Gioco per Pasquetta: Venti domande

Se avete (penso parecchio) tempo da perdere, potete cimentarvi con questo quiz a risposta multipla che Don Woods ha preparato nel 2000. Le istruzioni sono le seguenti:

  • Rispondete a tutte le venti domande (ciascuna con una lettera tra A ed E)
  • Se una domanda fa riferimento a una risposta, si intende la vostra risposta, non la “migliore” o “corretta”.
  • Scopo del gioco è raggiungere il punteggio maggiore possibile.

Ve lo dico subito: io non ci ho nemmeno tentato. Posso dirvi che non credo sia possibile ottenere 20 punti. Buon divertimento (?)

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_Don’t Panic_ (libro)

[copertina] Come probabilmente sapete, la trilogia della Guida galattica per autostoppisti è tutto meno che una trilogia: ci sono almeno cinque libri più un racconto breve (e non considero …And Another Thing di Eoin Colfer), oltre alle versioni per radio e tv (e di nuovo non considero il film). Nel suo piccolo, anche questa biografia di Adams (Neil Gaiman, Don’t Panic 2009: Douglas Adams and “The Hitchhiker’s Guide to the Galaxy”, Titan Books 2009, pag. 288, Lst 9,99, ISBN 9781848564961) è arrivato alla quinta edizione ampliata, immagino proprio a causa dell’uscita del film e del libro succitati. (La quarta edizione deve essere stata fatta dopo la morte di Adams).
Secondo me, però, il risultato non è il massimo. Non tanto per Gaiman, che quando scrisse la prima versione era ancora giovane e acerbo ma comunque prometteva; il guaio è che è la biografia di uno scrittore scritta da un altro scrittore. Quello che nel testo soprattutto appare è cosa ha scritto Adams, e come l’ha scritto (notoriamente in ritardo sul ritardo; non dico che avrei voluto i dettagli piccanti della sua vita, ma un po’ più di curiosità sì. Aggiungete che la parti inserite nelle edizioni successive (che non sono di Gaiman, se non sbaglio) toccano appena la parte non-fiction che si può leggere in The Salmon of Doubt e capirete come un libro scritto così scontenti sia i Veri Fan che trovano poco di nuovo che i semplici simpatizzanti che non riescono a capire come mai esistano dei Veri Fan (*), lasciando una situazione in cui solo i Golganfriciani possono prosperare. Fate voi.

(*) Pare che in un pianeta del sistema di Tau Ceti l’espressione “Veri Fan” abbia il significato di “pensare di toccare le appendici posteriori di un kseritpa anziano”, cosa che porta immediatamente alla tortura del malcapitato – la popolazione locale è infatti telepatica e ritiene che pensare una cosa sia molto più grave che farla.

_Racconti matematici_ (ebook)

[copertina] In questo ebook (Spartaco Mencaroni, Racconti matematici, 40k Unofficial “Altramatematica” 2014, 1,99€, ISBN 9788898001712; anche in epub su BookRepublic e altri store) di matematica parrebbe non se ne parli affatto: i due racconti sono uno storico e l’altro fantascientifico, e non si capisce perché mai siano finiti a essere il sesto libro della collana Altramatematica #40kmate.
A parte la risposta “il curatore sono io e decido io” – che non è nemmeno troppo vera, io al più ho un diritto di veto – la cosa è molto semplice: tutte e due i racconti hanno un tema matematico sottostante. Sulle fragili ali della bellezza racconta infatti di un professore della metà del Diciottesimo secolo che si avvicina alla pazzia per non riuscire a comprendere come possano esistere gli infinitesimi: La spugna di pietra usa invece come base per il racconto una struttura frattale molto peculiare, detta la spugna di Menger. In fin dei conti, se la matematica è pop, può permettersi il lusso di farsi dare un passaggio dalla letteratura, no?
Se vi piacciono i racconti di Spartaco Mencaroni, potete guardare il suo blog, Il coniglio mannaro; se siete di quelli che pensano che senza un po’ di vera matematica non si può vivere, sappiate che nel testo ci sono due brevi appendici (del sottoscritto: la vita di un curatore non è semplice!) che inseriscono i racconti nel giusto contesto matematico.

(ps: fino al primo maggio anche questo ebook è a prezzo scontato, per festeggiare il mese della consapevolezza matematica!)

INPS risponde (con calma)

Mi è arrivata stamattina una mail dall’INPS, dove rispondono a una mia domanda che avevo scritto il 2 aprile sul loro sito: mi si dice

Da un controllo risulta aperta una sua richiesta, se non ha ricevuto riscontro la invitiamo a contattare il n.803164 per concordare un appuntamento.

Tutto bene? Più o meno. Mi sono dimenticato di dire che io scrissi il 2 aprile del 2013.

Dentrificio Blanx White Shock

[dentifricio a led] Non so come mai, ma a casa mia è arrivato questo dentifricio. Cito dal primo link che ho trovato (tanto immagino siano tutti copincollati dal comunicato stampa aziendale):

Dai laboratori Blanx nasce Blanx White Shock, la nuova gamma di prodotti con una rivoluzionaria formula brevettata a base di Actilux®, il principio attivo che utilizza la forza della luce durante lo sbiancamento.

Blanx White Shock dentifricio può essere impiegato singolarmente o associato all’attivatore luminoso a led in dotazione, per un’azione sbiancante più intensa.

Il LED si accende ad ogni utilizzo di Blanx White Shock attivando la pasta non appena esce dal tubo e si deposita sullo spazzolino. Grazie al fascio di luce l’azione di Actilux® si moltiplica.

