Sempre più Amazon a Milano

Ieri mattina ho scoperto che domenica ik duo era invitato a una festa di semicompleanno (è una lunga storia che per il momento sta andando bene). Oggi e domani non ci sono, perché sono a Napoli al Carnevale della matematica dal vivo; anche Anna è impegnata. Ma da questa settimana Amazon offre a Milano la consegna gratuita in serata per ordini di almeno 29 euro per chi ha Prime: risultato, alle 18.45 avevo il mio bel pacco con il Legocity.
La mia domanda è: quanto pagano i corrieri (quello che è arrivato da me era italiano) per queste consegne serali? Di per sé può anche essere più tranquillo dei giri durante il giorno, essendoci meno traffico…

Capienza (per organizzatori e questura)

Per colpa di Facebook mi sono trovato a leggere questo articolo di The Vision sulla morte dei centri commerciali. Naturalmente non trovo più il post originale, grazie alla politica di Zuckerberg “quello che hai visto si è perso come lacrime nella pioggia”; ricordo solo che qualcuno faceva notare che 32.000 metri quadri non erano poi tanti rispetto chessò al megacentro di Arese. Evidentemente Giulio Silvano, l’autore del pezzo, ha copiato l’introduzione del sito ma si è dimenticato di aggiungere la parolina magica “urbano” che rimette le cose nella loro giusta prospettiva.

Io mi limito a fare una divisione. Le 700.000 persone di capienza, divise per 32.000 metri quadri, danno circa 22 persone per metro quadro. In una manifestazione in cui ci si trovi tutti pigiati si contano tipicamente quattro persone per metro quadro: quindi non solo non ci si muove, ma bisogna anche fare cinque livelli di piramide urbana. (Quando si parla di metri quadri in genere si fa la somma delle superfici dei vari livelli: ad ogni modo sempre dal sito vedo che i livelli sono due). Così ad occhio Giulio Silvano ha preso un testo tipo quello scritto qui (“a catchment area of 700.000 users”, cioè un bacino d’utenza) e l’ha fatto diventare una capienza… il tutto senza chiaramente mettersi a fare una banale divisione se proprio non aveva voglia di accendere il cervello e vedere l’assurdità della cosa. Ecco il livello a cui ci troviamo.

Interfacce bancarie 2

Ricordate il mio post di lunedì? Bene, ci sono degli aggiornamenti.

Mi è venuto in mente che non molto lontano dal mio ufficio c’è una filiale del gruppo bancario che è stata aperta un anno fa, e dove quindi si suppone che i bancomat siano più moderni. Lunedì esco in pausa pranzo, vado allo sportello, di quelli ultrafighi dove puoi anche versare contanti e assegni, infilo la mia bella tessera, clicco sul tasto “SERVIZI PIN”. Nulla. Dopo un po’ lo sportello va in timeout e mi ridà la tessera.

Provo allora con lo sportello standard lì a fianco. In questo caso il tasto una volta cliccato mi manda al menu, digito il vecchio pin, digito e ridigito quello nuovo… e mi viene di nuovo detto “carta non abilitata”.

A questo punto un vecchio esperto di interfacce utente quale io sono comincia ad avere un dubbio. Non è che il problema sia in effetti io? Meglio: non è che la maledetta carta voglia necessariamente un pin a quattro cifre anziché le cinque che avevo messo per abitudine? Nuova prova: vecchio pin, nuovo pin “breve”, ridigito pin… e mi arriva il messaggio “Codice pin errato”. Ok, finalmente qualcosa di sensato (e secondo me è sensato che ti venga detto alla fine della procedura e non all’inizio, tra l’altro). Ovviamente non avevo con me il codice pin originale, che avevo memorizzato venerdì mattina per l’operazione; ma il mio neurone si è improvvisamente svegliato, si è reso conto che il pin non era XYZW come avevo digitato ma XWZY, e finalmente sono riuscito a concludere l’operazione.

