il clickbaiting di Linkedin

Io ho un account Linkedin, come immagino parecchi di voi. A differenza di tanta altra gente, però, io di Linkedin me ne faccio ben poco: lo tengo più che altro come segnaposto se mai mi dovesse servire, e un paio di volte l’anno magari faccio qualche aggiustamento al mio curriculum che comunque è gravemente carente di informazioni. A causa del mio pesaculismo ho lasciato che Linkedin mi spedisca una lunga sequela di email, con i nomi di chi vorrebbe connettersi con me (a volte accetto, più spesso no: sicuramente chi scrive anche due righe ha maggiori possibilità…), con le notizie su cosa fanno i miei contatti (notizie che di solito salto, perché per i contatti che mi interessano quelle notizie le conosco già) e con i nomi di chi ha guardato il mio profilo. No, non guardo neppure questi ultimi: però quando oggi mi è arrivata mail di Linkedin che diceva “2 new profiles view – Who’s looking?” e “You received 4 endorsements. Review endorsements” (entrambi con link al loro sito) ho capito che hanno saltato lo squalo. Ma hanno così bisogno di mostrare accessi? Devono quotarsi in borsa? L’ultima trimestrale è andata male?

Valdo Fusi

Ieri c’è stata la Festa della Liberazione, e ci sono state le solite polemiche che sento uguali da almeno venticinque anni (prima non so se ero io che non ci facevo caso, oppure le cose sono cambiate). A me dà fastidio che a quanto pare nei cortei si manifesti per la qualunque e non per ricordare quanto è successo nel 1945; non parliamo poi dei contestatori, che ovviamente mostrano il loro essere fascisti (come se servissero altri esempi).

Ma una cosa che non sono mai riuscito a capire sono quelli che si lamentano perché “i comunisti si sono appropriati del 25 aprile” (adesso forse persino Berlusconi preferisce dire “la sinistra” anziché “i comunisti”, ma il risultato è lo stesso). Perché ci sono quasi solo bandiere di sinistra? Magari perché gli altri negli anni se ne sono fregati. Ricordiamoci che il CLN aveva all’interno tutti i partiti dal comunista al liberale, che in quegli anni avevano messo temporaneamente da parte le differenze per il bene comune.

Pensando a tutto questo, oggi ho scoperto che uno dei libri sulla resistenza che lessi da ragazzo, Fiori rossi al Martinetto, è praticamente introvabile (non so quanto l’edizione Riccadonna sia recuperabile); peggio, ho scoperto che il suo autore Valdo Fusi non aveva nemmeno una voce su Wikipedia – per dire, il dizionario biografico Treccani ce l’ha. D’altra parte, Fusi aveva il grande svantaggio di essere cattolico e democristiano, e quindi torniamo al punto precedente. Vabbè, ho dedicato il pomeriggio a scrivere la voce Wikipedia, scoprendo tra l’altro che dopo la guerra fu l’avvocato difensore di uno dei giudici del processo di Torino raccontato appunto in quel suo libro. Mica l’aveva scritto lì :-) Diciamo che questo è il mio minimo contributo al ricordo della Resistenza.

_Matematica in cucina_ (libro)

[copertina]Nonostante quello che il titolo potrebbe fare pensare, in questo libro (Enrico Giusti, La matematica in cucina, Bollati Boringhieri 2004, pag. 226, € 26, ISBN 9788833915272) non si parla di ricette di cucina matematiche. Molto più semplicemente l’autore ci mostra, attraverso una serie di dialoghi tra due amici che chiama… Gianni e Pinotto, come la matematica si possa applicare anche alle piccole cose di tutti i giorni che si possono trovare in una cucina. Leggendo il libro scopriamo così perché a parità di peso ci vuole più tempo a pelare le patate novelle, oppure che quegli strumenti con tanti buchi per calcolare la quantità di spaghetti da cuocere sono matematici sì ma non troppo… o forse lo sono più di quanto si potrebbe pensare a prima vista. Impariamo anche il motivo per cui caloriferi e scaldabagno hanno forme così diverse nonostante sembra facciano la stessa cosa, e perché se si vuole giocare al casinò conviene fare poche puntate rischiose e non tante puntatine. Beh, questo non è proprio roba da cucina, ma l’eccezione conferma la regola…
Chi odia la matematica potrebbe trovarsi un po’ in difficoltà perché Giusti – che è stato professore universitario di analisi matematica – dimostra anche tutte queste affermazioni. Consiglio però ai diversamente matematici di non preoccuparsi troppo. Anche se non vogliono seguire il suo suggerimento, quello cioè di andare avanti piano piano perché se non ci si cimenta non si potrà mai arrivare a imparare qualcosa di nuovo, il libro è scritto con molto garbo e può comunque essere apprezzato saltando le formule.

