Toh, un aggiornamento di Flash

Grazie a Maurizio Firmani ho scoperto che ieri c’è stato un nuovo aggiornamento di Flash Player: il quattordicesimo negli ultimi dodici mesi, a nemmeno due settimane dall’ultimo. Volevo scrivere delle argute considerazioni sul numero di major release pubblicate in questi mesi, ma mi pare di aver capito che ne fanno una ogni tre mesi giusto per divertirsi: ma questa, essendo una minor, serve evidentemente per tappare una falla.

Sono andato sul sito – non mi fido di Adobe, non voglio che mi installi roba a mia insaputa – e ho scoperto che ora non solo mi dicono Yes, install the free McAfee Security Scan Plus utility to check the status of my PC security., ma anche Yes, install True Key™ by Intel Security to say goodbye to the hassle of passwords.: entrambi naturalmente spuntati di default, per costringere il povero utente a guardare cosa sta facendo. Chi si è trovato McAfee SSP installato sa quanto sudore occorra per toglierlo: non ho nessuna intenzione di provare un gestore di password.

L’unica cosa che mi chiedo è perché esista ancora un programma per cui spunta almeno un exploit al mese, e perché i siti continuano a usarlo. Sul mio browser flash è bloccato di default, ma purtroppo per fare le vignette devo averlo :-(

Lavori in corso

Domani (venerdì santo) questo blog con tutto il mio sito e vari altri siti verrà spostato su un nuovo hardware, con un nuovo sistema operativo. Se non funziona qualcosa cercheremo di rimetterlo in sesto il prima possibile.

Sfruttare bene il tempo

Quello che stupisce non è che Matteo Salvini si sia fatto fare un servizio fotografico mentre passava davanti ai luoghi degli attentati bruxellesi, immagino rompendo le palle alla polizia (che tanto non è capace a cavare un ragno dal buco, quindi in realtà non viene infastidita): quello è il minimo che ci si possa aspettare da lui.
Quello che stupisce è che l’europarlamentare Salvini fosse dalle parti dell’Europarlamento.

L’Inps e le lettere arancioni

Avete probabilmente letto che l’Inps vuole spedire sette milioni di lettere contenenti estratto conto contribuitivo e simulazione della pensione. A dirla tutta, leggendo l’articolo mi pare che più che altro questa sia una manovra pubblicitaria per convincere la gente, e soprattutto i giovani, a prendersi SPID, la Grande Identità Digitale Italiana (privatizzata).

Mentre Boeri si fa un po’ di pubblicità, vi racconto i miei tentativi di conoscere la simulazione della mia pensione. Pur non avendo SPID ho un pin digitale per l’Inps, e quindi posso già accedere online da alcuni anni. Quando venne pubblicizzata la simulazione della pensione, provai a farmela calcolare, e fui sonoramente spernacchiato: avendo io un certo numero di anni di contribuzione SIP, che aveva il fondo telefonici che ora è stato inglobato (per mia fortuna) ma ha una gestione separata, non potevano ancora farmi i conti, e avrei dovuto aspettare il 2016. Ora ho riprovato: a quanto pare la parte SIP è stata integrata, ma la pensione non me la calcolano comunque… perché ho dei contributi nel settore pubblico. Come ho fatto, direte voi? Semplice. Nel 2001 ho avuto una collaborazione con l’università di Pisa che mi ha fruttato ben sei milioni di lire, o meglio 3098,74 euro, sui quali ho pagato il 10% di contributi, cioè 309,87 euro. Bene, ho fatto un po’ di conti. Quei 309,87 euro dovrebbero darmi circa 1 (un) euro al mese di pensione aggiuntiva. Cara Inps, non potevi calcolarmi l’estratto conto senza quei lauti contributi? Cosa sarebbe cambiato?

Quizzino della domenica: non fare tris

Immagino che sappiate tutti giocare a tris, e che sappiate tutti che a meno di non cimentarsi con un bambino di tre anni una partita tipica finisce con un pareggio. Bene: immaginate di essere da soli a giocare, e che il vostro scopo sia mettere il maggior numero possibile di crocette senza fare tris. Quante ne potete inserire?

(un aiutino lo trovate sul mio sito, alla pagina http://xmau.com/quizzini/p197.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Problema numero 16 dell’American Junior High School Math Exam 1988).

_Wizards, Aliens and Starships_ (libro)

9780691147154Fantascienza dovrebbe significare “scienza su premesse fantastiche” ma in realtà oggi è un termine onnicomprensivo. Resta però un nucleo di persone che continua a fare fantascienza hard, cioè su serie premesse fisiche ancorché portate a conseguenze estreme, e parallelamente c’è chi si mette a questionare tali premesse dal punto di vista scientifico, come Adler fa in questo libro. (Charles L. Adler, Wizards, Aliens and Starships : Physics and Math in Fantasy and Science Fiction, Princeton University Press 2014, pag. 378, $29,95, ISBN 9780691147154) In realtà la prima parte è una presa in giro della fantasy, mostrando come i principi di conservazione dell’energia rendono impossibile non solo far apparire e sparire cose, ma anche illuminare il salone di Hogwarts solo con le candele. Non che Adler si preoccupi della cosa: lui afferma di apprezzare la saga della Rowling senza dover necessariamente pensare alla scienza in ogni momento. La seconda parte del libro è invece legata alla fantascienza vera e propria, pur con divagazioni come la sua infatuazione per il filosofo e scrittore degli anni ’20 del secolo scorso Olaf Stapledon (che ammetto di non avere mai letto). Mi sono molto piaciuti i conti spammometrici fatti a ogni passo, perché danno davvero l’idea di cosa potrebbe essere davvero possibile prima o poi: un esempio è l’ascensore spaziale, che però con le tecnologie attuali è ancora improponibile. Mi è piaciuta meno la parte finale, quella “cosa succederà tra un googol di anni”, soprattutto perché mi ha dato l’aria di non essere stata rivista e quindi presenta molte ripetizioni. Direi comunque che i curiosi apprezzeranno questo libro, anche perché è aggiornatissimo e permette di scoprire le teorie del ventunesimo secolo, che non si leggono poi così spesso.

