Quizzino della domenica: OISE?

Sono stato tramortito da un gruppo di persone con un chiaro accento francese. Quando mi sono risvegliato ero in un luogo completamente buio. A un certo punto vedo accendersi per qualche secondo una O, poi dopo qualche attimo di oscurità una I, e dopo ancora una S e una E. Che cosa posso aspettarmi apparire?

(un aiutino lo trovate sul mio sito, alla pagina http://xmau.com/quizzini/p276.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Problema originale; immagine di GDJ, da OpenClipArt)

_Diciamolo in italiano_ (libro)

Avete presente le diatribe sul riscaldamento globale, con tanti scienziati che negavano (e alcuni che negano ancora oggi) che gli eventi che si trovano davanti ai nostri occhi abbiano correlazione alcuna con l’aumento della temperatura del pianeta causato dalle nostre emissioni? Ecco: in questo libro (Antonio Zoppetti, Diciamolo in italiano : Gli abusi dell’inglese nel lessico dell’italia e incolla, Hoepli 2017, pag. 216, € 17,90, ISBN 9788820380335) Zoppetti mostra come l’ingresso degli anglismi nella lingua italiana stia seguendo lo stesso percorso, con un effetto valanga che è nato sottotraccia, addirittura minimizzato da illustri italianisti come Tullio De Mauro, ma è arrivato a un punto tale che potrebbe persino essere troppo tardi per evitare danni irreparabili non solo al lessico ma anche alla struttura stessa dell’italiano. Zoppetti lavora nel campo della linguistica computazionale da un quarto di secolo; io lo conosco dai primi anni zero quando ho collaborato al suo progetto di Esercizi di stile web. Qui difende la sua tesi non solo con una grande quantità di dati numerici – ngrams di Google è uno strumento utilissimo – ma anche mostrando come le metodologie usate di solito per valutare il peso degli anglismi siano intrinsecamente biased (ehm, scusate… “distorte”) e quindi non colgano la vera portata della trasformazione della nostra lingua.

Io sono più dell’idea che più che lottare contro gli anglismi dovremmo fare una campagna più generale contro la pigrizia che ci porta a usare sempre i soliti ritriti termini; che il lessico tenda sempre più a usare parole inglesi mi pare un corollario più che un teorema. Ma il problema in un modo o nell’altro resta: speriamo di non ritrovarci a discutere de L’Innominato Wedding Planner for Renzo & Lucia, by Alex A. Manzoni, oppure de Il passero single by James G. Leopardi, come da esempi iniziale e finale del testo!

Seduto in quel caffè

Oggi è il 29 settembre, compleanno di Silvio B., compleanno di Pierluigi B., e giorno in cui tutti si sentono in dovere di ricordare la canzone battistiana dal titolo omonimo, magari nella versione dell’Equipe ’84 con gli spezzoni del giornale radio che ribadiscono la data.

Peccato che la canzone parli di cosa è successo al protagonista il 29 settembre, ma con i fatti che avvengono il giorno dopo, 30 settembre. Non ci credete? Riascoltatela. Le prime strofe usano l’imperfetto (“Seduto in quel caffè, io non pensavo a te”), mentre nell’ultima si passa al presente dopo il risveglio del protagonista. Ma soprattutto il giornale radio comincia con “Ieri, 29 settembre” (lo si sente dal minuto 0:16)…

Cattocomunisti!

Giovedì prossimo viene pubblicato un libretto che raccoglie tre discorsi di papa Francesco. Mi stupisce un po’ che l’editore non sia la LEV (quella vaticana, insomma), ma tant’è: in fin dei conti non è un’opera dogmatica, e anche le Ultime conversazioni di Benedetto XVI sono state pubblicate da editori laici.

Ma non mi aspettavo proprio che il libro potesse uscire in edicola per il manifesto ;-)

Ofo: prova su strada

A Milano ormai è più facile trovare una bicicletta che un parcheggio. Alla ormai classica BikeMi si sono infatti aggiunti due servizi “a flusso libero”, di quelli cioè simili al car sharing: si prenota una bici con la app o la si prende al volo, e poi la si lascia dove si vuole. MoBike non lo provo nemmeno: essendo io alto un metro e 93, quelle bici mi sembrano da puffi (e comunque l’app è bloccata dal mio APN aziendale, e cambiare APN è uno sbattimento). Restano le bici gialle di Ofo, anch’esse cinesi. Fino a fine mese sono usabili gratuitamente, così ieri – visto che dovevo andare in un posto scomodo con BikeMi – ho provato a prenderne una. In realtà non ci sono riuscito: è vero che non ho provato a prenotarla, ma l’app me ne indicava una in via Appiani che non ho affatto visto. La mia sensazione è che l’app non sia aggiornata in tempo reale, il che non è molto bello. Anche per rientrare a casa non sono riuscito a trovare nulla in san Babila, anche se ne venivano indicate tre; alla fine ho lasciato perdere e mi sono preso una BikeMi. Ma stamattina il destino cinico e baro mi ha dato una seconda opportunità. La stazione BikeMi di Maciachini era fuori servizio, e quella di Stelvio/Farini mi dava errore, quindi ho di nuovo tirato fuori il furbofono alla caccia di una bici. Di nuovo quella in piazza Pasolini non era pervenuta, ma andando verso la san Pio X ne ho finalmente vista una tutta sola soletta all’angolo della strada.

