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Nigel Farace contro Count Binface

il manifesto elettorale di Count BinfaceNigel Farage, accusato di ricevere finanziamenti diciamo “dubbi”, ha fatto la sua mossa populista: dimettersi e ricandidarsi alle elezioni suppletive nello stesso collegio elettorale, in modo che la gggente gli dia ragione. Ma a quanto pare c’è un piccolo problema: gli altri principali partiti hanno affermato che non si presenteranno alle elezioni, per non legittimarlo. Potremmo allora avere un risultato interessante: Count Binface, un noto candidato a questo tipo di elezioni che appare in pubblico con un bidone sulla testa (qui lo vedete con Andy Burnham e il candidato di Howling Laud Hope alle ultime suppletive) potrebbe essere più votato di Farage. La cosa è improbabile, però sarebbe davvero divertente…

(Qui a destra il manifesto elettorale di Binface. Alcuni punti, come obbligare i ciclisti indisciplinati ad andare in uniciclo e costruire almeno una casa a prezzo calmierato, sono interessanti)

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Alla faccia della privacy


immobiliare
Quella che vedete qui a fianco (con dati personali pecettati) è una lettera spedita a Chiavari a casa di Anna, e che abbiamo trovato l’altro giorno passando di là. E che c’è di strano, direte voi? Non è quello che fanno tutte le immobiliari, che si scannano pur di recuperare le ricche percentuali nelle transazioni immobiliari. Beh, non proprio.

busta con indirizzoCome vedete qui a destra, la lettera non è stata semplicemente imbucata da uno che è arrivato davanti al condominio con un pacchetto di copie: è stata regolarmente spedita, il che significa che gli agenti immobiliari in questione hanno fatto una visura di tutti i proprietari di immobili in quel condominio. Eppure a quanto pare non importa nulla a nessuno di queste spudorate violazioni della privacy. Quanti decenni ci vorranno prima di eliminare questo malvezzo?

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Il Metaculus Democracy Threat Index

Se guardate i social network, trovate tanta gente che dice che la nazione X sta scivolando verso un regime autoritario. Spesso per X si intendono gli USA. Ma vi siete mai chiesti se c’è un modo per stimare esattamente quanto scivolamento ci sia? Scott Alexander (ma anche Claude…) è piuttosto scettico al riguardo. Però ha trovato un sito che al momento sembra avere un approccio interessante: il Metaculus Democracy Threat Index, appunto. Metaculus, come Alexander spiega, è un sito di previsioni: l’idea è insomma simile a quella delle società di scommesse, che calcolano le percentuali di vittoria rispetto a cosa la gente scommette. In questo caso ci sono però due differenze: innanzitutto non si giocano soldi, ma soprattutto le domande (al momento 153, un bel numero biblico) sono fatte in modo da non richiedere una risposta binaria sì/no, ma dare una percentuale di previsione. Questo permette di avere una grana più fine nel misurare il rischio.

Naturalmente ci sono molti modi in cui il sistema può essere manipolato, e Alexander ne elenca un paio: un gruppo motivato di persone può dare apposta risposte di un certo tipo, e le domande stesse, pur essendo pubbliche, possono non essere davvero neutre. L’esperimento però è interessante: sarebbe bello vedere qualcosa del genere anche da noi in Italia.

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Algoritmi retrodatati

Un paio d’anni fa avevo scritto un post sulla radice quadrata inversa veloce, dicendo che era stata implementata per la prima volta in Quake III. A quanto pare non è così, tanto che ho appena corretto Wikipedia in lingua italiana: Fabian Giesen ha scritto sull’istanza Mastodon sul gamedev che già tre anni prima quell’algoritmo era stato descritto, anche se con una costante di partenza leggermente diversa. Ricordo che quella costante serve per partire da un punto “buono’ della retta numerica, per ridurre il numero di iterazioni necessarie per la convergenza a un valore sufficientemente preciso.
Diciamolo: è sempre stato difficile inventare qualcosa in informatica, e gli algoritmi matematici non fanno eccezione.

Ultimo aggiornamento: 2026-06-10 13:06

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Elementi poco radioattivi

Come sapete, gli elementi chimici pesanti tendono a essere radioattivi. Poi può capitare, come nel caso dell’uranio-238 che ha una vita media di 4 miliardi e mezzo d’anni, che li troviamo comunque perché non hanno fatto in tempo a decadere in altri elementi: in questo caso per esempio possiamo dire che abbiamo ancora circa metà dell’uranio inizialmente presente sul pianeta, perché 238U è l’isotopo di gran lunga più frequente. Quello che almeno io non sapevo è che ci sono elementi che si credevano stabili, cioè se lasciati in pace non decadessero, ma non lo sono. Prendiamo per esempio il bismuto, l’elemento atomico 83 che si trova subito dopo il piombo nella tavola periodica degli elementi. Tutti credevano fosse stabile; ma nel 2003 si è scoperto che è soggetto a decadimento alfa. Qual è la sua emivita? 2 × 1019 anni, cioè venti quintilioni di anni (nella scala corta americana) o venti trilioni di anni (nella scala lunga italiana, quella che usa anche i miliardi e i biliardi). All’atto pratico la carne umana è più radioattiva, per non parlare del potassio nelle banane, quindi non c’è da preoccuparsi se ci capita di stare vicino a del bismuto.
Ma questo non è nemmeno il record di quasi-stabilità: uno degli isotopi del tellurio, 128Te, ha una emivita di 7,7×1024 anni. Mi chiedo solo come abbiano fatto ad accorgersene.

