Quizzino della domenica: grammatica

Evelina si è appisolata a scuola, come le capita qualche volta quando la lezione è più noiosa del solito. A un certo punto si sveglia con un sussulto: la maestra la sta chiamando. “Evelina! io miro, tu tiri, e poi…” Aiutatela a rispondere!

(un aiutino lo trovate sul mio sito, alla pagina http://xmau.com/quizzini/p227.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. La figura è di tzunghaor, da OpenClipart; credo che il problema fosse vecchio quando andavo a scuola io)

_Privacy : una sintetica introduzione_ (libro)

Tutti parliamo e sparliamo di privacy. Spesso però non abbiamo chiaro di che cosa stiamo parlando, perché sotto l’ombrello “privacy” si mettono per esempio il diritto a non essere fotografati in giro – diritto alla solitudine, potremmo chiamarlo – e quello a non volere che le informazioni su di noi siano conosciute da altri senza il nostro consenso preventivo – diciamo un diritto all’autodeterminazione. Questi campi si sovrappongono in parte ma non sono uguali, e trattarli come un unico blocco non è l’opzione ottimale. Il tema tra l’altro è in continuo divenire: questa versione del saggio di Raymond Wacks (Raymond Wacks, Privacy : una sintetica introduzione [Privacy : A Very Short Introduction], Monti e Ambrosini 2016 [2010,2015], pag. VI+192, € 16, ISBN 9788889479193, trad. Andrea Monti) non è una semplice traduzione della seconda edizione inglese del testo, ma Andrea Monti, che l’ha tradotto, ha collaborato con l’autore per aggiungere ulteriori informazioni su quello che è capitato in quest’ultimo anno. Purtroppo le sentenze finora pubblicate che cercano di delimitare la materia, e non solo rispondere al quesito puntuale, sono per la maggior parte statunitensi, dove il concetto di privacy è declinato in maniera piuttosto diversa da come lo facciamo in Europa (non è un diritto a sé stante, ma un contrappunto alla libertà di espressione che invece è codificato nel Primo Emendamento), e questo traspare dal testo che non può fare altro che citarle. Forse l’aggiunta di una guida (ancora più sintetica, chiaro!) al testo aiuterebbe il lettore non avvezzo a temi giuridici a non perdersi: a volte mi è parso che Wacks mettesse troppa carne al fuoco, non permettendomi di seguire con facilità il filo del suo discorso.

Perché i pinguini ruotano le loro uova?

Plus Magazine ha pubblicato un post in cui si spiega come mai i pinguini, quando covano le uova, le ruotano regolarmente intorno al loro asse maggiore. La questione è importante, perché si era tentato di mettere le uova in incubatrice, ma non si riusciva a fare nascere i pinguini, e quindi bisognava capire se questa rotazione era importante e se sì perché, in modo da riprodurla perfettamente.

A quanto pare, la rotazione non serve per mantenere una temperatura uniforme per l’uovo – gli effetti sono minuscoli – ma per ragioni legate alla fluidodinamica: in questo modo, infatti, i nutrienti rimangono distribuiti più uniformemente e i prodotti di scarto vengono allontanati dall’embrione. I pinguini insomma sono dei fisici matematici di prim’ordine!

Ancora sull’affaire Saviano

Dopo il post dell’altro giorno, ho trovato altre informazioni al riguardo sul sito Facebook di Michela Murgia. Se non ho capito male, queste iniziative romagnole (non c’è solo Saviano) partono da un libraio che organizza questi incontri, pagando l’autore e interfacciandosi con la scuola: «Il solo compito degli istituti scolastici è chiedere a chi aderisce liberamente al progetto di acquistare il libro (con il massimo dello sconto previsto dalla legge), leggerlo e prepararsi all’incontro con l’autore», cito dallo status di Murgia.

