Quizzino della domenica: carta forbice sasso

Adamo ed Eva giocano alla morra cinese, facendo dieci partite. Adamo usa tre volte sasso, sei volte forbici, una volta carta; Eva usa due volte sasso, quattro forbici e quattro carta. Non si verifica mai un pareggio. Chi ha vinto e di quanto?

Per chi non conosce la morra cinese: ci sono tre possibili scelte in una partita, carta forbice e sasso. Se i due giocatori scelgono lo stesso simbolo la partita è pari; altrimenti forbice vince su carta (la taglia), sasso vince su forbice (la spunta), carta vince su sasso (lo ricopre).

(un aiutino lo trovate sul mio sito, alla pagina http://xmau.com/quizzini/p257.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Problema da Alex Bellos, Can You Solve My Problems?; immagine di Uroesch, da OpenClipArt)

Crollo delle vendite dei giornali

Sono quasi due decenni che il numero di copie vendute dai quotidiani italiani è in calo, anche comprendendo quelle digitali. Però vedendo questo rapporto di DataMediaHub con le cifre assolute di vendita nei primi quattro mesi del 2017, confrontate con quelle dell’anno scorso, direi che la frana sta diventando una valanga.
Solo Italia Oggi (+14%), Corriere Adriatico (+21,5%) e il Fatto Quotidiano (+6,5%) sono in crescita: i grandi quotidiani perdono intorno al 15%, e i medio-piccoli, a parte il -43,7% di Libero, stanno tipicamente tra il -5% e il -10%.

_L’infinito tra parentesi_ (libro)

Quella di Marco Malvaldi di scrivere di saggistica (scientifica) dopo che si è fatto un nome con la narrativa potrebbe non essere stata una pessima idea. Sicuramente questo suo testo (Marco Malvaldi, L’infinito tra parentesi : Storia sentimentale della scienza da Omero a Borges, Rizzoli 2017 [2016], pag. 248, € 12, ISBN 978-88-17-09321-7) è davvero piacevole, anche se non ha nulla a che fare né con il titolo né con il sottotitolo. I capitoli del libro cominciano tutti con una poesia, e nel seguito Malvaldi cerca di mostrare come i poeti riescano a racchiudere in poche parole quello che gli scienziati sono poi riusciti a mettere nero su bianco con tanta fatica. Un bieco materialista come me non è restato certo convinto, ma quella non è la parte più importante; in fin dei conti il libro è scorrevole e permette di conoscere cose che non si insegnano certo a scuola. Il mio unico appunto è che avrebbe potuto evitare il turpiloquio presente abbastanza spesso: d’accordo la contaminazione tra generi, ma continuo a pensare che espressioni che possono essere accettabili in un romanzo siano fuori posto in un testo come questo.

Davvero Wikipedia in italiano è fattoquotidianista?

Oggi Luca Sofri afferma che «c’è evidentemente un preponderante pensiero grillino/fattoquotidiano nella compilazione di molte pagine di Wikipedia sulla politica e l’attualità.» (Leggete per piacere tutto l’articolo, perché il suo ragionamento è un po’ più complesso).

Ora, è vero che su Wikipedia c’è sempre stata una componente di tifoseria politica varia, almeno da quando io ci collaboro (che è tanto tempo), e non è detto che le voci riescano a essere neutrali come dovrebbero. È anche vero che in questo momento storico i più arrabbiati sono i grillini/fattiquotidiani, e quindi è una cosa da aspettarsi: tanto per fare un esempio pratico, potete vedere questo intervento di doppia ripulitura (la prima frase tolta è di uno che ce l’ha con Grillo; ma le altre, a favore di M5S in generale, sono state inserite in maniera molto più subdola e sono purtroppo state presenti per mesi). Però quello che vedo io non mi sembra così eccessivamente filo-M5S. Può certo darsi che io guardi le pagine sbagliate, e sono pronto a riconoscere il mio errore se me lo fate notare. Qualcuno tra i miei ventun lettori mi saprebbe portare esempi pratici di voci che mostrano il pensiero grillino/fattoquotidiano?

Ah: «investire di più di quanto non si faccia in revisione, controllo e censura», come auspica Luca, significa investire in persone che si facciano un mazzo tanto per revisionare senza ottenerne alcun vantaggio pratico se non la soddisfazione personale di avere reso Wikipedia (e il mondo 🙂 ) un pochino migliore. Se qualcuno sa come fare, ce lo comunichi al più presto!

