Chiudiamo i social?

Non mi sono fidato di Repubblica, e sono direttamente andato a controllare su Fox News. In effetti pare proprio che Trump abbia affermato che il governo federale potrà “regolamentare strettamente” o “chiudere” i social network se continueranno a “silenziare le voci dei conservatori”. Ok, forse più che silenziare tout court si riferisce al fatto che Twitter ha segnalato che un suo tweet non era precisamente corretto – ne ho parlato umoristicamente con una vignetta. Però la cosa non cambia molto.

Penso tutti siano d’accordo che in questi anni la lotta politica si è sempre più spostata sull’online. I media tradizionali sono costretti a inseguire, e non parliamo dei comizi che servono più che altro a contare i like… pardon, le teste. Negli USA è opinione comune che la vittoria di Obama nel 2012 e quella di Trump nel 2016 nascono in rete; nel nostro orticello la Bestia avrebbe portato un grande guadagno di popolarità a Salvini, anche se non è chiaro perché adesso non starebbe più funzionando così bene. Quindi magari è tutta una frottola raccontata dai socialcosi stessi. Però mi pare comunque preoccupante quest’idea di chiudere qualcosa che non piace, e mi pare velleitaria l’idea di riuscire a regolamentare questi giganti… anche se sarebbe divertente vederlo e capire perché si sono sempre rifiutati di farlo.

O magari questo è tutto un cine per far parlare di sé e non di quello che dice… Trump come Mourinho?

c’è chi è oltre fase 2

È chiaro che i Poteri Forti bloccano queste notizie: il link della foto è tratto da Fanpage. D’altra parte, anche se in realtà l’incidente in bici probabilmente non c’è stato, è vero che il leader leghista è stato a Milano.

La domanda sorge spontanea: perché io non posso uscire dalla Lombardia per andare a trovare mia mamma ultraottantenne che vive da sola lassù sulle montagne piemontesi, e lui può pendolare tra Roma e Milano? (no, non dovete rispondermi, lo so perfettamente)

E in questi casi che si fa?

Questo è un affettato che avevamo comprato un paio di settimane fa e messo in frigo, era ancora sigillato e sabato scorso ci siamo trovati così. Come vedete, la data di scadenza era ben lontana: mancava quasi un mese. Il problema è che ovviamente lo scontrino non ce l’avevamo più, e quindi l’unica cosa da fare era buttare via il tutto.
Il problema è che immagino che in quel lotto il nostro salame non era certo l’unico a essere stato contaminato: eppure non c’è nessuna possibilità di avvisare qualcuno. Non vi pare che qualcosa non vada?

Humble Pi (libro)

[copertina] [Nota: esiste la traduzione italiana di Daniele Didero, Processo al pi greco, Rizzoli 2020] Anche i matematici sbagliano. Io lo so perfettamente. Però sono rimasto comunque stupito dagli esempi riportati in questo libro (Matt Parker, Humble Pi : A Comedy of Math Errors, Allen Lane 2019, pag. 336, € 12,75, ISBN 9780141989143). Parker, con il suo solito stile scanzonato, racconta di errori di tutti i tipi che hanno avuto conseguenze spesso tragiche. Alcuni mi erano noti, come la sonda che si schiantò su Marte per una confusione tra le misure metriche e quelle imperiali oppure l’esplosione dello Shuttle; altre mi erano del tutto ignote. Ma la parte sicuramente più interessante sono tutte le spiegazioni che affiancano il resoconto di questi errori, e che vi porteranno a imparare un po’ di matematica “pratica”. Nei due casi che ho citato, per esempio, gli errori tra le misure si sono accumulati man mano che venivano fatte le piccole manovre correttive; e lo Shuttle avrebbe avuto problemi anche senza gli O-ring che si sono spezzati, perché la struttura doveva essere cilindrica ma era verificata in maniera errata. Ma la lezione più importante è quella indicata alla fine del libro. Ci sono casi in cui la matematica deve essere corretta; ma in tanti altri casi sbagliare (e accorgersi di avere sbagliato, mi affretto ad aggiungere) è una fase fondamentale per poter comprendere meglio quello che si sta facendo e arrivare così alla risposta corretta. Ricordatevelo, se siete studenti e avete preso un votaccio!

Ho preso il tram

Ieri Anna e io abbiamo preso il tram (il 4, per la cronaca), per arrivare fino in centro, dove abbiamo scoperto che Decathlon aveva due file, una per gli acquisti e una per il laboratorio regolazione bici, e che in centro a Milano la gente non ha molto chiara la definizione di assembramento (e il modo in cui si mettono le mascherine). Ma torniamo ai tram.

Ci sono tutti i posti dove non ci si può sedere – non è chiaro come funzioni con i congiunti – e i posti dove stare in piedi. I guanti, che dovrebbero essere obbligatori, non sono praticamente pervenuti; le mascherine le avevano tutti, a parte uno che la usava solo per coprirsi la bocca. Non ce la potremo fare.