I lanciacazzi che non ci sono mai stati

fake Se provate a fare una ricerca su Twitter con la parola “lanciacazzi”, trovate una pletora di risultati di gente che percula Repubblica, che nella sua diretta web avrebbe (involontariamente?) sbagliato a scrivere la parola “lanciarazzi”. Ma davvero?

Un primo segnale che c’è qualcosa di strano è che – a parte la perdita di risoluzione, non è mica vero che i copincolla digitali sono sempre lossless.. – ci sono solo due diverse immagini del ritaglio: quella che ho postato e un’altra in cui è stata sottolineata l’altra occorrenza della parola “lanciacazzi” nella seconda riga del lancio ma che è evidentemente derivata dalla prima. Avere una sola fonte è piuttosto strano. Se andiamo a vedere web.archive.org, la prima versione salvata scrive correttamente “lanciarazzi”. È vero che era passata più di un’ora dal supposto lancio: l’orario indicato in archive.org è infatti quello GMT, quindi il testo è stato preso alle 19:36. Ma mi pare strano che nessuno abbia visto la cosa e si sia affrettato a salvare una copia della pagina, preferendo fare un’immagine che di per sé è più facilmente manipolabile. Guardate infine il kerning (lo spazio) tra la c e la a nella parola. È inesistente: se scorrete in basso la pagina salvata da archive.org potete vedere che al titoletto “17.21 Bild: da Germania ok a fornitura di armi anticarro a Kiev” lo spazio in “anticarro” c’è eccome. Questo non è poi così strano: la r è più stretta della c, e quindi se uno sostituisce la lettera deve stringere in qualche modo. In definitiva, sono pronto a scommettere dieci euro che quell’immagine è un falso, fatto nemmeno troppo bene: sarebbe bastato salvare il sorgente, cambiare al suo interno la lettera e fare lo screenshot del risultato.

Vi rendete però conto che se la gente crede così facilmente a un banale falso non c’è neppure bisogno dei deepfake? Altro che fini analisti di guerra :-(

P.S. mentre stavo scrivendo il post si sono scomodati persino a Repubblica con un tweet che nega sia successo. A dirla tutta, non credo che una smentita come quella servirà a qualcosa: chi voleva credere ai lanciacazzi continuerà a farlo.

Ucraina

Il primo post del mio blog è datato 8 settembre 2001. Tre giorni dopo ci fu l’11 settembre e io scrissi qualcosa di assolutamente insulso. Un errore di salvataggio mi ha fatto però perdere tutti i post dopo il primo fino al 23 settembre, il che a posteriori è stata una fortuna, proprio perché nessuno potrà rinfacciarmi quello che scrissi a suo tempo su quell’attacco terroristico.

Sono passati più di vent’anni: ho imparato qualche cosa. Ecco perché non sto scrivendo nulla sulla guerra in Ucraina. Non ho le conoscenze necessarie per dire qualcosa di sensato, se non ribadire che i russi hanno invaso uno stato sovrano: perché allora devo unirmi al chiacchiericcio da tastiera?

Quizzino della domenica: Retorici e sofisti

Tanto per non fare sempre problemi con cavalieri e furfanti, i primi che dicono sempre la verità e i secondi che mentono sempre, andiamo stavolta in un’isoletta del Dodecaneso dove ci sono i retorici e i sofisti. I primi fanno solo domande di cui conoscono già la risposta, i secondi fanno solo domande di cui non conoscono la risposta. Un giorno tre persone si incrociano in un trivio. Non si conoscono, ma sanno che tutti loro sono retorici o sofisti. Questo è il dialogo un po’ surreale che si svolge:
“Tra noi tre c’è qualche retorico?”, chiede il primo.
“Lei è retorico?”, domanda il secondo al terzo.
“Tra noi tre c’è qualche sofista?”, chiede il terzo.
È possibile scoprire a che categoria appartiene ciascuno di loro?



(trovate un aiutino sul mio sito, alla pagina http://xmau.com/quizzini/p570.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Problema da Jaume Sués Caula, Giochi di ingegno per esercitare il cervello, Armenia 2017, problema 98; immagine da FreeSVG.)

corto circuito

indubbiamente interessante... Acquistando da ibs.it, una volta o due al mese mi arriva un post con le raccomandazioni di libri che potrebbero interessarmi. Di solito le salto a piè pari, notoriamente i miei interessi sono peculiari, ma stavolta in un certo senso ci ha azzeccato :)

(Poi non saprei dire se il messaggio è arrivato perché l’editore ha deciso di fare pubblicità, perché ho comprato libri matematici in passato, o perché siete un pubblico meraviglioso e lo state cercando tutti…)

