Concessioni autostradali

Qualcuno che ne sappia mi può spiegare perché parti del testo delle concessioni autostradali siano secretate? Non credo che ci siano problemi per la sicurezza dello stato, e una concessione in teoria dovrebbe arrivare a seguito di una gara e quindi in modo trasparente.
(oh, è possibile che ci siano ragioni che io non conosco, per questo chiedo)

Fonti errate in Wikipedia

Nonostante nel sito di Wikimedia Italia sia scritto chiaramente che noi non gestiamo Wikipedia in italiano ma ci limitiamo a promuoverla, mi capita sin troppo di frequente che qualcuno mi scriva per chiedermi o più spesso intimarmi di fare qualcosa a riguardo di una o dell’altra voce dell’enciclopedia. Essendo io troppo buono, non uso di solito una risposta precotta ma aggiungo qualcosa di specifico relativo a quella voce, tipo dove si può scrivere per ottenere aiuto da qualcuno più esperto: le mie possono essere spiegazioni generali, ma ogni sottocomunità ha le sue regole e conviene studiarle un po’ se si vogliono fare modifiche sostanziali. (No, non è prevaricazione, ma un tentativo di mantenere un minimo di omogeneità).

La scorsa settimana mi è capitato che una persona si lamentasse per il testo della voce su una sciagura di qualche anno fa, dicendo che quanto scritto era spesso errato, e di eliminare quella pagina (vabbè…). Ho dato una rapida occhiata alla voce, e a prima vista sembrava completa e ricca di citazioni alle fonti primarie, perlopiù articoli di quotidiani nazionali e locali nei giorni immediatamente successivi all’avvenimento. L’ipotesi che io posso fare, da ignorante nel senso letterale del termine, è che i giornali abbiano correttamente riportato le prime notizie frammentarie arrivate loro, ma che la successiva inchiesta abbia poi rilevato che le cause reali erano diverse. Ho quindi spiegato al mio interlocutore che probabilmente la cosa migliore era indicare nella pagina di discussione la nuova fonte più accurata (come link oppure con tutti i dati che permettano di trovarla fuori dalla rete) e chiedere che si rimetta a posto la voce con i nuovi dati, ma lasciando le vecchie informazioni, pur modificate scrivendo per esempio “inizialmente si pensava…”. Come mai?

La spiegazione è un po’ lunga, anche se non realmente complicata. Comincio con lo svelare un segreto di Pulcinella: la comunità di Wikipedia (in italiano, ma penso che la cosa valga anche per altre lingue) è spesso divisa su cosa si può inserire nell’enciclopedia e cosa no. La divisione non è netta, e dipende spesso dalle categorie di voci: in questo caso specifico è sugli avvenimenti di cronaca. Io per esempio ritengo che non se ne dovrebbe parlare su Wikipedia ma scegliere un altro progetto, in questo caso Wikinews, per due ragioni specifiche. La prima è che non si sa se quello che oggi appare importante lo sarà ancora tra qualche anno: in gergo wikipediano si parla di recentismo. La seconda è che trattare un fatto di cronaca come voce enciclopedica fa correre il rischio di dire cose errate, come potrebbe essere avvenuto nel caso in questione, e quindi dare informazioni erronee a chi finisce su Wikipedia fidandosi di essa (cosa che non bisognerebbe mai fare, d’accordo, ma che tanto si fa sempre).

Perché allora non limitarsi a cancellare le informazioni erronee, magari dopo avere aggiunto quelle più aggiornate e corrette? Di nuovo, le ragioni sono due. La prima è che si rischia che qualcuno in perfetta buona fede le riaggiunga, pensando che la cancellazione sia stata fatta per errore o per volontà vandalica. Tra l’altro, per come funzionano i quotidiani, una ricerca fatta oggi troverà come prime fonti gli articoli immediatamente successivi alla sciagura, perché quelli con le risultanze delle indagini tipicamente saranno finiti nelle pagine interne non essendo più “breaking news”. Ma più importante è il fatto che anche un’informazione falsa, se specificata correttamente e indicata chiaramente come erronea, può essere enciclopedica! Prendiamo un esempio quintessenziale, la strage di piazza Fontana. Se andate in emeroteca e cercate i giornali dell’epoca, troverete titoli a nove colonne “Pietro Valpreda è l’autore della strage”. Sappiamo da decenni che ciò non è vero (lo sapete, nevvero?). Però il depistaggio in questione fa parte della storiam e quindi una voce sulla strage non sarebbe completa se non si raccontasse anche della storia di Valpreda. Certo, non si scriverà mai che il ballerino anarchico fu un colpevole; ma si scriverà che è stato ritenuto colpevole. Per la cronaca, ho controllato: in effetti c’è scritto che il Corriere della Sera pubblicò un articolo intitolato “Catturato il mostro”.

