Danni collaterali delle IA: la RAM

Vi sarete forse accorti che il costo della memoria dei computer è più che raddoppiato in questi mesi, e anche i dischi SSD sono aumentati di prezzo.. Oscillazioni dei prezzi della RAM sono abbastanza comuni, ma questa volta il problema pare maggiore, come lo dimostra la notizia pubblicata un paio di settimane fa: Micron, uno dei maggiori produttori mondiali, ha affermato che da febbraio non venderà più al mercato consumer le sue memorie e SSD con il marchio Crucial. Come mai? Semplice: la richiesta da parte dei data center delle aziende IA è così alta che la produzione è accaparrata da loro. E se le scorte sono ridotte, si guadagna comunque di più con relativamente pochi grandi ordini che mandando i prodotti nella filiera commerciale, senza contare che la produzione si è spostata dalle DDR4 verso le più costose DDR5.

Perché allora i produttori non aumentano la capacità? Non è così semplice. Ci vuole un paio d’anni per costruire nuove linee produttive, e come perfidamente dice David Gerard i produttori mica si fidano che la bolla IA non scoppi prima. Quindi la produzione aumenterà sì, ma non di molto. Io sono un po’ meno pessimista e ritengo che lo scoppio della bolla non porterà a un crollo della domanda ma a una semplice stagnazione – nonostante i progressi di Gemini 3 non credo sia vicino a noi un nuovo breakthrough – e quindi la situazione si stabilizzerà. Però è probabile che almeno per tutto il 2026 non converrà comprare nuovi PC o nuovi furbofoni, a meno di avere davvero tanti soldi da spendere. Non ce lo aspettavammo questo danno collaterale dovuto all’intelligenza artificiale, vero?

Centolettori (ebook)

copertina L’idea di questo libro è bellissima: mostrare alcune delle “schede di lettura” degli archivi Einaudi dove molti illustri personaggi danno il loro giudizio su un libro (spesso in lingua straniera, ma ci sono anche testi in italiano), valutando se e come vale la pena di pubblicarlo per la casa editrice. La cosa più bella è probabilmente la lettura tra le righe: negli anni ’50 Einaudi era rigorosamente marxista, e quindi i testi venivano anche letti con quella lente. Quello che però non funziona bene sono le note dopo le recensioni. Tommaso Munari si limita quasi solo a dire se il libro è stato poi pubblicato in Italia e da chi – non è detto che l’editore sia Einaudi: soprattutto Feltrinelli pescava nello stesso bacino. LE note su chi sono i lettori sono limitate a pochissime righe, costringendomi spesso a vedere se per caso Wikipedia parlasse di loro: un conto sono scrittori come Lucentini, Calvino e Primo Levi, o critici come Massimo Mila; ma altri nomi sono davvero sconosciuti se non si è esperti del tema del libro. Un peccato, perché una raccolta così è un tuffo nella storia non solo letteraria dell’Italia del dopoguerra.

Tommaso Munari (ed.), Centolettori : I pareri di lettura dei consulenti Einaudi 1941-1991, Einaudi 2015, pag. 468, € 9,99 (cartaceo 26), ISBN 9788858417591 – come Affiliato Amazon, se acquistate il libro dal link Bezos mi dà qualche centesimo dei suoi utili
Voto: 3/5

Punirne migliaia per correggerne qualcuno

Ieri la mia azienda mi ha mandato una mail dicendo «Ti informiamo che, a partire dal 15 dicembre 2025, sarà necessario presentare la certificazione medica anche in caso di assenze per malattia di durata pari o inferiore a un giorno.»

A me la cosa non cambia molto: non credo che negli ultimi dieci anni se non di più sia mai stato a casa per malattia un singolo giorno, e se devo fare una visita ospedaliera mi faccio sempre indicare le ore della visita. A pensare male questa è una ritorsione aziendale perché nel nuovo contratto collettivo di lavoro (che dovrebbe essere stato approvato, anche se non c’è ancora l’ufficialità mentre scrivo) non è passata la norma che prevedeva un taglio del pagamento dopo la prima assenza dell’anno, e pensano che magari in questo modo qualcuno mugugnerà e prenderà permessi anziché chiedere malattia. Ma pensiamo bene: l’azienda si è accorta che ci sono molti furbetti della malattia e ha scelto questo modo per stanarli. Quello che mi domando è: se è davvero così, perché l’azienda non si è limitata a dire che si riservava il diritto di cominciare a chiedere a un dipendente la certificazione per un singolo giorno di malattia? Questo sarebbe stato sufficiente a stroncare gli abusi e non avrebbe dato un segno di mancanza di fiducia nei nostri confronti, che si aggiunge a quello degli scorsi giorni per cui – al momento a Roma, ma mi immagino presto anche da noi – non sarà possibile entrare in una sede aziendale diversa dalla propria e anche nella propria nelle giornate non previste senza previo permesso del capo. Poi uno si chiede perché l’attaccamento ai valori aziendali è sceso sotto terra.