L’alfabeto della scienza (libro)

copertina Con queste ventisei storie, una per lettera dell’alfabeto – con qualche licenza poetica… – Giuseppe Mussardo traccia una storia della scienza moderna. Abbiamo una preponderanza di fisici, ma la cosa ci può stare visto che Mussardo è anch’egli fisico. Non pensate a biografie vere e proprie, anche se ci sono cenni sulla vita di tutti i protagonisti: in genere l’autore parte da un punto focale della loro vita e costruisce il suo racconto a partire da lì. Le illustrazioni di Debora Gregorio sono un ottimo complemento al testo, che si legge davvero con piacere.

(Giuseppe Mussardo, L’alfabeto della scienza : Da Abel a Zero assoluto 26 storie di ordinaria genialità, Dedalo 2020, pag. 320, € 17, ISBN 9788822068897)

Secondi lavori per i politici

Leggo via Good Morning Italia che data la crisi ucraina Matteo Renzi si è dimesso con effetto immediato dal CdA di Delimobil, la maggiore azienda russa di car sharing. Altre dimissioni eccellenti sono quelle di Esko Aho (ex premier finlandese) dal CdA di Sberbank e di Christian Kern (ex premier austriaco) dal CdA delle ferrovie russe. Tutta il mondo, o almeno l’Europa, è paese e i politici sono sempre pronti a trovare posti lautamente retribuiti in grandi aziende? Beh, no.

Se diamo credito a quanto scrive Wikipedia, sia Aho che Kern si sono ritirati dalla politica attiva. Nessuno di noi è tanto ingenuo da pensare che la loro cooptazione in quei consigli d’amministrazione sia solamente legata alle loro capacità – anche se Kern prima di entrare in politica lavorava in quel ramo – e non al fatto che abbiano ancora tanti amici e conoscenti nel mondo politico. Però almeno formalmente le cose stanno così. La stessa cosa accade negli USA, per dire: un ex presidente guadagna molto di più dopo il termine del suo mandato ma resta la norma non scritta che non può più fare politica attiva.

Renzi no. Continua a essere senatore e capo del suo partitello. La vedete ora la differenza?

Quad9

Uno dei punti più fragili di Internet è sicuramente il DNS, il servizio che ci permette di scrivere per esempio https://xmau.com/ e arrivare al mio sito. Non solo la struttura del DNS è strettamente gerarchica con una decina o giù di lì di punti di partenza globali, ma soprattutto è possibile che il DNS resolver di default, cioè il servizio fornito dal nostro provider Internet per andare a fare le richieste DNS, impedisca di raggiungere alcuni siti che il provider stesso ritiene non validi (o illegali: in questo caso è la magistratura che impone ai service provider di farlo). Ecco dunque perché molta gente, almeno sui PC desktop dove la cosa è più semplice, usano altri resolver come per esempio 8.8.8.8 (quello di Google).

Certo però che usare 8.8.8.8 vuol dire legarsi ancora di più a Google, e magari questo non piace. Si può allora usare 208.67.222.222 (openDNS, cioè Cisco) oppure 1.1.1.1 (Cloudflare). Ma Valerio Perticone mi ha fatto conoscere Quad9, che ovviamente ha indirizzo 9.9.9.9 e afferma di essere nato pensando alla privacy. Vero o falso che sia, è sempre utile avere qualche altra possibilità in più!

inflazione

A gennaio l’inflazione ha sfiorato il 5% su base annua (o magari l’ha anche superato, dipende dall’indice scelto), con una crescita dell’1,6% in un mese. Certo, il rialzo dei prezzi dell’energia conta moltissimo, ma quei costi si stanno ripercuotendo anche sui beni di prima necessità.

Certo, qualcuno può pensare che questi tassi siano bazzecole rispetto a quelli degli anni ’70, quando si viaggiava intorno al 20% annuo: ma c’è una grande differenza. Se guardate le serie storiche dell’inflazione e dei BOT a 12 mesi, si vedrà che questi ultimi davano un rendimento netto positivo. In pratica la lira si indeboliva rispetto alle altre monete, ma chi aveva soldi da parte riusciva a guadagnarci comunque. Invece l’ultima asta dei BOT ha avuto – come del resto immagino le precedenti – un rendimento negativo: in pratica lo Stato risparmiava sui prestiti in valore assoluto, senza contare il deprezzamento del denaro causa inflazione. D’accordo, questa mia analisi è davvero semplicistica: però è un fatto che questa inflazione mi pare molto più pericolosa di quella di mezzo secolo fa.