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matematto non praticante

Dentro l’algoritmo (libro)

Il precedente libro di Donata Columbro, Ti spiego il dato, mi era molto piaciuto e quindi mi sono comprato sulla fiducia quest’altra sua opera. Devo però dire che sono rimasto abbastanza deluso. Nel libro si trovano molte citazioni di cosa dicono altri autori, e da questo punto di vista il testo può essere comodo come manuale di riferimento: ma in realtà non si va “dentro” l’algoritmo, non dico dal punto di vista tecnico ma neppure da quello per così dire sociologico. Sì, ci sono vari accenni qua e là, ma almeno a mio parere manca una visione di insieme su quali potrebbero essere i problemi che ci dà “l’algoritmo”, come il fatto che lo scroll infinito e l’aggiornamento in tempo reale inducano l’utente a continuare a stare all’interno dell’applicazione, oppure che in un gioco il non riuscire sempre a vincere ma andare comunque vicino dà dipendenza. Anche il contesto del bias degli algoritmi di riconoscimento, bias che dipende dal loro addestramento, sarebbe potuto essere spiegato meglio. La parte positiva è che perlomeno Columbro dice fin dall’inizio che la personificazione dell'”algoritmo” è una brutta cosa.

(Vabbè, io poi trovo che la schwa faccia solo perdere tempo durante la lettura, e mi fa ridere che in una figura del libro l’amicə è rimasta un’amica… Ma quelle sono fisime mie)

(Donata Columbro, Dentro l’algoritmo : Le formule che regolano il nostro tempo, effequ 2022, pag. 138, € 17, ISBN 9791280263490 – se acquistate il libro dal link qualche centesimo va a me)
Voto: 3/5

autonomia differenziata

votazione finaleInsomma, l’autonomia differenziata è legge. Legge ordinaria, non costituzionale, perché la cornice costituzionale era già presente dalla modifica costituzionale del 2001… Modifica dove mi sa che ho votato inopinatamente a favore, leggendo quanto scrissi al tempo, nonostante fosse stata il primo passo verso l’ipertrofizzazione della nostra Costituzione.

Il punto però è un altro. Questa riforma non può partire se non ci sono i decreti legislativi corrispondenti che definiscano i LEP, livelli essenziali di prestazioni: e i decreti legislativi non è detto che riescano ad arrivare nei due anni previsti. Ma c’è di più: la legge prevede che se una regione vuole essere autonoma su una materia perché così avrebbe più soldi di adesso allora lo Stato deve trovare risorse per garantire che le altre regioni possano soddisfare i LEP anche senza il gettito che le regioni “ricche” mettevano nel calderone nazionale. E di soldi non ce ne sono.

Quello che mi sembra di vedere è insomma una legge approvata per dire “abbiamo messo la bandierina, visto come siamo bravi” ma senza effetti pratici: fuffa elettorale confidando nella memoria da criceto dell’elettore medio. Vedremo se avrò ragione.

Addio, TIM


Il 3 giugno TIM ha dato la comunicazione ufficiale di cessione di ramo d’azienda: in altre parole, circa metà dell’ancora per poco grande azienda dove lavoro sarà ceduta a Fibercop (la piccola società nata nel 2021 per gestire formalmente il passaggio dalla rete in rame TIM alla fibra), che contestualmente sarà acquistata da Optics Bidco (altra piccola società creata dal fondo KKR).

In Italia una cessione di ramo d’azienda è normata dalla legge, e i sindacati hanno il diritto di chiedere informazioni su cosa succederà ed eventualmente firmare un verbale d’accordo. Ieri c’è stata questa procedura, e ho scoperto all’ultimo momento che a differenza del solito potevo partecipare (usando Teams) in qualità di RSU (assieme ad altri quasi 400 colleghi, insomma l’1% dell’azienda). Diciamo che la giornata è stata interessante.

