Decrescita infelice

In sei mesi a casa nostra si sono rotti ben due piccoli elettrodomestici: un tostapane (no, era qualcosa di ben più spacchiuso a dire il vero) e il food processor. Per due volte mi sono pericolosamente portato in bicicletta l’elettrodomestico in un centro riparazione (lo stesso, anche se le marche erano Kenwood e Philips: non so bene come funzionino le cose). Per due volte mi hanno detto che la riparazione sarebbe stata troppo costosa; per dire, cambiare il motore del food processor da solo sarebbe costato cento euro, con un rischio di aggiungere un’altra trentina per la scheda; il food processor ha una decina d’anni abbondante e comprarne uno nuovo costerà duecento-trecento euro, il che a questo punto diventa competitivo.

Io però continuo a pensare che ci sia qualcosa di intrinsecamente sbagliato se riparare qualcosa costi più della metà di acquistare qualcosa di nuovo. Non penso nemmeno ci sia un problema di manodopera, qui saremmo comunque a una sostituzione di un pezzo. Come possiamo pensare a una civiltà del riciclo?

(sì, lo so che la riparazione costa la metà di un oggetto nuovo. Ma è improbabile che l’oggetto riparato mi duri altri dieci anni e più: c’è da tenere conto anche questo)

ciclisti e no

C’è una cosa che non mi torna nella storia del ciclista che ha messo sotto e ucciso una donna domenica in via Crema. La signora aveva 88 anni, quindi da un lato immagino che non possa essere spuntata all’improvviso di corsa, e dal’altro nessuno può immaginare che quando ti vede possa fare un balzo all’indietro per scansarsi. Insomma, che diavolo stava facendo quel ciclista, invece che stare attento a cosa c’è per strada? Oh, i miei cinquenni fanno più o meno la stessa cosa col monopattino, tanto che io sono sempre a gridare di stare attenti: ma stanno man mano migliorando, per fortuna. Per esempio hanno imparato a fermarsi prima di un incrocio e attraversarlo col monopattino a mano. Quello che vedo io è invece una quantità sempre crescente di ciclisti con gli auricolari, il che rende loro impossibile fare sufficiente attenzione a quello che capita in giro, senza contare che non ci si rende conto che una bicicletta che va a venti all’ora possiede una notevole quantità di moto. Personalmente spero in una pena esemplare.

Poi però può capitare come stamattina, quando il solito suv che volava passare come al suo solito con un rosso più che pieno si è improvvisamente accorto che c’era una bicicletta – la mia – sul suo percorso. Per la cronaca io non ero sopra la bici, la stavo portando a mano come faccio sempre quando porto a scuola i bimbi: preferisco che mi venga spaccata la bici piuttosto di vedere Jacopo e Cecilia che partono al verde e vengano messi sotto. Inutile aggiungere che il tipo mi ha ampiamente insultato, col labiale che mi intimava di togliermi dai piedi: non che avrebbe potuto fare molto, visto che ovviamente gli altri pedoni hanno iniziato ad attraversare, ma per sicurezza ho aspettato che i bimbi fossero dall’altra parte.

_Matematica in pausa caffè_: un altro mio libro

cover Lo so. Dieci giorni fa vi ho annunciato che era uscito un mio nuovo libro, e oggi vi parlo di un altro mio nuovo libro. Il punto è semplice: Fantamatematica è un ebook di poche pagine, ed è nato quasi per caso perché i miei colleghi mi avevano aizzato a scrivere raccontini matematici; quello che sarà acquistabile a partire da giovedì 30 ottobre (Maurizio Codogno, Matematica in pausa caffè, Codice Edizioni 2014, pag. xii+158, €13, ISBN 978-88-7578-454-6) è sì stato scritto in poco tempo, ma un libro di carta richiede comunque sei-sette mesi dalla prima idea alla sua realizzazione finale.

Tutto nasce con i miei post sul Post, con la traduzione dell’ultimo libro di Hofstadter che sto terminando e con la mostra Numeri che è cominciata a Roma un paio di settimane fa. La mostra è curata da Codice Cultura, Hosftadter sarà pubblicato dai gemelli di Codice Edizioni; questi ultimi mi hanno così chiesto “perché non ci scrivi un libro, così lo mettiamo anche in vendita nel bookshop della mostra?” Eravamo a marzo; abbiamo definito una scaletta e il libro si è man mano costruito.

La struttura del libro ricalca più o meno quella dei post che scrivo sul Post: temi specifici trattati in tre-quattro pagine al massimo, e scritti in maniera molto pop, anche se vi assicuro che non ci sono giochi di parole come quelli prediletti da Ian Stewart (ma qualche citazione qua e là la troverete, se state attenti… ma anche se non ve ne accorgete non succede nulla). Troverete così 35 capitoletti, raccolti in cinque sezioni: Aritmetica; Paradossi, probabilità, previsioni; Giochi; Andando in giro; Computer e standard. Alcuni capitoletti nascono dai miei post originali anche se sono stati tutti rivisti: la differenza di stile tra un blog e un libro è infatti incredibile, e uno non ci crede finché non ci si mette su a farlo. Altro materiale è invece inedito, o perlomeno io non ne avevo mai parlato: il campo della divulgazione matematica ha i suoi alfieri, anche se spesso sono anglofoni e quindi li si può leggere in italiano solo in alcuni casi particolari. Quello della lingua è già un punto a favore per leggere il mio libro; credo inoltre che il mio stile di scrittura sia abbastanza piacevole per fare accettare un testo di matematica anche a chi in generale la snobba, e aiuti gli appassionati a vedere le cose in modo diverso: almeno a me è capitato così mentre scrivevo! Poi anche l’occhio vuole la sua parte, e devo dire che l’aspetto grafico è molto ben curato, anche se purtroppo so già che due figure sono sbagliate. Non si può pretendere tutto dalla vita.

