Pedalatori davvero sfaticati

Stamattina, mentre davanti a una stazione BikeMi aspettavo con i gemelli la navetta che li avrebbe portati al centro estivo, è arrivato un tipo che ha passato la carta per prendere una bicicletta di quelle rosse a pedalata assistita. La toglie dalla rastrelliera, solleva la ruota dietro e la fa girare, prova a fare due pedalate, la rimette a posto – se lo fai nei primi tre minuti non ti viene addebitato nulla – e torna a prenderne un’altra. Ha fatto la stessa scena per quattro volte; all’ultima sembrava quasi soddisfatto ma alla fine ha lasciato perdere del tutto (e dire che c’era ancora una quinta bici).

Io non ho mai provato quelle bici, anche perché alla velocità a cui sfreccio io la pedalata assistita si staccherebbe; mi dicono però che in effetti molte batterie funzionano male. Però un comportamento simile mi pare leggermente esagerato…

Blangiardo e i libri a pagamento

Ieri sera, mentre ero stipato in metropolitana, il tipo vicino a me stava leggendo e sottolineando un libro dal titolo “Immigrazione. La grande farsa umanitaria”. Inutile dire che quando alla fermata successiva il tipo è sceso e soprattutto lo spazio a disposizione era un po’ aumentato mi sono fiondato a fare una ricerca, e ho trovato la pagina Amazon. Detto questo, le mie curiosità sono aumentate. L’editore, Aracne, pubblica spesso a pagamento e sicuramente come print-on-demand: come mai Gian Carlo Blangiardo – che oltre che essere attualmente il presidente dell’ISTAT è comunque professore ordinario in Bicocca – e i suoi coautori hanno scelto due anni fa di pubblicare in quel modo, libro che tra l’altro sembra essere un’edizione ampliata di quello che avevano dato alle stampe sempre per Aracne l’anno prima? E soprattutto, com’è che le tre recensioni (tutte a cinque stelle, ci mancherebbe altro!) sono tutte monoriga, non entrano nel merito del testo, ma sono “acquisti verificati”?

Ah, i curiosi possono vedere l’indice del libro direttamente sul sito di Aracne.

che è successo a OpenClipArt?

Come è notorio, io non so disegnare. Il piccolo guaio è che tutti i miei quizzini, e ormai ce ne sono centinaia, hanno sempre una figura per design. In certi casi posso cavarmela con testi oppure figure geometriche: per tutto il resto ho sempre biecamente sfruttato OpenClipArt, un’enorme raccolta di immagini in formato vettoriale e libere (nel senso di avere licenza CC0, le si può usare per tutto senza nessun obbligo). Confesso che in qualche caso in cui sono stato costretto a produrre un’immagine perché non c’era nulla che mi andasse bene l’ho subito postata anche là perché magari sarebbe potuta servire a qualcuno.

Bene, anzi male. Da alcuni mesi il sito non è raggiungibile. Quello che è peggio, come raccontato qui, non si riesce nemmeno a capire cosa sia esattamente successo; ufficialmente c’è stato un attacco DDoS, ma a quest’ora si sarebbe dovuto riuscire a rimettere su il sito. O vviamente nessuno ha un backup del sito (OpenBSD ne ha uno, ma del 2010!). Esistono altri siti, come Public Domain Vectors, che hanno una libreria abbastanza ampia di immagini, ma comunque non tante quante OpenClipArt. Chissà se riusciremo mai a riaverlo…

Ergastoli italiani per gli ufficiali sudamericani assassini

L’avevo udito ieri mattina al GR di Radio Popolare, l’ho riletto ieri sera sul sito della BBC. Sono stati condannati all’ergastolo in secondo grado ventiquattro ufficiali sudamericani per gli omicidi da loro voluti durante le dittature in quei paesi. La cosa che può apparire strana è che la condanna è stata comminata da un tribunale italiano.

No, non siamo al livello delle famigerate inchieste della procura di Trani che ama citare a giudizio tutti. Qui la cosa, anche se a prima vista strana, ha un senso: tra quegli omicidi ce ne sono stati di cittadini italiani, e quindi è stata possibile un’azione legale “locale”. Certo, la probabilità che anche dopo il giudizio della Cassazione qualcuno dei condannati – ammesso siano ancora vivi – sia estradata è nulla; però credo che abbia comunque senso ricordare anche in questo modo un periodo buio della storia mondiale.

attenti alle suore

La scorsa settimana c’è stato il Brianza Pride. A Monza c’è stato un gruppo di cattolici ultraconservatori che – come pare d’uso in questo periodo – ha deciso di fare una “preghiera riparatrice”. Fin qui più o meno tutto nella norma. Solo che questo gruppo ha seclto di pregare nel pieno centro di Monza, davanti alla chiesa che si trova in via Italia. Peccato che, come racconta Il Cittadino di Monza e Brianza, la madre superiora del monastero delle Sacramentine di cui la chiesa fa parte sia uscita e li abbia cacciati, per l’ottima ragione che si trovavano in suolo privato (del monastero, appunto).

Non mi stupisce che alcuni di quei sedicenti cattolici siano rimasti a “lanciare provocazioni” contro la superiora. Non mi stupisce nemmeno che il “comitato Teodolinda” riunisca tredici sigle ma avesse solo una trentina di manifestanti. Mi stupisce un po’ di più che quello sia un monastero di clausura. So bene che la clausura non è quella di secoli fa, ma resto sempre un po’ basito quando mi rendo conto che le suore non sono “fuori dal mondo” bensì “separate dal mondo”…

Amazon Author Central

Venerdì scorso Paolo Alessandrini mi chiede come ho fatto ad avere una pagina autore su Amazon.it. La mia risposta è stata “chi se lo ricorda”; poi ho guardato un po’ in giro e ho capito che avevo creato una pagina autore su amazon.com attraverso Author Central. Così ci ho rifatto un giro, ho interagito (via email) con il servizio clienti, e ho scoperto che (a) non esiste il concetto di “pagina autore” su amazon.it, ma in un certo senso quella americana percola qui da noi; (b) il fatto che ci siano miei libri dove sono indicato come “Maurizio Codogno” e altri dove sono “Codogno Maurizio” è un ostacolo insormontabile, che può essere solo superato convincendo gli editori a cambiare il modo in cui il mio nome è indicato… oppure indicando che “Codogno Maurizio” è il mio nome d’arte; (c) amazon.com importa le traduzioni in turco di Matematica in pausa pranzo e Matematica in pausa caffè, ma dice che sono state scritte dal mio traduttore. Se mi è concesso dirlo, mi sembrano un po’ cioccolatai…

Le Betula non sono le Birkenstock

Un paio di anni fa ho comprato dei sandali “Betula by Birkenstock”. Mi era abbastanza chiaro che Betula è un loro marchio economico, e quindi non mi aspettavo per esempio le cinghie in cuoio. Però non mi aspettavo nemmeno che di colpo mi cedesse una cinghia mentre stavo camminando e soprattutto senza essermi mai accorto che si stava staccando. Mi sa che non le comprerò più.