La Triplice Più Uno è stata abbastanza unitaria: tutti hanno detto che continuano ad essere contrari allo spezzatino, nessuno ha firmato il verbale, nemmeno nella forma debole “abbiamo parlato e non siamo d’accordo” (ma anche qui non si capisce bene l’utilità di un siffatto verbale: Unindustria ha semplicemente preso atto che sono state espletate le formalità), e sono state chieste un po’ di informazioni su cosa succederà ai tra poco miei ex colleghi. L’azienda aveva pronta una dozzina di slide con le spiegazioni del caso, ma la sensazione è che siano ancora in alto mare con tutte le cose che bisognerà completare in questi ultimi dieci giorni prima del probabile closing, anche perché ogni giorno ci si accorge che ci sono procedure condivise tra “restanti” e “partenti” che non possono essere divise con facilità. Gli autonomi, con in prima linea lo Snater, hanno cominciato a parlare di tutto tranne che di quanto riguarda la separazione, mostrando come non fossero davvero interessati alla procedura in corso.

Diciamo che se uno non ci finisce dentro non può capire la quantità di cose inutili che occorre fare per legge o per abitudine.

Quando la fattorizzazione non è unica

Forse ricordate che il mese scorso ho raccontato di come la fattorizzazione unica non valga solo per gli interi ma anche per gli interi di Gauss, cioè i numeri della forma $a + bi$ con $a$ e $b$ numeri interi: l’unica differenza è le unità (i numeri invertibili) non sono solo $1$ e $-1$ ma anche $i$ e $-i$. Cosa succede se invece che $i := \sqrt{-1}$ usassimo la radice quadrata di un altro numero primo? Il povero Ernst Kummer, nel 1843, pensò di essere riuscito a dimostrare l’Ultimo Teorema di Fermat in questo modo, ma si accorse presto che non era così. Lui immaginava infatti che tutti gli anelli del tipo $\mathbb{Z}[\sqrt{-p}]$, cioè dei numeri della forma $a + b\sqrt{p}$ con $p$ primo, avessero fattorizzazione unica, ma invece non è così! Se prendiamo $\mathbb{Z}[\sqrt{-5}]$, per esempio, scopriamo che $21 = 3 \cdot 7 = (1 + 2\sqrt{−5})(1 − 2\sqrt{−5})$, e tutti e quattro questi numeri non hanno nessun fattore diverso da un’unità. Naturalmente i matematici non buttano via mai nulla, e da questo errore Kummer tirò fuori la teoria degli ideali; ma credo che ci rimase comunque male.
Ma quanti sono i numeri per cui la fattorizzazione è unica? Ce ne sono solo nove, e si chiamano numeri di Heegner: 1, 2, 3, 7, 11, 19, 43, 67, 163. Il bello di questi numeri è che per esempio sono correlati alla ricerca di polinomi che danno tanti numeri primi: il famoso polinomio euleriano $n^2 + n + 41$ che dà numeri primi per $n$ che va da 0 a 39 è per esempio collegato al 163.
Sempre il 163 (funziona anche gli altri numeri di Heegner, ma con questo che è il più grande i conti vengono meglio) ha un’altra caratteristica curiosa. Ramanujan scoprì che $e^{\pi \sqrt{163}} = 262\,537\,412\,640\,768\,743.999\,999\,999\,999\,25\ldots\approx 640320^3+744$. (Martin Gardner, come pesce d’aprile, nel 1975 scrisse che era un intero). Niente male, vero?

MATEMATICA – Lezione 19: L’analisi matematica

L’analisi matematica è alla base di una quantità imbarazzante di sviluppi della matematica (e della fisica, e di tante altre materie “dure”). Al liceo si studia analisi: ai miei tempi il compito di maturità aveva sempre lo studio di una funzione, e ne ho fatte a iosa. In questo volume, per fortuna, l’approccio è diverso: Salavatore Fragapane preferisce partire dalle domande che si sono fatti i matematici e che hanno portato alla definizione dei concetti di base. Il grande vantaggio di scegliere questo punto di vista è che possiamo finalmente capire il perché di definizioni e teoremi che spesso ci siamo appiccicati sperando di non confonderci tra le definizioni che sembravano tutte uguali. Per chi ha bisogno di formule, ci sono comunque anche gli specchietti riassuntivi, non preoccupatevi.
Il matematico raccontato da Sara Zucchini è Henri Poincaré, uno degli ultimi a conoscere e lavorare su tutta la matematica e un altro di coloro che hanno contributo a fondare una nuova teoria (nel suo caso, quella del caos). I miei giochi sono invece sul valore atteso, un modo complicato per dire “media pesata”.

