i mesi da 28 giorni

A quanto pare sono tutti a lamentarsi del fatto che le compagnie telefoniche italiane abbiano deciso di fare tariffazioni a 28 giorni anziché mensili come adesso, inventandosi pertanto un tredicesimo mese, tanto che c’è chi dice che AGCOM ha vietato la pratica. Le cose però sono un po’ diverse, andando però a leggere il comunicato stampa.

Intendiamoci: sicuramente passare dalla tariffazione mensile a quella a 28 giorni a parità di prezzo implica un aumento surrettizio del costo delle offerte quantificabile intorno al 7%. Su questo non ci piove. Controllando però meglio cosa è successo, si scopre che Tre ha sempre fatto offerte a 28 giorni, mentre Wind lo fa da marzo e Vodafone da giugno: ora che con agosto anche Tim si è decisa a cambiare tariffazione, AGCOM scrive in maniera un po’ nebulosa «l’Autorità – pur riconoscendo la libertà commerciale degli operatori – ha ritenuto opportuno segnalare all’Autorità antitrust, per gli accertamenti di
competenza, gli effetti sulla concorrenza derivanti dalla concomitanza delle politiche tariffarie delineate, e in particolare gli effetti restrittivi sugli utenti di ricaricabili che in pochi mesi hanno visto drasticamente ridursi la possibilità di reperire sul mercato offerte di rinnovo automatico della tariffazione alternative a quella ogni 28 giorni». Permettetemi di dire “mah” con un esempio pratico. Immaginiamo che gli operatori avessero tutti deciso di aumentare le proprie tariffe del 7% oppure che avessero sì portato la durata a 28 giorni ma abbassando le tariffe. Il fatto di trovare in questo secondo caso solo contratti a 28 giorni come avrebbe cambiato le cose? E nel primo caso ci sarebbe stata un’inchiesta perché non era più possibile trovare le offerte al prezzo iniziale?

Ciò detto, devo riconoscere che la mia azienda sembra avere giocato un po’ sporco, perché non solo cambia tariffazione per i nuovi contratti ma lo fa anche per i vecchi senza avere chiaramente avvisato della cosa gli utenti, dando loro la possibilità di recedere gratuitamente dal contratto: su questo non c’è nulla da dire. Ma per tutto il resto non vedo nulla di nuovo (compresa la storia degli accordi sottobanco tra i gestori)

prestiti online

Come forse sapete, ultimamente sto usando relativamente spesso il servizio MediaLibraryOnLine per prendere in prestito “virtuale” libri in formato elettronico. Burocraticamente la cosa è piuttosto complicata – non lato utente quanto lato servizio: anche se è vero che un ebook può essere copiato in maniera illimitata, la biblioteca acquista una o più “copie da prestito” e non può dare la stessa copia contemporaneamente a più persone. In un certo senso è come se nei metadati del libro ci fosse scritto “in prestito fino alla data XXX”. Poi ci sono questioni pratiche: se un libro ha solo il soft DRM, cioè la scritta “questo libro è stato dato in prestito a Pinco Pallino dalla biblioteca BBB”, la copia ti rimane per tutto il tempo che vuoi; se invece usa Adobe DRM, dopo quindici giorni scopri che il link che ti era stato inviato non funziona più. Ma questa è un’altra storia.

La mia biblioteca di zona ogni tanto manda la lista dei libri “arrivati” come MLOL. A questo giro il 15 luglio mi sono trovato tre titoli che mi interessavano: La scienza della fantascienza, Notizie che non lo erano e I nove algoritmi che hanno cambiato il mondo. Ho preso il primo subito, mentre per gli altri mi sono messo in coda – sempre virtuale – perché c’erano altre persone che l’avevano prenotato prima di me. In questi casi quando il libro è di nuovo disponibile viene inviato un messaggio: nelle 24 ore successive si può scaricare il libro, altrimenti si perde il turno. Per il libro del peraltro direttore avevo una persona in coda, e la settimana dopo ho potuto prendere il libro; l’altro libro aveva invece una coda di quattro persone. Non importa, ho pensato, tanto non è che mi manchi la roba da leggere: a settembre verrà bene il mio turno. E invece la famosa mail mi è arrivata stamattina. Questo significa che tutte e quattro le persone davanti a me hanno ricevuto il messaggio e non hanno scaricato il libro. Certo, potrebbero essere tutti in ferie e lontani da uno strumento elettronico: ma mi pare strano. E allora perché prendere il numerino in fila?

