Ovuli brevettabili

Leggendo solo quanto riportato dai quotidiani, non sono certo del significato esatto della frase con cui un ovulo umano manipolato ma non fecondato è stato ritenuto brevettabile: “Il solo fatto che un ovulo umano attivato per partenogenesi inizi un processo di sviluppo non è sufficiente per considerarlo un embrione”. Se la definizione di embrione è “ovulo fecondato”, infatti, nulla vieta almeno in teoria di creare un esercito di amazzoni clonate che tecnicamente sono di proprietà della multinazionale che le ha “costruite”. Una trama interessante per un libro di fantascienza, non trovate?

(non ho letto commenti ufficiali dal Vaticano: però secondo me dovrebbe lottare per la non brevettabilità delle parti del corpo umano. Per come è fatto oggi il mondo, se non ci si può fare soldi saranno ben in pochi a lavorare sul tema)

Io e Tre

A metà settembre ricevo un avviso di raccomandata non consegnata (non da Posteitaliane, ma da uno dei millanta operatori di dopo la liberalizazione. Vado a ritirare la raccomandata, e scopro che è inviata da una società di recupero crediti di Tre Italia, che mi intima di pagare 650 euro circa di traffico telefonico. Mi attacco al telefono e scopro che a ottobre 2013 (cioè undici mesi prima dell’unica comunicazione da me ricevuta) qualcuno ha preso tre utenze telefoniche dando i miei dati anagrafici. La prima cosa che faccio è andare in commissariato, sporgere denuncia di furto d’identità e inviare denuncia e tutto a loro, chiedendo nel contempo di avere accesso ai miei “dati personali” in loro possesso (chi ha fatto questi abbonamenti avrà bene dovuto firmare qualcosa, no?)

Ieri (cioè tre mesi dopo il primo scambio) mi telefonano direttamente da Tre. Ripeto tutta la storia, e il tipo mi fa “ma non le hanno dato un numero di Tre da contattare?” Io “no, ho mandato la documentazione via raccomandata all’indirizzo indicato nella missiva da me ricevuta, e ho anticipato il tutto per fax”. “Eh no, deve chiamare questo numero verde”. Poi aggiunge “Nella richiesta di attivazione è indicato un conto corrente che finisce per xyz. È il suo?” (No, ovviamente non è il mio: che domande). A questo giro mi hanno dato un altro numero di fax a cui spedire la domanda ufficiale di disconoscimento (“Guardi che ci sono delle conseguenze penali se dichiara il falso!” Se vi ho detto che ho sporto denuncia, volete che non sappia che se ho detto il falso la polizia non ci mette nulla ad arrivare da me?).

Ricapitolando: Tre ha fatto delle attivazioni di numero (due prepagati e un abbonamento) senza avere un documento d’identità ma solo una serie di dati. Questi dati comprendevano un numero di conto corrente probabilmente inesistente. Ci hanno messo undici mesi ad accorgersi della cosa. (L’alternativa è che per i primi mesi abbiano pagato e poi abbiano chiuso il conto: improbabile). Quando gli arriva una roba ufficiale di risposta, manco sanno dove metterla e ci mettono tre mesi per accorgersene. Bene. Pensate a cosa sarebbe successo se quelle utenze telefoniche fossero state intercettate in chissà quale inchiesta – che poi magari lo sono state ma l’inchiesta è ancora in corso e quindi non ne so nulla. Bello, vero?

Ah: no, non mi hanno mai detto quali sono i miei dati personali in loro possesso.

Aggiornamento: (19 dicembre) Mi è arrivata comunicazione – telefonica e per email – che “la segnalazione di disconoscimento […] e’ stata gestita con successo”. Speremm.

ma che avreste voluto?

Amazon, a parte la mia recensione di Matematica in pausa caffè, ne ha altre due pessime.

