Vito Di Bari mi ha scritto qualche giorno fa segnalandomi l’imminente uscita di quello che lui definisce “il primo romanzo multipiattaforma in Europa”, dopo avere scritto diversi saggi sul Web 2.0.
Social Killer è un thriller, il cui primo capitolo apparirà dopodomani (il 6 ottobre); chi vorrà leggerlo potrà liberamente scaricarsi sul telefonino un capitolo al giorno, interagire con i profili Facebook dei personaggi del libro, e partecipare alla caccia all’assassino sul blog-a-tempo http://www.datebook.it/. C’è anche un video di presentazione, che potete trovare su YouTube: confesso però di non averlo visto (come forse sapete, la mia religione pone severi limiti sulla fruizione di contenuti video di ogni tipo)
Non so se questa versione 2.0 dei romanzi d’appendice incontrerà il favore dei lettori socialcosisti; sicuramente è un tentativo molto interessante, anche per vedere se in Italia esiste davvero una forte comunità online con un certo tipo di interessi.
La bestemmia è il meno
Ieri sulla Stampa ho letto il testo delle due barzellette raccontate da Berlusconi e che hanno scatenato l’ennesimo putiferio, con tanto di piccata dichiarazione del premier che si è lamentato che la barzelletta – non so quale delle due, visto che di una ci dovrebbe essere un video girato all’Aquila con dei militari, e non credo sia andato là come privato cittadino – era stata raccontata in privato, e quindi veniva violata la sua privacy.
La barzelletta sugli ebrei, a parte dipingerli stereotipamente come dei ricconi, non è che dica molto; ma su quella con la bestemmia credo valga la pena spenderci su qualche parola. Il problema non è la bestemmia, che pure dovrebbe essere ancora passibile di condanna nel nostro ordinamento; sono della scuola di quelli che pensano che se la vedrà a suo tempo con il buon Dio. Nemmeno l’aver infilato nella barzelletta Rosy Bindi è un vero problema; al limite è un’opportunità per il suo analista che sicuramente avrà molto da lavorare sui motivi che impediscono al premier di togliersi dalla testa il presidente del PD. Ma quelle sono cose personali, o almeno a mio parere non ci sono ancora gli estremi per parlare di harassement ancorché non sexual.
Quello che trovo davvero preoccupante è la barzelletta. Una barzelletta così fa solo ridere i bambini di undici anni: non è nemmeno grossolana o di pessimo gusto, ma proprio stupida, basandosi su un gioco di parole che non ha alcun senso per conto suo e serve per poter fare la bestemmia finale liberatoria. Per dire, da un punto di vista puramente lessicale è meglio la battuta del passerotto piemontese che fa “pio pio” ma dopo che è scampato per un pelo a una raffica di pallettoni sparati da un cacciatore cambia vero in “pio faus”; sempre roba da undicenni, ma con una sua coerenza linguistica che manca nel “pronunciare il maschile dei nomi dei fiori”.
Ora io posso concepire di essere governato da un puttaniere, o persino anche da un delinquente; ma l’idea che a capo dell’Italia ci sia uno che si diverta con le battute degli undicenni (ma anche che pensi che i suoi interlocutori si divertano con battute simili) mi fa venire la pelle d’oca.
giochi della domenica: Fill Zone, Liquid Measure
Questo Fill Zone sembra banale, ma vi assicuro che non lo è affatto. Occorre far diventare tutto il quadrato dello stesso colore: l’unica mossa che avete a disposizione (a parte due “mischia tutto” all’inizio, se proprio volete) è scegliere un colore da versare su quel quadretto, e che ricoprirà tutta la fascia contigua di quel colore. Dovete cercare di risparmiare mosse per quanto possibile, perché a ogni schema ne avrete di meno ma potete sfruttare quelle che avete risparmiato :-)
Per i più piccoli lascio invece Liquid Measure, giochino ungherese che richiede di mettere tubi e contenitori in maniera tale da recuperare tutta l’acqua. Sarebbe stato utile un paio di settimane fa a Milano durante l’esondazione del Seveso
(da Passion for Puzzles anche stavolta, anche se il link a Fill Zone era sbagliato)
_Mathematics – The Loss of Certainty_ (libro)
La matematica è la quintessenza del ragionamento deduttivo, ed è l’unica scienza che ci dia delle certezze, no? Falso. In questo saggio di filosofia della matematica (Morris Kline, Mathematics – The Loss of Certainty, Oxford University Press 1980, pag. 366, $19.95, ISBN 978-0-19-50385-3) Morris Kline mostra non solo che la matematica non ha certezze, come forse molti hanno intuito cercando di capire il significato del teorema di incompletezza di Gödel, ma che il suo sviluppo è stato molto meno “matematico” di quello che ci vogliono far credere, che Euclide si è dimenticato una mezza dozzina di postulati, che le stagioni del rigore sono state brevi e che il rigore di ieri non è quello di oggi e quello di oggi non sarà quello di domani, che non è vero che la matematica modelli il mondo reale e che curiosamente la perdita della fede in Dio si sia riflessa sulla perdita della fede nella matematica stessa. Kline ritiene inoltre un fallimento lo sviluppo della matematica dell’ultimo secolo, avvitata in sé stessa; secondo lui la fecondità della matematica sta nel modellare, ancorché imperfettamente, il mondo reale. In definitiva, un libro piuttosto pessimista, anche se c’è una nota positiva sul fatto che si può fare matematica (e la si fa) anche in maniera più intuitiva.
Anche quest’anno un Ig Nobel agli italiani!
