Salario minimo

Mario Seminerio scrive sulla proposta renziana del salario minimo legale, dicendo che la cifra indicata dall’ex PresConsMin (9-10 euro l’ora) è insensata, perché corrisponde al 90% del salario mediano mentre “di solito tende ad essere fissato intorno alla metà”. [Nota per i diversamente matematici: se X è il salario orario mediano allora per definizione metà dei lavoratori guadagna più di X e metà meno di X. Così ad occhio il salario medio è maggiore, ma non è necessariamente così].

Il concetto di ancorare il salario minimo a quello mediano e non al medio mi pare sensato, ma c’è una cosa che non capisco, e per cui mi piacerebbe ricevere qualche spiegazione. Non sarebbe più logico ancorare il salario minimo (se non c’è ancora, altrimenti per definizione i dati sono falsati…) a un certo percentile, chessò il venticinquesimo? [di nuovo, per i diversamente matematici: se Y è il venticinquesimo percentile allora il 25% delle persone è sotto Y, e pertanto il restante 75% è sopra]. I numeri precisi non sono poi così importanti, o meglio lo sono per tarare bene il sistema; è proprio il principio che non capisco.

Come non volere fare entrare gente alle mostre

Giovedì scorso eravamo in giro per Milano con un’amica, siamo passati davanti a Palazzo Morando e Anna ha detto “beh, visto che siamo qua potremmo andare a vedere la mostra Milano e la Mala. L’unico dubbio era che i gemelli si sarebbero potuti annoiare e quindi non avevamo voglia di pagare un biglietto “quasi intero” anche per loro. Anna è andata a chiedere, e le è stato detto che il biglietto intero era 10 euro (e questo lo sapevo) mentre i bambini pagavano otto euro, al che abbiamo lasciato perdere e continuato la passeggiata.

Ho però scoperto poi che in realtà esisteva un Biglietto famiglia, con il quale noi avremmo pagato 8 euro ciascuno e i gemelli 5 euro ciascuno, o se preferite ciascun bimbo avrebbe aumentato di tre euro il costo del nostro biglietto. Se l’avessimo saputo saremmo anche andati a vedere la mostra, ma appunto in biglietteria questa opzione non è stata fatta presente. La domanda sorge spontanea: ma a qualcuno interessa far andare più gente alla mostra, oppure vogliono solo avere persone già informate sui fatti?

Quizzino della domenica: zucche

Un contadino – probabilmente sofferente di una sindrome ossessivo-compulsiva – andò al mercato a vendere le zucche del suo campo dopo averle messe tutte in ordine crescente di peso. Al mercato vendette inizialmente le 42 zucche più leggere a un cliente, notando che esse corrispondevano al 25% del peso totale. Poi vendette le 50 zucche più pesanti a un altro cliente, notando che esse corrispondevano al 30% del peso totale. Quante zucche aveva?

(un aiutino lo trovate sul mio sito, alla pagina http://xmau.com/quizzini/p290.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Problema da Varsity Math: immagine di wallpapergirl, da OpenClipArt)

_Alice&Bob #49_ (fascicolo)

Questo numero di Alice&Bob (Nando Geronimi (ed.), I giochi di Martin Gardner (Alice&Bob #49, Egea 2017, pag. 92, €15 , ISBN 9788823862197, link Amazon) è monografico in ricordo di Martin Gardner, il più grande divulgatore matematico del XX secolo. La parte più corposa e sicuramente più interessante prende spunto da un gruppetto di numeri della rubrica di Giochi matematici che Gardner tenne per un quarto di secolo sullo Scientific American, e mostra l’interconnessione dei vari temi, quasi come perle di una collana; un modo carino per vedere come il suo stile asciutto permette di insegnare matematica “seria”, basta volerlo. Vengono poi presentate alcune iniziative tenutesi nelle giornate annuali di ricordo di Gardner.

Che belle le mostre (se gratis)

Esselunga ha fatto una mostra temporanea (è partita a dicembre e termina domenica) sui suoi sessant’anni. La mostra si trova più o meno sulla strada tra ufficio e casa, ma tra il fatto che magari preferisco tornare a casa un po’ prima e l’influenza che mi sono beccato la settimana prima di Natale non ci ero mai passato. Stasera mi sono detto “vabbè, esco mezz’ora prima e ci do un’occhiata”. Sono arrivato, ho visto una coda all’ingresso di un duecento persone, e sono immediatamente ripartito per casa. D’accordo, la mostra era gratuita, ma valeva davvero la pena farsi tutta quella coda, che immagino nel pomeriggio fosse ancora più lunga?

immediato?

Il processo per falso contro Virginia Raggi avverrà per giudizio immediato, dove “immediato” significa… il 21 giugno. Mi è stato spiegato che in legalese la definizione di “giudizio immediato” sta a significare che l’imputato rinuncia all’udienza preliminare chiedendo che sia subito calendarizzato il dibattimento; solo che i tempi della giustizia sono quelli che sono e quindi il primo buco utile risulta appunto essere a giugno. Quello che Raggi guadagna è appunto evitare l’udienza preliminare, che si sarebbe dovuta tenere la prossima settimana e che avrebbe portato quasi sicuramente a un rinvio a giudizio.