Leggendo la recensione di “roberto”, è indubbio che è colpa mia se nella prima formula, quella della prova del nove, c’è un errore nel prodotto. No, la mia bozza aveva il prodotto corretto, ed è stato il grafico a rifare il disegno sbagliando a copiare i numeri: ma anche se avevo solo una serata per controllare le figure avrei comunque dovuto farlo, e non fidarmi. Essere tacciato di superficialità per un libro che è nato per raccontare «quello di cui parlereste mentre prendete un caffè con un amico» (è scritto sulla quarta di copertina) mi pare però parecchio buffo. Detto tra noi, poi, Anche tu matematico mi ha deluso. (Per Devlin, invece, il mio giudizio Dove va la matematica è estremamente positivo, mentre su Il linguaggio della matematica ho dei dubbi: ma sicuramente nessuno dei due libri è matematica pop)

Ma quella che mi è sconcertata di più è la recensione di “GaBe”, che posso citare nella sua interezza viste le dimensioni davvero ridotte: «Da appassionato della materia (e dell’autore che seguo costantemente in rete) mi aspettavo di più: anche per me il passaggio da blog a libro va ponderato maggiormente.» Vabbè, non è un segreto che quando mi è stato chiesto di scrivere questo libro la consegna è stata “Fa’ tanti pezzettini brevi da blog” – il che di nuovo ha un senso pensando alle chiacchierate da macchinetta del caffè, quando non è che ti puoi fermare più di tanto a chiacchierare. La domanda a questo punto è chiara: “Ma cosa avrei dovuto scrivere in un libro (di matematica)?”

Evidentemente la domanda non è poi così campata in aria, tanto che c’è persino chi mi ha detto che il testo è troppo difficile, e questo sì che mi ha davvero preoccupato. E voi – sia che abbiate letto il libro e quindi abbiate un’idea precisa, sia che non l’abbiate letto ma abbiate comunque un’idea di che libro vorreste – che mi dite? Almeno qui su un blog c’è la possibilità di un contraddittorio…

Quizzino della domenica: pulsanti

Abbiamo una tavola 4×4 con sedici pulsanti, come vedete nella parte di sinistra del disegno. I pulsanti sono illuminati con una lucina rossa oppure verde; cliccando su uno di essi (per esempio quello col contorno nero) tutti i pulsanti di quella riga e quella colonna cambiano colore. Nel nostro esempio si passa alla configurazione della figura di destra.
È sempre possibile, data una configurazione, trovare un insieme di mosse che faccia sì che tutti i pulsanti diventino verdi? (Bonus: nel caso la configurazione lo permetta, sapete anche indicare un algoritmo per ottenere il risultato?)

[clicca il pulsante]

(un aiutino lo trovate sul mio sito, alla pagina http://xmau.com/quizzini/p158.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Problema da Puzzling StackExchange)

_Numeri_ (libro)

[copertina] Come usuale, anche per la mostra Numeri che si sta tenendo in questi mesi nel Palazzo delle Esposizioni a Roma è stato preparato un “catalogo”. (Claudio Bartocci e Luigi Civalleri, Numeri : Tutto quello che conta da zero a infinito, Codice Edizioni 2014, pag. 202, € 25, ISBN 978-88-7578-453-9). Perché ho messo la parola “catalogo” tra virgolette? Semplice. Naturalmente si ritrovano testi e immagini del contenuto della mostra, ma questo libro è qualcosa di più, e secondo me può essere apprezzato anche da chi alla mostra non c’è andato. Bartocci e Civalleri hanno costruito un’opera che rende ancora più chiaro quanto presentato nelle sale romane: vale a dire che la matematica è certo un insieme di strutture e regole a prori, ma anche e soprattutto un’opera dell’uomo. Parlare di matematica umanistica può forse far ridere i più, ma credo che sia il termine più corretto: in fin dei conti calendari, pesi e misure, le stesse monete sono matematica messa in pratica, per non parlare degli strumenti come il regolo calcolatore o le macchine addizionatrici. Tutto questo viene spiegato senza scappare dalla notazione matematica, ma allo stesso tempo ricordandosi che essa è un mezzo e non un fine. Termino segnalando l’amplissima bibliografia, con la nota positiva che ogni sezione inizia indicando le “Letture” che permettono di sapere di più sul tema trattato; la grafica è infine davvero accattivante.

