Il coronavirus ci assorbe

C’è una cosa che forse non appare così immediata riguardo a quanto sta capitando queste settimane. Se scorrete gli ultimi miei post, vedrete che – a parte le recensioni di libri del sabato e i quizzini della domenica – sono praticamente tutti su temi legati al coronavirus. Lo stesso per le mie vignette che non fanno ridere: le eccezioni sono il ricordo di due morti per altre cause…

Il fatto è che io scrivo delle cose che leggo oppure che vedo in giro. In giro non ci posso andare, e i media parlano solo della pandemia: che altro posso fare? Beh, non avete idea di quanto questa cosa mi scocci. A me piace scrivere delle cose più disparate; questo appiattirmi su un tema mi intristisce ancora più della forzata impossibilità di uscire.

A questo punto lancio la palla ai miei ventun lettori, o almeno tra quelli di loro che mi conoscono abbastanza. Di che cosa vi piacerebbe che io vi parlassi? Magari mi viene voglia di scrviere qualcosa di diverso :-)

Dopo l’inno di Mameli


È l’ora delle bandiere italiane alla finestra. (La foto l’ho scattata venerdì mattina, ma sono pigro e la posto solo ora)

Grandi comunicatori aziendali

Ho scoperto solo ieri il motivo per cui i supermercati Coop avrebbero chiuso la domenica. Cito:

Secondo i vertici Coop si tratta di «una misura doverosa» perché «in questo modo contribuiamo a limitare le presenze per strada diluendo gli acquisti delle famiglie durante i giorni feriali della settimana e impedendone la concentrazione durante la domenica»

Siamo tutti chiusi in casa tutta la settimana. Quale può essere stato il pensiero che ha portato la direzione comunicazione di Coop a pensare che la gente pertanto uscirebbe la domenica per andare a fare la spesa? (il tutto senza considerare che minori sono gli orari di apertura maggiore sarà la concentrazione, ovvio). E ancora:

nello stesso tempo «veniamo incontro alle necessità dei colleghi che operano nei punti vendita e che tanto stanno facendo per garantire un servizio essenziale alle persone; sarà utile per avere una pausa in più in grado di attenuare la tensione delle scorse settimane.

State cercando di dirci che i dipendenti in questo periodo devono lavorare sette giorni su sette? Oppure state cercando di dirci che li mettete in ferie forzate “per avere una pausa in più”? Se non riescono nemmeno a inventarsi una scusa come “Sfrutteremo la domenica per un’ulteriore sanitizzazione dei supermercati”, sono messi davvero male…

Come non detto

Dieci giorni fa avevo apprezzato il discorso di Giuseppe Conte. Purtroppo sono stato troppo ottimista: a quanto pare Casalino è tornato in auge. Abbiamo una comunicazione fatta via diretta Facebook, come Trump che fa le comunicazioni via Twitter. Una stretta non meglio definita, visto che non esiste ancora a questo momento la lista di quali produzioni saranno permesse e quali no, ma solo elenchi ufficiosi: e qua credo che il motivo sia la fila di delegazioni industriali che spinge per far considerare essenziali i loro prodotti; non per nulla il blocco partirà domani. L’unica cosa che sembra a prima vista diversa da quello che c’era in precedenza è il blocco delle scommesse online, il che è un segno preoccupante (perché vuol dire che la gente continuava a perdere soldi in un momento in cui non ce n’è bisogno).

Che avrei fatto io al posto di Conte? Beh, innanzitutto io non ci sono, e in secondo luogo non ho la possibilità di chiedere consiglio agli esperti. La mia idea naif sarebbe stata dire la scorsa settimana “tra sette giorni chiudiamo tutto, tranne le filiere per cui le associazioni di settore mi mostreranno che i loro prodotti sono necessari. Inoltre anche in quei settori occorrerà bloccare i prodotti non necessari e convertire nel caso la produzione, oltre che naturalmente applicare il distanziamento sociale”. Esempio banale, scritto dal fratello di un mio amico: «Uno dei consumabili venduti dalla mia azienda è un rotolo di tessuto filtrante usato nelle macchine utensili. Il caso vuole che lo stesso tessuto filtrante venga utilizzato per produrre le mascherine, più di un’azienda in queste settimane ci ha ordinato quei rotoli per produrle. Da domani la mia azienda chiude e alcuni produttori di mascherine telefoneranno in cerca del tessuto e nessuno risponderà.» Esempio meno banale: le telecomunicazioni sono sicuramente un asset strategico. Il mio lavoro nelle tlc non è così strategico, anche se recentemente siamo diventati “operativi”, ma tanto lo posso fare da casa e quindi il problema non si pone. Ma i call center outbound, cioè quelli che ci chiamano a tutte l’ore (gli inbound sono quelli che noi chiamiamo quando qualcosa non va), di strategico non hanno nulla. Alla fine sarebbe sempre il governo ad avere l’ultima parola, ma almeno ci sarebbe un’assunzione di responsabilità e non il solito scaricabarile.

Ripeto: è possibilissimo che la mia idea abbia buchi grossi come una casa. Ma come dicevo io non sono al comando (per fortuna) e non ho la possibilità di chiedere a chi potrebbe saperne più di me. Conte ha entrambe le possibilità: se non le usa è un problema suo. (Per quanto riguarda Fontana, lì è un semplice calcolo politico)

Priorità

Come racconta Il Post, l’ordinanza “chiudo tutto” della regione Lombardia è stata pubblicata inizialmente su Facebook. (In effetti, in questo momento il sito istituzionale copia semplicemente il testo Facebook e non riporta il testo ufficiale dell’ordinanza).

Indipendentemente dal giudizio sull’utilità e sulla applicabilità dell’ordinanza, la scelta di pubblicizzarla prima di averla scritta mostra perfettamente quali sono i veri scopi di Fontana (e del suo sodale Cirio in Piemonte).

_Millions, Billions, Zillions_ (libro)

[nota: esiste anche la traduzione italiana, Milioni, miliardi, fantastiliardi, che però non ho letto]. Un qualunque informatico della mia età o anche un po’ più giovane, se sente parlare di Kernighan, pensa immediatamente al linguaggio C e al Kernighan-Ritchie. I più esperti sanno anche che lui è la K del linguaggio awk. È perciò buffo scoprire che è ancora attivo e ha da poco scritto questo libro (Brian W. Kernighan, Millions, Billions, Zillions : Defending Yourself in a World of Too Many Numbers, Princeton University Press 2018, pag. 177, € 22,95, ISBN 9780691182773), il cui scopo specifico è insegnare alla gente come non aver paura dei numeroni che ci assediano e soprattutto accorgersi degli errori marchiani che spesso si trovano nei giornali. Ho il sospetto che collezionare questi errori e le eventuali correzioni – nella stampa americana è molto più facile che capiti rispetto che da noi – sia un suo hobby. Il libro insegna attraverso tanti esempi ad applicare la nobile arte della spannometria, e quindi è altamente meritorio; forse è un po’ troppo simile a un manuale, compreso il recap alla fine di qualunque capitolo, ma non ci si può aspettare nulla di diverso, no? Fatevi comunque un favore e leggetelo!

Quarantena e batteria del telefono

Mi è durata tre giorni. Il telefono l’ho anche usato per fare call; ma evidentemente quello che è pesante dal punto di vista del consumo è il display, e qui a casa non mi serve usarlo….