curiosità 2026

Le curiosità del 2026

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Figure retoriche: la tapinosi

Sfido chiunque ad aver sentito in precedenza questo termine. Nemmeno io lo conoscevo prima di leggere questo post di Fausto Raso. Posso solo assicurarvi che non se l’è inventata lui come pesce di maggio: nel testo di Giovanni Fabrini “Sopra il Primo Libro dell’Eneide di Virgilio“, pubblicato nel 1654 nel libro L’opere di Virgilio mantoano, a pagina 17, parlando del verso “apparent rari nantes in gurgite vasto”, dice che si tratta di «una figura che si chiama tapinosi, cioè una humile esposizione di una cosa grande.»

Come spiega Raso, anche se non ne sappiamo il nome quella è una figura retorica che usa apposta termini diminutivi o inadeguati per definire qualcosa che di per sé richiederebbe un registro elevato: il tutto per dare un valore negativo satireggiando. È in un certo senso l’opposto dell’iperbole, che gonfia qualcosa di irrilevante. Pensate a quando qualcuno arriva sfoggiando la sua nuovissima automobile e gli amici commentano “mamma mia, che macinìno!” L’etimologia è semplice. Arriva dal greco ταπείνωση, “abbassamento, umiliazione”, da cui arriva anche l’italiano “tapino”; in latino abbiamo tăpīnōsis, “registro linguistico basso”. il Dizionario di retorica di Stefano Arduini e Matteo Damiani la assimila alla litote, ma non è proprio così. La litote infatti afferma con forza una cosa negandone il contrario; qui invece il contrario viene usato al posto del termine, e ci avviciniamo più alla meiosis, lo sminuire una cosa al fine di esaltarne un’altra. Si ha tapinosi nelle introduzioni ai libri dedicati ai potenti, che spiegano come l’autore abbia preparato un’opera minuscola, che spera sia comunque accettata.

Decidete ora voi se quando parlo delle mie Notiziole sto usando la tapinosi…

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Non più i Volt, ma i Volta!

A quanto pare, una delle grandi battaglie del governo Meloni in quest’ultimo anno di legislatura sarà convincere il Bureau International des Poids et Mesures a cambiare il nome dell’unità di misura per la tensione elettrica: non più volt ma volta, evitando di troncare il nome di Alessandro. A parte il mio tono scherzoso, devo dire che ha ragione: non si capisce perché il volt sia l’unica unità di misura che prende il nome di una persona ma arbitrariamente accorciato. Al limite posso dire che mandare Alessio Butti è tutto fuorché una garanzia di successo.

A proposito di unità di misura, la sapete la storia del litro? In generale, se il nome dell’unità deriva da una persona (Coulomb, Hertz, Bequerel…) l’unità comincia con la maiuscola, mentre in caso contrario (metro, grammo, secondo…) si usa la minuscola. Solo che c’è un problema con il litro: la l minuscola si confonde troppo facilmente con un 1 o una I maiuscola, e la cosa infastidiva molti. Il chimico canadese Kenneth Woolley decise così di fare un estremo tentativo, e nel numero di aprile 1978 della rivista CHEM 13 News pubblicò un articolo in cui affermava che in realtà il litro prendeva il nome da un certo Claude Émile Jean-Baptiste Litre, figlio di un produttore di bottiglie di vino, che inventò un’unità di misura per i volumi che poi fu incorporato nel sistema internazionale di misure. La bufala finì persino nella rivista IUPAC Chemistry International, prima di venire ritrattata. Comunque adesso è “temporaneamente” possibile usare sia l che L per indicare il litro, in vista di una decisione ufficiale che chissà se arriverà mai.

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“sottile”

"Il problema è diverso, e più sottile" Ho preso questo frammento dalla newsletter Artificiale, che Alberto Puliafito pubblica su Internazionale. Sarà, ma la frase “Il problema è diverso, e più sottile” mi ricorda tanto lo stile di scrittura di Claude. Alcuni esempi da una mia sessione: «Questa è una domanda più sottile di quanto sembri,»; «Il fatto che l’appendice esista cambia qualcosa anche per chi non la legge, per una ragione sottile:»; «La differenza è sottile ma decisiva:». Nulla di male a usare un’IA per migliorare un testo scritto, ma secondo me bisogna esplicitarlo…

Ah: ho poi chiesto a Claude (ok, è inception) cosa ne pensasse. Per la singola frase mi ha dato il 10% di probabilità, con il capoverso di contesto è salito al 60-75%, indicando anche l’autore ha terminato con “70-80% AI-assisted”.

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Stiamo usando il valore sbagliato per la costante di gravitazione universale?