Spam “informativo”

Qualche giorno fa il sito The Pirate Bay è stato messo giù dalle competenti autorità. A quanto pare il sito è stato rifatto da qualche altra parte, ma naturamente occorre diffondere la notizia. Da quanto ho capito qualcuno ha già scritto tutto su Reddit, ma non tutti lo leggono… così ha pensato bene di mandare un messaggio di spam indicando come proprio sito quel messaggio di Reddit. (Beh, immagino che nel messaggio ci sia scritto il nuovo indirizzo… mica sono andato a leggerlo!)
Nuove frontiere…

Google News chiude in Spagna?

Oggi sui giornali, anche italici, si parla molto della decisione di Google di chiudere dal 16 dicembre prossimo il servizio di Google News in Spagna, a causa delle nuove modifiche introdotte dalla Ley 21/2014 che modifica la legge sulla proprietà intellettuale (ma fanno davvero così poche leggi in Spagna? O se preferite, facciamo davvero così tante leggi noi in Italia?) introducendo tra l’altro interessanti punti come il trattamento delle opere orfane

Nel comunicato ufficiale di Google Europe si legge “This new legislation requires every Spanish publication to charge services like Google News for showing even the smallest snippet from their publications, whether they want to or not.” L’articolo 32, comma 2, dice per la precisione

La puesta a disposición del público por parte de prestadores de servicios electrónicos de agregación de contenidos de fragmentos no significativos de contenidos, divulgados en publicaciones periódicas o en sitios Web de actualización periódica y que tengan una finalidad informativa, de creación de opinión pública o de entretenimiento, no requerirá autorización, sin perjuicio del derecho del editor o, en su caso, de otros titulares de derechos a percibir una compensación equitativa. Este derecho será irrenunciable y se hará efectivo a través de las entidades de gestión de los derechos de propiedad intelectual.

e quello che mi lascia perplesso è che – se capisco correttamente lo spagnolo – non sarebbero nemmeno i giornali a richiedere i soldi ma l’equivalente ispanico della SIAE. (Ma dire che il diritto è irrinunciabile è davvero la stessa cosa che dire che deve essere fatto valere? Io credevo che semplicemente non potessi cedere il diritto stesso). Ma lasciamo stare la situazione iberica e vediamo cosa succede a casa nostra.

C’è stata un’interessante discussione su Facebook (sì, si possono fare discussioni interessanti anche su FB, che credete?) con link ad analisi più globali (un articolo ancora di novembre di Bruno Saetta su Valigia Blu) e al nostro giardinetto (Pier Luca Santoro su DataMediaHub). Il mio punto di vista? Beh, quanto scritto da Saetta e Santoro è verissimo, e d’altro canto loro sono sicuramente più esperti di me. Google News serve a Google non per fare soldi – non c’è pubblicità – ma per bloccare i possibili competitor, e i ricavi pubblicitari dei media, come mi ha fatto notare Santoro, crollano per colpa del Programmatic Advertising che salta giornale e concessionaria di pubblicità per mandare direttamente annunci mirati. Saetta è forse perfido nello scrivere che visti i tagli dei fondi governativi per l’editoria la FIEG cerca un’altra mucca da mungere per un tempo indefinito. Ma quello che mi pare interessante è notare come il modello attuale di molti quotidiani è quello di costringerti a cliccare sull’articolo vero e proprio, usando un teaser nella home page che dovrebbe invogliare il lettore a cliccare: ne parlavo qualche mese fa. Ma se il lettore ha a disposizione due ritagli, il primo che non dice in realtà nulla e il secondo che invece dà già qualche informazione, cosa pensate che farà? Se è interessato, probabilmente cliccherà sul secondo; se non è interessato, lascerà perdere tutto. Gli aggregatori di news sono la rovina dei siti meno validi, perché permettono al lettore di accorgersi con uno sguardo che non vale la pena entrarci: volete mettere il bravo internauta che apre coscienziosamente la home page del loro sito e se ne sta lì buonino buonino?