Beh, a me la cosa continua a non piacere. Siamo comunque alla mercificazione, e la volontarietà dell’operazione non mi pare proprio traspaia dalla circolare mostrata nell’altro post. (E se qualcuno il libro se lo fosse già comprato? E se qualcuno preferisse spendere meno e comprare la versione elettronica?) A questo punto sarebbe molto più onesto, se proprio si ritiene che il programma di studio preveda l’incontro con l’autore, di far pagare direttamente l’autore stesso, e al più attivare una convenzione con il libraio per chi vuol comprare il libro. Altrimenti poi non lamentatevi quando avremo gli sponsor che “gentilmente” ci invitano a comprare i loro prodotti per rifornire la scuola di carta igienica.

E se non ci sta?

Come vedete dalla foto, qui a Milano AMSA (l’azienda che si occupa tra l’altro dei rifiuti urbani) ha lanciato una campagna contro l’uso improprio dei cestini per la spazzatura, che vengono riempiti con la qualunque.

Ora non vorrei dire, ma ho come il sospetto che la gente butti nei cestini i rifiuti ingombranti perché non ha alcuna voglia di fare una raccolta differenziata, e AMSA non voglia i rifiuti ingombranti, oltre che perché occorre fare più passaggi per svuotare i cestini, perché quei rifiuti sono per definizione indifferenziati e pertanto abbassano la percentuale di differenziata. Tutto bene, ma perché mai questa gente dovrebbe essere intimidita o illuminata e cambiare le proprie abitudini?

Non c’è nemmeno gusto

L’alimentatore del PC di Anna sta facendo le bizze. Dopo rapido controllo, ieri pomeriggio verso le 17:30 ha acquistato su Amazon un nuovo alimentatore e già che c’era una spazzola da doccia. Stamattina alle 11 erano già arrivati.

Fast ma non troppo

Leggo sul Post che vista la soppressione dei Frecciabianca da Torino a Milano la regione Piemonte ha pagato Trenitalia per avere due coppie di treni Fast, annunciando che «i due nuovi treni veloci permetteranno di coprire la tratta Torino Porta Susa-Rho Fiera in un’ora e venti». Bella frase, vero?

Cominciamo a notare come non si parli di Torino Porta Nuova-Milano Centrale (o Garibaldi, che tra l’altro fa risparmiare cinque minuti), ma di Porta Susa-Rho Fiera. Se guardiamo il tragitto complessivo Porta Nuova-Garibaldi, questo viene percorso in un’ora e 45 (un’ora e 43 per il secondo treno, ma il primo che rientra da Milano ci mette due ore nette se per questo). Cosa c’è di veloce? il nome “Fast” e il fatto che si chiamino “regionali veloci“, con un tipico esempio di doublespeak, visto che la velocità è dovuta al fatto che fanno meno fermate. Per la cronaca, oggi i regionali veloci Porta Nuova-Centrale ci mettono un’ora e 52 minuti. Ah: detto tra noi i Frecciabianca Torino-Milano erano una presa per i fondelli, visto che ci mettono un’ora e 40 ma hanno una tariffa base di 26 euro per il tragitto, contro i 32 dei Frecciarossa che però fanno risparmiare 40 minuti e i 12,45 dei regionali veloci attuali che ci mettono 12 minuti in più. Semplice, vero?

Peyrano-Pfatisch

Questo è un obituary un po’ sui generis, suggeritomi da mfisk che evidentemente ha deciso che i blog sono morti. Come potete leggere sulla Stampa e su Repubblica, il negozio abbastanza storico Peyrano di corso Vittorio Emanuele chiude definitivamente, anche se la produzione e vendita continueranno nell’altro punto di corso Moncalieri.
Io posso solo dire che ancora nello scorso millennio comprare un piccolo cabaret di Alpini (stiamo parlando di Torino, non posso scrivere “vassoio”) significava fare un mutuo, visto che costavano 80.000 lire al chilo; non oso pensare ai prezzi attuali.