La scorsa settimana ho preso un po’ di cose al Carrefour, tra cui una confezione di sei bottiglie di acqua . La specificazione del supermercato serve perché i loro scontrini segnano la percentuale d’Iva sui singoli oggetti: ho scoperto così che l’Iva sull’acqua non è al 10% ma al 22% (almeno fino a quando non aumenterà).
Non è in effetti così strano, visto che uno può anche bere dal rubinetto e quindi non ha senso un’aliquota ridotta: però la cosa mi ha lasciato un po’ stupito.
Il triste declino di aNobii
Domani la proprietà di aNobii, un social network per amanti di libri, passerà da Mondadori a Ovolab.
Io frequento aNobii praticamente dalla sua nascita. Per uno di quei misteri della Rete, la piattaforma ebbe un immediato successo in Italia, dove i lettori sono pochi ma agguerriti. Il problema è che con una piattaforma di condivisioni di recensioni di libri non fai soldi. In effetti tra i “concorrenti” di aNobii ci sono GoodReads, che è stato comprato da Amazon, e LibraryThing dove Amazon ha comunque una partecipazione azionaria. Visto in questo modo, l’acquisto della piattaforma da Mondadori, dopo varie vicissitudini, aveva anche un senso. Peccato che invece che pensare alla “forza lavoro”, cioè a chi produceva contenuto, si è scelto di cercare di patchare una base dati malfatta e cambiare l’interfaccia utente pensando solo alla visualizzazione da smartphone. Peccato che inserire materiale da furbofono sia in genere un’operazione così complicata da far perdere la voglia anche a chi parte con le migliori intenzioni. E onestamente vedere che ora la piattaforma è in mano a un’azienda che crea app non è una notizia confortante da questo punto di vista.
A me non dà fastidio che il materiale da me creato (le recensioni di libri) siano monetizzate da qualcuno. Però mi dà fastidio che certe cose vengano fatte in maniera subottimale, come eufemisticamente dicono i matematici. Detto tra noi, non do più di un anno di vita ad aNobii: mi piacerebbe essere smentito dai fatti, ma non credo sarà così.
Un bacione a Saviano
Ovvio che l’abbia fatto apposta. Sono anche pronto a scommettere che la revisione dei criteri sulle scorte non toccherà Saviano: gli fa troppo comodo avere l’immaginetta. Quello che mi infastidisce è che anche questa volta i giornali ci sono cascati a pera e hanno aggiunto il pezzettino acchiappaclic alla notizia vera (mandare un bacione a Saviano non è una notizia, al più un pizzino). O mi state forse dicendo che l’hanno fatto apposta?
_The Game_ (ebook)
Cominciamo con un punto fermo: Baricco scrive maledettamente bene. Il problema maggiore del libro (Alessandro Baricco, The game, Einaudi 2018, pag. 325, € 9,99 (cartaceo: € 18), ISBN 9788858429778, link Amazon) è probabilmente proprio quello. Tutto fila perfettamente: solo che nei primi capitoli io ho continuato a incazzarmi per le cose sbagliate che trovavo, per incazzarmi ancora di più quando nel seguito rigirava la frittata dicendo l’opposto, e peggio ancora quando verso la fine del testo ha scritto nemmeno troppo implicitamente che i primi due capitoli, “quasi preistorici”, è meglio non rileggerli. Detto in altri termini: il libro è sicuramente stato costruito attentamente, non è certo un parto lineare. Riconosco però a Baricco la presenza di una grande quantità di spunti e intuizioni, probabilmente dovuti al suo essere un outsider rispetto a chi ha costruito il Game (ma perché la parola inglese? Il punto focale della sua analisi, la presentazione del primo iPhone fatta da Steve Jobs, è un classico esempio di Play, non di Game. In italiano avevamo il vantaggio di poter usare una singola parola, così invece ha incrociato i flussi).
