lo schiaffo di papa Francesco

La cosa che ho trovato più curiosa nell’episodio del papa che si è rivoltato contro la donna che lo stava strattonato è che nella mia bolla Facebook, o meglio tra i contatti della mia bolla, a prendere le difese di Francesco sono gli atei e agnostici, mentre quelli che lo stigmatizzano si professano cattolici. Certo, potremmo dire che i primi pensano a cosa avrebbero fatto loro al suo posto mentre i secondi pretendono che il papa sia il buon esempio: ma mi stupisco che nessuno di questi ultimi si ricordi della “Guarigione dell’emorroissa” (guglate Wikipedia, e leggete il resoconto del vangelo di Marco), dove a me è sempre parso che Gesù fosse oltremodo seccato, prima di dare la benedizione alla donna guarita. E questo un sedicente cattolico dovrebbe ben saperlo.

O forse la risposta è molto più semplice: non si sta parlando di religione, ma semplicemente di politica, anzi del politicume di questi ultimi tempi…

Chiariglione e la storia di MPEG

mpeg

(dal sito di Leonardo Chiariglione)

Ogni tanto sui giornali si legge di Leonardo Chiariglione, “il babbo dell’MP3”. Non sono in molti però a sapere che MP3 era solo un pezzetto della suite di protocolli MPEG, studiati per codificare i video in maniera ottimale: tecnicamente si dovrebbe parlare di MPEG 1 Layer 3 (quello audio), ma ai tempi le estensioni dei file erano al più lunghe tre caratteri e quindi l’abbreviazione ha preso piede.

Chiariglione ha fatto la sua carriera in CSELT, e per una serie di buffe circostanze ho sempre avuto un ufficio vicino al suo, il che aveva senso quando io ero nel gruppo “voce” e lui era a capo di quello “immagini”, ma forse un po’ di meno quando io sono passato a fare Internet ed eravamo tutti finiti in un open space dove ogni tanto lo si sentiva gridare al telefono “Hai! Hai! Hai!” (Chiariglione parla correntemente giapponese, e come sapete i giapponesi sono abituati a dire di sì anche se la risposta corretta sarebbe stata “no”.) Ad ogni modo, a parte i pettegolezzi, Chiariglione è indubbiamente stato la forza trainante del movimento MPEG, comprese alcune scelte che probabilmente non conoscevate, come il fatto che i codec MP3 fossero sotto copyright (dei tedeschi del Fraunhofer, almeno per l’Europa) e richiedevano pertanto una licenza d’uso; questo nasceva per convincere la grande industria a investire nella tecnologia, sapendo che avrebbero potuto guadagnare. Ad ogni modo, qualche mese fa Chiariglione ha scritto un ebook che racconta la storia tecnica e politica di MPEG: se siete interessati potete andare sul suo sito e scaricarla. Buona lettura!

Prima l’italiano (ebook)

No: questo (Vera Gheno, Prima l’italiano, Newton Compton 2019, pag. 224, &euro 4,99 (cartaceo € 10), ISBN 978-88-227-3784-7 ) non è un libro sovranista ma un prontuario che può aiutare il lettore a non cascare nelle trappole della nostra bella lingua. Il modo scelto dalla Gheno, fedele alla linea della Crusca, non è prescrittivo ma descrittivo. Per esempio quando parla delle parole spesso confuse dagli italiofoni recupera la loro origine tipicamente latina per mostrare il percorso da esse compiuto. Inoltre non perde occasione per ricordare che la lingua non è un fossile e quindi lemmi e significati cambiano, senza contare che spesso quelle che a molti di noi sembrano regole fisse e immutabili sono in realtà creazioni a tavolino di settanta-ottanta anni fa. Sapevo della regola del plurale dei nomi in -cia e -gia proposta nel 1949 da Bruno Migliorini, ma qui ho scoperto che fino agli anni ’30 del secolo scorso la forma “il pneumatico” era più comune di “lo pneumatico”!
Gheno scrive in modo piano e accattivante; il libro insomma è consigliato, forse anche meglio in cartaceo che in ebook. Ah: poi volete mettere la chiusa “Once a friendfeeder, always a friendfeeder”?

libri di storia überleghisti

I gemelli (quinta elementare) stanno studiando i popoli italici dell’antichità. Non solo si parla degli onnipresenti celti, ma ci sono persino i camuni. Quanti di voi hanno sentito parlare di loro? (La rosa camuna non vale)

Neil Innes

I Rutles Nonostante i miei ventuno lettori abbiano conoscenze davvero enciclopediche, non so quanti di loro sapessero chi fosse Neil Innes, morto improvvisamente ieri. Musicista e attore comico britannico, iniziò la sua carriera nella Bonzo Dog Doo-Dah Band, che si guadagnò una particina nel film tv Magical Mystery Tour e un modesto hit con un brano prodotto da Paul McCartney sotto falso nome; è anche diventato coautore del brano degli Oasis “Whatever” dopo una causa legale perché i Gallagher avevano copiato un pezzo di un suo brano.

