Come sapete, a luglio mi si è staccata la retina e sono stato operato. Ho scritto così all’Avis per segnalare la cosa e sapere se sarei stato sospeso definitivamente come donatore di sangue; la risposta è stata “una volta era così, ma adesso le cose sono cambiate: a un anno dall’operazione le faremo una visita accurata e se non ci saranno problemi potrà tornare a donare”. Tutto bene.
A inizio dicembre mi arriva la mail automatica per ricordarmi che era passato il tempo previsto dall’ultima donazione e che quindi potevo farmi salassare. Vabbè, mi dico, quelle mail arrivano automaticamente contando il tempo passato. Però ieri me ne è arrivata un’altra, tipo quando non rinnovi un abbonamento a una rivista, dove mi si scrive «Non avendo ancora rilevato la Sua presentazione al nostro punto di raccolta, mi permetto di rinnovarLe l’invito nella speranza che possa essere accolto in tempi brevi, dato il difficile periodo nel reperimento di unità di sangue per gli ammalati».
Ora, è chiaro che c’è qualche errore nelle procedure automatiche che non verificano che io sia al momento sospeso dalle donazioni; ma se guardiamo la cosa da un punto di vista social, un reminder di questo tipo non è esattamente quello che ci si aspetterebbe per fidelizzare il donatore, che potrebbe non essersi recato al centro trasfusionale per mille validi motivi diversi. Mi sa che abbiano bisogno di qualche esperto del campo :-)
(Poi lo so che Natale non è il giorno più adatto per questo tipo di messaggi, ma dopo aver smaltito il cenone provate ad andare a donare il sangue anche per me!)

Raccolta di saggi ripubblicata dal Corriere della Sera, questo libro (Paolo Maroscia et al (ed.), Matematica e letteratura : Analogie e convergenze, Corriere della Sera (Biblioteca Matematica) 2018, pag. 285, € 8,90) cerca di fare un’operazione a mio parere inutile se non dannosa: mostrare come matematica e letteratura siano due facce della stessa medaglia. Posso comprendere l’idea sottostante, vale a dire convincere i letterati della bellezza della matematica. Però in questo modo si rischia di tirare fuori collegamenti artificiosi che portano al risultato opposto, come nel caso del saggio su Dostojevskij che pure di punti esplicitamente matematici ne ha. Meglio il saggio su Sinisgalli, probabilmente perché lui aveva davvero una visione unitaria o piuttosto “parallela” di letteratura e matematica, o quello di Zellini su Wiener. Perfetto infine il saggio di Carlo Casolo su matematica e sogni: è proprio quello che mi sarei aspettato in tutto il libro…

Il trafiletto l’ho preso da