L’account Facebook può passare agli eredi

È chiaro: non potrei fare l’avvocato o tanto meno il giudice. Ci sono cose che proprio non capisco, come i sei anni necessari per arrivare alla corte suprema (tedesca, non è un problema nostrano) e vedere deciso che l’account Facebook di una ragazza morta sotto un treno quando aveva 15 anni fa parte dell’eredità e quindi la password deve venire consegnata ai genitori.

Avrei forse capito un po’ di più la linea di difesa di Facebook – il contratto d’uso era stato fatto con la ragazza, e quindi alla sua morte esso termina automaticamente – se si fosse trattato di una persona maggiorenne. Per quanto riguarda un minorenne non c’era storia: non dico che non è tutelato per la sua privacy, ma sicuramente un concetto di patria potestà esiste. Più che altro mi chiedo perché Zuckerberg abbia cercato in tutti i modi di evitare la consegna dell’account. Che possano accedere a tutti i profili degli utenti è così ovvio che non credo pensassero di cavarsela dicendo che era impossibile; il precedente che si è creato è per utenti defunti, che tanto pubblicità non ne vedono più e soprattutto non si lamentano. Mistero.

Sembra facile moderare i commenti

Cosa fare con i commenti in rete? Non c’è una risposta univoca, questo è chiaro. Il guaio è che ci sono tendenze opposte: molti grandi siti sfruttano i commenti per costruire a spese degli utenti la loro offerta – pensate a Facebook e Twitter, tanto per dirne due – e quindi devono tenerli; ma la natura umana porta spesso a trascendere, e quindi il costo per eliminare i commenti più ingiuriosi sta crescendo sempre più.
Qui nelle mie notiziole il traffico è così limitato che posso permettermi ciò che sta diventando un lusso: non moderare se non automaticamente. Dal 2001 avrò cancellato al massimo cinque commenti che potevano avere conseguenze penali; per il resto lascio anche quelli che non portano alcuna nuova informazione ai miei ventun lettori. In altri posti evito direttamente di leggere i commenti, se non una volta al mese o giù di lì per ricordarmi com’è la gggente. Resta però una nicchia di siti in cui la discussione è generalmente civile e quindi ogni tanto indulgo a leggere e magari scrivere. Qui nascono i problemi.
Qualche giorno fa Massimo Mantellini ha parlato della direttiva copyright dai miei amici del Post. Ho commentato subito, poi mi sono dimenticato di controllare. Ieri, pungolato da Disqus, ho visto alcuni altri commenti interessanti e ho risposto. Solo che il Post modera i commenti, quel post è relativamente vecchio (gli ultimi commenti erano di due giorni prima) e così in questo momento quanto ho scritto è “pending”. Capisco che ci vogliono risorse per verificare quanto scritto da gente di tutti i tipi, ma a questo punto forse conviene applicare la famosa tecnica “qui e ora” e chiudere i commenti dopo un certo tempo. Almeno risparmio la fatica di scrivere :-)

Capire di essere anzyani

Ieri in pausa pranzo ho fatto una videointervista per la questione Wikipedia oscurata. Mentre ci si preparava e io raccontavo un po’ di cose fuori onda, siamo arrivati al problema dei maturandi che si sono trovati improvvisamente senza la loro fonte primaria. Io ho detto “beh, ai miei tempi dovevi arrangiarti in altro modo”, al che il cameraman mi ha chiesto di che anno sono. Alla mia risposta, lui ha commentato “come la mia mamma!”
La cosa fa un certo effetto.

Come pagare due volte il bollo ACI

Tre anni fa abbiamo acquistato la nostra automobile di seconda mano: era un’auto aziendale immatricolata in Spagna per cui ci hanno fatto un prezzaccio. Sono andato a una sede ACI distaccata, ed essendo giugno ho pagato il mio bel bollo con scadenza maggio. Tutto bene per due anni: a fine maggio-inizio giugno Regione Lombardia scriveva ad Anna per ricordarle di pagare, io andavo al bancomat e pagavo.

