_Anche meno_ (libro)

[copertina] Stefano Bartezzaghi è sempre stato un attento osservatore della “lingua italiana pratica”, quella insomma che viene (ab)usata ogni giorno: nelle sue rubriche non si contano gli esempi di quelle che chiama frasi matte, più o meno volute. In questo libro (Stefano Bartezzaghi, Anche meno : Viaggio nell’italiano low cost, Mondadori 2013, pag. 208, € 17, ISBN 978-88-04-63358-7) però entra in prima persona nel tema: non nel senso di presentare i suoi malapropismi (toh, ho scoperto che la parola non è attestata sul De Mauro…) quanto nel raccontare come lui vede cosa succede con la nostra lingua. Tenete presente che Bartezzaghi non è affatto un prescrittivista: possono non piacergli certi costrutti, ma il suo principio è che una volta che sono tanti a usarli essi entrano a far parte della lingua, e da lì non ne escono più. C’è un punto in cui racconta del perché i vocabolari guardano sempre all’indietro che spiega più di tante altre cose come si evolve la lingua…
Il libro è divertente, ma non è quello il suo pregio principale: come dicevo sopra, la cosa che mi è piaciuta di più è stato il rivedere piccoli e grandi tic linguistici sotto una luce nuova e soprattutto unitaria. Credo che chiunque ami le parole dovrebbe almeno dare un’occhiata al testo!

Ovuli brevettabili

Leggendo solo quanto riportato dai quotidiani, non sono certo del significato esatto della frase con cui un ovulo umano manipolato ma non fecondato è stato ritenuto brevettabile: “Il solo fatto che un ovulo umano attivato per partenogenesi inizi un processo di sviluppo non è sufficiente per considerarlo un embrione”. Se la definizione di embrione è “ovulo fecondato”, infatti, nulla vieta almeno in teoria di creare un esercito di amazzoni clonate che tecnicamente sono di proprietà della multinazionale che le ha “costruite”. Una trama interessante per un libro di fantascienza, non trovate?

(non ho letto commenti ufficiali dal Vaticano: però secondo me dovrebbe lottare per la non brevettabilità delle parti del corpo umano. Per come è fatto oggi il mondo, se non ci si può fare soldi saranno ben in pochi a lavorare sul tema)

Io e Tre

A metà settembre ricevo un avviso di raccomandata non consegnata (non da Posteitaliane, ma da uno dei millanta operatori di dopo la liberalizazione. Vado a ritirare la raccomandata, e scopro che è inviata da una società di recupero crediti di Tre Italia, che mi intima di pagare 650 euro circa di traffico telefonico. Mi attacco al telefono e scopro che a ottobre 2013 (cioè undici mesi prima dell’unica comunicazione da me ricevuta) qualcuno ha preso tre utenze telefoniche dando i miei dati anagrafici. La prima cosa che faccio è andare in commissariato, sporgere denuncia di furto d’identità e inviare denuncia e tutto a loro, chiedendo nel contempo di avere accesso ai miei “dati personali” in loro possesso (chi ha fatto questi abbonamenti avrà bene dovuto firmare qualcosa, no?)

Ieri (cioè tre mesi dopo il primo scambio) mi telefonano direttamente da Tre. Ripeto tutta la storia, e il tipo mi fa “ma non le hanno dato un numero di Tre da contattare?” Io “no, ho mandato la documentazione via raccomandata all’indirizzo indicato nella missiva da me ricevuta, e ho anticipato il tutto per fax”. “Eh no, deve chiamare questo numero verde”. Poi aggiunge “Nella richiesta di attivazione è indicato un conto corrente che finisce per xyz. È il suo?” (No, ovviamente non è il mio: che domande). A questo giro mi hanno dato un altro numero di fax a cui spedire la domanda ufficiale di disconoscimento (“Guardi che ci sono delle conseguenze penali se dichiara il falso!” Se vi ho detto che ho sporto denuncia, volete che non sappia che se ho detto il falso la polizia non ci mette nulla ad arrivare da me?).

Ricapitolando: Tre ha fatto delle attivazioni di numero (due prepagati e un abbonamento) senza avere un documento d’identità ma solo una serie di dati. Questi dati comprendevano un numero di conto corrente probabilmente inesistente. Ci hanno messo undici mesi ad accorgersi della cosa. (L’alternativa è che per i primi mesi abbiano pagato e poi abbiano chiuso il conto: improbabile). Quando gli arriva una roba ufficiale di risposta, manco sanno dove metterla e ci mettono tre mesi per accorgersene. Bene. Pensate a cosa sarebbe successo se quelle utenze telefoniche fossero state intercettate in chissà quale inchiesta – che poi magari lo sono state ma l’inchiesta è ancora in corso e quindi non ne so nulla. Bello, vero?