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Figure retoriche: la tapinosi

Sfido chiunque ad aver sentito in precedenza questo termine. Nemmeno io lo conoscevo prima di leggere questo post di Fausto Raso. Posso solo assicurarvi che non se l’è inventata lui come pesce di maggio: nel testo di Giovanni Fabrini “Sopra il Primo Libro dell’Eneide di Virgilio“, pubblicato nel 1654 nel libro L’opere di Virgilio mantoano, a pagina 17, parlando del verso “apparent rari nantes in gurgite vasto”, dice che si tratta di «una figura che si chiama tapinosi, cioè una humile esposizione di una cosa grande.»

Come spiega Raso, anche se non ne sappiamo il nome quella è una figura retorica che usa apposta termini diminutivi o inadeguati per definire qualcosa che di per sé richiederebbe un registro elevato: il tutto per dare un valore negativo satireggiando. È in un certo senso l’opposto dell’iperbole, che gonfia qualcosa di irrilevante. Pensate a quando qualcuno arriva sfoggiando la sua nuovissima automobile e gli amici commentano “mamma mia, che macinìno!” L’etimologia è semplice. Arriva dal greco ταπείνωση, “abbassamento, umiliazione”, da cui arriva anche l’italiano “tapino”; in latino abbiamo tăpīnōsis, “registro linguistico basso”. il Dizionario di retorica di Stefano Arduini e Matteo Damiani la assimila alla litote, ma non è proprio così. La litote infatti afferma con forza una cosa negandone il contrario; qui invece il contrario viene usato al posto del termine, e ci avviciniamo più alla meiosis, lo sminuire una cosa al fine di esaltarne un’altra. Si ha tapinosi nelle introduzioni ai libri dedicati ai potenti, che spiegano come l’autore abbia preparato un’opera minuscola, che spera sia comunque accettata.

Decidete ora voi se quando parlo delle mie Notiziole sto usando la tapinosi…

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Non più i Volt, ma i Volta!

A quanto pare, una delle grandi battaglie del governo Meloni in quest’ultimo anno di legislatura sarà convincere il Bureau International des Poids et Mesures a cambiare il nome dell’unità di misura per la tensione elettrica: non più volt ma volta, evitando di troncare il nome di Alessandro. A parte il mio tono scherzoso, devo dire che ha ragione: non si capisce perché il volt sia l’unica unità di misura che prende il nome di una persona ma arbitrariamente accorciato. Al limite posso dire che mandare Alessio Butti è tutto fuorché una garanzia di successo.

A proposito di unità di misura, la sapete la storia del litro? In generale, se il nome dell’unità deriva da una persona (Coulomb, Hertz, Bequerel…) l’unità comincia con la maiuscola, mentre in caso contrario (metro, grammo, secondo…) si usa la minuscola. Solo che c’è un problema con il litro: la l minuscola si confonde troppo facilmente con un 1 o una I maiuscola, e la cosa infastidiva molti. Il chimico canadese Kenneth Woolley decise così di fare un estremo tentativo, e nel numero di aprile 1978 della rivista CHEM 13 News pubblicò un articolo in cui affermava che in realtà il litro prendeva il nome da un certo Claude Émile Jean-Baptiste Litre, figlio di un produttore di bottiglie di vino, che inventò un’unità di misura per i volumi che poi fu incorporato nel sistema internazionale di misure. La bufala finì persino nella rivista IUPAC Chemistry International, prima di venire ritrattata. Comunque adesso è “temporaneamente” possibile usare sia l che L per indicare il litro, in vista di una decisione ufficiale che chissà se arriverà mai.

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“sottile”

"Il problema è diverso, e più sottile" Ho preso questo frammento dalla newsletter Artificiale, che Alberto Puliafito pubblica su Internazionale. Sarà, ma la frase “Il problema è diverso, e più sottile” mi ricorda tanto lo stile di scrittura di Claude. Alcuni esempi da una mia sessione: «Questa è una domanda più sottile di quanto sembri,»; «Il fatto che l’appendice esista cambia qualcosa anche per chi non la legge, per una ragione sottile:»; «La differenza è sottile ma decisiva:». Nulla di male a usare un’IA per migliorare un testo scritto, ma secondo me bisogna esplicitarlo…

Ah: ho poi chiesto a Claude (ok, è inception) cosa ne pensasse. Per la singola frase mi ha dato il 10% di probabilità, con il capoverso di contesto è salito al 60-75%, indicando anche l’autore ha terminato con “70-80% AI-assisted”.

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