Mentre stavo preparando il ricordo di Benoît Mandelbrot che ho scritto per il Post, sono andato a caccia di informazioni biografiche. Non che poi ne abbia usato chissà quante nel mio articolo: ma questo è normale, non essendo io interessato a scrivere un necrologio formale. Mi ha però lasciato basito la scoperta – che il 13 novembre 2007 l’Università degli studi di Bari gli conferì una laurea ad honorem in Medicina e Chirurgia con la seguente motivazione:
La Prof.ssa XY riassume le motivazioni della proposta, ponendo in rilievo la figura del Prof. Benoit Mandelbrot, celebre in tutto il mondo per aver proposto un nuovo ambito di ricerca, la
Geometria frattale. Questo strumento di analisi, che ha reso il Prof. Benoit Mandelbrot uno dei più
famosi matematici degli ultimi 50 anni, trova applicazione anche in campo biologico e biomedico;
per quanto di interesse in campo medico, la Geometria frattale favorisce una visione unificante,
olistica, della malattia e della persona che soffre.
Lo sappiamo tutti: le lauree honoris causa, almeno in Italia ma credo non solo da noi, non sono fatte per premiare il laureato ma per fare pubblicità all’ateneo. Non si può fare molto contro questo andazzo. Però ci dovrebbe essere un limite a tutto. Che diavolo sarebbe un malato frattale? come lo si cura, con medicine autosimili? Perlomeno Mandelbrot, nella sua lectio magistralis che seguì il conferimento della laurea, spostò opportunamente il discorso sulle neuroscienze; affermare che si potranno usare i frattali per la comprensione dei processi neurali mi pare molto improbabile, ma almeno un minimo di senso ce l’ha. Mi chiedo se la decisione di conferire una laurea honoris causa impedisca un qualunque altro uso del buon senso…