Ah: no, non mi hanno mai detto quali sono i miei dati personali in loro possesso.

Aggiornamento: (19 dicembre) Mi è arrivata comunicazione – telefonica e per email – che “la segnalazione di disconoscimento […] e’ stata gestita con successo”. Speremm.

ma che avreste voluto?

Amazon, a parte la mia recensione di Matematica in pausa caffè, ne ha altre due pessime.

Leggendo la recensione di “roberto”, è indubbio che è colpa mia se nella prima formula, quella della prova del nove, c’è un errore nel prodotto. No, la mia bozza aveva il prodotto corretto, ed è stato il grafico a rifare il disegno sbagliando a copiare i numeri: ma anche se avevo solo una serata per controllare le figure avrei comunque dovuto farlo, e non fidarmi. Essere tacciato di superficialità per un libro che è nato per raccontare «quello di cui parlereste mentre prendete un caffè con un amico» (è scritto sulla quarta di copertina) mi pare però parecchio buffo. Detto tra noi, poi, Anche tu matematico mi ha deluso. (Per Devlin, invece, il mio giudizio Dove va la matematica è estremamente positivo, mentre su Il linguaggio della matematica ho dei dubbi: ma sicuramente nessuno dei due libri è matematica pop)

Ma quella che mi è sconcertata di più è la recensione di “GaBe”, che posso citare nella sua interezza viste le dimensioni davvero ridotte: «Da appassionato della materia (e dell’autore che seguo costantemente in rete) mi aspettavo di più: anche per me il passaggio da blog a libro va ponderato maggiormente.» Vabbè, non è un segreto che quando mi è stato chiesto di scrivere questo libro la consegna è stata “Fa’ tanti pezzettini brevi da blog” – il che di nuovo ha un senso pensando alle chiacchierate da macchinetta del caffè, quando non è che ti puoi fermare più di tanto a chiacchierare. La domanda a questo punto è chiara: “Ma cosa avrei dovuto scrivere in un libro (di matematica)?”

Evidentemente la domanda non è poi così campata in aria, tanto che c’è persino chi mi ha detto che il testo è troppo difficile, e questo sì che mi ha davvero preoccupato. E voi – sia che abbiate letto il libro e quindi abbiate un’idea precisa, sia che non l’abbiate letto ma abbiate comunque un’idea di che libro vorreste – che mi dite? Almeno qui su un blog c’è la possibilità di un contraddittorio…

Quizzino della domenica: pulsanti

Abbiamo una tavola 4×4 con sedici pulsanti, come vedete nella parte di sinistra del disegno. I pulsanti sono illuminati con una lucina rossa oppure verde; cliccando su uno di essi (per esempio quello col contorno nero) tutti i pulsanti di quella riga e quella colonna cambiano colore. Nel nostro esempio si passa alla configurazione della figura di destra.
È sempre possibile, data una configurazione, trovare un insieme di mosse che faccia sì che tutti i pulsanti diventino verdi? (Bonus: nel caso la configurazione lo permetta, sapete anche indicare un algoritmo per ottenere il risultato?)

[clicca il pulsante]

(un aiutino lo trovate sul mio sito, alla pagina http://xmau.com/quizzini/p158.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Problema da Puzzling StackExchange)

_Numeri_ (libro)

[copertina] Come usuale, anche per la mostra Numeri che si sta tenendo in questi mesi nel Palazzo delle Esposizioni a Roma è stato preparato un “catalogo”. (Claudio Bartocci e Luigi Civalleri, Numeri : Tutto quello che conta da zero a infinito, Codice Edizioni 2014, pag. 202, € 25, ISBN 978-88-7578-453-9). Perché ho messo la parola “catalogo” tra virgolette? Semplice. Naturalmente si ritrovano testi e immagini del contenuto della mostra, ma questo libro è qualcosa di più, e secondo me può essere apprezzato anche da chi alla mostra non c’è andato. Bartocci e Civalleri hanno costruito un’opera che rende ancora più chiaro quanto presentato nelle sale romane: vale a dire che la matematica è certo un insieme di strutture e regole a prori, ma anche e soprattutto un’opera dell’uomo. Parlare di matematica umanistica può forse far ridere i più, ma credo che sia il termine più corretto: in fin dei conti calendari, pesi e misure, le stesse monete sono matematica messa in pratica, per non parlare degli strumenti come il regolo calcolatore o le macchine addizionatrici. Tutto questo viene spiegato senza scappare dalla notazione matematica, ma allo stesso tempo ricordandosi che essa è un mezzo e non un fine. Termino segnalando l’amplissima bibliografia, con la nota positiva che ogni sezione inizia indicando le “Letture” che permettono di sapere di più sul tema trattato; la grafica è infine davvero accattivante.