Salvatore Fragapane, L’analisi matematica, allegato a Gazzetta dello Sport e Corriere della Sera, €6.99 più il prezzo del giornale.

ooh! Directory

C’era una volta (e parliamo degli anni ’90) Yahoo!, che era nato come una web directory: un posto dove trovare in modo più o meno logicamente ordinato un sito. Sennò c’era la versione creata dal basso, dmoz Poi si è perso tutto.
C’erano una volta (qui parliamo degli anni ’00) i blog. Beh, i blog ci sono ancora, anche se nascosti: sto scrivendo sul mio blog, per esempio.
E c’è ancora adesso ooh!.directory, che raccoglie qualche migliaio di blog. Il grande vantaggio rispetto ai vecchi sistemi a directory è che un blog ha un feed, e quindi non solo si può copiare il feed dei blog che vi piacciono ma dal sito potete vedere subito quando è stato aggiornato l’ultima volta.
(grazie, Larsen!)

Quizzino della domenica: Senza conti

Siete capaci di risolvere il seguente problema geometrico senza fare conti, ma solo usando la logica? (Poi se volete risolverlo anche in modo ufficiale ne avete facoltà…)

Un triangolo rettangolo ABC ha i lati a, b, c opposti agli angoli rispettivi: l’ipotenusa è c. Quanto misura il raggio dell’incentro del triangolo?
(a) (a + c − b)/2
(b) (a + b + c)/2
(c) (b + c − a)/2
(d) (a + b − c)/2

figura

(trovate un aiutino sul mio sito, alla pagina https://xmau.com/quizzini/p700.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Problema da Pat’s Blog.)

Elogio delle matematiche (libro)

copertina Alain Badiou è un filosofo (e altro…) francese che, rifacendosi a una tradizione millenaria, ritiene che la matematica sia un’ottima base per la filosofia e quindi si lamenta dei “nuovi filosofi” che passano più che altro il tempo a parlare nei talk show: malvezzo che a quanto pare non è solo italiano. In questo libretto, pungolato da Gilles Haéri che gli ha fatto una lunga intervista, racconta perché a suo parere la matematica è importante: in due parole perché lo sviluppo della filosofia scaturisce da un insieme di “verità” in quatto aree distinte (scienza, arte, politica e amore) e la matematica permette di avere queste “verità” autonomamente. Così, dopo altre due interviste sull’elogio dell’amore e del teatro, Badiou ha calorosamente acconsentito a parlare anche della matematica.
Premesso che io e la filosofia non siamo mai andati troppo d’accordo, ho trovato davvero pesante la traduzione di Marcello Losito (che ha anche aggiunto un saggio finale), a partire dal titolo con quel plurale (“Elogio delle matematiche“) che in italiano non ha nessun senso, a differenza dell’inglese e appunto del francese che recuperano la tradizione greca. È un peccato, perché i temi trattati sono interessanti, proprio perché visti da qualcuno che matematica l’ha studiata ma matematico non è. (Ah, a pagina 39 c’è scritto “Il successore di n si può scrivere n+1/1″. Scritto così è tecnicamente corretto ma logicamente sbagliato nel contesto: sono andato a cercare l’originale francese dove era ovviamente scritto in modo che si capisse che era (n+1)/1…)

(Alain Badiou, Elogio delle matematiche [Éloge des mathématiques], Mimesis 2017 [2015], pag. 86, € 10, ISBN 9788857539683, trad. Marcello Losito – se acquistate il libro dal link qualche centesimo va a me)
Voto: 3/5