Secondo l’accordo azienda-sindacato su ferie e permessi, entro giugno dovrò prendere quattro giornate e mezzo di permesso, più nove giorni in cui devo stare a casa causa contratto di solidarietà, più due giorni di chiusura collettiva. Non mi vedranno molto.
Cesare Battisti
A metà dicembre le prime pagine dei giornali nostrani erano piene di notizie dal Brasile, con un giudice che aveva sentenziato che il diritto d’asilo concesso da Lula a Cesare Battisti poteva essere tolto da un altro presidente, e l’uscente Temer ha voluto fregare sul tempo l’entrante Bolsonaro per emettere un mandato di cattura… che è finito nel nulla, perché Battisti non è mica rimasto ad aspettare. Poi silenzio: non certo per aiutare le indagini, quanto perché dal Brasile non è arrivata più nessuna notizia.
Premesso che per quanto mi riguarda Battisti non è altro che un efferato delinquente comune abbastanza furbo da essersi reinventato come “terrorista” e così bravo da avere intortato non so quanta gente (a parte Lula, pensate solo alla sua amante Fred Vargas), chi si è lamentato di questa mancata cattura non ha capito una cosa. Ai brasiliani che sono al potere adesso non gliene può importare meno di lui, o se per questo di quello che pensiamo noi italiani. È tipica realpolitik: pensate a tutti i terroristi (veri) che se ne sono stati per decenni in Francia sotto la protezione di Mitterrand e successori con l’accordo non scritto di non piantare casini, o simmetricamente dell’assenza di terrorismo di matrice palestinese in Italia sotto l’egida di Andreotti. Inutile sprecare forze con qualcuno che in questo momento non fa nulla di male: tutt’al piú lo si controlla discretamente per verificare che le cose rimangano in tale stato ma non certo per impedirgli di andarsene via dal paese. Nemico che fugge, ponti d’oro. Come dicevo all’inizio, tutto quello che c’è stato si deve catalogare come politica interna brasiliana, e noi italiani non abbiamo alcuna voce in capitolo.
Gli anziani condividono davvero più fake news dei giovani?
Ho letto questo articolo del Post. Ho anche dato una rapida occhiata ai dati originali linkati nell’articolo; potrei essermi perso qualcosa, nel qual caso indicatemelo nei commenti e mi correggerò.
Mi pare però che i risultati dello studio soffrano di un problema di base che almeno a me appare ovvio. Più precisamente, dire che «l’11 per cento delle persone con più di 65 anni ha diffuso almeno una bufala, contro il 3 per cento delle persone comprese nel gruppo di età tra i 18 e i 29 anni» dà un dato con un suo senso: è più facile che sia un anziano che un giovane a non condividere sempre notizie vere. (La frase è appositamente contorta). Dire però come nel catenaccio che gli anziani condividono fino a sette volte più fake news dei giovani non tiene conto di un punto chiave. Quante sono le condivisioni complessive fatte dai “giovani” e dagli “anziani”? Se tanto per fare un esempio il secondo gruppo ne posta quattro volte di più rispetto al primo, il dato suindicato diventa molto meno importante: sarebbe ancora vero che gli over 65 sono più creduloni dei giovani, ma sarebbe più interessante notare come siano più abituati a condividere cose altrui che a scegliere fake news.
Come sempre, non spaventatevi davanti ai numeri, ma azionate il cervello e chiedetevi perché ve ne vengono spiattellati così tanti!
Facebook e le sue stories
Facebook non è mai stato davvero innovativo, se non proprio ai suoi inizi; ma è stato bravo a prendere le cose che trovava e inserirle nel suo ecosistema. Tanto per dire, acquisì Friendfeed per avere gli sviluppatori che avevano creato un sistema davvero in tempo reale per aggiornare le notizie.
Con le Stories è successa più o meno la stessa cosa. Per chi non sapesse cosa siano le Stories, è presto detto: nacquero se non sbaglio con SnapChat e poi vennero usate su Instagram, e sono dei “racconti” che hanno una data di scadenza più o meno come il latte. Dopo 24 ore la Story viene cancellata: chi l’ha vista l’ha vista, gli altri ciccia. In questo modo il creatore ha la speranza – a mio parere vanificata dalla possibilità di salvarla in qualche modo, ma tant’è – che nessuno possa tirare fuori nel futuro quanto postato, mentre dal punto di vista della piattaforma aumentano le interazioni degli utenti, perché tanta gente non riesce a fare a meno di compulsare le Stories per paura di perdersi qualcosa.
Io come sempre vado per la mia strada e scrivo solo cose che a mio parere possono restare a vita; parallelamente non vedo perché guardare “l’istante” e quindi salto per principio le Stories. Però Facebook, vedendo che l’idea prendeva piede e che appunto poteva sfruttarla a suo favore, ha cominciato a pomparle sempre più, un po’ come il suo Messenger che allo stesso modo io non uso. Oggi mi sono accorto che quando posto le mie vignette che non fanno ridere composte su StripGenerator, mi viene chiesto se voglio che vadano nel feed oppure nelle Stories. Per il momento il feed è l’opzione di default, ma sono pronto a scommettere che le cose cambieranno in breve. Certo, quelle mie vignette sarebbero avvantaggiate dallo sparire in poco tempo, ma vi sembro il tipo da cambiare così facilmente idea?
ho inserito contenuti per adulti su Tumblr!
Forse ricorderete che lo scorso dicembre Tumblr – dopo che l’app era stata tolta dall’Apple Store perché permetteva di vedere materiale porno – aveva annunciato una stretta sulle immagini postate dagli utenti. Ieri mattina, collegandomi, ho visto un avviso che indicava che nel mio tumblr c’era dell'”adult content”. Sono andato a vedere. Un’immagine era un salvaschermo di tanti anni fa con una donna nuda, o almeno la parte del corpo da sotto i capezzoli a prima dell’inguine. Vabbè, posso capirlo. La seconda immagine è invece quella che ho postato qui sopra (cliccate se volete vederla meglio). Essendo una pubblicità mostrata (anni fa…) da quegli altri bacchettoni di Facebook, mi pare piuttosto pericoloso che sia considerata “contenuto per adulti”.
No, non perdo tempo a chiedere un ricontrollo (“appeal”) per un’immagine di tanti anni fa. Però sono davvero preoccupato di una gara alla maggior pruderie.
Tra due settimane in libreria
Esistono ancora
Vicino a casa mia, sulla strada per portare i bimbi a scuola, c’è un incrocio piuttosto pericoloso, che è stato inoltre progettato in modo che si possa accedere alla vietta sghemba che in teoria darebbe sull’incrocio solo da un lato. Peccato che in quella vietta ci sia una scuola privata, il che significa che tutte le mattine trovi qualche scooter che si fa tranquillamente i passaggi pedonali per evitare di fare il giro corretto.
Bene: sabato sera, mentre stavo andando a recuperare Jacopo ed ero con la bikeMI (rigorosamente condotta a mano per l’incrocio) ho visto uno che aveva con sé un motorino. Ha attraversato la strada, è arrivato sulla vietta, ed è montato in sella. Avrei voluto abbracciarlo :-)
no, proprio nessun automatismo
Ricordate quando avevo scritto che l’Avis mi aveva mandato l’avviso che avrei potuto donare il sangue anche se avevo detto loro che con l’operazione all’occhio mi avevano sospeso per un anno? Bene: la scorsa settimana mi hanno telefonato chiedendomi perché non andavo. Spero che stavolta abbiano segnato che almeno fino a luglio non possono vedermi :-)
