Rimozione forzata

Nella sede Telecom dove lavoro dalla scorsa primavera, c’è un cortile dove si possono lasciare bici e moto – le prime moto al coperto, le altre no perché non c’è spazio: le bici sono più maneggevoli e si riescono comunque a piazzare. Ci sono anche un paio di archetti, di quelli che servono per impedire alle auto di parcheggiare ma sono comodissimi per legare la bici: peccato che da marzo scorso ci fosse legato un vecchissimo catorcio con le ruotine stile Graziella e della quale nessuno ha mai visto il proprietario. Mi è capitato di arrivare in ufficio alle 7 del mattino di un lunedì ed era là, immobile monumento. Avrei anche pensato a cercare un tronchesino e tagliare la catena che la teneva legata, ma non sono così bravo come ladro.
Bene, stamattina sono arrivato e la bici era sparita! È vero che quelli di Accenture, che stavano ancora nella palazzina con noi, se ne stanno andando; ma è anche vero che loro avevano una rastrelliera da tutt’altra parte, rastrelliera che tra l’altro era a noi vietatissima. Ma perché scervellarsi? L’importante è godere del posto in più!

I conigli di Schrödinger (libro)

[copertina] (se vuoi una mia recensione più seria di questo libro, va’ su Galileo!)
Diciamocela tutta: in questi ultimi anni sembra che nessuno si possa dichiarare felice se non scrive un libro sulla meccanica quantistica. Anche Colin Bruce, di cui Cortina aveva già tradotto un paio di libri, si è dedicato al tema (Colin Bruce, I conigli di Schrödinger [Schrödinger’s Rabbits: The Many Worlds of Quantum], Raffaello Cortina 2006 [2004], pag. 337, € 24.80, ISBN 978-88-6030-050-8, trad. Luca Guzzardi). Bisogna dire che Bruce è un ottimo divulgatore, e il libro si fa leggere molto bene; inoltre uno dei punti a favore dell’opera è che finalmente non si leggono soltanto i resoconti “classici” della meccanica quantistica, quelli insomma che hanno ormai tre quarti di secolo, ma anche quelli dei fisici di oggi. Resta un unico problema: anche Bruce è comunque un evangelista, e quindi fa di tutto e di più per dimostrare che l’interpretazione da lui preferita, quella dei molti mondi, è quella “reale”. A suo onore va detto che – anche se ogni tanto mischia un po’ le carte in tavola – non nasconde le altre posizioni; però bisogna stare attenti a non farsi prendere dall’entusiasmo mentre lo si legge.
Un’ultima nota sulla traduzione. Luca Guzzardi è stato molto bravo sia a mantenere lo stile vivace di Bruce nella traduzione che ad aggiungere delle utili note a piè di pagina; ho così scoperto ad esempio che il vero nome di Monty Hall era Maurice Halprin. Però ogni tanto, come del resto il buon Omero, sonnecchiava; ci sono così degli errori di traduzione. A pagina 54, il treno si contrae a (non di) una piccola frazione; a pagina 60, la cancellazione perfetta delle onde è in realtà una correlazione; a pagina 106, se il gatto è morto l’astronauta è triste; a pagina 239, la probabilità è bassa; infine a pagina 309 “Alpha Proximi” mi sembra tanto un minestrone tra Alpha e Proxima Centauri.

Metro MAG (free press)

Andare al lavoro in bicicletta, come ho già scritto, mi impedisce di continuare a parlare della stampa gratuita. Però la scorsa settimana pioveva, e mi sono trovato sulle scale della metro quello che è già il quarto numero del mensile (gratuito) di Metro. “MAG”, anche se è stato scelto per ricordare “magazine”, è in realtà un acronimo: starebbe infatti per Metropolitan Active Generation, che non vuol dire assolutamente nulla però riempie bene la bocca.
Commento generale? Mah. Ovviamente tanta pubblicità (da segnalare quella della profumeria Douglas di via Roma… segnalare perché non è specificato da nessuna parte la città in cui si trova questa profumeria, città che non può essere Milano che notoriamente non ha una via Roma), ma quello uno se lo aspetta. Troppi redazionali travestiti da articoli: quello sulla fitness, quello sull’Ikea e l'”intervista” a Roberto Cavalli. Ma soprattutto c’è una cosa che non mi convince: la lunghezza degli articoli, che arrivano anche alle due pagine tabloid. Dal mio punto di vista, la free press è qualcosa di precotto e premasticato proprio perché la sua fruizione è immediata: finito il viaggio in metro la si butta via – purtroppo spesso non nei contenitori della carta – e quindi non deve richiedere un grosso sforzo, non tanto mentale quanto proprio di tempo. Non riesco invece a vedere il senso di un periodico che si posiziona esattamente nella stessa nicchia ma vuole essere più “di tendenza”. Voi che ne pensate?

appello (non forwardato)

Io sono contrario agli appelli in rete, quindi non metto link (chi vuole, può fare una ricerca con la stringa “Dona a Mattia un sorriso” e troverà il blog relativo). Faccio la segnalazione giusto per questa volta, visto che la madre mi ha scritto attraverso il sito (e non postando un commento a un post a caso, nel qual caso sarebbe stato cassato tutto) e soprattutto perché sono curioso di capire se questa è una nuova formula di marketing virale.
Ripeto: per quanto ne so, l’appello in quel blog è vero. Però la mia linea editoriale è chiara: questo blog non è il posto per parlare di queste cose.

quiss: che personaggio di Pratchett saresti?

