_Scimmie digitali_

Scrivere questo libro (link amazon) è stato un lavoraccio. I primi appunti risalgono alla fine del 2012, quando il coautore mi chiese se avevo voglia di fare un libretto a quattro mani sulla comunicazione su Internet vista da due punti di vista diversi. La teoria era facile, la pratica un po’ meno. Io e Paolo abbiamo due stili di scrittura molto diversi: così la prima bozza, dove i nostri capitoli si alternavano, dava al lettore la sensazione di un ottovolante da un testo piacione (il mio) a uno più accademico (il suo). È così cominciato un lavoro di limatura e amalgama che ha portato ad avvicinare un po’ le nostre prose; la riorganizzazione del materiale ha poi contribuito a omogeneizzare il tutto. Aggiungete che più passava il tempo (e non trovavamo un editore… il mercato editoriale è strano) più il mondo intorno a noi cambiava e noi dovevamo aggiornare e adattare il testo a quello che Larry, Sergei, Mark e amici tiravano fuori.

Il risultato però a mio parere non è da buttare via. Certo, la nostra tesi – noi non siamo cambiati, comunichiamo sempre allo stesso modo solo con mezzi diversi – è minoritaria ma crediamo abbia il suo bel senso. Inoltre non abbiamo inventato nulla di nuovo per chi nella Rete ci vive e opera da decenni, ma riteniamo che non solo i frequentatori casuali di Internet ma anche chi è abbastanza esperto possa trovare un’utile introduzione a 360 gradi sui meccanismi più o meno visibili, scoprendo chicche che nessuno sembra voler segnalare.

navigatore elettorale

Sotto elezioni proliferano i test che vogliono dirti qual è il partito più vicino al tuo pensiero (e mi sa aiutare alcuni partiti a modificare in corsa le loro opinioni… ma non è detto, visto che i campioni di chi fa questi test non è rappresentativo). Questo Navigatore elettorale, a parte che ti chiede insistentemente una certa quantità di dati personali (che io non ho dato, si riesce lo stesso a fare il test) mi ha fatto posizionare dalle parti del “voto utile”: il cartello Insieme che se va bene raggiungerà l’1% e quindi porterà voti al PD. Sull’asse Y mi sa che sono stato posizionato troppo in alto, oppure tutti gli altri si sono spostati in basso a mia insaputa; per l’asse X direi che ci sono. Che quelle indicate siano le effettive posizioni dei partiti, boh.

#eallorailPD?

Se uno dei miei figli prova a buttare una carta per terra, io mi fermo e gli ingiungo di raccoglierla. (Il risultato pratico è che oramai loro mi ficcano la carta in mano pavlovianamente). Nessuno di loro ha mai osato dire “ma per terra è pieno di cartacce!”, perché intuirebbero la mia risposta: “Non me ne importa un fico secco di quello che fanno gli altri: voi fate la vostra parte”.

Ecco. Tutte le volte che qualcuno dice seriamente “e allora il PD?” a me viene il sangue alla testa. Cosa faccia un qualunque partito o movimento politico non può essere una scusa per fare la stessa cosa.

Rimborsopoli

A me dei “tagli allo stipendio” dei cinquestelle non mi è mai importato molto. Considerando tutti i rimborsi spese che restano loro, non avrebbero comunque fatto chissà quale sacrificio; il fatto che manchi un cinque-sei percento dei soldi promessi è un loro problema, proprio come quello dei soldi che i parlamentari PD non avrebbero dato al partito.

Quando però leggo le giustificazioni allora sì che mi arrabbio, perché fare un bonifico, postare lo screenshot sul sito e poi annullare il bonifico, oppure lamentarsi perché l’impiegato allo sportello bancario ha messo la data sbagliata sul timbro della ricevuta (come se non si vedesse la data reale dall’estratto conto…), significa che quelle persone l’honestà non sanno nemmeno dove stia di casa. Il che significa che M5S stravincerà le prossime elezioni, nonostante gli sforzi di Berlusconi (sì, sono complottista. Che le Iene abbiano tirato fuori la storia adesso per me non è troppo casuale)

“Fortunato chi parla arabo”

Leggo sulla Stampa: «Torino, al Museo Egizio fortunato chi parla arabo. Una campagna rivolta agli immigrati dal Medio Oriente. Il direttore Greco: occasione di dialogo nella loro lingua». O che ci sei arrivato solo ora, mi direte? In effetti, sono un po’ in ritardo. Quell’articolo è del 18 dicembre duemilasedici, cioè di più di un anno fa. Eh sì: questa promozione – comprensiva di fotografia – è alla sua seconda edizione, come del resto si poteva immaginare facendo quel minimo di ricerca alla Mycroft Holmes e leggendo le prime due righe del comunicato nel sito del Museo. Immagino che i mesi invernali siano quelli in cui il numero di visitatori è minore, quindi abbia senso fare campagne promozionali di questo tipo.

Perché allora l’anno scorso questa campagna non se l’è filata nessuno, e adesso sono tutti lì a gridare allo scandalo? Semplice: l’anno scorso non si votava.

P.S.: Giorgia Meloni non è nemmeno riuscita a inventarsi lei la polemica, visto che la storia è cominciata con il Giovane Padano (e assistente a Bruxelles di Salvini) Andrea Crippa e il suo fake video.

Dentifrici

Per anni mi sono arrabbiato con i dentifrici che hanno il tubo bloccato da un pezzetto di plastica, e ogni volta mi arrabattavo a cercare di aprirlo tagliandolo con una forbice. Poi Cecilia mi ha fatto notare che il tappo del dentifricio ha un buco che funziona da brugola alla rovescia: girandolo, il pezzettino di plastica salta via che è un piacere.

Io avevo visto il buco nel tappo, senza chiedermi il perché. Avevo visto che la chiusura era a stella, il che qualcosa avrà ben voluto dire. Sapevo perfettamente che le pomate hanno il tappo con uno spuntone che serve per aprire il tubo. Eppure niente, non sono riuscito a fare il collegamento. Sono messo davvero male.

Ascensori e ascensoristi

L’ascensore di casa nostra è nato sfigato, e quindi si scassa piuttosto spesso. Un paio di anni fa siamo stati più di un mese senza ascensore, perché la ditta che l’aveva costruito è fallita e non si trovava un pezzo di ricambio.
Sabato mattina, tornati dalla piscina, Jacopo chiama l’ascensore, sentiamo chiudersi le porte e vediamo accendersi la freccia, poi niente. Vado giù e vedo le porte chiuse. Chiamo l’assistenza e mi metto il cuore in pace. Nel pomeriggio l’ascensore funziona di nuovo; ma poi la sera salgo con la vicina del terzo piano, dopo che lei è uscita schiaccio il pulsante del quinto, le porte si chiudono e l’ascensore rimane fermo. Vabbè, apro le porte, salgo a piedi e arrivo in contemporanea all’ascensore, che essendo probabilmente stato costruito dalla Sirius Cybernetics Corporation non voleva avermi tra i piedi.
Domenica pomeriggio citofonano. È l’ascensorista. Io guardo stupito Anna: “di domenica?” Quando dopo mezz’ora usciamo l’ascensore è senza corrente; ma dell’ascensorista non v’è traccia se non per un cartellino “fuori servizio” e l’auto parcheggiata per strada. Chissà in quale dimensione parallela si è cacciato.