Stupidità artificiale

Premessa: io abitualmente regalo per Natale un abbonamento a Cose di Casa a mia cognata, che vive a Torino. L’altro giorno lei mi scrive dicendo “lo sai? sono tre mesi che non mi arriva l’abbonamento. Puoi verificare?” Io faccio un po’ di controlli: vedo il pagamento fatto a dicembre sulla mia carta di credito, passo al setaccio la mia posta elettronica e trovo la notifica di pagamento con tutti i dati: nome e cognome della cognata, sua email, indirzzo (via Bobbio), CAP (10141), città (Milano).
Ehm… ho scritto Milano anziché Torino: ci credo che non gli arrivino i numeri (da marzo, presumibilmente). Telefono al servizio clienti e mi dicono che queste modifiche non possono essere fatte per telefono, ma devo… no, non è necessario mandare un fax: basta la posta elettronica. Scrivo, correggono e mi dicono che dal numero di settembre la rivista cartacea arriverà alla città corretta, se non ho sbagliato ancora.
Bene. La cazzata è stata mia, e sono abbastanza grandicello per immaginare che quando il postino milanese va in via Bobbio e non trova il cognome di mia cognata non rimanda certo la rivista indietro. Però c’è una cosa che non mi torna. La signora del servizio clienti mi ha detto che a lei il CAP risulta 20144, che effettivamente è quello della milanese via privata Bobbio. Il suo commento è stato “penso che il sistema abbia visto una discrepanza tra città e CAP e abbia corretto automaticamente quest’ultimo”. Ecco. Se il CAP fosse stato sbagliato per una singola cifra non mi sarei stupito: ma così mi sembrava più logico segnalare l’incongruenza e far controllare qualcuno, oppure lasciare tutto come sta. Sono troppo ingenuo?

Pile

Frugando nei cassetti della mia scrivania in ufficio ho trovato una decina di pile ministilo (AAA) residui di chissà quale era geologica: una l’ho riconosciuta, e so di averla comprata in Germania ben prima che nascessero i gemelli. Avendo a casa un tester di pile ho provato a vedere se erano ancora cariche: stranamente sì, ne ho trovate solo tre che arrivavano a 1,4 volt (abbondanti). Quelle tre pile sono Duracell, e tra l’altro hanno la scritta “best use before 2017″ quindi non sono poi così vecchie.

Perché Caitlyn Jenner ha la foto di un uomo?

Ieri Gaia Giordani ha scritto un articolo su Cosmopolitan notando come Ok Google e Siri (solo la versione italiana, in questo caso) non sappiano dire chi sia Caitlyn Jenner, e aggiunge che sia Wikipedia in lingua italiana che in inglese alla voce Caitlyn Jenner riportano una foto… di Bruce Jenner, cioè di quando lei era ancora un uomo. Adesso nell’articolo c’è una breve spiegazione del perché di quella foto :-) ma magari siete curiosi e volete saperne di più. Ecco qua!

Partiamo innanzitutto dal nome della voce. La voce su Wikipedia è appunto Caitlyn Jenner: uno arriva a quella voce anche partendo da Bruce, ma solo perché c’è un rimando automatico. La linea guida dice di «dare la priorità a cosa la maggior parte della popolazione italofona riconoscerebbe facilmente (dizione più diffusa)»: per esempio, Pannella è Marco anche se all’anagrafe si chiama Giacinto. Ci sono eccezioni: Chelsea Manning in Wikipedia in italiano è sotto Bradley Manning, mentre in inglese la voce sta sotto Chelsea (ma ci è voluto un giudizio arbitrale per arrivarci, segno che la decisione non è stata facile). Presumibilmente per Jenner il fatto che a suo tempo fosse stata campione olimpico non è stato visto come informazione nota, e direi che possiamo essere d’accordo.

Passiamo alle foto. Le foto di Jenner caricate su Wikipedia (al momento in cui sto scrivendo) sono queste tre, e in tutte e tre appare ancora come un uomo. Ma come, direte, con tutte le immagini che abbiamo visto in giro! Peccato che quelle foto non abbiano una licenza libera, cioè non possano essere anche (in teoria) riusate per scopi commerciali. Wikipedia è rigorosissima su questo punto: tutto il materiale presente deve essere utilizzabile da chiunque senza nessun vincolo che non sia quello di dire chi ha prodotto originariamente il materiale e quello di lasciare anche agli altri la stessa libertà. Evidentemente non esistono foto libere di Caitlyn, o se ce ne sono nessuno le ha caricate su Wikipedia: il risultato è questo. D’altra parte questo non è certo l’unico caso. Prendete per esempio la pagina su Giulio Andreotti: le foto in primo piano sono di un giovanissimo divo Giulio (ce n’è poi qualcuna in gruppi vari) perché sono quelle del vecchio sito della Camera che sono le uniche fuori copyright sia per la legge italiana che per quella USA – dove ci sono i server. Quando ci sarà una foto attuale di Jenner, quella diventerà con ogni probabilità quella ufficiale; immagino che resterà comunque nella voce anche una sua foto di quando era uomo, dato che non si vede perché cancellare il passato.