Come avevo già fatto per Matematica in relax, anche in questo caso ho preparato un blog dedicato e una pagina Facebook per il libro. I curiosi potranno insomma avere notizie sempre aggiornate senza dover sempre spammare tutti. Inutile dire che cercherò di rispondere a tutte le domande: buona lettura!

Quizzino della domenica: la lettera piegata

Per giocare con i miei bambini ho ritagliato alcune lettere maiuscole da un cartoncino. Cecilia me ne ha però piegata una, e il risultato è quello che vedete qui sotto. Sapendo che è stata fatta solo una piega, e che la lettera non è una L, sapreste dirmi qual è?

[la lettera piegata]

(un aiutino lo trovate sul mio sito, alla pagina http://xmau.com/quizzini/p154.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Il gioco è di Scott Kim, vedi qui)

_Martin Gardner’s Science Magic_ (libro)

9780486476575 In occasione del centesimo anniversario della nascita di Martin Gardner ho scoperto che c’era ancora un suo libretto che non avevo mai visto, e che era stato ristampato qualche anno fa da quei benemeriti della Dover. Inutile dire che me lo sono preso subito.
Il libro (Martin Gardner, Martin Gardner’s Science Magic, Dover Publications 2011 [1997], pag. 96, $4,99, ISBN 978-0-486-47657-5) raccoglie un’ottantina di trucchi “magici” che in realtà sfruttano principi scientifici, di solito fisici. Forse alcuni di essi sono un po’ datati (dove troviamo oggi delle scatole di cerini, per esempio?) ma il loro bello è che sono tutti molto semplici da eseguire, e probabilmente sarebbero un ottimo complemento per gli insegnanti di scienze delle medie, che potranno stupire i loro studenti con effetti speciali. Poi il prezzo del libro è davvero irrisorio, e vorreste forse perdere un libro di Martin Gardner?

Scioperi moderni

Oggi c’è sciopero generale del sindacato USB, o almeno c’è uno sciopero di 24 ore del comparto trasporti. 
Ormai ho una certa qual esperienza della differenza di iscrizione alle varie sigle sindacali, e avevo pochi dubbi: con ogni probabilità, come in effetti è stato, i mezzi avrebbero circolato tranquillamente.  Peccato che il traffico fosse comunque un delirio, perché nessuno si era fidato. Insomma i (non) scioperanti hanno ottenuto il massimo risultato con la minima spesa…

Cotton

Quando venerdì mattina Niccolò mi ha telefonato per dirmi che era morto, sono solo riuscito a dire “COSA?” Avevo scambiato mail con lui ancora pochi giorni prima. Cotton aveva segnalato che aveva scritto a Repubblica dicendo che l’articolo del 4 ottobre di Repubblica su Di Vaio era “casualmente” copiato dalla voce su Wikipedia ed era semplicemente stato aggiunto un ipocrita ©Riproduzione riservata, e lui aveva scritto alla redazione per chiedere una correzione. La settimana dopo gli avevo chiesto se gli avevano risposto, e lui mi disse di no, anche se altre volte aveva avuto un feedback. Ancora il giorno prima che morisse aveva causticamente commentato sul fatto che finalmente si era riusciti a spostare le firme per la gestione del conto corrente di Wikimedia Italia; lui era stato infatti tesoriere dell’associazione per cinque anni, ad aprile aveva deciso di lasciare la mano a forze più fresche (si fa per dire, aveva 43 anni), ma aveva continuato ad operare per l’associazione, oltre che per Wikipedia: per dire, è vero che io non sono un grandissimo contributore, ma lui deve aver fatto cinque volte il numero di modifiche che ho fatto io.

Ci sono poi cose strane: conoscevo Alessio, ci siamo visti più volte, ma io non sapevo neppure quale fosse il suo lavoro. Lui probabilmente non ne parlava se non glielo chiedevi, io che sono un orso non chiedo mai nulla, e siamo rimasti così, anche se appunto lui non era una serie di parole dall’altra parte dello schermo, ma una persona in carne (parecchia…) e ossa. Wikipedia è un’enciclopedia, certo; ma prima di essere un’enciclopedia è un insieme di persone che hanno un’idea di cosa debba essere un’enciclopedia – generalmente idee diverse tra di loro, penserete mica ci sia sempre l’unanimità? – e soprattutto vuole contribuire fattivamente per migliorarla sempre più. Tra tutte queste persone ce n’è poi un gruppo ristretto che vi dedica gran parte del suo tempo: sono pochissime, per l’edizione in italiano saranno al massimo qualche decina. Alessio è stato parte di questo gruppo, e per noi lo è ancora. E scusatemi se non riesco a dire le cose che vorrei, e se ho scelto di aspettare a scrivere queste parole dopo i funerali: non è per nulla facile, e non riesco nemmeno a pensare ai suoi genitori.