Io e la Immanet

[io alla Immanet]Come molti sanno, in ismiziano non esiste una traduzione esatta del sintagma “conflitto di interessi”; il termine usato abitualmente, mükkiiåtøng, significa infatti letteralmente “sinergia”.
Pertanto non c’è nulla di strano se, pur essendo io un’azionista di lunga data della Immanet – vedi colonna a destra nel mio blog – da stamattina faccia parte della forza “lavoro” Immanet, in qualità di Over-Chief Usenetter, con ufficio al sesto piano (Legale-Amministrazione) del palazzo Immanet. Un aperitivo ismiziano virtuale a chiunque passi a salutare!
Il momento storico è stato immortalato da par suo dal Maestro R:ob Grassilli, che ringrazio caldamente. Per la cronaca, il ghigno leggermente mefistofelico che appare nell’istantanea è dovuto al mio sentirmi finalmente parte di una grande famiglia… oltre a un effetto collaterale di avere visto Saporello alla macchinetta del caffè.

giochi della domenica: Double Sokoban, Math Lines

Anche stavolta due giochi, entrambi visti su Passion for Puzzles ed entrambi ospitati su Fupa.com (ma potete anche giocarci via Facebook, se preferite!)
In Double Sokoban lo scopo è quello di Sokoban: spingere la roba e spostarla nel punti di approdo previsti. Ma gli schemi sono due, e con lo spazio ci si può spostare dall’uno all’altro per riuscire a passare da posti che a prima vista si direbbero impossibili. Garantisco che dopo un po’ ci si perde in un labirinto a due livelli.
Math Lines è invece uno di quei giochi in cui bisogna sparare a una lista di palline che si muovono inevitabilmente verso una buca. Solo che le palline non si annichilano se hanno la stessa forma o lo stesso colore, ma devono avere somma pari a 10. Un gioco educational, insomma, se proprio volete.

Problem Solving Through Recreational Mathematics (libro)

[copertina] L’idea di questo libro (Bonnie Averbach e Orin Chein, Problem Solving Through Recreational Mathematics, Dover 1980,2000, pag. 457, $15.95, ISBN 978-0-486-40917-7) è di parlare di matematica a partire dai problemi ricreativi. Nei vari capitoli si inizia a presentare alcuni di questi problemi, invitando il lettore a cercare di risolverli; poi vengono man mano introdotti i concetti che sono nascosti dietro i problemi stessi e si termina con una serie di esercizi (alcuni, ma non tutti, hanno un aiuto, una traccia di soluzione oppure una risposta).
Di per sé l’idea non è affatto stupida, tenuto anche conto che alcuni degli argomenti trattati – i grafi e le equazioni diofantine, per esempio – non fanno certo parte dei programmi scolastici, penso nemmeno negli USA. La sua messa in pratica però mostra parecchi difetti, primo tra tutti la ripetitività di dover fare più volte lo stesso tipo di ragionamento, che stufa in breve tempo anche se la formulazione dei problemi è sempre piacevole. Diciamo che a mio parere il libro è piu utile per un insegnante che voglia proporre ai suoi studenti un’esposizione un po’ diversa e quindi si metta a scegliere quello che ritiene più importante.