Troppo complicato? È il copyright, bellezza! E soprattutto, ricordate che Wikipedia è di tutti, ma se nessuno contribuisce nessuno può sfruttarla…

Chiude il Corriere Mercantile

Ho sentito oggi su Radio Popolare che quello odierno è l’ultimo numero del Corriere Mercantile, quotidiano genovese. Non che mi aspettassi qualcosa di diverso, da quando La Stampa aveva annunciato la fusione con Il Secolo XIX, il principale quotidiano della città della Lanterna. Storicamente, infatti, il Corriere Mercantile era venduto nel Levante ligure in abbinamento alla Stampa, che aveva un’edizione propria solo per il Ponente. Dopo la fusione, a Ponente c’era un’eccedenza di giornalisti ma a Levante quello in eccedenza era direttamente il giornale.

Poi è chiaro che uno prendeva il Corriere Mercantile solo per leggere le notizie del paesino (anche se il tentativo di uscire a un euro con solo la cronaca locale non ha avuto successo). Però questo significa che evidementente andremo a perdere le notizie di questo tipo che avevano comunque un senso – e che sono più difficili da recuperare che i grandi pipponi di commento, che possiamo preparare stando tranquillamente seduti sulla scrivania con un bel condizionatore acceso. Sicuramente il citizen journalism non è mai decollato: possiamo chiederci se c’è davvero così tanta gente interessata alle minuzie locali, ma quella è un’altra storia.

Se l’era legata al dito

Il post di stamattina di Gianni Morandi sul suo profilo Facebook mostra che il commento sulle “minchie di mare” (agevolo screenshot) se l’era legato al dito :-)

Ma quello che fa più pensare è che in un’ora esatta il post ha avuto 31083 like, 4368 commenti e 1660 condivisioni. Ci sarebbero vip che si taglierebbero un braccio per questi risultati!

I tempi cambiano

Chi ha una certa età dovrebbe sapere cos’è la Triplice: sono i sindacati CGIL, CISL e UIL quando fanno trattative insieme con le aziende o il governo… o forse dovrei usare il passato, visto che sono sempre più rare le occasioni unitarie. Di per sé non è un male che si abbiano idee diverse, sono contro il sindacato unico proprio come sono contro il partito unico, però quando le idee sono troppo diverse magari c’è qualcosa che non va.
Forse avete letto sui giornali che in questi giorni presso il Ministero dello Sviluppo Economico c’è un incontro a tre parti sulla questione Telecom. La storia delle 4000 assunzioni bloccate è abbastanza fuffara, perché Patuano aveva detto chiaramente che per farlo voleva che il governo finanziasse la solidarietà espansiva: in pratica Telecom non ci metteva denaro, e a pagare sarebbero stati gli attuali dipendenti che sarebbero stati a casa mezz’ora al giorno e lo Stato che avrebbe dato loro parte dei soldi non guadagnati. Soldi statali non ce ne sono, e quindi amen. I tagli allo “staff” (che però è un termine un po’ più ampio di quanto si intende di solito) rispecchiano il fatto che in questi due anni di solidarietà difensiva non è che si sia riusciti a internalizzare tanta roba e quindi si continuano a subappaltare attività; la creazione di una società del caring rispecchia il fatto che nel nuovo contratto (il vecchio è scaduto a dicembre) le aziende TLC tutte cercheranno di abbassare i costi del servizio clienti. Come rituale, finito l’incontro c’è stato un comunicato stampa aziendale e anche i sindacati hanno emesso comunicati stampa. Quello che non è rituale è che il comunicato congiunto è FISTel-CISL, UILCom-UIL e … UGL Telecomunicazioni (che per la cronaca si è anche fatta un comunicato suo)
Che non ci sia SLC-CGIL è abbastanza naturale visto da dove nasce tutta la storia: SLC si era opposta all’accordo sul Caring dell’inizio del dicembre scorso (che rimandava la societarizzazione nell’attesa di vedere come si sarebbe evoluta la situazione), ha siglato obtorto collo un accordo leggermente migliore a metà dicembre, ma poi ha fatto campagna contro l’accordo, tanto che il referendum tra i lavoratori ha visto una maggioranza di no e quindi è andato tutto all’aria. Non so se quell’accordo fosse buono o cattivo: mi limito a raccontare i fatti. Vedere però il sindacato nato dalle ceneri della CISNAL non solo essere d’accordo con gli altri – capita – ma firmare congiuntamente continua a lasciarmi perplesso…