Archivi autore: .mau.

Informazioni su .mau.

matematto non praticante

And another one bites the dust

copy Come potete vedere dall’immagine qui a fianco, copy.com terminerà di esistere il prossimo primo maggio: non solo per gli utenti che usavano un piano gratuito come me, ma anche per quelli che pagavano per il servizio (e a cui verrà rimborsata la quota parte non usata). Immagino che il problema sia il solito: l’hosting di file costa, e non è facile trovare fondi. Al momento resistono solo i grandissimi player, come Google, Dropbox e Box.com: persino OneDrive di Microsoft ha ridotto lo spazio lasciato a disposizione gratuitamente.

Io usavo copy.com per tenere le mie foto, e mi sa che le sposterò (senza troppa voglia) su Google Immagini, soprattutto se riuscirò a capire come farlo sul mio account secondario (quello primario è pieno di mail e file…). Qualcuno conosce altri siti che offrano generosamente spazio disco, pur sapendo the TNSTAAFL?

Opportunity

Tra venerdì e sabato mi sono arrivate due mail il cui titolo recitava “Your professional contact XY invites you…”. L’invito era a fare parte dell’Opportunity network (notate come il nome del sito non abbia la seconda o). Secondo le mail,

Use Opportunity to discover sales leads and job opportunities or to network with the exact types of people you would like to meet based on interests, age, gender and more.

Già venti milioni di professionisti sarebbero iscritti a questo social network. Ora, io già non sopporto Linkedin che per quanto mi riguarda è un generatore di spam e clickbait. Perché mai dovrei impelagarmi in un altro di quei siti?

lo 0,1% di 60 mamme

(Tanto per dire quanto sono attento: questo post è rimasto per tre settimane come draft, me ne sono accorto solo ora)
Barbara mi segnala questo articolo di D – Repubblica, che mette giustamente in guardia le mamme dal voler mangiare troppo poco in gravidanza. C’è sempre un giusto mezzo. Il guaio dell’articolo è un altro però: la frase qui sotto.

il Norwegian Mother and Child Cohort Study, che ha monitorato dal ’99 al 2008 una sessantina di mamme, parla di un 5% di sofferenti, nello specifico 0,2% bulimiche, 4,8% ammalate di binge eating e 0,1% di purging disorder.

Barbara si chiede quant’è lo 0,1% di 60 mamme, e io le ho risposto “Semplice: un sedicesimo di mamma. Gli è che c’è stata una singola mamma a cui il purging disorder capitava per un’ora e mezza al giorno, e quindi hanno considerato la quota parte. Uno e mezzo diviso ventiquattro fa esattamente un sedicesimo”.

Elisabetta Muritti, l’autrice dell’articolo, avrebbe potuto fare una rapida ricerca con la stringa “Norwegian Mother and Child Cohort Study”, trovare questo articolo e scoprire che le mamme monitorate sono state 90.000, e quindi il purging disorder è capitato a un centinaio di persone. Ma il punto peggiore per me è un altro. Come fai a non accorgerti che anche in un paese poco popolato come la Norvegia un campione di 60 mamme è ridicolo, visto che la maternità non è poi una patologia così rara? Cos’è: quando vedi dei numeri il cervello si obnubila immediatamente? Il guaio è sempre questo: persino l’aritmetica elementare viene vista come qualcosa di magico che non deve assolutamente essere non dico compreso ma neppure toccato.

Tecla Dozio

Incontrai per la prima volta Tecla Dozio all’inizio degli anni ’90. Il Web non esisteva, Internet c’era ma solo per pochi intimi e sicuramente non per fare e-commerce, e acquistare libri che non fossero bestseller o scolastici – e magari, Dio non voglia, addirittura non in italiano! – non era mica così facile. Io e un gruppetto di amici fidonettari avevamo l’abitudine di fare un ritrovo annuale a Milano in giro per librerie: uno dei nostri passaggi obbligati era la libreria del giallo (la Sherlockiana) in piazza san Nazaro in Brolo. Non che fossimo amanti dei gialli, ma Tecla aveva un’ottima sezione di fantascienza e da ottima libraia qual era sapeva anche darci delle buone dritte.
Quando poi mi trasferii a Milano scoprii che avevamo un amico comune, Aldo Spinelli: mi capitò quindi qualche volta di trovarci negli stessi posti, oltre naturalmente che nella libreria, anche dopo il suo spostamento dietro l’Arco della Pace e fino alla chiusura anche di quella sede. Sapevo che aveva deciso di trasferirsi in Lunigiana, non sapevo che fosse malata.

Quizzino della domenica: orologio primo

Le cifre delle ore su un orologio sono quelle da 1 a 12. Siete in grado di spostarle (non necessariamente tutte…) in modo che la somma di due qualunque cifre vicine sia un numero primo? Chiaramente continuerà ad esserci un’alternanza di numeri pari e dispari, ma per esempio 6 e 9 non potranno essere vicini perché altrimenti avremmo una somma 15.

(un aiutino lo trovate sul mio sito, alla pagina http://xmau.com/quizzini/p193.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Problema tratto da Angela Dunn, Second Book of Mathematical Bafflers)

_Matemago_ (libro)

9788807922336Anche in questo libro (Anna Cerasoli, Matemago, Feltrinelli 2014, pag. 127, € 13, ISBN 9788807922336) Anna Cerasoli si rivolge ai ragazzi della fine delle elementari. Questa volta il libro è strutturato come un racconto di un campo estivo… matematico ma anche informatico, e il protagonista scopre man mano come la matematica entri nella vita di tutti i giorni, e scopre concetti come i diagrammi di flusso e le proprietà del triangolo di Tartaglia che tipicamente vengono presentate a scuola molto più tardi (almeno credo, non ho idea di quali siano i programmi attuali). Il punto fondamentale non è tanto l’imparare formule, quanto avere un’idea di cosa è il “senso matematico”; ad ogni buon conto nel testo sono disseminate tante “sfide”, problemi ricapitolativi. Rispetto a Tutti in cerchio il risultato finale è molto migliore: secondo me non avere l’obbligo formale di seguire un programma scolastico vero e proprio ha favorito lo svolgersi della storia. Consigliato per ragazzi svegli delle medie.

DS413ΡΥ

parcheggio (no, la stringa non è ricercabile) È da mesi che un’auto continua a parcheggiare praticamente tutti i pomeriggi sull’angolo tra due strade dietro a casa mia, rendendo difficile la svolta e facendo in modo che i poveri pedoni che vorrebbero attraversare risultino invisibili – e già su quella strada corrono come dei matti, nonostante ci sia un semaforo cento metri prima e un altro cento metri dopo. L’altro giorno ho persino segnalato la cosa sulla pagina Facebook del comune di Milano.
Ieri sera sono arrivato a casa più tardi del solito e non ho visto l’auto parcheggiata. Nemmeno oggi l’ho vista, e mi sono stupito: poi ho capito il perché. Aveva semplicemente parcheggiato nell’altro angolo, come da documentazione fotografica.