_Fisica e filosofia_ (ebook)

Per dirla in maniera tecnica, la teoria dei quanti è un casino. Non tanto dal punto di vista matematico: dopo un po’ ci si fa la mano. Il vero problema è che l’interpretazione dei risultati è così lontana dal nostro sentire comune che si cerca più o meno consciamente di riportare tutto alla sana meccanica classica. Heisenberg non è d’accordo, e ha scritto questo libro (Werner Heisenberg, Fisica e filosofia [Physics and Philosophy], Il Saggiatore 2015 [1958, 1961], pag. 204, € 10,99, ISBN 9788865764879, trad. Giulio Gignoli) proprio con lo scopo di mostrare perché i quanta non possono essere studiati con il paradigma non solo scientifico ma anche filosofico dei due millenni e mezzo precedenti. La lunga introduzione di Northrop era troppo piena di paroloni per un’anima semplice come me; Heisenberg scrive in modo molto più comprensibile, ben tradotto da Giulio Gignoli, a parte un po’ di pesantezza lessicale dovuta probabilmente ai più di cinquant’anni passati dall’edizione italiana. Diciamo che Heisenberg spiega ben chiaramente che il modo in cui eravamo (siamo?) abituati a comprendere il mondo fisico non funziona più nel caso dei fenomeni quantistici; ma non pensate di trovarci un nuovo modo per leggerli che non sia quello di seguire le formule matematiche e fidarsi di esse 🙂

Certo, è sempre colpa di Facebook

A Pioltello una guardia giurata vede della gente evidentemente araba festeggiare. Torna a casa e scopre che c’è stato l’attentato a Manchester. (L’attentato è stato successivo ai festeggiamenti, ma è ovvio che loro sapevano già da prima e festeggiavano anticipatamente). Cosa ha fatto la guardia giurata? È andata dai nemici poliziotti/carabinieri? No. L’ha scritto sui socialcosi? Probabilmente no. Quello che è certo è che ha chiamato la televisione, per la precisione Mattino Cinque. Il presentatore (spero tanto per lui che non sia un giornalista) gli ha detto di chiamare la polizia? No. Felicissimo dello sgub, l’ha spiattellato per prima cosa in diretta tv. Prima di preoccuparci dell’imbecille che ha tirato la molotov contro la saracinesca del bar, preoccupiamoci di quegli altri.

gli inserzionisti di Twitter

Riguardando i miei dati personali, Twitter mi ha detto «Attualmente fai parte di 1931 pubblici di 608 inserzionisti.» Mi sono anche fatto spedire la lista degli inserzionisti: i pochi nomi che ho riconosciuto sono di aziende che non fanno nulla che mi possa interessare, da @accenturejobsfr ad @amazonjp, da @aperolspritzita ad @audi, da @betfair a @blablacarbr. Spero che almeno il signor Twitter ci guadagni abbastanza da questa gente 😉

il Tar del Lazio

Non è che il ministro della Cultura Franceschini stia brillando. Per esempio, stiamo ancora aspettando una circolare interpretativa che riprenda il testo della circolare interpretativa di vent’anni fa, la quale permetteva di fotografare i monumenti sulla pubblica strada una volta che il copyright degli artisti è scaduto. Però bisogna dire che una cosa bella l’aveva fatta: aprire i concorsi per i grandi musei agli stranieri.
Ma non ci crederete! Il Tar del Lazio ha annullato questi concorsi, cominciando ad affermare che i criteri da cui erano scaturite le terne dei candidati erano “magmatici” (evidentemente non hanno mai visto un concorso universitario), che alcuni colloqui siano stati fatti via Skype perché i candidati erano dall’altra parte del pianeta, ma soprattutto perché «Il bando “non poteva ammettere la partecipazione al concorso di cittadini non italiani”, perché nessuna norma derogatoria consente al ministero di reclutare dirigenti pubblici Oltralpe.». Qualcuno lo va a dire a Bruxelles, per favore?