Quest’anno non è arrivata la lettera. Io non mi ero ricordato di far partire la richiesta di pagamento via addebito su conto, e quindi non mi sono preoccupato più di tanto della cosa. Solo che quando sono andato a fine mese al bancomat per pagare, mi è arrivata una pernacchia e mi è stato detto di andare direttamente a pagare. Oramai giugno era terminato; quindi con un po’ di calma venerdì scorso sono andato alla sede distaccata ACI per pagare. Mi si dice che a inizio anno la regione ha riordinato tutte le scadenze del bollo, e quindi la scadenza per la nostra auto non è più maggio (immatricolazione in Italia) ma marzo (prima immatricolazione in Spagna). Vabbè, pago il bollo auto: ci sono sei euro di mora, il che mi pare corretto visto che la “mia” scadenza l’ho saltata. Il problema pratico è però che io ho pagato fino a marzo, e quindi due mesi sono pagati doppi. Forse (forse) se vado alla sede centrale ACI di via Durando potrò fare qualcosa, ma quella è una bolgia dantesca: non so se valga la pena di perderci almeno una mattinata per una sessantina di euro. Il tutto non è una bella cosa, non trovate?

Statistiche del sito per giugno 2018

La crescita di maggio è stata un’illusione. Giugno ha segnato un nuovo abisso: I visitatori unici sono 17.979 con 40.563 visite; le pagine 93.470 e gli accessi 239.478. Ecco la top 5:

  1. _Ritorno al giurassico_ (mostra): 822 visite
  2. Eupnoico: 764 visite
  3. _Ragazze con i numeri_ (libro): 631 visite
  4. Centro Operativo Postale: 620 visite
  5. _Contro le elezioni_ (libro) : 566 visite

Non credo ci sia mai stato un mese con tre recensioni tra le cinque pagine più visitate! Per il resto, interessanti i 19 accessi via twitter a Daniele Manca e il copyright

_Tutto, e di più_ (libro)

Partiamo dal principio. La nuova copertina della nuova edizione del libro (David Foster Wallace, Tutto, e di più: Storia compatta dell’infinito [Everything and more], Codice 2017 [2003, 2005], pag. 262, € 21, ISBN 9788875786984, trad. Giuseppe Strazzeri e Fabio Paracchini, link Amazon) è favolosa. La traduzione è quella corretta (ma lo era già nelle ristampe del 2011), salvo gli eventuali svarioni di DFW e due o tre tecnicalità di cui non vi accorgerete se non sapete già di che si sta parlando. Ma la cosa più bella del libro è la sua genesi. L’edizione originaria faceva infatti parte di una collana “Great Discoveries”, pubblicata da Norton, nata come serie di biografie tecniche di scienziati. DFW non era un matematico, anche se aveva studiato abbastanza per poterne parlare con cognizione di causa, e questo lo si vede dal modo in cui approccia il tema, con una forte componente metafisica che in genere viene trascurata quando si arriva all’Ottocento. Ma era per l’appunto DFW, il che significa che il testo non è per niente lineare e parte per la tangente con le note NCVI (“Nel Caso Vi Interessi”, in originale IYI, If You”re Interested) che naturalmente sono imprescindibili, e una serie di rimandi incrociati. Poi lo stile è al solito scanzonato, il che darà al lettore la falsa impressione che tutto sia facile nonostante i mille caveat nel testo. Diciamo che non credo che nessuno imparerà qualcosa sull’infinito leggendolo, ma tanto non era quello il suo scopo.

Prezzolatori

Con la storia del blocco di Wikipedia, in tanti hanno scritto insinuando che siamo stati pagati da Google per diffondere falsità. Evidentemente nel mio caso devono avere mandato i soldi al mio omonimo che ha la voce nell’enciclopedia.