Quello che mi ha trovato assolutamente contrario, e che mi ha fatto abbassare il giudizio, è l’ultima parte. Capisco che Baricco viva di storytelling, e quindi debba dargli importanza. Ma riuscire a ridefinire la post-verità come “verità-veloce”, o più esattamente “una verità che per salire alla superficie del mondo – cioè per diventare comprensibile ai più e per essere rilevata dall’attenzione della gente – si ridisegna in modo aerodinamico perdendo per strada esattezza e precisione e guadagnando però in sintesi e velocità”, è davvero troppo. In definitiva, un libro che consiglierei solo a chi sa di cosa si parla ma vuole essere certo di non aver perso nulla.
Uno su tre oppure uno su cinque?
Dai Wu Ming potete leggere un’accurata considerazione sulla probabilità che la persona che ci passa a fianco abbia votato Lega: non è una su tre (il 34%) ma una su cinque (il 34% del 56% che è andato a votare). Il tutto naturalmente tagliato con l’accetta: Milano, la val Brembana e Cosenza hanno percentuali diverse.
Però c’è un però: ci sono due persone sulle cinque che incontriamo a cui comunque va bene la Lega. Certo, possiamo allo stesso modo dire che a loro sarebbe andato bene M5S oppure il PD. Quello che però vorrei rimarcare è una di quelle cose su cui picchio sempre: i numeri di per sé non significano nulla, se non prendiamo anche tutte le condizioni al contorno. Ricordatelo sempre.
(ri)prenderai il cognome di tuo marito
La polemica era già scoppiata con le tessere elettorali (ho scelto apposta il link al Giornale che ovviamente ha come sottotesto “non rompete i cabasisi”). Ma Anna, mentre votava, ha notato che anche nel registro elettorale lei era indicata come Anna (Cognome) in Codogno.
Questa aggiunta nasce da una legge del 1999 del governo D’Alema che ne ammetteva la possibilità? Può darsi, e ciò mostra come la sinistra in Italia sia sempre riuscita a fare da apripista alle peggio cose della destra. Perché comunque è l’attuale titolare del Viminale ad avere dato l’ok alla messa in pratica dell’aggiunta, immagino per la gioia (senza ironia) di milioni di donne che l’hanno votato e che vogliono con forza rimarcare il loro essere state rese oneste. Però a me questo piccolo segnale pare molto più importante di tante altre cose per mostrare come stiamo tornando indietro. Ah: nel nostro nucleo familiare è Anna a essere indicata come capofamiglia. Chissà se lo sarà ancora per tanto tempo.
Silenzio e rumore elettorale
Un tweet in più o in meno di Selfini è assolutamente indistinguibile dalla massa dei messaggi da lui (rectius, da chi per lui) postati. Non se ne accorge nessuno.
Un tweet di Selfini nel giorno del silenzio elettorale sarebbe assolutamente indistinguibile dalla massa dei messaggi, se non ci fossero tutti gli alti lai di chi piange perché è stato violato il silenzio elettorale (che io abolirei del tutto, ma quella è un’altra storia). Questo mi sembra un punto così banale che non dovrebbe neppure essere rimarcato, considerando che capita a ogni elezione; e invece no.
Insomma, Selfini ce lo meritiamo.
Quizzino della domenica: i due rettangoli
Mia figlia Cecilia ha disegnato due rettangoli con un lato in comune: ABCD e ABEF. I lati dei due rettangoli sono numeri interi (positivi, ovvio); l’area di ABCD è 20 cm² mentre quella di ABEF è di 10 cm². Sapendo che Cecilia è una risparmiatrice e ha scelto i rettangoli in modo che CDFE abbia il perimetro minore possibile, quanto vale questo perimetro?
![[i rettangoli (?)]](https://i0.wp.com/xmau.com/wp/notiziole/wp-content/uploads/sites/6/2019/05/q386a.png?resize=525%2C438)
(un aiutino lo trovate sul mio sito, alla pagina http://xmau.com/quizzini/p386.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Problema tratto da Mind Your Decisions.)