando in bene. Almeno una volta la ricerca di base faceva già schifo, ma lavorandoci un po’ riuscivo a trovare quello che cercavo; adesso appunto una ricerca consiste nel lanciare il sasso all’LLM, valutare il risultato, vedere se si può aggiungere qualche altra informazione per raffinarlo e sperare in bene. Evidentemente non è previsto che uno debba cercare qualcosa per conto suo.

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