_Documentalità_ (libro)

9788858110652Non mi è stato facile leggere questo saggio (Maurizio Ferraris, Documentalità : Perché è necessario lasciar tracce, Laterza 2014 [2009], pag. 429, € 17, ISBN 9788858110652). Ferraris ha scritto un’opera monumentale, che non solo presenta una tesi (la documentalità come base della conoscenza, appunto) ma nel contempo costruisce un sistema completo tutto attorno. E non lo fa usando una profusione di paroloni (beh, in effetti ce ne sono tanti, a volte mi sono dovuto mettere a consultare un dizionario) ma con tanti esempi terra terra che mi sono risultati perfettamente chiari quando li ho letti, ma che poi tendevo a dimenticare immediatamente, tanto che sono stato costretto a rileggere praticamente ogni paragrafo. La colpa non è sua, ribadisco, ma mia… evidentemente non sono fatto per la filosofia. Però Ferraris è buono, e oltre a spiegare all’inizio cosa vuole fare ha anche inserito al termine del tomo un riassunto delle sue tesi, che aiuta davvero molto. Lettura profittevole solo per chi voglia davvero mettersi a studiarlo, mi sa.

Veri Cattolici

Sabato, tra le lettere a Repubblica, c’è n’era una di tale “Massimo Brandimarte” di Taranto. Il signor Brandimarte scrive che una sera si trovava a messa in una chiesa della città ionica. All’inizio della messa al sacerdote, “scarpe da ginnastica multicolor”, squilla il telefonino: “lo visualizza, schiaccia qualche tasto e imperturbabile prosegue la funzione”. Evidentemente scioccato, decide di confessarsi: vicino al confessionale trova “un signore in pantaloni e camicia, nessun segno distintivo da prete” che inizia a confessarlo “in piedi, in mezzo ai fedeli” e, neanche fossero “nel quartier generale della Gestapo”, gli fa un terzo grado chiedendogli se conviveva con “quella donna che sta vicino” a lui. Brandimarte termina chiedendosi se “papà Francesco sa come si opera a livello di base”, e dicendo che “comincia a capire i protestanti, dopo una vita da cattolico”.

Non è facile farsi un’idea complessiva della storia sentendo solo una campana, tra l’altro senza riferimenti puntuali. Il riferimento alle scarpe multicolore del prete mi dice però molto sulle idee del signor Brandimarte, a cui non viene neppure in mente di dare il beneficio del dubbio: se a me capita di lasciare acceso il telefonino quando non dovrei e ricevo una chiamata, tipicamente la rifiuto e poi tolgo l’audio, schiacciando qualche tasto. Partendo poi dal principio che il signore in camicia e pantaloni fosse effettivamente un prete, e il nostro cattolico deluso sia una talpa come me e non abbia visto una crocetta appuntata al petto, ho trovato molto buffo il fatto che Brandimarte pensi di decidere lui quali sono i peccati da confessare. Non penso sia entrato in chiesa voluttuosamente avvinghiato alla signora, quindi posso immaginare che Taranto sia una città piccola e la relazione fosse abbastanza nota. Nulla di male, figuriamoci: però in effetti allora forse è meglio definirsi protestante e lasciare in pace il povero Bergoglio, no?

Quizzino della domenica: incroci

Quattro rette distinte si possono incrociare al più in sei punti. È facile riuscire a farle incrociare in 0, 1, 3, 4, 5 e 6 punti; se non ci riuscite, guardate la figura qui sotto. Riuscite a dimostrare che è impossibile che si incrocino in due punti?

q210a

(un aiutino lo trovate sul mio sito, alla pagina http://xmau.com/quizzini/p210.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Problema tratto da Math StackExchange).

_Storia dei simboli matematici_ (libro)