Pedalata a ostacoli

Io ho due grandi vantaggi rispetto a Michele Scarponi e Nick Hayden. Il primo è che – toccando tutto il toccabile – sono ancora vivo; il secondo è che il mio uso della bicicletta è molto diverso da quello che era il loro, vado al massimo a metà della loro velocità e soprattutto parto dal principio che il mondo intero cerchi di farmi del male.
Per dare un’idea: stamattina in viale Zara mi trovo una vecchia babbiona in zeppa trampolata che scende dalla banchina salvagente del tram dal lato opposto alle strisce (facendo anche un po’ fatica, perché la banchina è ad altezza doppia rispetto a un marciapiede standard… chissà come mai) e attraversa la strada facendo attentamente cura di guardare nella direzione opposta perché non si sa mai che un’auto arrivi contromano. Vabbè, ha solo fatto un salto quando ho cacciato un urlo, non le sono nemmeno arrivato a mezzo metro di distanza. Cinque minuti dopo, all’incrocio tra via Melchiorre Gioia e viale della Liberazione, stavo per essere messo sotto da una tipa su una Punto che – quando dopo un minuto si è degnata di scendere – ha commentato incazzata che lei stava guardando. Certo che stava guardando, l’ho notata perfettamente: stava guardando dall’altro lato dove c’era il marciapiede, perché come tutti sanno i marciapiedi sono a senso unico e piste e attraversamenti ciclabili (quello su cui mi trovavo, nel caso ci fosse qualcuno che pensasse che stessi attraversando in bici sulle strisce pedonali) non esistono affatto, come già non esistono le strisce pedonali. Non parliamo degli sputer che in viale Marche mi tagliano la strada per infilarsi nella pista ciclabile che evidentemente per loro non è altro che una preferenziale qualunque: oggi sono stati solo due, ma solo perché non dovevo portare a scuola i bimbi e quindi ne ho percorsi solo 80 metri.

Probabilmente è vero: conviene cancellare tutti questi orpelli per terra, visto che tanto nessuno li guarda: anche ieri sera, mentre tornavo a casa coi bambini, ho dovuto bloccare Cecilia che stava tranquillamente attraversando sulle strisce mentre una tipa stava tranquillamente avvicinandosi alle suddette strisce senza pensare che magari potevano servire a qualcosa…

I miei libri nel 2016

So che morivate dalla voglia di sapere quante copie hanno venduto i miei libri l’anno scorso: la risposta è naturalmente “pochi”, ma ecco qua i dati specifici.

  • Matematica in relax: 92 copie cartacee (un bel risultato, rispetto alle meno nove dell’anno scorso) e 17 copie elettroniche
  • Matematica in pausa caffè: 117 copie cartacee e 150 elettroniche
  • Matematica in pausa pranzo: 928 copie cartacee e 123 elettroniche
  • Matematica e infinito: 117 copie elettroniche
  • Fantamatematica: 110 copie elettroniche
  • Alfabeto matematico: 40 copie elettroniche

Balkan Sans

Il serbocroato è un’espressione politica. Il maresciallo Tito voleva mostrare che la Jugoslavia era una nazione unica, quindi aveva sentenziato che serbo e croato erano la stessa lingua, con l’unica differenza che il primo veniva scritto in cirillico e il secondo con l’alfabeto latino (un po’ esteso). Morto Tito e dissolta la Jugoslavia, le due lingue hanno immediatamente proclamato la loro indipendenza reciproca, anche se oggettivamente sono davvero molto simili.
Nel 2012 Marija Juza e Nikola Djurek pensarono a un modo per far leggere velocemente a un serbo un testo croato, e viceversa; il risultato fu Balkan Sans, una font in cui le lettere che si scrivono uguali nei due alfabeti sono alte e strette, mentre quelle che si scrivono diverse sono messe una in pila all’altra. C’è una versione con il cirillico in alto e una con il latino, ovvio.
L’idea è simpatica, e può anche aiutare chi sta imparando il cirillico a riconoscere le lettere; l’unica cosa che mi dispiace è che la font sia a pagamento.

da Opera non me lo aspettavo

L’ultima versione del browser Opera ha introdotto una barra laterale dove si possono scegliere quali tra le operazioni più comuni avere a disposizione. L’idea è interessante, e interessante sarebbe anche il fatto che si possano aggiungere due sistemi di messaggistica istantanea made in Zuckerberg: Messenger e Whatsapp.

Peccato che per usarli sia obbligatorio dare accesso a telecamera e microfono, cosa che io non ho alcuna intenzione di fare: d’altra parte io li uso solo con l’interfaccia testuale, e non ho nemmeno Messenger installato sul telefono. Ora non vorrei fare il complottista, ma perché è stato messo questo obbligo? Se qualcuno l’ha usato, sa dirmi se c’è una qualche ragione tecnica dietro?