Ma Innes aveva anche lavorato con i Monty Python: oltre ad avere recitato nei loro film è una delle due sole persone che siano ufficialmente coautori dei loro sketch – per i curiosi, l’altro è Douglas Adams – e allo sciogliersi del gruppo si unì a Eric Idle per creare lo show Rutland Weekend Television da cui poi nacquero i Rutles, i “Pre-fab Four” protagonisti del mockumentary All You Need Is Cash che prendeva in giro i Beatles; Innes, che nel film interpreta Ron Nasty/John Lennon, scrisse tutti i brani della colonna sonora, così beatlesiani che “Cheese and Onions” apparve persino come bootleg lennoniano…

(Immagine da Wikimedia Commons. Innes è quello più a destra)

“tre o quattro settimane”


Tra gli annessi e connessi dello smarrimento del mio portafoglio, c’è stata anche la necessità di cambiare la carta Fìdaty dell’Esselunga. Sono passato in negozio, e in cinque minuti avevo la carta nuova dove erano già anche stati inseriti i pochi punti che erano in quella vecchia (in genere è Anna che usa la sua tessera per le spese). La settimana dopo mi è capitato di dover comprare due cose: guardo lo scontrino, vedo che segna tutti gli acquisti, immagino che io debba rifare la trafila della dematerializzazione, e quindi vado sul sito.

Arrivo, mi dice che non ci sono carte associate – e vabbè, potrebbe essere comprensibile – ma non trovo come aggiungere la nuova tessera. Provo il motore di ricerca interno, ma è di quelli che non servono assolutamente a nulla. Memore del fatto che scrivere all’assistenza darà risposta in un mesetto, provo il numero verde: peccato che non sia riuscito a immaginare una successione di numeri che mi permettesse di parlare con un operatore. Alla fine ritorno sul sito, e scopro la faq mostrata qui in cima.

Qualcuno mi spiega perché occorrono tre-quattro settimane per completare un’operazione fatta in cinque minuti in negozio per tutte le cose che servono davvero? Il numero della nuova carta deve essere miniato in oro dai monaci tibetani che gestiscono il sito?

Quizzino della domenica: pesche

Sempre alla Fiera dell’Est uno stand vendeva delle bellissime pesche. Peccato che quando sono passato a comprarne qualcuna il venditore mi ha detto che erano appena terminate. Al mio stupore, mi ha spiegato che nella prima mezz’ora aveva venduto quattro quinti del totale delle pesche, più due quinti di pesca. Nella seconda mezz’ora aveva venduto quattro quinti delle pesche rimanenti, più due quinti di pesca. Nella terza mezz’ora aveva venduto quattro quinti delle pesche rimanenti, più due quinti di pesca. E nella quarta mezz’ora? Provate a indovinare: aveva venduto quattro quinti delle pesche rimanenti, più due quinti di pesca, e così le aveva terminate. E la cosa più incredibile è che non aveva mai dovuto tagliare una pesca! Quante pesche aveva all’inizio?


(un aiutino lo trovate sul mio sito, alla pagina http://xmau.com/quizzini/p422.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Problema tratto da Varsity Week; immagine da FreeSVG.org)

Speciale Normale (libro)

Vabbè, da buon normalista non potevo non acquistare questo fumetto (Leo Ortolani, Speciale Normale, Edizioni della Normale 2019, pag. 64, € 15, ISBN 9788876426551 ) dove l’autore di Rat-Man, che in fin dei conti è nato a Pisa e quindi un’idea della Normale ce l’ha, si è messo a narrare passato remoto e presente della scuola… saltando dunque il periodo in cui ci sono stato io. Così per me i laboratori ora presenti sono sconosciuti, anche se alcune situazioni descritte mi sono ben note – tranne il juke-box con gli armadietti, perché ai miei tempi di armadietti non ce n’erano. Completano il libretto alcune interviste più o meno riuscite; in effetti non è facile spiegare dal di fuori cosa significa trovarsi tutti insieme, studenti di scienze e di lettere, matricole e dottorandi, in un collegio; al limite la fregatura è che nell’anno scarso dalla pubblicazione del libretto il direttore della scuola Vincenzo Barone è stato coinvolto in una diatriba con studenti e professori e si è dimesso; ma quello non è certo colpa di Ortolani. Insomma, un’opera per fan (della Normale o di Ortolani)