Ah sì, in questi giorni è partita l’Indagine di Clima Aziendale, iniziativa talmente volontaria che il nostro capo ci ha già detto che continuerà a romperci le palle per ricordarci di farla. Indagine ovviamente pseudonimizzata e a cui ovviamente non parteciperò nemmeno quest’anno, ritenendola assolutamente inutile. (L’alternativa sarebbe mettere tutti voti “2”, sperando che le domande siano studiate in modo da fare controlli incrociati alto-basso e quindi farsi invalidare il mio risultato: non riuscirei comunque a inquinarlo, perché siamo in troppi)

So It Begins (ebook)

copertina [Disclaimer: Ho ricevuto il libro grazie al programma Early Reviewer di LibraryThing] Almeno per me, il problema di questa raccolta di racconti è che sono di guerra, e non è che ci siano tutte quelle variazioni sul tema anche se li ambientiamo in un futuro più o meno lontano. Ecco comunque un giudizio monoriga sui vari racconti:

▪ Recidivism, Charles E. Gannon. Ovviamente, La sentinella. 3/5
▪ The Last Report on Unit Twenty-Two, John C. Wright. Un cyborg può ancora essere umano. 5/5
▪ The Nature of Mercy, James Daniel Ross. Perché un robot non può peccare. 3/5
▪ Clean Sweeps, Jonathan Maberry. Il finale è inaspettato, ma non mi è piaciuto lo svolgimento. 2/5
▪ War Movies, James Chambers. «Sono comparse, ragazzo. Le comparse non tornano, vengono rimpiazziate.”» La guerra ha bisogno di film di guerra. 4/5
▪ The Battles for Knob Lick, Patrick Thomas. Mi pare un estratto di un romanzo, e ci sono troppi buchi nella storia. 3/5
▪ Junked, Andy Remic. Anche questo è probabilmente parte di un libro. 3/5
▪ First Line, Danielle Ackley-McPhail. Punto di vista inusuale, e finalmente un racconto che sta in piedi da solo. 5/5
▪ To Spec, Charles E. Gannon. Buona vecchia hard sf. 5/5
▪ Gunnery Sergeant, Jeffrey Lyman. Se vi piacciono le storie di combattimenti, ok, ma non è roba per me. 2/5
▪ Grendel, Jack Campbell. Bella storia, non troppo centrata sulla guerra. 4/5
▪ Cling Peaches, Mike McPhail. Mica l’ho capito. N/A
▪ The Glass Box, Bud Sparhawk. Umano o non umano? 5/5
▪ Looking for a Good Time, Tony Ruggiero. Lo scorrere del racconto per me non ha alcun senso. 2/5
▪ Everything’s Better with Monkeys, C.J. Henderson. Lo conoscevo già. Divertente. 4/5
▪ Surrender or die, David Sherman. E che dovrebbe essere? 1/5

Mike McPhail (Editor), So It Begins, eSpec Books 2025, pag. 276, € 3,63, ISBN 9781956463835 (cartaceo) – come Affiliato Amazon, se acquistate il libro dal link Bezos mi dà qualche centesimo dei suoi utili
Voto: 3/5

Il teorema di Bayes con i Lego

Il libro di Will Kurt “Bayesian Statistics the Fun Way” è un’introduzione interessante alle finezze del teorema di Bayes e soprattutto al suo significato pratico. Per chi non si ricordasse la formula del teorema, è questa: $$ P(A|B) = \frac{P(B|A)\cdot P(A)}{P(B)}$$ dove $P(A)$ indica la probabilità di un evento $A$ (chessò, ho il raffreddore) e $P(A|B)$ la probabilità dell’evento $A$ sapendo che c’è stato l’evento $B$ (ho il raffreddore tutte le volte che il giorno prima è piovuto). Se proprio non vi resta in mente la formula, vi svelo un trucchetto: immaginando che tutte le probabilità in gioco siano maggiori di zero – anche perché altrimenti non c’è molto da calcolare… – si può scrivere la formula come $$ P(A|B) \cdot P(B) = P(B|A) \cdot P(A)$$, che è più simmetrica. In ogni caso, noi cerchiamo di aggiornare la probabilità del nostro evento $A$ (che avevamo a priori) una volta che abbiamo una nuova informazione $B$ (che per definizione conosciamo), e lo facciamo rovesciando la logica, cioè sapendo qual è la probabilità di $B$ nota $A$.

