Codice Edizioni è stata comprata da Feltrinelli
Ieri è apparsa (come fulmine a ciel sereno, almeno per me) la notizia che Feltrinelli ha comprato le quote di maggioranza di Codice Edizioni. Io Codice la conosco piuttosto bene, considerando che sono stato uno dei traduttori dell’hofstadteriano Superfici ed essenze e ho pubblicato per loro Matematica in pausa pranzo, il povero Numeralia che non si è filato nessuno e naturalmente Matematica in pausa caffè, un successo minore con traduzioni in turco, russo, cinese e coreano. Che posso dire? Il cofondatore Vittorio Bo ha ormai passato la settantina (Maria Perosino è morta nel 2014), e già da alcuni anni stava lasciando la cura al figlio Marco, che continuerà a essere il direttore editoriale. Il problema di una casa editrice piccola, in Italia ma penso anche all’estero, è la scarsa visibilità. Anche se Codice è quasi sempre stata finalista se non vincitrice dei premi letterari di divulgazione scientifica, non è certo facile sgomitare tra le decine di migliaia di proposte pubblicate ogni anno. La speranza è che finalmente almeno nelle librerie Feltrinelli si riescano a trovare i libri. L’altra informazione che si legge nel comunicato stampa è che Feltrinelli era interessata alla parte di gestione di eventi, che Codice aveva ripreso da alcuni anni. Certo che è triste, almeno per me, vedere un altro pezzetto di torinesità che se ne va via…



Livio Galla, a parte fare l’avvocato, è uno scrittore molto eclettico: in questa sua opera si è cimentato nel romanzo storico, partendo dalla storia di Alessandro Rossi che prese l’azienda laniera paterna e la fece diventare la più grande d’Italia (avete presente la Lanerossi?) pensando contemporaneamente al benessere degli operai, perché potessero lavorare più tranquilli. La storia intreccia fatti reali, anche se modificati (l’incontro tra Rossi e Garibaldi, o il soprano Teresita Stolzi la cui nascita è stata anticipata) con altri inventati, come la famiglia Sella e la loro sartoria le cui storie si intrecciano con quella dei Rossi. Sullo sfondo troviamo anche l’occupazione austriaca del Veneto: il lanificio Rossi si trova infatti a Schio. Il racconto è avvincente: unica pecca che ho trovato sono le note sui pensieri e comportamenti dei protagonisti, che sono un po’ troppo di maniera. 