Bolla o non bolla?
Questa settimana ci sono stati alcuni segnali che potrebbero essere considerati preoccupanti da chi si occupa di finanza, almeno per quanto riguarda l’IA. (Io non ne capisco nulla, riferisco solo). Per prima cosa, pare che l’offerta pubblica per le azioni di OpenAI slitterà al 2027: secondo Gary Marcus è possibile che Altman si sia accorto che la sua speranza di valutare l’azienda mille miliardi di dollari è stata presa come uno scherzo, o più banalmente che stia aspettando di capire cosa succederà con SpaceX, che dopo il boom dell’IPO sta pian piano calando di valore. Anthropic al momento non è pervenuta. Sempre Marcus nota come i modelli cinesi stiano riducendo la distanza, e l’uscita di GLM 5.2 da parte di z.ai sia stata un duro colpo, soprattutto perché usare questi modelli costa di meno. (Ho provato la versione gratuita di GLM: l’output in italiano è molto da migliorare, leggi fa schifo, ma se gli si dice che si scrive in italiano ma si vuole la risposta in inglese i risultati sono indubbiamente buoni)
Ma mi sa che il problema vero sia un altro. Come scrive Alberto Romero, il fatto stesso che ChatGPT 5.6 sia al momento concesso solo a selezionate aziende – selezionate dal governo USA, ovvio – è un cambio di rotta a 180 gradi. Qualcuno è convinto, o è stato convinto, che i modelli di frontiera dei due grandi player americani sono così buoni da essere considerati un patrimonio nazionale da custodire gelosamente. Ma siamo poi così sicuri che sia davvero così? O forse è una mossa estrema per far durare ancora un po’ di più la bolla? Credo che entro l’inizio del 2027 avremo in un modo o nell’altro la risposta: per il momento non possiamo fare altro che aspettare.



Mettiamola così: se volete sapere qualcosa di come fanno le IA a essere più brave di noi, avete sbagliato libro. Qui Cristianini parla della grande gara tra valutatori – chi crea i test per stabilire quanto le IA siano brave – e addestratori – chi appunto addestra le IA per superare i test. Da questo punto di vista il libro diventa utile, perché ci fa scoprire quanti test diversi sono stati sviluppati negli anni e come le IA sono sempre riuscite a ottenere risultati prima paragonabili e poi migliori degli esseri umani in un tempo brevissimo. Lo stile di scrittura è leggero e piacevole, ma come dicevo quello della gara è l’unico motivo per cui potrei consigliarne la lettura. 