I bimbi nati ad agosto e i titolisti

Ho visto pubblicizzato questo articolo di Wired.it, il cui titolo “I bambini nati ad agosto rischiano di più di avere un disturbo dell’attenzione?” mi ha fatto naturalmente scattare un campanello di allarme in quanto padre di due gemelli nati ad agosto.
Bene: leggendo l’articolo si legge che questi sono i risultati di uno studio taiwanese, si fa l’ipotesi che i risultati possano essere correlati al fatto che a Taiwan vanno in prima elementare quelli nati tra il primo settembre e il 31 agosto dell’anno scorso e quindi gli agostani potrebbero essere troppo giovani per il carico previsto dalla scuola. Di più: studi condotti in altre nazioni dove c’è una data di nascita diversa che segna l’inizio dell’obbligo scolastico portano a risultati che corroborano l’ipotesi: dove si va con l’anno civile sono i bimbi nati a dicembre ad avere una probabilità maggiore di avere ADHD rispetto a quelli di gennaio.
Ecco. Cosa sarebbe costato scrivere “I bambini che vanno a scuola troppo giovani rischiano di più di avere un disturbo dell’attenzione?” Non è che quella frase all’inizio dell’articolo, che l’oroscopo non c’entra, non sia una excusatio non petita?

Flavio Rodeghiero e il bene comune

Flavio Rodeghiero è una persona dalle mille attività. Deputato per tre legislature, tre lauree (nell’ordine: giurisprudenza, un baccellierato in teologia, scienze politiche), professore, scrittore e anche – ma questo non lo pubblicizzerà mai, evidentemente una delle sue doti è anche la modestia – veggente. Non ci credete? Beh, leggete cosa ha scritto a pagina 68 del suo libro Noi che fummo giovani… e soldati, uscito a fine 2015:

I quarantuno cimiteri non raccoglievano le salme di tutti i caduti sull’Altopiano durante la Grande Guerra, ma solo una parte. Un Regio Decreto del 1919 istituì la Commissione Nazionale per le Onoranze ai caduti: migliaia di cimiteri cessarono così di esistere e le salme esumate furono riprese dai congiunti o furono riunite in ossari. Esistevano anche altri cimiteri non raccolti nella precedente lista da parte dell’Ufficio Centrale per la cura e le onoranze alle salme dei caduti in guerra, ma non vennero catalogati in quanto di dimensioni più contenute; a volte, poi, singoli soldati venivano sepolti in luoghi isolati. Inoltre, i soli dispersi sull’Altopiano, tra italiani e austroungarici, sono ancora migliaia. Nella sola battaglia dell’Ortigara furono 4.500 tra dispersi e prigionieri; nell’Offensiva di Primavera oltre 82.500. Non a caso ancora oggi, a 100 anni dalla fine delle ostilità, vengono altuarialmente scoperti i resti di salme di soldati ignoti, in taluni casi vengono scoperti cimiteri di guerra non segnati sulle cartografie ufficiali, come il caso del cimitero del 3° Reggimento Schützen scoperto nell’estate 2012 appena a nord di Asiago.

Vi state chiedendo come mai abbia scritto in grassetto buona parte di quel testo? Semplice. Il 27 agosto 2012, la voce di Wikipedia “Cimiteri di guerra nell’Altopiano dei sette comuni” è stata modificata, inserendo del materiale: esattamente quello, parola per parola, che ho indicato in grassetto nel libro di Rodeghiero. (No, non è vero che sia parola per parola: nella voce di Wikipedia 41 è scritto in numero, in ispregio alle consuetudini redazionali). Poiché mi è stato riferito che il professor Rodeghiero ha spiegato di essere entrato in possesso di quelle informazioni in una visita presso il Sacrario militare di Asiago e di aver raccolto il materiale per la pubblicazione sin dagli anni novanta, quando all’epoca collaborava con Vittorio Corà, se ne deduce che aveva previsto con quasi vent’anni di anticipo che nell’estate 2012 sarebbe stato scoperto un nuovo cimitero di guerra, oltre naturalmente a immaginare come quei copioni di Wikipedia avrebbero scritto la voce.

Vabbè, ho scherzato. L’ipotesi più plausibile è che il professor Rodighiero abbia preso il testo da Wikipedia e abbia aggiunto la parte sulla Commissione Nazionale per le Onoranze ai caduti senza darsi la briga di riformulare le frasi già scritte: tanto Wikipedia è un bene comune, un po’ come una fontanella d’acqua. Chiedereste voi forse il permesso di bere da una fontanella? Indichereste nelle note di un vostro libro l’aver bevuto dalla fontanella di piazza Rivoli a Torino? E allora perché mai sprecare spazio prezioso per citare da dove si è copiato un pezzo?

Ecco. Questo è il livello di competenza di uno laureato in giurisprudenza, ex parlamentare, che è anche stato assessore alla cultura a Padova. Capite perché diffondere la conoscenza è un compito improbo e defatigante?