Chi volesse sapere quale personaggio di Neil Gaiman sarebbe, può andare a vedere da Annarella. Per quanto riguarda il Discworld, basta invece cliccare qui sotto e sapere l’inglese, visto che io mi sono tradotto solamente la mia parte. Come sempre, lascio a fan e denigratori il considerare quanto io e Carrot siamo simili! (Ho tentato di far notare come le banane mi piacciano molto, ma la mia imbranataggine coi piedi non mi ha fatto diventare il Bibliotecario…)

Carrot
Che personaggio dei Discworld sei?
creato con QuizFarm.com
Sei risultato essere Carrot Ironfounderson

. Sei il Capitano Carrot Ironfounderson della Guardia Cittadina nella più grande città del Discworld: Ankh-Morpork! Una persona realmente benevolente e onesta, che conosce tutti ed è apprezzato da tutti. Tecnicamente un nano, ma solo adottivo. Preferisci che non ti ricordino che sei il genuino erede al trono, ma questo spiega perché la gente segua naturalmente i tuoi ordini!

Carrot Ironfounderson

75%

Esmerelda (Granny) Weatherwax

63%

The Librarian

56%

Gytha (Nanny) Ogg

56%

Death

50%

Cohen The Barbarian

44%

Lord Havelock Vetinari

38%

Commander Samuel Vimes

25%

Greebo

19%

Rincewind

13%

Educazione civica

Beppegrillo™: «Il presidente [della Repubblica] va eletto dagli italiani, non dai nostri dipendenti. Non deve avere più di cinquant’anni.» Aspetto i suoi banchetti per le due leggi costituzionali necessarie.

Aspettando Chirichigno

Insomma, Mediobanca ha deciso: vuole Gabriele Galateri come presidente di Telecom e Franco Bernabè come amministratore delegato. Bernabè è stato AD di Telecom prima del ragionier Colaninno, quando Fiat voleva gestire Telecom con lo 0.7% delle azioni… e Galateri è un uomo Fiat.
Se tanto mi dà tanto, tra qualche anno ritroveremo Francesco Chirichigno, e Telecom sarà contestualmente nazionalizzata. Qui non si parla di corsi e ricorsi storici, ma si vuole davvero tornare indietro nel tempo!

Quando uno si sente capo

Parlare male di Giovanni Catanzaro, capo dei vigili urbani romani che è stato amabilmente filmato mentre lascia la sua Alfa rossa fiammante in una via con divieto di sosta e rimozione forzata, ma con un pass disabili fasullo piazzato sopra, è troppo facile. Chissenefrega.
Per chi non avesse seguito la storia, qua c’è il resoconto del Messaggero e qua la replica dell'(ex?) comandante. Bene. Supponiamo pure per un attimo che Catanzaro non sapesse che la sua compagna avesse usato un permesso scaduto, ufficialmente smarrito, e per un’altra targa per portare a fare dei controlli l’anziana e disabile mamma. Portarla tra l’altro con un’Alfa Brera… ma magari l’auto per cui aveva il permesso era una Porsche, ancora più scomoda per entrarci. Supponiamo anche che sia vero che in via Santa della Croce il divieto di sosta non sia permanente, come afferma Catanzaro, e quindi alle 20 si poteva parcheggiare, come si è affrettato in un secondo momento ad asserire, forte della sua conoscenza del codice della strada. (Beh, conoscenza non esattamente perfetta, visto che in una strada senza marciapiede bisognerebbe lasciare almeno un metro di spazio per il passaggio dei pedoni, cosa che dall’immagine non appare proprio); non essendo a Roma non posso andare a verificare. Peccato che per dirlo sia dovuto andare a ricontrollare il cartello, il che fa immediatamente pensare che quando ha parcheggiato non si era affatto curato di sapere se era o no in divieto di sosta. Niente male per uno che fa il capo dei vigili, vero?
Resta infine il solito piagnisteo italiano del “perché devo pagare più degli altri”. È buffo che in Italia l’unico momento in cui si facciano grandi professioni di uguaglianza è quando si viene colti in flagrante.
(a proposito: ma tutti gli altri che hanno parcheggiato lì? una multicina per loro, niente?)