Anche quest’anno i burloni degli Annals of Improbable Research hanno consegnato i premi Ig® Nobel (sottotitolo: “ricerche che prima fanno RIDERE e poi PENSARE”). Sono lieto di annunciare che anche quest’anno l’Italia si è ben comportata: il premio per il management è stato infatti assegnato ad Alessandro Pluchino, Andrea Rapisarda e Cesare Garofalo dell’università di Catania «per avere dimostrato matematicamente che le organizzazioni diventerebbero più efficienti se promuovessero persone a caso». Per chi rimanesse perplesso, ricordo che il Principio di Peter (stranamente non c’è ancora una voce sulla Wikipedia in italiano) afferma che “in qualunque gerarchia un dipendente tende ad essere promosso fino a raggiungere il massimo proprio livello di incompetenza”.
Per dare l’idea degli altri premi, quello per la medicina è stato assegnato a un articolo che mostra come andare sulle montagne russe può servire contro l’asma; quello per la fisica a ricercatori neozelandesi che hanno dimostrato come sul terreno ghiacciato è meglio mettere le calze all’esterno delle scarpe; quello per la pace a una ricerca che ha confermato come bestemmiare serve a ridurre il dolore percepito; quello per la biologia a chi ha studiato i pompini fatti dai moscerini della frutta pipistrelli (i miei amici del Post potrebbero aggiornare il loro articolo…)
il mio primo ebook
Non ho ancora capito bene il perché, ma sembra che quest’anno sia di moda scrivere ebook. Diciamo che il blog sembra così anni ’00, e quindi tutti si lanciano a fare qualcosa di nuovo. Non importa che nessuno abbia un lettore di ebook; quello è secondario. E chi sono allora io per esimermi, logorroico qual sono?
Potete così trovare – per il momento solo sul mio sito – un ebook dal titolo Matematica liofilizzata e dal sottotitolo “I primi cinquanta post sul Post”. Roba riciclata, insomma; la raccolta di quello che ho scritto sull’altro mio blog, riguardata e rimessa in sesto pensando appunto alla fruizione in un libro, ancorché elettronico. Garantisco che ho dovuto smadonnare più per l’impaginazione che per preparare inizialmente il testo.
I link? al momento sono questi:
* http://xmau.com/mate/liof/MatematicaLiofilizzata.epub per chi preferisce il formato ePub
* http://xmau.com/mate/liof/MatematicaLiofilizzata.mobi per chi ha il Kindle, e quindi Jeff Bezos gli vieta di leggere quello che dovrebbe essere il formato standard. (Il file è stato convertito automaticamente, non garantisco del risultato)
* http://xmau.com/mate/liof/MatematicaLiofilizzata.pdf perché il PDF bene o male lo leggono tutti.
Mi stamperò qualche copia su Ilmiolibro.it (mi costeranno 9 euro più spese di spedizione; se pensate che comprarlo da Feltrinelli costerebbe 13 euro e mezzo è già qualcosa) come sfizio mio, anche perché mi sa che non troverò un editore che rischi di pubblicare qualcosa che in rete può essere preso aggratis. Io credo che i due mercati siano ben distinti, ma fa lo stesso. Diciamo insomma che non sono ancora un vero autore, visto che non ho alcun libro pubblicato.
Buona (spero) lettura, e ditemi che ne pensate!
Pubblicità tranviarie
Lunedì ho preso il tram causa pioggia e blocco della gialla, e ho visto la pubblicità di HooksBooks: un paio di primi capitoli di libri lasciati a disposizione dei passeggeri per invogliarli all’acquisto dell’opera completa. Maggiori notizie le trovate sul sito Atm.
Se devo essere sincero, non ho mai capito bene l’utilità di queste promozioni: il gruppo Mauri Spagnol le fa da un pezzo all’interno della sua newsletter cartacea Il Libraio e io le salto a piè pari. È vero che non leggo molta narrativa e quindi non sono probabilmente il target giusto, ma ho visto un paio di persone prendersi i libretti, guardarli, e rimetterli nell’espositore. Ottimo senso civico, ma scarso risultato della campagna. Forse troverei più logica una cosa del genere con un libro già spezzettato di suo, chessò le barzellette di Totti; uno guarda un pezzetto con una sua “unità” e poi decide. Ma magari mi sbaglio. Immagino che i miei ventun lettori leggano anche libri cartacei: che ne pensate di questo tipo di pubblicità?
La trama lucente (libro)
La creatività è una specie di araba fenice: la differenza è che di quest’ultima non si sa dove sia, mentre della prima non si sa cosa sia. Vi anticipo che nemmeno in questo libro (Annamaria Testa, La trama lucente, Rizzoli 2010, pag. 475, € 19.50, ISBN 978-88-17-03989-5) troviamo la risposta, nonostante il sottotitolo dica “Che cos’è la creatività – perché ci appartiene – come funziona”. Ma di per sé è giusto così: in fin dei conti, come l’autrice dice fin dall’inizio, la creatività non si può insegnare ma al limite tirare fuori, e quindi non si puo definire. Una delle due cose più belle del libro è indubbiamente la stragrande quantità di informazioni presenti; un approccio olistico, che secondo me è l’unico modo decente per riuscire ad afferrare un concetto così complesso e sfuggente come la creatività. La seconda cosa più bella è lo stile di scrittura di Testa, che oscilla tra una parte descrittiva e quasi manualistica e una molto più personale, che favorisce la lettura senza che uno si addormenti oppure non ottenga le informazioni che cercava. In definitiva, un’opera valida anche come manuale di riferimento.