Ora i matematici sono abituati a rubare le parole, lo diceva anche Goethe, e le fanno diventare qualcosa di completamente diverso; ma direi che anche i giureconsulti non sono da meno…

_Il crepuscolo dei media_ (libro)

Si parla sempre della crisi dei media. Ma i dati in questo saggio (Vittorio Meloni, Il crepuscolo dei media : informazione, tecnologia e mercato, Laterza 2017, pag. 137, € 13, ISBN 9788858129685, link Amazon) mostrano una fotografia impietosa del tracollo sempre più rapido del peso della stampa, italiana ma anche estera, sia nel numero di copie che nei ricavi pubblicitari; anche la televisione, neppure in Italia dove comunque resiste ancora, non se la passa troppo bene: gli OTT (Over The Top: Facebook, Google e pochi altri) prendono buona parte dei soldi che mancano: il resto dei ricavi di una volta si è definitivamente perso, si direbbe. Mi sarebbe piaciuto vedere più tabelle, e non solo puntatori ai documenti da cui Meloni ha tratto i dati; per il resto, il libro non dà soluzioni, anzi mostra come anche quelle previste negli anni scorsi in realtà non funzionano; ma non le promette nemmeno, quindi è onesto.

L’affaire sacchetti

Il bello dell’avere un blog sono i commentatori. (Occhei, non è sempre vero, ma nel mio caso il blog è abbastanza di nicchia per non essere considerato dai cretini in cerca di pubblico). I miei ventun lettori sapevano così da tre mesi che da Capodanno i sacchetti per frutta e verdura sarebbero stati obbligatoriamente in materiale riciclabile e inoltre a pagamento, e il merito non è mio se non come tenutario del blog.

In questi giorni se ne sono accorti tutti, e persino i giornali sono stati costretti a inseguire l’onda dei social che ha eletto la querelle sacchetti a notizia più importante della settimana, tra notizie vere e false. Ecco cosa sono riuscito a capire in questi giorni.

  • La legge è spuntata questo agosto mentre si convertiva il decreto-Mezzogiorno, seguendo la malsana abitudine di infilare provvedimenti interessati in leggi che non hanno nulla a che fare.
  • Non è vero che ce l’ha chiesto l’Europa: come qui (pagina 94), la Direttiva UE 2015/720 del 29 aprile 2015 dice al punto 11 «Le misure che devono essere adottate dagli Stati membri possono prevedere l’uso di strumenti economici come la fissazione del prezzo, imposte e prelievi, che si sono dimostrati particolarmente efficaci nella riduzione dell’utilizzo di borse di plastica, e di restrizioni alla commercializzazione, come i divieti in deroga all’articolo 18 della direttiva 94/62/CE, purché tali restrizioni siano proporzionate e non discriminatorie.» (grassetto mio) e al punto 15 «Gli Stati membri possono scegliere di esonerare le borse di plastica con uno spessore inferiore a 15 micron (“borse di plastica in materiale ultraleggero”) fornite come imballaggio primario per prodotti alimentari sfusi ove necessario per scopi igienici oppure se il loro uso previene la produzione di rifiuti alimentari», ed è per quello che fino a domenica scorsa si usavano ancora i sacchetti non biodegradabili.
  • È vero che la stragrande maggioranza dei sacchetti ultraleggeri in Italia è fatta di Mater Bi, brevettato dalla Novamont, la cui amministratrice delegata Catia Bastioli forse è amica di Renzi; non sembra però che la legge sia stata scritta appositamente con clausole che favorissero l’azienda (i 15 micron, come vedete, nascono da una direttiva europea)
  • I motivi per questa introduzione non sono affatto chiari, almeno fino a quando non ci saranno anche i guanti biodegradabili per prendere frutta e verdura;
  • Ovviamente il supermercato prima i sacchetti ce li faceva pagare nascosti nei costi di gestione; può darsi che ora debba pagarci le tasse su, anche se la cosa mi pare improbabile, o meglio non vedo una grande differenza (se non che se uno si ruba i sacchetti questi si tolgono dall’inventario)

Ah, a proposito della tara delle bilance, ho provato a fare un conto spannometrico. Abbiamo visto che il sacchetto ha spessore massimo 15 micron, e possiamo approssimarlo con un foglio A4. Quindi il suo volume è 30·10-6·(1/16) m³, che fanno circa 2 grammi immaginando densità 1 (in realtà sono due grammi e mezzo perché la densità è circa 1,3 secondo questa fonte). Se la gente comincia a prezzare i singoli pezzi di frutta immaginatevi un aumento dei costi, perché la tara deve comunque essere tolta.

Aggiornamento: (6 gennaio) Questo articolo del Sole-24 Ore dà ulteriori informazioni e il link alla legge di conversione del decreto Mezzogiorno.