dell’inutilità di Linkedin

Sabato pomeriggio, ai giardinetti vicino a casa, mentre mi allaccio una scarpa vedo una roba che mi pareva a prima vista un santino elettorale e poi a un controllo più attento è risultato un badge aziendale. Lo prendo e penso a come contattare il legittimo proprietario: una ricerca con il suo nome e cognome mi fa scoprire il suo profilo Linkedin, e lì vedo che è un mio “contatto di terzo livello” (Milano non è così grande). Bene, penso: gli mando un messaggio per avvisarlo. Peccato che per mandare messaggi bisogna pagare e avere l’accesso premium. Vabbè, penso: posso mandargli una richiesta di amicizia specificando nel testo di contattarmi per telefono. Preparo il messaggio scegliendo l’opzione “non conosco XY”, e Linkedin, dopo avermi fatto scrivere il messaggio, mi dice “no, io non mando roba a gente che non conosci, sarebbe spam” (e allora perché me lo metti come opzione?) Rivabbè, penso: indico che è un mio amico e riscrivo il messaggio.

Non mi è dato sapere se alla fine quella richiesta è arrivata alla persona: sicuramente non ho avuto nessuna risposta. Ieri mattina ho poi cercato un indirizzo istituzionale per la società dove lavorava la persona e ho segnalato di avere quel badge; mi hanno risposto in mattinata dicendo che avevano già provveduto a bloccare il badge (cosa che comunque mi aspettavo, dopo due giorni) e che quindi potevo tagliarlo e buttarlo via, cosa che ho subito fatto. Resta il punto di base: l’unica volta in cui Linkedin sarebbe potuto servirmi a qualcosa, non ci ho ottenuto nulla…

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