Le Scienze riporta un articolo della rivista madre Scientific American sul risultato trovato dal fisico Stephan Schlamminger. Noi di solito pensiamo alla costante di gravità \( g \), quella che vale circa 9,81 m/s2, che è l’accelerazione di un corpo attratto dalla Terra. Ma la formula di Newton, che vale per l’attrazione reciproca di due corpi, usa un’altra costante. La formula è

$$ F = G \frac{m_1 m_2}{r^2} $$

dove \(m_1 \) e \(m_2 \) sono le masse dei due corpi, \(r \) la loro distanza e \( G \) è appunto la costante di gravitazione universale. Il problema è che questa costante è molto piccola – il valore ufficialmente stabilito è \( G = (6{,}67430\pm 0{,}00015) \times 10^{-11}\ \text{m}^3 / (\text{kg s}^2) \) – ed è molto difficile da calcolare misurare. Non per nulla abbiamo solo quattro cifre significative sicure, contro le 9-10 delle altre costanti. Bene: Schlamminger ci ha messo dieci anni, ha migliorato lo strumento usato (una bilancia a torsione) ed è arrivato al risultato \( G = (6{,}67387\pm 0{,}00038) \times 10^{-11}\ \text{m}^3 / (\text{kg s}^2) \). L’errore possibile è più del doppio di quello della stima finora usata, ma quello che è strano è che la stima è più bassa di quanto ci si aspettasse. Occhei, il valore massimo della forchetta per la stima di Schlamminger corrisponde a quello minimo ufficiale, ma in genere le cose non funzionano così.

Che succederà ora? O si troverà un errore sistematico nelle misure di Schlamminger, un po’ come capitò con i neutrini superluminari che tanto piacquero a Mariastella Gelmini, oppure aspetteremo altri dieci anni per concepire un nuovo esperimento che dia un risultato accettato. Chissà chi vincerà! I curiosi possono leggere l’articolo di Schlamminger qui.

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Vi serve un PDF con le cifre di un googolplex?

una pagina di un volume con il googolplexCome sapete, un googol è il numero 10^100, cioè 1 seguito da 100 zeri. Un numero miliardi di miliardi più grande del numero di particelle dell’universo, che sono stimate essere 10^80. Ma Edward Kasner, nel suo libro Matematica e immaginazione, definì un numero ancora più grande: il googolplex, che è 10 elevato alla googol.
Bene: nel 2013 Wolfgang H. Nitsche (senza “e” e “z”) ha preparato i pdf di 10000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000 di volumi, ciascuno contenente un milione di cifre di un googolplex (cioè tutti zeri, tranne che nel primo volume dove c’è un 1), e li ha “pubblicati” nel sito https://www.googolplexwrittenout.com. Metto le virgolette perché immagino che il sito crei on demand il pdf di un volume. Ma visto che le cose bisogna farle per bene, si è anche fatto assegnare l’ISBN per la versione completa paperback (9780990007210) oltre che la PDF (9780990007203), come potete per esempio vedere su Goodreads.

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Halupedia

Che cosa si può fare di sostanzialmente inutile con l’IA? Finché c’era Sora si facevano i video idioti. Ma limitandoci al testo ci sono delle grandi possibilità. Prendiamo Halupedia. Funziona come Wikipedia, con l’unica minima differenza che le voci vengono create al momento in cui ci clicchi su: a quel punto un LLM fa finta che siano sempre esistite e le scrive per te, con il tono impassibile tipico di una casa editrice accademica del XIX secolo. Trovate qualche spiegazione (e il sorgente, se volete farvi una versione personale) su Github.

In realtà non siete costretti a cercare un link da cliccare: io per esempio ho creato una voce su Bartolomeo Pestalozzi di Pinerolo e sul sarchiapone. La fregatura è che c’è sempre gente che ha rovinato la pagina dell’indice. (Ho proposto un fix, chissà se lo implementano). Inutile, le genti non sanno divertirsi.

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Tradurre in linkedinese?

kagi in linkedinese Tra gli strumenti di Kagi c’è anche un traduttore web. Fin qui nulla di strano. Però qualcuno ha scoperto che oltre alle lingue indicate, ce ne sono alcune che possono essere scelte modificando il testo dell’URL. Se così scriviamo “https://translate.kagi.com/?from=it&to=linkedin&text=voglio+una+vita+spericolata” avremo come output il “Linkedin speak”, e la frase “voglio una vita spericolata” diventa ” I’m looking to pivot into a high-growth, disruptive lifestyle where I can embrace radical risk-taking and push the boundaries of the status quo. 🚀 Always striving for that next-level, high-impact experience! ”. Nella versione “medieval Donald Trump” abbiamo invece “I desire a life of great peril, believe me! A reckless life, the likes of which nobody hath ever seen. We shall build a grand fortress, the biggest, the best, and the peasants shall pay for it! It shall be tremendous, a truly magnificent life, unlike those losers who live in fear!” (direi che mancano LE MAIUSCOLE, ma il senso c’è)

(da Astral Codex Ten)

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gite scolastiche

Stamattina, mentre tornavo dalla palestra, ho visto una classe di bimbetti, saranno stati di seconda elementare al massimo, portati in gita dalle maestre. Immagino andassero verso villa Lonati a vedere le piante, ma quello non è poi così importante. Quello che ho notato è invece che le maestre avevano una lunga corda, con due manicotti davanti e dietro, che faceva un anello lungo e stretto, così i bambini dovevano naturalmente rimanere in fila senza spostarsi di qua e di là.
Sono certo che ai miei tempi non c’era nulla del genere (e le classi erano anche più numerose, poveri maestri): ma l’idea mi è sembrata bellissima!

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