Io ho tolto da un pezzo l’app di Facebook dal mio furbofono, guadagnandone molto in termini di durata della batteria. Questo significa che se sono in giro accedo a Facebook usando il browser: c’è qualche problema con i BOFH del proxy aziendale (hanno deciso che l’acceleratore h.facebook.com è compromesso e me l’hanno anche ripetuto per iscritto, quindi ogni poco il sito è irraggiungibile) ma con qualche trucchetto sfango anche quello (basta partire dalla pagina delle notifiche che non viene accelerata).
Ora però le cose cambieranno: come già del resto succede nell’app, anche da web mobile Zuckerberg disabiliterà l’accesso ai messaggi personali, intimandoti di usare l’apposita app, cioè Messenger. Messenger che si direbbe spinta più di Google+, il che è tutto detto.
Cambieranno? Beh, sì. Io mi rifiuto di installare Messenger. Pertanto non leggerò i messaggi privati su Facebook finché non sarò davanti a un desktop. Avrò insomma un’estate più tranquilla.
Dal titolo di questo libro, sia in italiano che nell’originale inglese (Amir Alexander,
Questo libretto fuori commercio (Alberto Cadioli e Damiano Scaramella, Storia del Saggiatore 1958-2015, Il Saggiatore 2015, pag. 101, s.i.p., ISBN 9788842820468) nasce per raccontare i quasi sessant’anni della casa editrice, fondata da Alberto Mondadori (il figlio di Arnoldo) e ora guidata da Luca Formenton (nipote di Arnoldo). Secondo me, il testo soffre del voler fare due cose insieme: una storia aneddotica e un catalogo. La parte aneddotica è interessante, ma per me un po’ troppo ridotta; è bella la parte che mostra come Alberto Mondadori cercasse disperatamente, anche se senza troppi risultati pratici, di dstinguersi dal padre, ma la parte di De Benedetti e Formenton è davvero schematica. Sul catalogo, ho trovato tanti nomi che mi sono dimenticato subito: sarebbe forse stato meglio avere una struttura a tabella per vedere meglio come la produzione si sia diversificata, lasciando perdere la parte descrittiva. Alla fine comunque ho avuto un’idea più chiara del DNA dell’editore, e questa è una bella cosa.