Scasso senza furto

Ieri dopo pranzo il mio vicino mi manda un messaggio whatsapp: “Ciao Maurizio, ma vi hanno aperto il box stanotte?” Io ovviamente non ne sapevo nulla, visto che è notorio che l’auto a casa mia si usa il meno possibile. Gli chiedo lumi e mi dice che c’era un buco vicino alla serratura nel nostro box e in altri due. A questo punto gli chiedo se la macchina c’è ancora, e lui mi dice di sì. C’era anche la pompa per bicicletta; tutto il resto era comunque rumenta tale che a toglierla avrebbero solo fatto un favore ad Anna che si lamenta sempre.
Tornato a casa nel pomeriggio – tanto non c’era nulla di urgente, a questo punto – scopro che nell’auto erano persino rimaste le monete per il carrello del supermercato. (Nota: lasciamo la macchina aperta con i finestrini abbassati, anche se ovviamente senza chiavi. Quindi in questi casi il ladro non deve rompere un vetro o la serratura.) In definitiva io dovrò muovere l’economia per chiamare un fabbro e riparare il tutto, senza nessun guadagno per il ladro. Niente male, vero?

Posti di blocco in Melchiorre Gioia

Il mio percorso ufficio-casa comprende un tratto di via Melchiorre Gioia, dall’incrocio con la cerchia dei tram alla fermata Gioia della metro. È un po’ che ho notato che più o meno una volta la settimana davanti alla caserma della Finanza ci sono alcune auto dei vigili, che tipicamente hanno fermato qualche automobilista. Ieri ce n’erano addirittura cinque.
Visto che non mi pare il caso di fermarmi e chiedere cosa stanno facendo, c’è mica qualcuno che sa delucidarmi?

non è Tempo di Libri

Dopo il flop di quest’anno, l’AIE ha pensato bene di rivedere Tempo di Libri, la fiera della (grande) editoria nata per soppiantare il Salone del libro di Torino ma senza i risultati attesi. La data è stata anticipata ai primi di marzo (dall’8 all’11), pare che la sede non sarà più Rho ma il Portello (tanto da Torino la gente non arrivava comunque…) e soprattutto c’è stato il tentativo di fare fronte comune con Bookpride, la fiera dell’editoria indipendente che si tiene al BASE sempre a marzo, l’anno prossimo dal 23 al 25. Ma quest’ultima possibilità è stata rimandata seccamente al mittente, leggo sul Corriere.

Onestamente non comprendo il “rammarico” di Odei per la quasi sovrapposizione delle due iniziative, che mi sembrano completamente diverse. Ammetto di non essere andato a Tempo di Libri, ma a Bookpride ci ho fatto un rapido giro sfruttando la giornata in cui ero a casa in solidarietà e – a parte tutti quelli che chiedevano soldi, Save the Children, Unicef, MSF, Emergency e mi pare un altro – la struttura era molto più egualitaristica. Tutt’al più mi potrei lamentare della difficoltà di sapere a priori di cosa si occupa ciascun editore per concentrarmi sui più interessanti per me; Tempo di Libri nasce pensando soprattutto ai grandi editori. Ma proprio per questo mi risulta incomprensibile la volontà dell’AIE di “fare sinergia”, diciamo così: a me sembra più un accerchiamento nei confronti del povero lettore.

Telecom, OpenFiber e le aree bianche

A torto o a ragione, Telecom non è mai stata amata dal governo Renzi, tanto che le gare per l’assegnazione dei (pochi) fondi statali per cablare in fibra le tante zone italiane in perdita sono state esplicitamente scritte per penalizzare chi potrebbe direttamente vendere i servizi. Telecom ha promosso (e perso) una sfilza di ricorsi dopo la prima gara, e ha evitato di presentarsi alla seconda (e immagino anche alla terza) per evitare almeno la beffa oltre al danno.

A questo punto l’azienda ha cambiato completamente strategia, e ha deciso (spremendo fornitori e dipendenti per avere più soldi) di investire in proprio sulle zone in perdita. La logica, per quello che ho capito io, ha un certo qual senso: se si fa in fretta si riesce ad arrivare molto prima di una società nata più o meno dal nulla, e la tecnologia FTTC da un lato fornisce una banda tra i 30 e 100 Mb/s sufficiente per molti e dall’altro permette di continuare a mettere a bilancio la rete in rame. Insomma, una riduzione del danno (e possibilmente la capacità di vendere servizi video, anche se ho dei dubbi al riguardo).

Cosa sta succedendo? Che il governo Gentiloni – che pure di telecomunicazioni dovrebbe saperne – ha minacciato di chiedere i danni a Telecom per aver deciso di fare investimenti dove l’anno scorso aveva detto che non era interessata. (Oggettivamente a fine dicembre aveva comunicato questa volontà a Infratel, come da legge, ma la cosa non conta). Cattaneo ha risposto per le rime come sua abitudine; io nel mio piccolo mi chiedo perché il famigerato bando non abbia previsto delle revisioni nel caso il mitico “mercato” avesse cambiato le proprie idee, ma è chiaro che di economia e di politica non ci capisco nulla.