Il tutto sembra complicato? Forse un po’ lo è. Ma quello che conta è che il lettore distratto – e ce ne sono tanti, troppi – possa capire al volo cosa è successo, mentre quello più attento abbia a disposizione tutta la cronistoria.

Se avessimo un ministro

Se in Italia avessimo un ministro per le infrastrutture, dopo il crollo del ponte Morandi la prima cosa da fare è capire come è successo e fare elencare quali sono le altre strutture a rischio, per evitare altre tragedie annunciate. Solo a questo punto si può pensare di perseguire i responsabili. Solo che Teo ha troppo da fare con i migranti per occuparsi anche di questo, poverino.

(per i diversamente lettori: lo so che Salvini non è il ministro delle infrastrutture)

Ma io sono un matematico?

Come i miei ventun lettori sanno, tecnicamente io mi definisco “matematto divagatore” e sono ragionevolmente certo che la definizione mi caschi a pennello, considerato che sono una persona serissima sempre pronta a partire per la tangente. La domanda oziosa perfetta per ferragosto è se però mi posso considerare un matematico oppure no, e la risposta è un po’ più complicata.

Per prima cosa, non esiste a quanto ne so un albo dei matematici, almeno in Italia: quindi non possiamo determinare ope legis la mia appartenenza o no alla categoria. Certo, ho una laurea in matematica. Ma è altrettanto certo che io non faccio matematica nel senso di ricerca di nuovi teoremi, né ho mai fatto nulla del genere. (A proposito di divagazioni: sulla carta d’identità la mia professione è indicata come “ricercatore”, per una congiuntura astrale di più di vent’anni fa. È una cosa diversa da “ricercatore universitario”, comunque). Detto questo, penso si possa asserire che io abbia una forma mentis matematica: non genericamente scientifica, perché più che fare ipotesi io tendo a sviscerare le conseguenze di un fatto, lavorando insomma per deduzioni. Sicuramente poi se mi trovo davanti un problema provo a matematizzarlo, e se il problema è già matematico la mia mente prova subito in automatico un certo numero di vie tipiche del matematico di professione. Poi magari non so risolvere il problema, ma quello è un dettaglio.

Insomma credo di meritarmi il titolo di “matematico aggiunto” o “di serie B”!

coda di paglia a cinque stelle

Se oggi provate a cercare sul sito M5S questo post di cinque anni fa non lo trovate più. Dopo il crollo del ponte Morandi i gestori del sito si sono affrettati a eliminarlo, scordandosi che la memoria di Internet è spesso molto migliore della nostra, e soprattutto che per quanto tu possa essere veloce c’è qualcuno più veloce di te (il post è stato salvato oggi prima dei casuali problemi tecnici del sito stesso)

Ma quello che è peggio è che non c’era bisogno di cercare di riscrivere la storia. Lì si parlava del movimento no-Gronda (il passante che dovrebbe eliminare la necessità di attraversare Genova) e il riferimento al ponte era marginale, citando l’oste… pardon, Autostrade per l’Italia, che assicurava la solidità dell’infrastruttura. Né si può dare colpa al governo pentaleghista di non avere fatto nulla al riguardo.

Ecco. Vi rendete conto che siamo governati da gente che ha paura della propria ombra? (no, non è vero: siamo governati da Salvini)

faccio il prezzemolo

Tra metà settembre e inizio novembre sarò ospite (“parlante”) in tre eventi. La concentrazione è un po’ strana, tipicamente faccio una o due conferenze l’anno, ma ci può stare. Naturalmente nessuno dei miei discorsi verterà sulle cose che faccio per il mio lavoro ufficiale, quello insomma per cui mi pagano: ma questo ci sta.

Il punto è che a metà settembre sarò a Padova al CICAPfest per parlare di matematica – avrei dovuto presentare il nuovo libro che è slittato a inizio 2019, quindi riciclerò altre cose; a inizio ottobre sarò a Torino a dig.it con il cappellino di Wikimedia Italia a raccontare ai giornalisti sabaudi la direttiva sul copyright; e infine a novembre a Chiari, a Microeditoria, farò l’internettaro col mio sodale Paolo Artuso parlando di Scimmie digitali.

Forse sto esagerando un po’ con la quantità di cose diverse che faccio?

Leoni da microfono

È ovvio che in tantissimi abbiano manifestato solidarietà alla capotreno che ha annunciato “zingari, avete rotto i coglioni”. È una di loro: la frase l’ha pronunciata dietro un microfono, mentre se ne stava al sicuro.