Milano (quasi) come Berlino

[pista ciclabile contro un muro] In questi giorni l’assessore all’urbanistica milanese Carlo Maria Giorgio Masseroli, tutto felice per aver fatto disegnare nell’asfalto di via Carducci una pista ciclabile, ha sentenziato che si ispirerà a Berlino per la mobilità ciclistica milanese.
Tralasciamo banalità come il fatto che alcuni anni fa con le “piste ciclabili autoprodotte” sempre disegnate sull’asfalto si rischiò un incidente diplomatico: la gente può anche imparare dagli errori. Tralasciamo banalità come il fatto che in una città dove si va contromano superando la doppia striscia continua l’unico modo per sperare che le auto non invadano una pista ciclabile disegnata sull’asfalto è mettere una telecamera e multare tutti quelli che ci passano in auto – moto – camionetta: come facevo via Carducci prima senza pista ciclabile continuerò a farla adesso.
Stavolta vorrei parlare delle piste ciclabili “vere” che esistono a Milano. Mercoledì mi è capitato di seguire quella di via De Marchi, che parte nel nulla all’altezza dell’inizio del ponte sulla ferrovia (non dico mettere un semaforo ciclistico per permettere di attraversare la strada, ma magari delle strisce no?) e termina in viale Sarca. Come vedete dalla foto, in questo caso non termina nel nulla come è usanza dei microtratti di piste milanesi: o il ciclista è capace a creare dal nulla un effetto tunnel per passare attraverso il muro, oppure ci si spiacicca allegramente. Capisco risparmiare sul cartello “fine pista ciclabile”, ma a questo punto potevano anche evitare di fare gli ultimi cinque metri, no? (e di nuovo, entrarci in direzione nord è fattibile, ma se uno sta facendo il percorso in direzione sud quando arriva lì dovrebbe teletrasportarsi altrove, e se è in grado di teletrasportarsi non avrebbe bisogno della pista ciclabile)

compagno un caz

Io non leggo i comunicati di Indymedia. Piuttosto mi sorbirei dieci editoriali di Feltri, il che è tutto detto. Però oggi vb ha postato un link al testo “Repressione poliziesca sulla 90“, e ci ho dato uno sguardo.
Sospendo il giudizio sui fatti, anche perché vorrei sentire tutte le campane: mi è capitato di prendere la 90/91 la sera, di essere “invasi” da controllori con o senza polizia, ma questi prima chiedevano un biglietto e poi – se il passeggero chiaramente non italiano il biglietto non ce l’aveva – solo allora volevano i documenti (Detto in altre parole: se sei clandestino ti conviene non essere anche portoghese)
Mi chiedo però con vb come si fa a rimanere seri quando qualcuno riesce a iniziare il proprio resoconto con la frase
«Ieri 12 ottobre 2010 intorno alle 21.45 un compagno e una compagna militanti comunisti e antirazzisti, impegnati contro la repressione e per la solidarietà internazionalista, si trovavano sulla linea filobus 90 a Milano diretta verso piazzale Lotto.»

la via di Microsoft all’upgrade

A casa mia c’è una certa qual promiscuità nell’uso dei computer tra me e Anna. Questo significa che siamo molto dipendenti dai servizi di sincronizzazione file via rete. Io personalmente mi trovo molto bene con Dropbox (se non lo conoscente, andate qui, iscrivetevi aggratis e regalate 250 MB di spazio aggiuntivo a me); avendo però la cartella condivisa praticamente piena ho dovuto cercare un altro sistema per sincronizzare i documenti di Anna.
La scelta cadde su Live Mesh Beta nonostante i miei dubbi su un prodotto Windows, è sempre andato più che bene e Anna non si è lamentata. Peccato che oggi mi sia arrivata una mail dal signor Windows Live Team che mi dice che Live Mesh Beta verrà chiuso il 31 marzo 2011 e ci sarà il bellissimo, nuovissimo, ganzissimo Windows Live Mesh. Tutto bene? Un corno. Come si può leggere dal sito ufficiale, il bellissimo, nuovissimo, ganzissimo Windows Live Mesh funziona solo sotto Vista, Windows7 e MacOX dalla 10.5 in su. A casa mia tutti i PC hanno XP, che fa benissimo il suo lavoro, e anche se mi regalassero Windows7 non lo installerei. Tra l’altro, non c’è nessuna ragione di compatibilità che impedisca di usare XP, per quanto ne so io. Accetterei la mossa di Microsoft se facesse anche qualcosa per far fuori Internet Explorer 6 (per dire, più del 3% di accessi al mio sito sono ancora via IE6): però – chissà come mai – quello rimane.
Morale della favola: che sistema di condivisione diverso da Dropbox mi consigliate?