Risultato finale: forse il bancomat di venerdì scorso non è poi così vecchio. Sicuramente le istruzioni dovrebbero essere più precise (non c’era scritto nulla sulla lunghezza del pin scelto) e comunque il software dovrebbe essere un po’ rivisto. Ma finalmente posso digitare 1234 :-)

C’è ventennio e ventennio

Da un paio di giorni almeno nella mia bolla viene condiviso questo tweet di tale bluwords (“Internet marketer”, specifica nella sua pagina utente) di risposta a Paolo Cirino Pomicino. Il vecchio amico di Andreotti aveva scritto «di Maio dice”stiamo scrivendo la storia”, neanche de Gasperi lo diceva mentre faceva la storia xdavvero!Siamo ai ragazzi della via Pal!!» (ma che palle questo giovanilismo, tra l’altro! Twitter ora permette ben 280 caratteri, non è che uno debba scrivere “xdavvero”), a cui bluwords risponde «De Gasperi di sicuro non veniva da un ventennio di malgoverno e dalla disperazione di cittadinani (sic) stanchi di questa politica. Avanti così».

Ciò che mi sconcerta di più è questa riabilitazione neppur postuma di Cirino Pomicino: razionalmente comprendo come in confronto ai politici di oggi lui comunque svetti, ma temo che tra una trentina d’anni saranno in tanti a ricordare di come Giggino&Matteone, quelli sì che erano grandi politici, per non parlare dell’altro Matteo. Invece non riesco proprio a capire perché tutti i commentatori della mia bolla stanno sbertucciano la povera bluworld perché non sa che nel ventennio prima di De Gasperi c’era il fascismo. Ecco, questo è un pregiudizio. A giudicare dai suoi tweet pubblici, bluworld è veneta e pentastellata. Chi è che ci dice che del suo punto di vista quello di Mussolini non fosse stato un buon governo?

Il “feedback imballaggio” su Amazon

Ricordate la storia dell’imballaggio Amazon e della mia incapacità di trovare la pagina relativa? Bene: passando da una pagina di aiuto sono casualmente finito su questa pagina dove – se uno è al momento connesso – parrebbe possibile lasciare il feedback sull’imballaggio. Peccato che cliccando sui link corrispondenti compaia una scarna schermata con testo “Ci scusiamo per l’inconveniente. Si è verificato un errore mentre cercavamo di elaborare la richiesta.”

A questo punto sono ragionevolmente certo che Amazon abbia deciso di togliere il feedback, solo che nel casino del loro sito si sono dimenticati di correggere le “pagine rapide” (avete notato come l’URL da me indicata sia brevissima nonostante ci troviamo al quarto livello di sottodirectory, vero?)

Raffaello Valesio

Verso la fine degli anni ’80 del secolo scorso Internet in Italia in pratica non esisteva. Io ero uno dei pochi fortunati con una connessione aziendale alla rete mondiale, ma appunto si parlava tipicamente con gente che stava all’estero, soprattutto negli USA. In Italia ci si arrangiava con chiamate fatte con il modem (il primo che ho comprato andava a 1200 bit al secondo, standard V.22) alle BBS, ma esisteva una rete molto lenta con chiamate notturne tra gli hub per scambiarsi i messaggi. I tempi di risposta erano insomma più o meno simili a quelli delle lettere cartacee, ma noi apprezzavamo lo stesso.

Poi si sa che noi siamo italiani, e quindi ci si trovava regolarmente di persona: in particolare noi torinesi del 2:334 finivamo in riva al Po una volta al mese nel circolo ricreativo del Comune. Tra i partecipanti c’era anche Raffaello Valesio: qualche anno più di me che ero già nella fascia più anziana degli utenti nonostante ai tempi non avessi ancora trent’anni, perito e ovviamente appassionato di elettronica e di comunicazioni.

Fidonet poi si è man mano consunta, ma con Raffaello abbiamo continuato a sentirci più o meno ogni paio di mesi. Occhei, tipicamente era lui che chiamava e mi raccontava di tante cose, soprattutto della Mitica (sua figlia) e poi delle nipotine che aveva avuto. Ecco. Stamattina mi ha telefonato sua figlia per dirmi che Raffaello era morto sabato dopo una breve malattia. Addio, Old Raffa, mi mancheranno le tue telefonate chilometriche…

Chissà se arriverà

Stamattina mentre portavo a scuola i bimbi ho visto per terra una carta d’identità (fradicia, vista tutta la pioggia che è caduta stanotte). Dopo un infruttuoso tentativo di portarla in un’anagrafe mi sono risolto a metterla in una buca delle lettere. Chissà che succederà.