Mercoledì la mia collega che era in ufficio mi scrive sulla chat aziendale e mi dice che nella posta interna ha trovato una busta per me, e me l’avrebbe lasciata nell’armadietto. Ieri sono arrivato in ufficio e ho aperto la busta: c’era l’ultimo numero della rivista cartacea Eurescom Message. Ora, nello scorso millennio avevo partecipato a un progetto EURESCOM, mentre ero ancora in CSELT. E in effetti l’indirizzo di spedizione è
Mr. Maurizio Codogno
TELECOM ITALIA LAB
CA/IM
Via G. Reiss Romoli 274
10148 Torino
ITALIEN
(Eurescom è tedesca, se vi chiedeste il perché dell’Italien)
Ora mi faccio un po’ di domande.
(1) Quell’indirizzo di lavoro ce l’ho avuto dalla fine del 2000 a metà 2001: prima Telecom Italia Lab era Cselt, poi me ne sono andato a Milano in Saritel. Come è possibile che nessuno abbia eliminato quell’indirizzo?
(2) La rivista è semestrale, ma questo è il primo numero che mi arriva. Chi diavolo si è accorto dopo un quarto di secolo che io sono un dipendente TIM e si è preso la briga di cercare il mio attuale indirizzo? Tra l’altro, la cosa non è nemmeno così banale: Outlook indica l’indirizzo della mia sede, ma la posta interna deve venire inviata a un indirizzo diverso (la via d’angolo, il palazzo dove lavoro occupa buona parte di un isolato).
(3) Perché nel 2025 si mandano ancora riviste cartacee su argomenti che si leggono molto meglio in digitale?

Lin McMullin è un professore in una high school americana. È anche lo scopritore di quello che per una volta è un teorema il cui nome è quello corretto, cosa che in matematica è praticamente impossibile. Cosa dice 