Per sbloccare la bici occorre avere il Bluetooth attivato. Pensavo fosse un modo per sincerarsi di non lasciare la bicicletta incustodita, ma visto che a quanto pare si può anche digitare a mano il codice della bici non è così. Mistero. La sella si può alzare un po’ più di quella di MoBike, ma non quanto vorrei; le gomme piene sono una tragedia sul pavè tipo in piazza Principessa Clotilde, e bisogna insomma abituarsi. Dal punto di vista positivo, il cambio funziona bene e il rapporto duro è davvero duro, facevo fatica a ripartire tanto che alla fine passavo alla seconda; insomma se si vuole si raggiunge una discreta velocità. Il meccanismo di blocco funziona bene anche per la chiusura; la bici sembra robusta – ma è ovviamente ancora nuova. L’app alla fine ti segnala quanto hai pagato (in questo caso zero) e quanto tempo hai usato la bici (non il percorso specifico, però); si può pagare con carta di credito o di debito. Ho notato che al momento ho un coupon di due euro che scade tra due mesi: immagino sia il regalo di primo uso.

Devo infine segnalare una povertà assoluta del sito e dell’app; è virtualmente impossibile trovare informazioni puntuali, anche su cose banali tipo “qual è l’area in cui si può usare la bici?”. Notate che ne sono state avvistate a Sesto San Giovanni e Cinisello. Spero in un miglioramento anche da questo punto di vista.

_L’ultima equazione_ (libro)

“Herr Doktor”, Albert Einstein, era alla fine riuscito a creare una teoria del tutto: ma resosi conto del suo potenziale distruttivo qualora fosse caduta nelle mani sbagliate non la pubblicò mai e ne comunicò qualche parte ai suoi assistenti degli ultimi anni. Cinquant’anni dopo, qualcuno scopre la cosa e cerca di recuperare quelle formule… Questa è la trama alla base di questo libro (Mark Alpert, L’ultima equazione [Final Theory], Tea 2010 [2008, 2009], pag. 376, € 8,90, ISBN 978-88-502-2166-0, trad. Roberta Zuppet); ma possiamo tranquillamente dire che è solo una scusa per un romanzo d’azione con colpi di scena a ogni pagina e tanto, tanto sangue. Alpert scrive per Scientific American, e il suo lavoro, come dice nei ringraziamenti, è quello di semplificare le formule matematiche per i lettori della rivista, quindi la parte scientifica è a prima vista sensata (e tradotta bene da Roberta Zuppet); ma diciamo che nessuno sta a controllarla, come nessuno si mette a verificare i buchi nella trama anche perché l’autore non lascia il tempo di pensarci su. Una bella lettura leggera, in definitiva.

incoerenze

Nei supermercati si trovano spesso sacchetti di plastica molto leggera che servono per frutta e verdura. Non ho bene capito come siano considerati legalmente, ci sono scritte tipo “non per asporto” che immagino siano dovute alla legge che impone sacchetti per la spesa biodegradabili, e comunque sono troppo leggeri per essere usati nella spesa.
Bene: ieri all’Esselunga fighetta di Porta Nuova ho visto che quei sacchetti erano fatti in MaterBi e quindi con la certificazione “si può gettare nell’umido” (sono sempre fragilissimi, tranquilli). Tutto bene? beh, non troppo. Finché il tagliandino con il prezzo non sarà biodegradabile, bisogna comunque staccarlo via prima di buttare il sacchetto. Ufficio complicazione affari semplici :-)

eresie e luteranesimo

Aggiungo una postilla al post precedente: stamattina mi sono dimenticato di aggiungere. C’è un paragrafo che mi ha davvero incuriosito. Non è quello che pilatescamente afferma «I firmatari non si azzardano a giudicare il grado di consapevolezza con il quale Papa Francesco ha propagato le 7 eresie elencate»: dal mio punto di vista è persino peggiore dell’affermare esplicitamente che il papa è eretico, ma tant’è. Né naturalmente è quello sul modernismo, che è l’equivalente veterovaticano dei “poteri forti” che sono sempre contro tutto. No, il paragrafo è questo:

«La seconda causa della crisi è l’apparente influenza delle idee di Martin Lutero su Papa Francesco. La lettera mostra come Lutero, il fondatore del Protestantesimo, abbia idee su matrimonio, divorzio, perdono e legge divina che corrispondono a quelle che il papa ha promosso mediante parole, atti e omissioni. Si mette in evidenza anche la lode esplicita e senza precedenti attribuita da Papa Francesco all’eresiarca tedesco.»

Lutero è un eresiarca, almeno dal punto di vista cattolico (e ortodosso): su questo non ci piove. Non mi pare che sia mai stata tolta la sua scomunica. Detto questo, se fosse stato portato avanti di mezzo millennio e avesse visto cosa succede oggi, secondo me penserebbe che la Chiesa da lui pensata fosse la cattolica e non la luterana (per non dire degli altri evangelici). Il punto è sempre il solito: quando c’è uno strappo (le 95 tesi) le due parti tendono ad allontanarsi il più possibile per rimarcare le differenze. Solo che nei secoli successivi i cattolici hanno riconosciuto che alcune delle istanze iniziali di Lutero erano sensate e le hanno in un certo senso accolte, mentre i luterani si sono spostati sempre più verso un modello diverso.

Nel merito, indubbiamente il matrimonio luterano non è un sacramento; ma il divorzio luterano non è almeno in teoria troppo diverso dallo scoprire che mancavano i presupposti per il matrimonio. Per il perdono e la legge divina mi limito a segnalare la Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione firmata ad Augusta nel 1999… che naturalmente è aborrita dai tradizionalisti, come si può leggere per esempio qui. Ma come dicevo stamattina, il fedele tipico di tutte queste cose non si preoccupa affatto :-)