I miei pensieri a vedere questo tubetto che si illumina d’immenso sono stati, più o meno nell’ordine:
(a) i led costano davvero poco
(b) i led consumano davvero poco
(c) è possibile avere delle micropile di potenza limitata ma che costano davvero poco
(d) c’è tanta gente che è convinta che un led blu possa attivare un componente che sbianca i denti, e che questo componente dopo qualche minuto oppure ora si disattivi
(e) perché mai questo dentifricio è arrivato in casa mia?

parlerò al Salone del Libro

È qualche anno che per una serie dei problemi io non riesco ad andare al Salone del Libro. Non che in effetti abbia poi così tanto tempo per leggerli, i libri… ma almeno negli anni scorsi riuscivo a vedere la produzione degli editori minori (da quelli grandi ho smesso di passare: tanto i loro libri li trovo nelle librerie senza problemi).

Quest’anno la soluzione l’ho trovata: parlerò a una conferenza! Domenica 11 maggio alle ore 16, all’interno di Book to the Future, ci sarà Altramatematica: un modo nuovo, sagace e pop di parlare di numeri, e in quanto curatore della collana sarò ovviamente in prima linea. (Tanto autografare un ebook è difficile…)

oclocrazia e blachennomio

Signori, è ora di distinguersi dalla folla e imparare qualche parola nuova. Occhei, probabilmente se siete tra i miei ventun lettori, probabilmente le conoscete già… ma non si sa mai.

Oclocrazia significa letteralmente “governo della massa”, nel senso che le decisioni sono prese dalla massa (scegliete voi se la ggente, il popolo, o i cittadini: tanto non cambia nulla). Il termine è già registrato nei grandi filosofi greci, il che mostra che noi non inventiamo proprio nulla. Inutile dire che per loro l’oclocrazia era una perversione del già pessimo concetto di democrazia; ma i risultati li abbiamo comunque sotto gli occhi tutti i giorni.

Anche blachennomio è una parola di origine antica, per la precisione ellenistica, e significa “tassa sulla stupidità”. Ad Alessandria d’Egitto gli astrologi venivano tassati con il blachennomio proprio perché si facevano i soldi sfruttando la credulità della gente. Per i talebani del politicamente corretto, mi affretto ad aggiungere che “stupido” in questo caso non significa “diversamente intelligente”: il termine blax significa letteralmente “pigro”, quindi uno che ha volontariamente spento il cervello e pertanto è giusto che paghi (indirettamente, nel senso che lui paga l’astrologo e questo versa poi le tasse). Il blachennomio ce l’abbiamo ancora oggi: non tanto nelle tasse sulle sigarette che in effetti servono per avere i soldi per curare i fumatori che si ammalano quanto nelle lotterie. Non siete contentoni?

Brunchsophia

Domenica sono stato al brunch di Longanesi, che vedeva presenti Giulio Giorello (autore con Edoardo Boncinelli di Noi che abbiamo l’animo libero che dovrebbe uscire in questi giorni) e Simone Regazzoni, che avrei dovuto riconoscere come l’autore di Pornosofia (che ammetto di non aver mai visto nemmeno da lontano) ma qui era in veste di autore del romanzo d’avventura Abyss, che dovrebbe essere pubblicato per la fine di maggio. Il direttore editoriale Longanesi Giuseppe Strazzeri faceva da anfitrione. Il trio, come recitava l’invito, «In esclusiva per un ristretto gruppo di giornalisti e blogger, cercheranno di animare con buone domande e ottime risposte la mattinata.»

Siamo tutti grandicelli: ci fosse ancora la buonanima di Fabio Metitieri, partirebbe subito a spiegare la “strategia del tramezzino”. È chiaro che l’editore fa una campagna pubblicitaria: per dire, nell’elenco degli invitati c’era anche scritto quanti follower Twitter avevano. Io sono stato venduto come “più antico blog italiano” il che non è vero, anche se credo di essere tra i primi dieci. Detto questo, io non ci vedo nulla di strano: dove pubblicizzi un libro meglio che tra logorroici che scrivono tanto e presumibilmente leggono anche tanto? Detto questo, a me i due filosofi sono piaciuti. Sono stati entrambi pimpanti e scanzonati il giusto, anche nelle loro liste di “spiriti liberi” – quantunque io ho dei dubbi che Minnie lo fosse così tanto: so che Giorello è anche un esperto delle storie americane di Topolino degli anni d’oro, ma secondo me ha peccato di wishful thinking. E confesso poi, ma qui è sicuramente colpa mia che in filosofia sono una capra, che ho dei dubbi che io troverei così divertenti alcuni dei filosofi da loro così definiti.

Parlando dei libri, per quello che si può dire senza averli letti – sì, girava una copia staffetta di quello di Giorello e Boncinelli, ma non è che ci si potesse fermare a leggerlo… – l’incontro virtuale tra Amleto e Cleopatra, e quindi la potenza della letteratura per capire meglio il mondo d’oggi, parrebbe interessante. Nonostante tutto, invece, ho dei dubbi – ma dovrei chiamarli pre-giudizi, sarebbe più corretto – sul romanzo di Regazzoni. Paradossalmente, se avesse detto “è un romanzo di avventura e basta, la filosofia non c’entra nulla” gli avrei dato più chance; così dovrò invece leggerlo cercando di non avere idee preconcette :-) (ma se arriverò in fondo, allora di filosofia non ce ne sarà poi troppa).

Un appunto negativo: la scarsa partecipazione del pubblico. Proprio perché questi sono incontri informali con gente che comunque un minimo di esperienza dovrebbe averne, io apprezzo le domande più o meno spiazzanti (come quella appunto sui filosofi “divertenti”); però ce ne sono state davvero pochine, il che ha tolto un po’ di interesse all’incontro. No, non guardate me: sapete benissimo che non mi sono mai fatto scrupoli…

(sì, poi ho anche mangiato, ma non vi dico cosa!)