Cognonimie

Immagino sappiate tutti che il segretario nazionale della FIOM-CGIL (i metalmeccanici) è Maurizio Landini. Quello che però probabilmente non sapete è che il segretario lombardo dello SPI-CGIL (i pensionati) si chiama Stefano Landini.
I due Landini non sono per nulla parenti (il primo è emiliano e il secondo lombardo), quindi non iniziate a commentare su nepotismi vari. Però ammetterete che è divertente…

ATM e il pizzo su Rho-Fiera

rhofieraCome ormai sanno anche i non milanesi, la Fiera di Milano non è a Milano ma a Rho (meglio: nel territorio del comune di Rho, proprio come il sito di Expo è in buona parte nel comune di Pero). La metropolitana va fino alla stazione di Rho Fiera, ma il biglietto urbano non basta: e fin qui nulla di strano. Quello che è un po’ strano è quanto costa quel biglietto. Infatti, andando a leggere il sito ufficiale, si scopre che arrivando a Rho Fiera con un biglietto singolo devi prendere quello U+1 zona (2,50 euro), mentre se usi un biglietto 2×6 basta quello U+1/2 zona. Ovviamente non è che a seconda del biglietto ti fanno uscire da una parte o dall’altra della stazione: semplicemente ATM ha deciso di far pagare parecchio di più chi se ne va a vedere la fiera (o l’Expo). Controprova? Se ci si arriva in treno (le stazioni sono attaccate) basta un biglietto integrato per l’area piccola, mentre con ATM ci vuole un biglietto per l’area media.

Ma d’altra parte ATM è capace di scrivere (qui) «Per raggiungere Rho Fieramilano da Duomo M1/M3,è necessario un biglietto cumulativo da 2,50 €. Esistono inoltre delle tariffe speciali come il biglietto di andata e ritorno da € 5,00». La “tariffa speciale” ha esattamente le stesse limitazioni della somma di due biglietti, se vi chiedeste cosa c’è di speciale.

Morandismo

giannimorandi Se fosse stato qualcun altro a dare quelle risposte, avrei subito pensato a un troll. Ma Gianni Morandi no. Lui è davvero convinto di quello che scrive. (Se non lo fosse sarebbe il miglior attore mondiale) Ed è per questo che c’è tanta gente che lo ama. Non pensavo che il termine “qualunquista” potesse essere declinato in positivo, però Morandi ci è riuscito. E garantisco che per me questo è un complimento!

Viale Tunisia

Lunedì pomeriggio verso le 18 mi è capitato di tornare in bicicletta per viale Tunisia, invece che fare il mio solito giro per via Boscovich: per dove dovevo andare risultava più comodo. Viale Tunisia dovrebbe avere una pista ciclabile, nel senso che è un anno che ci stanno lavorando e a vederla sembrerebbe tutto a posto, se non fosse che è tutta transennata. Non ho ben capito se il problema è che deve essere collaudata in qualche modo (legioni di ciclisti comunali?) oppure devono verniciare gli attraversamenti o cos’altro: ma non è questo il motivo del post.
Mentre pedalavo tranquillamente mi sono visto una macchina che stava per essere tamponata dal tram, che stava ovviamente facendo la sua strada: l’auto però era costretta a finire nella corsia preferenziale perché la corsia per il traffico veicolare era occupata da macchine in evidente divieto di sosta e restava giusto lo spazio per una moto (o una bicicletta che non può andare sulla pista ciclabile :-) )
Visto che la cosa non è certo eccezionale e dato che viale Tunisia dovrebbe essere una strada principale, continuo a chiedermi come mai non ci sia una pattuglia dei vigili che due-tre volte al giorno passa e multa. Meglio ancora se sono in bicicletta.

dove sono gli editor dei libri per bambini?

Avendo due cinquemezzenni che frequentano l’asilo, mi arrivano a casa due libri la settimana dalla bibliotechina scolastica, libri che Anna oppure io leggiamo alla prole per abituarli al concetto che i libri non servono solo per riempire le pareti di casa. (Purtroppo l’avvento degli ebook ha un po’ peggiorato la situazione, nel senso che è più difficile vederci con un libro cartaceo in mano).
Questa settimana i libri sono Madagascar (la storia con le immagini del film) e Piccola macchia (un bel libro, tra l’altro). Bene, anzi male: in entrambi i libri c’è un errore nel testo. In Madagascar, proprio nell’ultima pagina, c’è un “fantastasticando”; verso metà di Piccola macchia leggiamo “dice in padre”. Vi garantisco che non sono gli unici casi: quasi tutti i libri hanno almeno un refuso.
Capisco che i testi di questi libri non contengano poi termini così facili: in fin dei conti ci siamo noi grandi che possiamo sfruttare l’opportunità per far conoscere parole nuove ai bambini. Ma visto che poi non è che ci siano dei muri di testo, un rapido controllo editoriale non sarebbe così difficile. O no?