9788842820925Secondo me il titolo scelto nella traduzione italiana di questo libro (Joseph Mazur, Storia dei simboli matematici : Il potere dei numeri da Babilonia e Leibniz [Enlightening Symbols], Il Saggiatore 2015 [2014], pag. 387, € 26, ISBN 9788842820925, trad. Paolo Bartesaghi) è fuorviante. Sì, qualcosa sulla storia dei simboli matematici si trova, anche se ad esempio Più per meno diviso di Peppe Liberti ne ha di più. Ma quello di cui Mazur vuole parlare è in realtà della filosofia dei simboli matematici, o per meglio dire di come l’uso di simboli scelti in modo opportuno possa illuminare (“enlighten”, come da titolo originale) la comprensione dei concetti matematici. Delle tre parti in cui il libro è composto, la più riuscita è la seconda, sull’era moderna: la prima, con la nascita delle cifre e dei sistemi posizionali, mi è parsa confusa mentre la terza sulla fisiologia del cervello relativa alla comprensione dei simboli, è forse un po’ fuori posto. Più preoccupanti sono le numerose ripetizioni nel testo, e in qualche caso – come nell’umbro Livero de l’abbecho – anche contraddizioni. L’impressione che ho avuto è che Mazur abbia scritto il testo a spizzichi e bocconi nel corso di vari anni e non abbia poi provveduto a rileggerlo e asciugarlo, cosa che avrebbe favorito la lettura. La traduzione di Paolo Bartesaghi è scorrevole, anche se mi ha lasciato perplesso vedere all’inizio che il Webster da un dizionario è diventato una persona; ci sono infine parecchi refusi, alcuni dei quali forse già nell’originale, a giudicare dai ringraziamenti di Mazur al suo traduttore in ceco.

Un altro cloud ci lascia

Mi è arrivata una mail che segnalava la prossima terminazione del servizio Sony Memories, che permetteva il backup delle foto fatte con il telefonino sul cloud. La cosa non mi dà troppo fastidio, non sono neppure certo lo stessi usando; ma è un altro segnale che dopo il boom del passato i fornitori di servizi cloud si sono evidentemente accorti che i costi sono troppo alti.
Probabilmente Google potrà ancora farcela, ma a questo punto dobbiamo davvero pensare a come loro riusciranno a sfruttare i dati che gli abbiamo dato. (ah, avete notato che Facebook sta cominciando a indicare cosa c’è nelle foto?)

_Arte e matematica_ (libro)

9788822041760Bruno D’Amore è sempre stato molto interessato all’arte, oltre naturalmente che alla matematica, e non è quindi così strano che abbia pensato a quest’opera (Bruno D’Amore, Arte e matematica : Metafore, analogie, rappresentazioni, identità tra due mondi possibili, Dedalo 2015, pag. 520, € 32, ISBN 9788822041760), che ha come scopo quello di mostrare le connessioni tra i due mondi.
Le maggiori pecche che ho trovato sono una certa qual ripetività, con nozioni riprese pari pari a distanz di poche pagine, e un formato troppo piccolo per avere un’idea cheara delle opere, anche quando molto opportunamente i particolari di maggior interesse erano evidenziati e ingranditi. Capisco peò che un formato di dimensioni maggiori sarebbe stato troppo costoso e quindi si è dovuto ripiegare su questo.
Il mio sospetto è che il libro è più utile per il matematico che per l’artista. ma magari mi sbaglio…

Amazon e Posteitaliane

Sabato sera, il 13 agosto, ho ordinato da Amazon un cordless per mia mamma: 26 euro comprese spese di spedizione. Il telefono è stato inviato con Posteitaliane, il che ha senso considerando che mia mamma vive in culo ai lupi nelle montagne piemontesi. Stamattina, mercoledì 17, il pacco le è stato consegnato, nonostante il solito giro Piacenza – Bologna – Torino e soprattutto il ferragosto di mezzo.

Dite quel che volete, ma le cose funzionano anche in Italia.

Customer Experience Advocate

La scorsa settimana mi sono arrivate alcune richieste spammose di contatto su LinkedIn. (sì, non erano phishing, ho controllato). Sai che roba, mi direte, capita sempre. Quello che capita meno spesso è che le richieste non erano inviate al mio indirizzo, ma all’alias dell’ufficio stampa di Wikimedia Italia. Vabbè, segnalo che quell’indirizzo non vuole ricevere email: peccato continuassero ad arrivare. A questo punto ho scritto direttamente al servizio reclami, e mi ha risposto tale Vijayalakshmi, che ha come posizione quella indicata qui nel titolo, che ha fatto il solito pippone (mostrando di non aver letto la mia mail che spiegava appunto che l’indirizzo da cui scrivevo non corrisponde a una vera persona) e ha terminato dicendo che se proprio proprio proprio voglio mi può mettere nella blacklist totale globale. Vediamo se la cosa funzionerà.
Quello che però mi chiedo è perché a LinkedIn le procedure automatiche non funzionino. Pensano forse di migliorare il loro appeal nei confronti dei clienti?