Come dicevo, Will Kurt fa un esempio con il Lego, esempio che trovate in questo suo vecchio post e che ora vi racconto. Partiamo con alcuni mattoncini ($1 \times 1$, anche se i pezzi in realtà sono più grandi, ma non so come chiamare l’unità minimale) come in figura:

lo spazio delle probabilità

Abbiamo una superficie $6 \times 10$ di mattoncini di tre colori, che rappresentano il nostro spazio di probabilità: c’è un rettangolo $4 \times 10$ blu, uno $2\times 10$ rosso e uno $3 \times 2$ giallo posato sopra gli altri due (purtroppo con le mie capacità grafiche è difficile mostrarlo bene, ma il fatto che siano leggermente spostati sulla destra dovrebbe essere un indizio). Calcolando le probabilità dello strato di base, abbiamo $P(\rm{blu}) = \frac{2}{3}$ e $P(\rm{rosso}) = \frac{1}{3}$. Chiaramente $P(\rm{blu}) + P(\rm{rosso}) = 1$, visto che lo strato di base ha solo mattoncini blu e rossi.

Ora entrano in scena i mattoncini gialli. È vero che $P(\rm{giallo}) = \frac{1}{10}$, perché ci sono sei mattoncini gialli su 60. Ma nel nostro spazio degli eventi noi non consideriamo l’evento “c’è un mattoncino giallo”, anche perché altrimenti la probabilità totale sarebbe maggiore di 1. Ripeto: gli eventi per noi sono solo quello che si trova sullo strato di base. Consideriamo ora la probabilità condizionata di avere un mattoncino giallo sopra uno blu oppure rosso, indicandola come $P(\rm{giallo\!|\! blu})$ o $P(\rm{giallo\!|\! rosso})$ rispettivamente. Come possiamo calcolare $P(\rm{giallo\!|\! rosso})$? Semplice: separiamo il blu dal rosso e consideriamo solo la parte rossa, come in figura. Abbiamo che l’area rossa è come prima $2\times 10 = 20$, quella gialla è $2\times 2 = 4$, e pertanto $P(\rm{giallo\!|\! rosso}) = \frac{4}{20} = \frac{1}{5}$.

Ora rosso e blu sono separati.

E se invece volessimo calcolare $P(\rm{rosso\!|\! giallo})$? Banale, mi direte. Ci sono sei mattoncini gialli di cui quattro sono sopra il rosso: se dall’alto vediamo un mattoncino giallo sappiamo che la probabilità che sotto ce ne sia uno rosso è $\frac{2}{3}$. Non ci crederete, ma questo è proprio il teorema di Bayes! Intuitivamente, insomma, il teorema non è niente di che, e possiamo anche intuire che il reverendo Bayes lo considerasse talmente ovvio da non scriverne nemmeno. Vediamo ora come tirare fuori la formula mostrata all’inizio, formalizzando la nostra intuizione.

Partiamo calcolando il numero di mattoncini gialli a partire dalla probabilità di trovarli:

$$ \rm{NumGialli} = P(\rm{giallo}) \cdot \rm{TotNum} = \frac{1}{10} \cdot 60 = 6 $$

Cosa vuol dire “Quattro mattoncini gialli sono sul rosso”? Per prima cosa dobbiamo calcolare quanti sono i mattoncini rossi, con una formula simile a quella sopra:

$$ \rm{NumRossi} = P(\rm{rosso}) \cdot \rm{TotNum} = \frac{1}{3} \cdot 60 = 20 $$

Sappiamo poi che il rapporto dei mattoncini gialli sopra quelli rossi è $P(\rm{giallo| rosso})$; moltiplicandolo per il numero dei mattoncini rossi troviamo quanti sono i mattoncini gialli sui rossi:

$$ \rm{NumGialliSuiRossi} = P(\rm{giallo | rosso}) \cdot \rm{NumRossi} = \frac{1}{5} \cdot 20 = 4 $$

Infine dobbiamo calcolare il rapporto tra i mattoncini rossi coperti da quelli gialli e il totale di quelli gialli:

$$ P(\rm{rosso | giallo}) = \frac{\rm{NumGialliSuiRossi}}{\rm{NumGialli}} = \frac{4}{6} = \frac{2}{3} $$

Da qui possiamo usare le tre formule precedenti per scrivere i due termini della frazione usando le probabilità e il numero totale di mattoncini; quest’ultimo fa il piacere di eliminarsi e otteniamo il teorema di Bayes. Diciamocelo, però: la formalizzazione non è così facile da vedere, ed è forse per questo che il teorema rimane spesso piuttosto oscuro, anche se come abbiamo visto non c’è nulla di davvero complicato.